Depositate le motivazioni di Calciopoli

Aperto da Flaminio, 06 Feb 2012, 16:55

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Flaminio

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Calciopoli
"Moggi era il capo
decisive schede sim"
Depositate le motivazioni del processo di Napoli che ha condannato l'ex direttore generale della Juventus. "Chiari gli elementi di prova"
di DARIO DEL PORTO

NAPOLI - Depositate le motivazioni della sentenza Calciopoli. ''Sussiste la prova della responsabilità di Luciano Moggi a carico del quale si ravvisano elementi utili per ravvisare la condizione di capo'', dell'associazione a delinquere ipotizzata dalla Procura di Napoli, scrive in 561 pagine il collegio presieduto da Teresa Casoria. Moggi è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione.
Secondo i giudici va ''sgomberato il campo da inutili esagerazioni'' come le ''vane parole'' di alcuni testi come Manfredi Martino e l'ex arbitro Nucini. Ma fatta questa premessa, restano ''gli elementi di prova per ravvisare l'esistenza di una struttura organizzata per raggiungere il fine della frode sportiva. Struttura avente quale capo Moggi''. Nella interpretazione dei giudixi appare come «ben più pregnante e decisivo l'elemento dell'uso delle schede straniere delle quali e' risultata la disponibilità procurata da Moggi a designatori e arbitri''.
Dato che per il tribunale ''ha resistito alla critica di difese e consulenti''.

Nella interpretazione dei giudici il processo non "ha in verità dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente". Ciò nonostante, il tribunale ritiene "sufficienti le parole pronunciate nelle conversazioni intercettate, nel cumulo con il contatto telefonico ammantato di clandestinità rappresentato dall'uso di schede straniere, per integrare gli estremi
del reato" di frode sportiva che, ricordano i giudici, è un reato di tentativo.
Nella sentenza non mancano stoccate al lavoro degli investigatori.
il collegio sottolinea che la difesa è stata "almeno in fatto molto ostacolata dall'abnorme numero di telefonate intercettate, oltre 170 mila, e dal metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura". Il tribunale però ritiene che il processo, "confezionato con il ricorso a dosi massiccie di intercettazioni, non abbia patito totale disfatta nell'urto con il dibattimento" da cui non sono emersi, "contrariamente a quanto sostenuto dal coro delle difese, fatti di totale annullamento della portata probatoria del discorso telefonico".
I magistrati escludono invece che il sorteggio arbitrale sia stato truccato. E su questo punto viene assestata una nuova bacchettata alla procura che, sostiene il collegio,"incomprensibilmente si è ostinato a domandare di sfere che si aprivano, sfere scolorite e altri particolari "

(06 febbraio 2012)

Flaminio

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il processo
Calciopoli e la condanna di Moggi
«Decisivo l'uso delle sim straniere»
Depositate a Napoli le motivazioni della sentenza di condanna dell'ex dg della Juventus

MILANO - «L'uso delle schede straniere delle quali è risultata la disponibilità procurata da Moggi a designatori e arbitri»: è questo l'elemento «ben più pregnante e decisivo» che ha portato l'8 novembre scorso alla condanna di Luciano Moggi a cinque anni e quattro mesi per «associazione a delinquere». Lo si legge nelle motivazioni della sentenza del processo Calciopoli depositata lunedì a Napoli.

GLI ELEMENTI DI PROVA - Tra gli elementi di prova alla base della condanna in primo grado dell'ex dg della Juventus ci sono gli incontri con i designatori fuori delle sedi istituzionali, che emergono dalle intercettazioni telefoniche in prossimità delle partite, l'uso delle schede straniere fornite a arbitri e designatori, nonché «il continuo e prolungato chiacchierare... che effettivamente può configurare la trasmissione del messaggio potenzialmente idoneo a spingere i designatori, e talora anche gli arbitri, a muoversi in determinale direzioni piuttosto che in altre».

