Perchè i giocatori infortunati per curarsi scappano da Formello?
Come dice un vecchio adagio, "la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo". Potrebbe essere il motto della Lazio in questa stagione, vista l'incredibile serie di infortuni che dall'inizio della stagione ha colpito la squadra, risparmiando un solo giocatore della rosa che da mesi gira chiaramente con le mani in tasca per fare gli scongiuri e coperto di amuleti. Stiamo parlando di Cristian Ledesma, l'unico sempre presente di questa stagione.
Quello di cui è rimasto vittima Miro Klose, è solo l'ultimo di una serie incredibile di infortuni. Liquidare la vicenda scaricando solo ed esclusivamente sulla sfiga ogni responsabilità, può essere una soluzione, ma ci porta decisamente fuori strada. Fortuna e sfortuna recitano sicuramente un ruolo importante in una stagione, ma quando la stragrande maggioranza (se non la totalità) degli infortuni che colpiscono una squadra sono di natura muscolare, forse è il caso di rivolgersi altrove per cercare la causa di una simile ecatombe, senza precedenti almeno nella storia della Lazio.
Quella dello staff medico, è una nota dolente di questa gestione. Fin dai primi giorni, Lotito decise che non c'era bisogno di pagare uno staff medico, che si poteva tagliare senza problemi in quel settore come in tutti gli altri. Sosteneva, che lavorando per la Lazio i medici avevano un ritorno pubblicitario enorme e che quindi in cambio potevano fornire le loro prestazioni gratis o quasi. E che con cliniche o ospedali si poteva fare la stessa cosa. Della serie: il giocatore viene a fare degli esami strumentali da voi, il vostro nome finisce sui giornali e voi non mi fate pagare le spese. Magari in cambio si poteva aggiungere anche qualche sponsorizzazione una tantum su una maglia comunque desolatamente vuota per assenza di un vero sponsor. E tutto questo sta succedendo da quasi otto anni. Il risultato di questo, però, è sotto gli occhi di tutti.
Il "poco pagare poco valere", infatti, vale un po' in tutti i campi, figuriamoci in quello che è forse il settore più delicato per una società sportiva. Ci sono club che investono centinaia di migliaia di euro all'anno per avere uno staff di primordine, per avere i migliori medici in circolazione e soprattutto preparatori atletici e fisioterapisti in grado di fare miracoli o quasi. Da noi, i miracoli non sono di casa da tempo, ma per risparmiare siamo ampiamente al di sotto anche del minimo sindacale. Da anni, infatti, oltre ad aver visto crescere in modo esponenziale gli infortuni, assistiamo ad una vera e propria fuga da Formello da parte dei giocatori che si infortunano. Nessuno si fa più curare dai medici della Lazio, scelgono tutti o quasi di rivolgersi altrove, preferendo andare magari a spese loro all'estero pur di avere una diagnosi precisa sulla natura dell'infortunio, cure adeguate e per fare il giusto percorso riabilitativo.
Di esempi ne possiamo portare a decine, ma fermandoci a questa stagione basta citare i casi di Brocchi, Mauri, Lulic e Stankevicius. Stefano Mauri, dopo l'ennesimo infortunio alla coscia e l'ennesima ricaduta, ha deciso di fare la valigia e di andare a Monaco di Baviera per operarsi (contro il parere dei medici della Lazio) al muscolo della coscia che lo tormentava da tempo. Si è messo nelle mani del professor Muller Wohlfahrte, come d'incanto, ha risolto il problema e ha recuperato a tempo di record. Così, quando Lulic si è stirato, non ci ha pensato due volte ed è volato anche lui in Germania per mettersi nelle mani del professore di Monaco di Baviera, considerato al momento uno dei massimi esperti in questo campo. La sfiducia nello staff della Lazio è tale, che ieri due ore dopo essersi infortunato durante la partitella di allenamento a Formello, Miro Klose era già su un aereo diretto a Monaco di Baviera, dove oggi sarà visitato dal professor Muller Wohlfahrt per stabilire entità dell'infortunio, tempi di recupero e terapie. Domanda: a che servono allora i medici della Lazio? A nulla, sarebbe la risposta più semplice, visto che anche i giocatori della Primavera quando subiscono infortuni gravi (vedi Faraoni due anni fa e Crescenzi quest'anno) preferiscono rivolgersi altrove per essere operati.
Il caso più clamoroso di questa stagione, però, è quello di Cristian Brocchi. Per mesi ha frequentato più la clinica Paideia che il centro sportivo di Formello e per mesi nessuno ci ha capito nulla o quasi sulla natura del suo infortunio. Si è andati per tentativi, per esperimenti, è stato curato per una fascite plantare quando in realtà il problema era di natura completamente diversa. Uscito per infortunio a novembre, per mesi Brocchi veniva messo a riposo e appena provava a tornare in campo sentiva dolore e subiva una ricaduta. Fino a quando un giorno non ha deciso di prendere un aereo, di volare in Olanda e di mettersi nelle mani di uno specialista. Risultato, Brocchi aveva riportato l'infrazione delle capsule legamentose del quarto e quinto metatarso del piede sinistro. Il medico olandese, oltre ad aver evitato un'operazione per ricostruire i legamenti del piedi, gli ha indicato una speciale terapia e soprattutto gli ha fatto preparare un plantare rigido speciale e, come d'incanto, il problema si è risolto. Ma Brocchi è stato costretto a saltare quattro mesi di campionato per un infortunio che poteva essere risolto in un mese o poco più.
Ancora più clamoroso l'episodio che vede coinvolto Stankevicius. Da tempo il lituano si trascina un problema al tendine d'Achille. Alla vigilia della trasferta di Palermo, dopo un consulto Stankevicius si è fermato e Reja lo ha escluso dai convocati per la trasferta in Sicilia. Tare lo ha fatto partire lo stesso e nel corso di quel faccia a faccia (ma sarebbe più giusto parlare di un vero e proprio processo) a Formello il martedì successivo, a Reja fu rinfacciata la rinuncia a Stankevicius, con tanto di confronto all'americana con il medico che sostenne che il giocatore poteva essere impiegato. Morale della favola, da quel giorno Stankevicius non solo non è più sceso in campo, ma non è più stato convocato e oggi è volato a Barcellona per un controllo specialistico da parte del professor Cugat. E potremmo andare avanti all'infinito o quasi, ma è già abbastanza per capire che probabilmente la sfiga c'entra ma solo fino ad un certo punto. Perché se spremi come limoni giocatori di 30 anni e passa può capitare che poi si infortunino. E quando succede, forse sarebbe il caso di farli curare e bene da persone capaci, pagando quello che c'è da pagare per riaverli integri in tempi decenti e, soprattutto, per tutelare nel migliore dei modi quello che, a conti fatti, è un capitale importante per la Lazio. Ma questi sono discorsi inutili con Lotito. Per lui l'unica cosa che conta è non pagare o pagare poco. Tutto il resto non gli interessa, perché un medico è un medico, che sia della Asl o un luminare, per lui non fa differenza. Infatti, il risultato è che per curarsi i giocatori fuggono tutti a gambe levate da Formello, proprio come ha fatto ieri Miro Klose.