Mi rendo conto che l'orario è assurdo, e la buona musica di niccolò fabi stasera, ed il pessimo vino ingerito mi fanno essere più aperto.
non riuscivo a staccare gli occhi da questo topic, dai racconti di Maurita e dalla splendida foto di famiglia postata.
non riuscivo perchè in fondo il ricordo è qualcosa che si porta dentro e condiviso diventa un evento di socialità dove tutti i sentimenti di tutti si mescolano generando un'onda di energia potente e meravigliosa.
si parla di 12 anni fa.
tutto inizia dove finisce: a capodanno
uno degli ultimi splendidi capodanni dell'infanzia (interiore)
avevo 15 anni..alla mezzanotte del 31 dicembre
1999.il mio pensiero era già rivolto a tre giorni dopo, il mio compleanno, ai regali ulteriori, alle telefonate di auguri che ora schivi, agli abbracci, ai baci e a tutte le cose che a un ragazzetto di 15 anni può pensare.
a capodanno,il 31 dicembre 1999 gli abbracci in quella casa del tufello, dove sei cresciuto e hai visto vita e morte si distribuivano in maniera facile e gioiosa, nei sorrisi delle persone si leggeva la soddisfazione di essere insieme, uniti e consapevoli di essere forti.
a capodanno,il 31 dicembre 1999 ho sentito una frase, che da quel giorno ripeterò come un dogma ogni 31 dicembre.
"pure quest'anno ce semo"
già
pure quest'anno ce semo..
e quell'anno iniziò strano.
con l'ambulanza a casa, con le visite all'ospedale, con l'infanzia che spariva piano piano..
a capodanno,il 31 dicembre 1999 mio nonno ebbe un malore.
il cuore, "maledetto er core e chi ce l'ha"
eppure si sa, noi Laziali non si morirà mai d'infarto.
lo sappiamo
è scritto
il 9 Gennaio 2000 ero allo stadio con mio padre, una splendida festa che molti di voi ricorderanno
sorvolo sulla partita
al termine della partita
"andiamo a trovare nonno in ospedale?"
"si, così gli diciamo che ha segnato pure quella pippa di Ravanelli"
e così un viaggio al policlinico
era sul letto e stava bene
sarebbe dovuto uscire il venerdì dall'ospedale perchè era in uscita, ma non c'era il medico di turno a firmare il modulo
giocava a carte, la sua passione, con i vicini di letto.
era sul letto e stava bene
aveva una sciarpa della Lazio.
"è passato tuo cugino, me l'ha portata lui"
mio cugino, quello con lo stesso nome del nonno
"quando me moro me la dovete mette addosso"
"vaffanculo, domani esci, ti passa a prendere Lory mi raccomando, sistema i pigiami"
la notte del 9 Gennaio 2000 squilla il telefono a casa.
Ciao Nonno.
brucia ancora.
(chiedo venia per la tristezza..ma i ricordi spesso fanno male e ti fanno ricordare il perchè si diventa grandi sempre troppo tardi)