«RAPPORTO DISINIBITO CON LA FIGC» - Nelle motivazioni delle sentenza, il presidente del Tribunale, Teresa Casoria, si sofferma in particolare sul reato di associazione per delinquere e mette in risalto «il rapporto diffusamente amichevole degli arbitri con Moggi, che non perde valore indiziante solo perché dagli atti emerge il rapporto di altri arbitri non imputati e addirittura di taluno degli arbitri imputati, come De Santis, altrettanto amichevole con dirigenti sportivi curanti interessi diversi da quelli di Moggi, ad esempio Meani (ex dirigente del Milan addetto al settore arbitri, ndr), ben potendo configurarsi l'esistenza dell'associazione». Un altro elemento significativo, ad avviso del Tribunale, è rappresentato dal tempestoso dopopartita di Reggina-Juventus con i momenti di tensione tra Moggi e l'arbitro Paparesta. «Pur se è risultato non vero quello che lo spavaldo Moggi andava diochiarando in giro, e per telefono, cioè di avere chiuso l'arbitro Paparesta nello spogliatoio... nondimeno va valutata la reazione di Paparesta a quella che era pur sempre stata una protesta fuori misura di Moggi per gli errori dell'arbitro, di non inserimento cioè del comportamento furioso nel referto arbitrale, reazione che va interpretata come un effetto del timore reverenziale nei confronti della persona». Il tribunale parla inoltre del «rapporto disinibito con i rappresentanti della Figc» e cita a tal proposito una telefonata con l'ex presidente Franco Carraro da cui emerge «l'alto livello dell'invadenza nelle soluzioni tecniche», in riferimento alla Nazionale e sulle scelte dell'allora ct Marcello Lippi.

Redazione Online 6 febbraio 2012 | 15:02

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Intanto, piano piano, si stanno scoprendo gli altarini.....

Calciopoli: trame, suggeritori e intercettazioni scomparse
Lo strano asse Baldini-carabinieri contro Moggi. Su 171mila telefonate, trascritte 3mila. Atti nascosti o taroccati. Il giallo sul "salvataggio" della Roma
di Gian Marco Chiocci - 23 febbraio 2012, 08:00

Ma cos'è stata davvero l'inchiesta di Calciopoli che ha portato alla condanna di Moggi e compagnia arbitrale? È stata eterodiretta come sospettano i condannati? E da chi? E perché lo scandalo ha travolto solo la Juve e non altre società e dirigenti che colloquiavano allo stesso modo con la classe arbitrale e funzionari Figc? Proviamo a scoprirlo spulciando gli atti processuali. A partire dall'ultimo, depositato il 6 febbraio scorso. Pagina 52 delle motivazioni della sentenza penale di condanna: «Il teste Baldini Franco, in atto general manager della nazionale inglese (oggi Dg della Roma Calcio, ndr), grande suggeritore di accusa, per collaborazione con l'investigatore Auricchio dichiarata da entrambi». I teorici del gran complotto anti-Juve si sfregano le mani per il virgolettato sul Grande Suggeritore perché mette una pietra tombale su Franco Baldini nemico giurato di Moggi (si sono insultati e denunciati a vicenda durante il processo) «ispiratore» delle indagini contro Lucianone.

All'ex maggiore dei carabinieri di Roma Attilio Auricchio conosciuto nel 2003 nell'inchiesta sulle false fidejussioni che puntò alla Roma, Baldini ha offerto l'input a indagare in più e più incontri (non verbalizzati) nel 2004 e nel 2005, indicando personaggi da sentire e filoni da esplorare. Baldini si confessò a verbale il 15 aprile 2005 con il solo maggiore che, cosa rarissima per un ufficiale, verbalizzò personalmente il lunghissimo interrogatorio. Sulla frequentazione con l'ex maggiore, in aula Baldini s'è contraddetto sostenendo di aver frequentato al massimo «una o due volte» Auricchio nel 2005 smentendo quanto da lui stesso affermato nel 2008 al processo Gea allorché giurò di non aver più incontrato il colonnello dall'agosto 2003 (inchiesta Gea) all'aprile 2005 (inchiesta Calciopoli). In aula, il carabiniere l'ha smentito osservando come tra l'agosto 2004 e il marzo 2005 incontrò il Ds della Roma «4 o 5 volte prima» dell'interrogatorio ufficiale, e «3 o 4 volte dopo». Baldini portò al maggiore anche una giornalista economica sua amica per illuminarlo ulteriormente sul «funzionamento delle società di calcio dal punto di vista economico».

