Abbiamo deciso di iniziare il nuovo anno andando a visitare la nonna di mia moglie nella sua nuova residenza. Una casa per anziani nel cuore della Ruhr.
Il posto è decente, ad ogni angolo hanno riprodotto qualcosa di familiare per gli ospiti: la macchina da cucire, i cartamodelli, le foto delle vecchie riviste di moda, i fili colorati. Oppure la cucina economica, quella con il piano in ghisa, accompagnata da pentole smaltate e le pinze per il carbone. C'è anche spazio per qualche modello d'auto d'epoca, con i miti delle corse degli anni cinquanta.
Rimane comunque un posto per morire. Assistiti e curati, se vogliamo, ma se ne esce solo in un modo.
La nonna di mia moglie ha quasi 95 anni.
È sopravvissuta ai bombardamenti che hanno distrutto la sua cittá trascinandosi una figlia in fasce. Ha vinto un cancro che piú di cinquant'anni fa le ha portato via parte dell'intestino; da allora ha convissuto con il sacchetto. L'hanno recuperata tutta rotta da sotto una macchina che l'aveva investita, uscendo poi dall'ospedale dopo qualche mese camminando sulle sue gambe. Ha fatto conoscenza con l'osteoporosi che le ha logorato le ossa; fino a qualche giorno fa, quando si è rotto il bacino.
Dai racconti di mia moglie sembra che la grande forza vitale della nonna venga solo dalla sua cattiveria.
Una persona autoritaria e arrogante, incapace di amare e abituata sin da piccola ad essere servita e ossequiata. Il padre dirigeva un campo di lavoro, di quelli in cui si spremeva la gente per sostenere la produzione bellica tedesca. Il primo marito, ufficiale credo, non è tornato dalla Russia. Dopo la guerra si risposó con un vecchio pretendente che, in quanto "normale" e di estrazione popolare, ha dovuto (e voluto per amore) sopportare la moglie autoritaria e le continue vessazioni; con il tempo il sentimento si è trasformato nell'unico desiderio reciproco: sopravvivere al partner. Sono insieme da 65 anni.
Guardando oggi quei 40 chili di pelle e ossa (sebbene ancora portati con alterigia e cura nel vestiario) è difficile credere alla sua cattiveria; ma mi fido di mia moglie e ho visto gli effetti di quel carattere sui tre figli disadattati, aggressivi, senza amore, malfidati anche tra loro, e quindi ci credo.
Questa riflessione sull'inutilitá della cattiveria (a parte forse la longevitá) e la tristezza del suo contorno, è stata accompagnata da un altro pensiero (e qui scatta lo sfogo...).
Vengo da una situazione famigliare molto diversa sia da un punto di vista relazionale che sentimentale.
Sono partito per amore e ho lasciato i miei genitori a Roma. Sono figlio unico, non abbiamo parenti nella capitale e loro non sono proprio dei giovanotti. È probabile che avranno anche loro bisogno di assistenza e cure per affrontare quello che la vita gli porterá.
Ed io stesso avró forse bisogno di cure e di essere accompagnato in quell'ultimo viaggio. E dovró farlo insieme a Frau Kampmann o a Herr Liebenau...
Andando via dalla mia cittá e tutto quello che era il mio mondo... Ho fatto forse 'na cazzata???
Me sa de sí.
E tutti i vantaggi e le soddisfazioni avute saranno probabilmente contraddette e annientate dalle situazioni difficoltose ed amare che dovró affrontare...
Scusate: il nuovo anno mi è iniziato cosí.
P.S.
Dopo la nonna siamo andati a trovare il nonno: a casa sua non l'abbiamo trovato.
Era andato a fare due passi