L'angolo del buonumore (Articoli divertenti - stagione 2011/2012)

Aperto da Biafra, 23 Mag 2011, 19:21

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Eagle70

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Citazione di: PILØ il 19 Apr 2012, 19:26
La Roma non nacque a Corropoli, ma praticamente a Viareggio.
http://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Viareggio

a proposito della carta di viareggio...
sapete chi era uno stretto collaboratore di Foschi?
un tale Ottorino Barassi....
sapete cosa partori' la mente di Barassi, una volta diventato presidente della Figc?
la coppa delle fiere.

c'e' sto filo sottile che li lega uno per uno....

ian

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un sottile filo DEMMERDA.
So' veramente pietosi.
Le cose, gli argomenti con cui Cagnucci ha risposto al netter sono un delirio.
Grazie papà

Scialoja

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Citazione di: Zamorano il 18 Apr 2012, 21:33

Ciao Gabriele,
mi permetto del tu sperando di non passare per insolente. Ti scrivo al volo perché ci tengo a risponderti e perché mi sembrerebbe maleducazione il contrario visto il tuo tono assolutamente urbano e gradevole. Detto questo ti dico che ovviamente io so benissimo che la Coppa delle Fiere/Uefa era un torneo a inviti, ma credo che la differenza col torneino fatto in casa per quattro squadre di ragazzini sia una cosa un po' diversa. Sulla liceità Uefa della stessa Coppa delle Fiere (anzi, pardo Fiere/Uefa) ormai esistono documentazioni talmente vaste e comprovate - già presentate dallo stesso FC Barcellona che da decenni sostiene la validità Uefa di un trofeo a invito che per esempio ha visto la Regina d'Inghilterra nella finale Roma-Birmingham - e che non lascia spazio a questioni di bassa bottega. Al più presto te lo invierò. Sullo spessore europeo e internazionale della Roma l'auto evidenza basta da sé, non solo del nome. Siamo stati la prima squadra italiana a vincere un trofeo internazionale (La Coppa Uefa /delle Fiere), siamo stati la prima e unica squadra a giocare una finale di Coppa dei Campioni in casa e a perderla ai rigori (sigh, lo so, ma è storia), abbiamo fatto un'altra finale di Coppa Uefa che dovresti conoscere benissimo, siamo stati eliminati alla monetina (!) in semifinale di Coppa delle Coppe dal Gornik, episodio che contribuì a cambiare il regolamento di tutte le competizioni Uefa. Tralascio le vittorie al Bernabeu (due volte), ad Anfield, a Lione, 3-0 ad Amburgo, a Lisbona col Benfica (che non perdeva al de Lux da 10 anni), il 3-2 a Bruxelles con l'Anderlecht,  il 3-0 al Barcellona in casa, il 3-1 al Chelsea, il 3-2 al Bayern, lo stesso 2-1 d'andata al Manchester, i pareggi 1-1 al Nou Camp e a Higbury con rammarico. Il 3-0 al Mestalla col Valencia che non aveva mai perso in casa in Champions fino a quel momento, la vittoria sui turchi per 10-1 che costituisce a oggi il record di vittoria più larga di una squadra italiana in Europa.... Giuro è solo un abbozzo, una risposta frettolosa... Solo perché era già passato troppo tempo. A presto con la documentazione del FC Barcellona
PS Permettimi una battuta: se sei dell'Inter, come mi sembra, lascia che siano i laziali ad appoggiarsi a voi, ma non fare il contrario, tanto meno sulle storielle ridicole che si raccontano da sempre (questa della Fiere è un cavallodi battaglia, come la loro presunta primogenitura a Roma ahahahahah) per cercare di uscire fuori da una frustrazione e da un'umiliazione endemica, ancestrale e cosmica circa il fatto che non fanno altro che insultare il nome della loro città.
Ciao e grazi e per l'attenzione

(non ti scrivo Forza Roma perché forse non sei romano e giustamente lo potresti prendere come un atto di sfida. Nel caso tu fossi romano però... Forza il nome della nostra città)
Tonino



Bau.

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intruppone23

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gesulio

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Citazione di: robylele il 19 Apr 2012, 13:53


-  A Reginaaa...guarda si che robba...

ot
giacomino losi è uguale a 'sta foto anche adesso!!! 50 anni non gli sono passati... oppure era già vecchio allora...  :o
eot

Murmur

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Marchese_MCM

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Citazione di: PILØ il 19 Apr 2012, 19:26
La Roma non nacque a Corropoli, ma praticamente a Viareggio.
http://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Viareggio

ao sto foschi l'ha provate tutte per far nascere sta squadra de merda, alla fine me pare che gli è riuscito.....se sente pure la puzza.

