Ho cercato di dipanarmi – più che altro per capire cosa era successo – nel topic "Reja si dimette". Trentotto pagine. Dopo pochi minuti mi mancava l'aria. Un flipper impazzito di vergogna dimettiti io sto con e quello vaffanqulo e posizioni indifendibili ma statte zitto ma che stai a dì oggi me gioco l'account siete patetici e ciaraggione la campagna di gennaio ma nun ci ha le palle sto vecchio sì però vecchio ma contro lotito quindi ciaraggione ma la formazione sbagliata gli volevano imporre Stankevicius ma lui ci ha n'età ma ci ha le palle anzi no.
Oddiomio.
Basta.
Sosteneva il sublime Tarallo in altro topic: qui nun se diverte più nessuno.
Mi sento defraudato nella mia innocenza. Di quella che rivendico con forza, dell'innocenza e dell'immaginazione, quella che per forza dovevi avere quando le partite in tivvù non ci andavano mica, al più il secondo tempo alle diciotto. E allora ti dovevi immaginare dal calcio minuto per minuto, l'immaginazione creava gli eroi, le battaglie epiche, captavi brandelli di radiocronaca e ci costruivi la partita perfetta. E non solo nel calcio, ero piccolino ma mi ricordo la nottata per la radiocronaca di Benvenuti-Griffith dal mitico – già il nome evoca un mondo – Madison Square Garden di New York.
Bene, ora l'immaginazione la posso regalare a un vecchio, non ci faccio più nulla. Ogni gesto tecnico viene vivisezionato da quattordici angolazioni, ogni frase, verbo, avverbio appeso ed incollato là, nella gigantesca lavagna virtuale dove tutti possono – a seconda delle convinzioni – appendere un exvoto o lanciare ortaggi vari.
Mi immagino i leoni di Highbury, oggi. Per chi non sa, erano i giocatori della Nazionale (quando ancora giocare in nazionale era un onore) Campione del Mondo 1934 che andarono a giocare a Londra contro l'Inghilterra. Là non si vinceva. E basta. In un grigio novembre di pioggia e fango l'Italia si trovò sotto di tre gol dopo dodici minuti. E il mitico Luisito Monti, calpestato da un avversario, con un alluce rotto dopo dieci. In campo per un tempo, poi l'abbandono tra le lacrime. Nel secondo tempo gli italiani alzano la testa. Basta prendere botte, ora tocca a noi. E ribattono colpo su colpo, tre a uno, poi tre a due, e alla fine lo stadio in apnea per mezz'ora esplode in un urlo liberatorio al fischio dell'arbitro. La rimonta non si completa, gli azzurri escono dal campo a testa altissima, tra gli applausi, e passano direttamente dalla cronaca alla leggenda.
Oggi non sarebbe possibile niente. Dalla moviola infinita, alla prova televisiva richiesta a gran voce per l'intervento dell'inglese che ha causato l'infortunio a Monti, alle polemiche sulla formazione italiana, passando per la richiesta di dimissioni di Pozzo (l'Italia Campione non può perdere) e per le accuse a Orsi di aver tolto la gamba, mentre i laziali si rifutano di tifare una nazionale che non sentono propria perché gioca Guaita e i romanisti uguale perché c'è il "traditore" Ferraris IV. Dopo ore e giorni di highlights e di processi, tavole rotonde, blog e forum di accusa difesa io sto con la squadra, così non si può andare avanti, gli eroi escono annacquati, ridimensionati, la partita rientra nei ranghi, si aggiunge alle statistiche, internet tritura tutto, avanti un'altra (in cui per la cronaca, in dieci per l'ultima mezz'ora, triturammo a Milano l'Ungheria per 4-2. E l'Ungheria era roba forte, allora).
Forse è giusto così, è stupido e inutile guardarsi indietro, ma mentre le pagine sul topic delle dimissioni di Reja arrivano a 44 mi chiedo se ancora ne vale la pena. Se vale la pena di attaccarmi a qualcosa che non sento più mio, in nessuna componente. Tarallo ha ragione. Non si diverte più nessuno. Siamo in un momento decisamente positivo per la storia della Lazio, da più di dieci anni non ci troviamo messi così bene, un paio di scoppolone, ma insomma ci possono stare, gli infortunati stanno rientrando, cavolo siamo in piena zona Champions, oggi andiamo a Madrid, abbiamo già perso ma hai visto mai, che costa sperare, il calcio ci dovrebbe rendere bambini invece no, siamo brutti, incazzati, incattiviti, astiosi, ringhiosi, la nostra arma è l'insulto...
Io ho visto la classifica ed insomma oggi siamo terzi, ma mi vergogno quasi a dirlo, dovremmo essere feroci e tristi, alla disperata ricerca di un colpevole. Chiunque sia, di cosa non si sa, ma portiamoci l'ombrello. Tanto prima o poi piove. E se non piove acqua, che quella non dipende da noi, piove merda. Che ci tiriamo addosso allegramente. Che quello è lo sport. Il calcio, la Lazio, la partita, è tutto in secondo piano.
Muoia Sansone con tutti i Filistei. E se Sansone ad oggi ha solo un raffreddore, speriamo degeneri in polmonite.
No so voi, ma io questa sera la partita non me la vedo. Voglio chiudermi in camera e sentirmi una radiocronaca. E immaginare. Immaginare uno stadio di calcio, dove ventidue ragazzi se le danno di santa ragione per vincere la partita, uno stadio dove la gente è andata per divertirsi e fare il tifo, per vivere un momento di gioia in tempi difficili. Comunque vada a finire, e chissà, da bambino ultracinquantenne, mi creerò una piccola leggenda personale, i miei "eroi del Calderòn", dove undici ragazzi biancocelesti hanno realizzato l'impresa. O l'hanno sfiorata. O hanno lottato ma hanno dovuto soccombere. Non so, ma li sognerò in bianco e nero, con immagini sgranate, coi numeri da 1 a 11, coi portieri con la maglia nera e gli arbitri con la camicia bianca sotto la giacchetta, magari con un quasi gol di Nicolò Carosio.
E sarà realtà, né più né meno delle quarantaquattro pagine sulle dimissioni di Reja.
Godetevela, godiamocela, caz.zo. Divertitevi.
E spegnete tutto.
Anche qui.
Clic.
I rigori son tre, Forza Lazio alé.