L'incontro Baldini non lo sa collocare temporalmente ma la difesa lo individua tra la prima informativa del maggiore Auricchio alla procura di Napoli, del 18 settembre 2004 (dove si ipotizzavano quegli scenari apocalittici sul mondo del pallone in quel momento ancora non emersi in alcuna attività che serviranno a dare il là alle intercettazioni) e la telefonata a Baldini del 4 aprile 2005, trascritta integralmente e depositata solo al processo non dai carabinieri di Auricchio ma dai periti tecnici della difesa. Il giudice di Calciopoli la ritiene gravissima, almeno quanto quelle di Moggi. Scrive: «La conversazione è significativa anche perché presenta la comunanza di fiume di parole e discorsi di ampia portata, da cui il pm ha tratto elementi per dimostrare l'esistenza dell'associazione avente il capo in Moggi». La chiamata è quella col vicepresidente federale Innocenzo Mazzini (poi radiato) dove Franco Baldini preannunciava il ribaltone, poi puntualmente avvenuto: «Forse, se tu ti comporti bene, quando farò il ribaltone e tanto lo farò perché io vivo per quello, fare il ribaltone e butterò tutti di sotto dalla poltrona (...) io ti salverò, forse». Baldini dice che con Mazzini stava scherzando. Per i suoi detrattori è invece l'ennesimo indizio dell'eterodirezione romana. Checché ne dicano i cultori del complotto, sul fronte «fughe di notizie» che sputtanò Juve, Lazio e Fiorentina niente è emerso sul duo Baldini-Auricchio: non risultano in contatto con chi fece il vero scoop di Calciopoli, e cioè il Romanista, giornale di tifosi non abituato a pubblicare atti coperti dal segreto. Ad Auricchio ci si arriva indirettamente solo attraverso un cronista della Gazzetta dello sport, impegnato a tempo pieno a collaborare con i carabinieri romani di via in Selci.

Nel processo è emerso che delle 171mila telefonate intercettate il pool dei carabinieri di Auricchio ne ha sentite tante trascrivendone, a dire tanto, tremila. E le ha segnalate sulla base di «baffi» colorati messi sui brogliacci accanto alle telefonate. Verdi, poco interessanti. Gialle/arancioni, interessanti. Rosse, molto interessanti. Il perito della difesa, Nicola Penta, con enorme fatica è riuscito ad ascoltarne 30mila in più (arriviamo così a 33mila su 171mila) trovandone tante (Roma, Inter, Cagliari ecc) che pur avendo baffi gialli e rossi sui brogliacci, non sono state ritenute meritevoli di approfondimento. Addirittura il pm Giuseppe Narducci replicò sdegnato nella requisitoria nell'«abbreviato» a Giraudo, il 27 ottobre 2008, a chi paventava favortismi: «Piaccia o non piaccia» di telefonate di Bergamo e Pairetto con Moratti, Sensi o Campedelli, disse, «non c'è traccia». Piaccia o non piaccia invece quelle telefonate c'erano, ma son saltate fuori solo quattro anni più tardi grazie ai testardi consulenti difensivi. E non è un caso che il procuratore sportivo Palazzi ha concluso il suo supplemento di indagini ammettendo che se il reato non fosse stato prescritto anche l'Inter avrebbe dovuto essere sanzionata, anziché premiata.
Ma è tutta l'inchiesta un mistero.

Atti decisivi per le condanne o sono state nascosti o sono stati fatti sparire (il video dei sorteggi falsamente taroccati oppure l'audio dell'incontro a Villa La Massa a Firenze tra i Della Valle, Bergamo, Mazzini). Alcuni testi hanno mentito in aula e sono prossimi destinatari di avvisi di garanzia. Tante telefonate o non sono state mai trascritte o sono state mal trascritte. Si è evitato di riportarne alcune devastanti per trascriverne di inutili come il gossip sulla giornalista D'Amico, il peso e il nome di un neonato, il ragù nei rigatoni di casa Bergamo, i piatti lavati a casa Pairetto. Perché? Ancora dalla sentenza di Calciopoli: «La difesa è stata (...) molto ostacolata nel compito suo proprio dall'abnorme numero di telefonate intercettate, oltre 170mila, e dal metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura...». Per congettura. Allo stesso modo, ragionando per congettura è lecito domandarsi perché non si è approfondito il «ribaltone» annunciato da Baldini o la telefonata tra l'allenatore Sandreani e il manager Zavaglia sull'intenzione dello stesso Baldini di prendere il posto di Moggi alla Juve col placet di Montezemolo. O perché non sono finite al processo le dieci e passa telefonate con la voce dei giallorossi Baldini e Pradè. Non si tratta di fare un processo alla Roma, piuttosto che all'Inter, al Cagliari, al Palermo, al Milan o a chicchessia. C'è da capire perché si è indagato a senso unico, quale fu il criterio della selezione delle chiamate, come mai i pm napoletani hanno lavorato coi carabinieri di un'altra regione. C'è da capire la genesi delle intercettazioni attivate a seguito dell'imbeccata sulla «combriccola romana» degli arbitri pro Moggi quando lo stesso Auricchio, in aula, le ha ridimensionate a un gruppo d'amici che nemmeno arbitravano a favore della Juve. Già, l'abuso delle intercettazioni. Criticato nel lontano 1996 dall'allora procuratore generale di Catanzaro, Giuseppe Chiaravalloti, che denunciò l'allora giovane capitano Attilio Auricchio (impegnato a indagare con un giovane pm Luigi De Magistris), perché anziché trascrivere correttamente «Provveditore generale» nei brogliacci, l'ufficio da lui diretto mise «Procuratore generale» col nome di Chiaravallotti accanto.