CodyAnderson

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Citazione di: Zamorano il 18 Apr 2012, 21:33
Colpevolmente in ritardo, ecco qui.

Prima di tutto la mia e-mail:

Salve,
le dico da subito che non sono un lettore della rivista su cui scrive, il Romanista, ma qualche giorno fa mi è capitato per caso di leggere un suo articolo intitolato "Il titolo di De Rossi e gli Strafalcioni" del quale riporto il link:

http://www.ilromanista.it/images/copertina/copertina_20120328.pdf

Dell'articolo mi è balzata all'occhio questa frase:

Se la cantano e se la suonano. Si fanno i trofei internazionali a invito per vincerli e poi li chiamano "Prima edizione della Champions League giovanile". Strafalcioni.

Questa cosa mi ha incuriosito perchè proprio lei per primo, in quanto giornalista che scrive di e sulla Roma, dovrebbe sapere che di competizione a invito si trattava anche la coppa delle fiere che i giallorossi vinsero nel 1960/61, competizione che non ha mai avuto l'egida UEFA e che non è mai stata riconosciuta quale trofeo internazionale dalla stessa federazione (le risparmio il regolamento sia perchè immagino lei lo conosca bene e sia perchè è facilmente reperibile su internet). Nonostante ciò media, giornalisti e tifosi di stampo romanista hanno sempre spacciato e tuttora tentano di spacciare tale trofeo come una Coppa UEFA o Europa League (io sono nostalgico, preferisco chiamarla Coppa UEFA) in un tentativo piuttosto patetico di colmare una bacheca internazionale che risulta inesorabilmente vuota.
Ecco perchè ciò che lei ha scritto in quell'articolo risulta per me un controsenso o meglio, se mi permette la battuta, la classica situazione del "bue che da del cornuto all'asino", oltre al fatto che secondo me l'Inter non ha nessun motivo di spacciare un trofeo giovanile per qualcosa di primario prestigio, avendo in bacheca 3 Coppe Campioni, 3 Coppe UEFA e 3 Coppe Intercontinentali.

Le scrivo questa mail soltanto per avere un chiarimento circa il suo pensiero in merito


Alla quale ha fatto seguito, un paio di giorni dopo, questa risposta:

Ciao Gabriele,
mi permetto del tu sperando di non passare per insolente. Ti scrivo al volo perché ci tengo a risponderti e perché mi sembrerebbe maleducazione il contrario visto il tuo tono assolutamente urbano e gradevole. Detto questo ti dico che ovviamente io so benissimo che la Coppa delle Fiere/Uefa era un torneo a inviti, ma credo che la differenza col torneino fatto in casa per quattro squadre di ragazzini sia una cosa un po' diversa. Sulla liceità Uefa della stessa Coppa delle Fiere (anzi, pardo Fiere/Uefa) ormai esistono documentazioni talmente vaste e comprovate - già presentate dallo stesso FC Barcellona che da decenni sostiene la validità Uefa di un trofeo a invito che per esempio ha visto la Regina d'Inghilterra nella finale Roma-Birmingham - e che non lascia spazio a questioni di bassa bottega. Al più presto te lo invierò. Sullo spessore europeo e internazionale della Roma l'auto evidenza basta da sé, non solo del nome. Siamo stati la prima squadra italiana a vincere un trofeo internazionale (La Coppa Uefa /delle Fiere), siamo stati la prima e unica squadra a giocare una finale di Coppa dei Campioni in casa e a perderla ai rigori (sigh, lo so, ma è storia), abbiamo fatto un'altra finale di Coppa Uefa che dovresti conoscere benissimo, siamo stati eliminati alla monetina (!) in semifinale di Coppa delle Coppe dal Gornik, episodio che contribuì a cambiare il regolamento di tutte le competizioni Uefa. Tralascio le vittorie al Bernabeu (due volte), ad Anfield, a Lione, 3-0 ad Amburgo, a Lisbona col Benfica (che non perdeva al de Lux da 10 anni), il 3-2 a Bruxelles con l'Anderlecht,  il 3-0 al Barcellona in casa, il 3-1 al Chelsea, il 3-2 al Bayern, lo stesso 2-1 d'andata al Manchester, i pareggi 1-1 al Nou Camp e a Higbury con rammarico. Il 3-0 al Mestalla col Valencia che non aveva mai perso in casa in Champions fino a quel momento, la vittoria sui turchi per 10-1 che costituisce a oggi il record di vittoria più larga di una squadra italiana in Europa.... Giuro è solo un abbozzo, una risposta frettolosa... Solo perché era già passato troppo tempo. A presto con la documentazione del FC Barcellona
PS Permettimi una battuta: se sei dell'Inter, come mi sembra, lascia che siano i laziali ad appoggiarsi a voi, ma non fare il contrario, tanto meno sulle storielle ridicole che si raccontano da sempre (questa della Fiere è un cavallodi battaglia, come la loro presunta primogenitura a Roma ahahahahah) per cercare di uscire fuori da una frustrazione e da un'umiliazione endemica, ancestrale e cosmica circa il fatto che non fanno altro che insultare il nome della loro città.
Ciao e grazi e per l'attenzione

