Ma quali coincidenze, questa Lazio non è mai doma... Come il suo Profeta: Hernanes guida sempre la rimonta, il brasiliano è la testa e il cuore dei biancocelesti
10.02.2012 18:22 di Marco Valerio Bava articolo letto 319 volte
Fonte: MarcoValerio
Bava-Lalaziosiamonoi.itLa Lazio e il suo Profeta, una storia da romanzo con tanti capitoli ancora da scrivere. Hernanes è una delle anime più importanti di questa squadra, la poesia in movimento di questa compagine che non molla mai e non si arrende ad un destino avverso: lui, il talento di Recife, è quello che più di tutti incarna lo spirito di questa squadra. Hernanes ha tecnica ed umiltà, è un centrocampista sopraffino che illumina con giocate straordinarie che cancellano anche quei passaggi a vuoto che, ogni tanto, si concede. Assomiglia alla Lazio nel suo essere elegante e nel non andare mai sopra le righe. E' un campione osannato dalla gente, è uno dei giocatori più apprezzati sul panorama internazionale ma ha conservato quella naturalezza del ragazzo semplice, partito dal basso e con un solo obiettivo: lasciare il segno e far innamorare la sua gente. Lo aveva detto lasciando il San Paolo nell'agosto del 2010. "Vado alla Lazio per lasciare il segno, per scriverne la storia, così come ho fatto per voi". Sì perché del Tricolor, Hernanes ha scritto pagine importanti: due scudetti tra il 2007 e il 2008, 215 presenze tra campionato e coppe condite da 33 gol. E' rimasto un idolo del "Morumbì", a San Paolo sognano un suo ritorno. L'arrivo alla Lazio si compie dopo una trattativa lunga, è il fiore all'occhiello della campagna acquisti 2010, quello che serve per rilanciarsi dopo una stagione travagliata. Hernanes ci mette poco a conquistare il suo nuovo pubblico, si cala subito nella parte anche se arriva da una stagione estenuante con il San Paolo e non ha fatto uno straccio di preparazione. Gol e assist fioccano e la Lazio si gioca la Champions fino all'ultimo anche grazie ad un rendimento eccezionale della camiseta numero 8 che, nonostante giochi in un anno quasi 80 partite, sigla 11 gol in campionato diventando (con Nedved) il centrocampista più prolifico della storia biancoceleste. Un predestinato. Normale che dopo una stagione simile le aspettative crescano a dismisura. L'avvio del Profeta non è fulminante, ci mette un po' ad ingranare. Alterna gare anonime a prestazioni abbaglianti: il derby è roba sua, si prende la Lazio sulle spalle e la trascina ad una vittoria attesa troppo tempo. Firenze e Bologna sono altri palcoscenici in cui Hernanes si esalta. Di mezzo ci sono anche vari piccoli infortuni che non gli consentono di esprimersi al meglio. Lui, però, è uno che non molla, ha uno spirito forte che gli permette di non farsi sopraffare dal dolore, riesce a superare bene gli acciacchi che si presentano durante l'arco di un campionato.
E' UNA LAZIO DA SCALATA, HERNANES LA SUA GUIDA- Hernanes ha testa e cuore, ha classe e volontà, come la Lazio. E non è un caso che come il suo Profeta, l'aquila non ceda mai un centimetro. Non è una coincidenza, quella che fa della Lazio una squadra in grado di compiere un numero importante di rimonte, il maggiore in questa stagione: sei, di cui cinque hanno portato tre punti. 12 vittorie in campionato, cinque arrivate raggiungendo e abbattendo l'avversario. E indovinate chi ha dato il via a quattro rimonte vittoriose su cinque? Proprio lui, Hernanes e questo non può essere un caso. E' successo all'andata con il Cesena: la Lazio, sotto per il gol di Mutu, pareggiò i conti con un rigore del Profeta, prima che Klose mettesse il sigillo definitivo. Il copione si è ripetuto a Firenze: vantaggio di Cerci, pareggio di Hernanes e gol vittoria del panzer. Due settimane ed ecco che a fare le spese del carattere biancoceleste è la Roma: il numero 8 pareggia e Miro regala l'apoteosi al 93'. A Lecce è Klose a dare il via alla rimonta, anche perché Hernanes in quella partita fatica a lasciare il segno. Poi la remuntada parziale con l'Udinese e quella tentata contro il Genoa, prima di ieri sera, quando in dieci uomini la Lazio ha firmato un'impresa straordinaria. A suonare la carica non poteva che essere lui, il Profeta, che con una giocata splendida ha incenerito Antonioli e spianato la strada verso la vittoria. Un altro successo l'ha griffato in Coppa Italia contro il Verona (dopo che erano stati i gialloblu a rimontare la Lazio) con una punizione magnifica al 90'. Ha messo a segno sette gol in campionato, 10 in stagione se sommiamo quelli in Europa League e nella coppa nazionale. Dopo la pausa invernale le sue prestazioni sono decisamente salite di tono, anche se alcuni piccoli infortuni lo hanno un po' frenato. Il ritorno al 4-2-3-1 lo ha favorito, ha più libertà e possibilità di duettare con un altro che con i piedi sa cosa fare e cioè Miroslav Klose. Non è un caso, e guarda un po', che giocando due partite con il modulo dello scorso anno (contro Milan e Cesena, a Genova non c'era) Hernanes abbia segnato due gol. La corsa alla Champions passa anche dalla valorizzazione completa delle qualità del Profeta. Reja lo sa, come sa che questa è una Lazio dalle mille risorse, proprio come il suo numero 8.