E' una storia lunga, che risale a tanti anni fa, a molto prima che l'immaginazione del Mary Shelley del ventesimo secolo, Italo Foschi, portasse a questo Frankenstein moderno che è la A.S. Roma (a proposito, temo il buon Federale avesse nozioni scarne di anatomia, tant'è che al posto della faccia del suo mostro ci ha messo il qulo, e ne paghiamo ancora le conseguenze, a più di ottant'anni di distanza...).
Quando il calcio era bambino i travasi erano all'ordine del giorno. Nell'Eden calcistico le costole si sprecavano: l'Inter è nata da una scissione tra i soci del Milan, e – sennò non c'era gusto – anche qui a Roma, addirittura nel 1902 da una costola della Lazio nacque la Virtus. I primi anni del XX secolo sono stati un pullulare di separazioni e ricuciture, spontanee o dipendenti dalle frenesie organizzative della Federazione d'allora. Non era il caso, quindi, di appellarsi ad un pedigree per indicare la purezza della lazialità (o della torinistità, o dell'interità). Nelle famose "tre partite in un giorno" che la Lazio disputò nel 1907 c'erano i fratelli Corelli, testé scippati alla Virtus... E' ovvio che le campagne acquisti del tempo fossero circoscritte alla città. Il concetto di traditore era di là da venire.
Ma torniamo ai primi anni '20. In porta nella Lazio esordisce un sedicenne dal nome Fulvio Bernardini. Questo ragazzo è proprio forte, troppo per restare in porta, tant'è che presto finisce a centrocampo. Purtroppo è troppo forte anche per restare alla Lazio, e finisce all'Inter. Ma poi tornerà, e sarà una bandiera della sponda sbagliata, per rientrare infine alla base da allenatore. Traditore o no? Nostro o loro? Loro gli hanno intitolato il centro di Trigoria, ma in realtà – caso più unico che raro – mio padre, che l'ha conosciuto, sosteneva che il buon Fuffo fosse tifoso di tutt'e due le squadre romane.
Travasi ce ne sono stati nel tempo, alcuni indiretti, altri diretti, direttissimi: il mitico Ferraris IV, bandiera giallorossa, terminò la carriera in biancoceleste, ma la cosa non creò troppo scandalo. Ne creò un po' di più – molto di più – la cessione dello svedese Selmosson (detto Raggio di Luna), che nel 1958 passò dalla Lazio alla Roma, con tanto di incidenti e aggressioni al presidente dell'epoca. Solo la Coppa Italia (l'allenatore biancoceste era il rientrante Bernardini!) calmò un poco le acque.
Avvicinandosi ai giorni nostri, ne abbiamo viste delle belle. Cordova, sì, proprio Cicciocordova, genero del presidente Marchini, di punto in bianco passa dalla Roma alla Lazio. Io che mi trovavo in quei di Amsterdam, acquisto una Gazzetta di due giorni prima, leggo la formazione e mi prende un accidente. Eppure non ci fu rivolta di piazza. Uno striscione (a memoria: "Ciccio, la Roma ti ha tradito la Lazio ti ha capito"), e nulla più. In tempi più recenti, figure di secondo piano hanno effettuato il grande passo, dai De Nadai ai Di Mauro (che segnò pure ad un derby), per finire con i Manfredonia, anche se il trasferimento fu intervallato da un periodo in bianconero, che i romanisti non presero comunque molto bene: ci furono balenìi di coltelli in tribuna...
In tempi di recenti il passaggio (o almeno l'aver indossato entrambe le maglie) da noi si è fatto più raro. Non così a Milano (ieri leggevo del gol-non gol di Milan-Juve, autore... Muntari! Ma quando l'hanno preso questo?), dove un Pirlo rimbalza come un flipper da una parte all'altra per finire ad un'altra squadra amica delle due, la Juve!!! Cosa diranno i tifosi? Già una bandiera? Ma tanto a quelli che gli frega, i tifosi della Juve sono famosi per non conoscere nemmeno la formazione della loro squadra, figurarsi da dove vengono i giocatori!
Noi invece no. Noi – ed è un bene – sappiamo tutto. Non solo provenienza, ma inclinazioni sessuali, fede religiosa, propensioni politiche di tutti, dal capitano all'ultimo dei pulcini, e – ovviamente – per chi fanno il tifo. Anche in questo campo non ci facciamo mancare niente. Io so per certo (me l'ha detto uno che aveva un amico che aveva un bar a Testaccio) che Gigi Di Biagio (che tra l'altro ha iniziato la carriera nella Lazio) è laziale, così come Muzzi, ma questo lo sanno tutti. I giocatori cercano di glissare di norma su questo aspetto, ma alle volte esce fuori. Il caso di Liverani è ben noto, ora esce fuori quello di Candreva. Mi rendo conto come la fede politica possa cambiare, per il sesso non c'è problema, la religione che te lo dico a fa, ma il calcio no. Il marchio dalla nascita, a meno che tu non sia Emilio Fede, rimane tutta la vita. Il calcio però è un lavoro. Il passaggio di giocatori da una squadra all'altra, anche tra acerrime rivali, è più che normale (si chiama: calciomercato), e trovo ipocriterrimo il non esultare quando un giocatore segna un gol alla sua ex-squadra. Rispetto? Una ceppa, tu devi rispetto alla tua professione, facendo il tuo dovere, e ai tuoi attuali tifosi (ma più che altro a chi ti paga).
Per tornare a Candreva, il buon Antonio non è il primo né sarà l'ultimo, non è un voltagabbana né un traditore. E' un professionista, il cui valore non è in discussione su questo topic, che non ha mai giocato nella Roma, che ora gioca nella Lazio. Personalmente non posso che sostenerlo. Il rispetto, la stima, il supporto, se li guadagnerà – se lo farà – in campo, dando il fritto sempre e comunque. Diciamo se li potrebbe guadagnare in un attimo se... domenica...
E comunque per i nostri dirimpettai avere un tifoso che è in lotta per lo scudetto è un onore, e dovrebbero esserci grati di aver dato loro una possibilità del genere. Come titolava una testata giornalistica locale chiaramente filolaziale quel 15 maggio 2000, Grazie Lazio...