Denunce e controdenunce finirono in archiviazioni reciproche. Quattordici anni dopo De Magistris è diventato sindaco di Napoli. Come capo di gabinetto s'è preso proprio il benemerito Attilio Auricchio. Come assessore ha nominato Giuseppe Narducci, il pm di Calciopoli amico di Auricchio e di De Magistris. 'O sindaco tifa Napoli, anche se da piccolo era interista. Sarà stato felice come un bimbo per non aver letto le intercettazioni del suo idolo di un tempo, il compianto Giacinto Facchetti, a cena con Bergamo, in contatto con l'arbitro Nucini e...


DaMilano

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tu guarda se uno deve applaudire un articolo de "il giornale"
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roby67

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turco

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Mi chiedo solo se ci sarà un magistrato che aprirà un fascicolo per fare chiarezza.
E se nel frattempo non vada tutto in prescrizione.
Auguro tutto il male possibile a chi ha giocato sporco sulla pelle della nostra Lazio.

EDIT: Qualcuno sa quando inizia l'appello a Napoli?

Magnopèl

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Yanez_de_Gomera

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Ma i bravi cronisti giudiziari che stanno nella redazione di Repubblica com'é che si fanno scappare certe chicche ? Da qualche parte, su questo forum, ho letto che sono professionisti seri e preparati e che non soffrono di timori riverenziali verso nessuno. Alla faccia.

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flaccoflamini

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Citazione di: turco il 23 Feb 2012, 12:35
Mi chiedo solo se ci sarà un magistrato che aprirà un fascicolo per fare chiarezza.
E se nel frattempo non vada tutto in prescrizione.
Auguro tutto il male possibile a chi ha giocato sporco sulla pelle della nostra Lazio.

EDIT: Qualcuno sa quando inizia l'appello a Napoli?
A Roma si dice "tra cani non se mozzicano". La storia Baldini-Auricchio è stata praticamente "accettata" dai PM che conducevano le indagini. Lo stesso dicasi per la grossissima sforbiciata alle telefonate portate a giudizio. Una sorta quindi di responsabilità oggettiva a carico di questi PM ci potrebbe pure essere. E difatti il Tribunale di Napoli che ha fatto al momento della sentenza? Ha preso per oro colato le prove raccolte dai PM e s'è tolto dagli impicci. Metterle in discussione avrebbe significato imputare ai PM irregolarità, omissioni o abusi. Più ancora agli ufficiali di polizia giudiziaria con le mani in pasta (con puzza di formaggio). Che un magistrato dica ad un altro, guarda che hai sbagliato o ti sei fatto infinocchiare da quell'ufficiale di p.g. è cosa rarissima.

turco

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Citazione di: flaccoflamini il 23 Feb 2012, 13:36
A Roma si dice "tra cani non se mozzicano". La storia Baldini-Auricchio è stata praticamente "accettata" dai PM che conducevano le indagini. Lo stesso dicasi per la grossissima sforbiciata alle telefonate portate a giudizio. Una sorta quindi di responsabilità oggettiva a carico di questi PM ci potrebbe pure essere. E difatti il Tribunale di Napoli che ha fatto al momento della sentenza? Ha preso per oro colato le prove raccolte dai PM e s'è tolto dagli impicci. Metterle in discussione avrebbe significato imputare ai PM irregolarità, omissioni o abusi. Più ancora agli ufficiali di polizia giudiziaria con le mani in pasta (con puzza di formaggio). Che un magistrato dica ad un altro, guarda che hai sbagliato o ti sei fatto infinocchiare da quell'ufficiale di p.g. è cosa rarissima.

Veramente per quello che ho letto non mi pare che tutto quello che hanno fatto i pm beatrice e narducci sia stato preso per oro colato dal giudice Casoria.

Siccome non stiamo parlando di una strage o di un omicidio, sarà difficile che un altro PM sprechi tempo per aprire una nuova inchiesta. Ma durante il processo di appello, con altri giudici e con meno pressione mediatica,  parecchie incongruenze potranno venire fuori.

Moggi (che non difendo) ha tutto l'interesse a trascinare dentro Baldini e Auricchio.
Il lavoro che sta facendo Nicola Penta (di presunta fede Laziale) è imponente e importantissimo per noi.
Non so se Lotito verrà assolto in appello, ma se anche altri hanno sbagliato, tramato, occultato prove a favore della difesa, ecc. devono essere processati e giudicati. 

La mia paura è una sola: la prescrizione.

Drake

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Citazione di: ju29ro.comInfine, questa intercettazione aggiunge sostanza ai ricorsi juventini sulla mancata parità di trattamento: altro che vincolo esclusivo tra Moggi e il settore arbitrale, qui assistiamo all'accordo tra milanisti e designatore per la griglia del sorteggio (non truccato) di Juventus-Milan del 18 dicembre 2004, con l'assenso di un non precisato superiore di Meani, facilmente intuibile. E la griglia che i designatori poi sceglieranno risulterà conforme ai desiderata rossoneri: Collina, Paparesta e Bertini (che arbitrerà) più il precluso Rosetti.
De Santis resterà in "riserva" perché "lui", il referente di Meani, ritiene che possa innervosire il Milan, almeno nelle partite con la Juve. Un aspetto che già era conosciuto, tramite un'altra telefonata avvenuta fra De Santis e Bergamo del gennaio 2005, nella quale tra le altre cose i due parlano di un veto di Galliani nei confronti dell'ex fischietto di Tivoli.

Di seguito vi proponiamo la trascrizione (grazie ancora a Tuttosport) e il link all'audio:

Bergamo: Leo?
Meani: Allora ho parlato. Vanno bene quei tre lì.
Bergamo: Quindi Collina, Paparesta e Bertini.
Meani: E Bertini, vanno bene quei tre lì. Anche lui (chi è lui? A chi si rapporta sempre Meani, l'ex dirigente arbitrale milanista? Ndr), anche lui dice no De Santis, è dell'idea che De Santis innervosisce la squadra. Come dici tu: De Santis va bene per tutte le partite, ma questa qui (è Juve-Milan, ndr)... Oh io ho mantenuto la promessa della borsa. Vediamo se tu mantieni la tua...
Bergamo: Io mi rendo disponibile... Noi saremmo lì dalle sei in poi
Meani: No, no io ti dico quello che c'è sulle fasce laterali...
Bergamo: Ti riferisci a Faverani (assistente tuttora in attività: ha diretto Lazio-Fiorentina, ndr)? Te lo rimetto in serie A domenica prossima.
Meani: No mi riferisco a Puglisi: fagli fare Milan-Fiorentina, ma dai!
Bergamo: Ieri sera ha fatto bene Bayer Leverkusen contro Dinamo Kiev con Collina.
Meani: Questo qui è bravissimo. E' bravo come Ivaldi, Pisacreta, Griselli, come è bravo Copelli.
Bergamo: Come Mitro.
Meani: Come è bravo Mitro. Mitro se non fosse così brutto, è che sembra uno scaldabagno. E' vero o no?
Bergamo: Uno scaldabagno con la testa, ma è bravissimo.
Meani: Mitro non sbaglia mai
Bergamo: Ora glielo dico: Meani dice che pari uno scaldabagno. (Ridono)
Meani: Uno scaldabagno con lo scudetto dell'Italia. Invece di esserci scritto Beretta c'ha lo scudetto dell'Italia davanti. Però è bravo ed è una brava persona e gli voglio bene. Ma è una persona splendida
Bergamo: E' una persona splendida. E vedrai anche Niccolai è una persona perbene.
Meani: Mentre Mitro e Puglisi sono ipercollaudati, Niccolai ha ancora bisogno. Questi son pronti... Se riesci a mettermelo (Puglisi, ndr) dentro per Milan-Fiorentina mi fai un favore, è un anno e mezzo che non fa il Milan.
Bergamo: Ora non mi strappare la promessa certa per domenica, devo vedere se è in griglia, lui era anche impegnato. Vediamo dai.

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