(non ti scrivo Forza Roma perché forse non sei romano e giustamente lo potresti prendere come un atto di sfida. Nel caso tu fossi romano però... Forza il nome della nostra città)
Tonino


Ps mi è piaciuto il modo in cui si è posto, aldilà dei contenuti comunque rispettoso, però la documentazione promessa non si è vista..

Ritorno a questa perla e riporto una analisi della coppa delle fiere vinta dalla riomma:

La coppa delle fiere e' considerata una competizione accettabile dal 1963 in poi (anno in cui l'accesso venne deciso sulla base della classifica dell'anno precedente, prima era a inviti). Prima di allora era praticamente poco piu' del trofeo moretti addirittura le edizioni prima del 1961/1962 (la riomma la ha vinta l'anno prima) partono dagli ottavi con squadre formate SU BASE VOLONTARIA da componenti delle squadre che appartengono ad una stessa citta' tipo Colonia XI, Londra XI etc.

Riguardo alla documentazione forse si riferiva a questa:

- in finale la riomma incontro' il temibile Birmingham City (quart'ultimo nel campionato inglese). Vi risparmio il dettaglio delle squadre che ha incontrato prima perche' credo non siano mai esistite veramente (tra tutte l'Unione Saint-Gilloise, una specie di pro vercelli belga). Comunque questo è il link: http://it.wikipedia.org/wiki/Coppa_delle_Fiere_1961

- l'anno prima la riomma era arrivata nona in camiponato dietro a squadre che avrebbero potuto partecipare alla coppa delle fiere solo che non furono invitate o semplicemente declinarono l'invito in quanto avrebbero partecipato alla più prestigiosa Mitropa Cup (che negli anni ottanta si giocava fra squadre di serie B se non sbaglio). Anche qui ecco il link: http://it.wikipedia.org/wiki/Serie_A_1959-1960.

- in quell'anno il Barcellona e l'Inter (le uniche due squadre serie) preferirono concentrarsi rispettivamente su coppa campioni (Barcellona che arrivo' in finale eliminando il real madrid mentre nella coppa delle fiere fu eliminata da una squadra scozzese ...) e campionato (l'inter arrivo' seconda infatti ...)

Eagle70

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Citazione di: CodyAnderson il 20 Apr 2012, 15:36
Ritorno a questa perla e riporto una analisi della coppa delle fiere vinta dalla riomma:

La coppa delle fiere e' considerata una competizione accettabile dal 1963 in poi (anno in cui l'accesso venne deciso sulla base della classifica dell'anno precedente, prima era a inviti). Prima di allora era praticamente poco piu' del trofeo moretti addirittura le edizioni prima del 1961/1962 (la riomma la ha vinta l'anno prima) partono dagli ottavi con squadre formate SU BASE VOLONTARIA da componenti delle squadre che appartengono ad una stessa citta' tipo Colonia XI, Londra XI etc.

Riguardo alla documentazione forse si riferiva a questa:

- in finale la riomma incontro' il temibile Birmingham City (quart'ultimo nel campionato inglese). Vi risparmio il dettaglio delle squadre che ha incontrato prima perche' credo non siano mai esistite veramente (tra tutte l'Unione Saint-Gilloise, una specie di pro vercelli belga). Comunque questo è il link: http://it.wikipedia.org/wiki/Coppa_delle_Fiere_1961

- l'anno prima la riomma era arrivata nona in camiponato dietro a squadre che avrebbero potuto partecipare alla coppa delle fiere solo che non furono invitate o semplicemente declinarono l'invito in quanto avrebbero partecipato alla più prestigiosa Mitropa Cup (che negli anni ottanta si giocava fra squadre di serie B se non sbaglio). Anche qui ecco il link: http://it.wikipedia.org/wiki/Serie_A_1959-1960.

- in quell'anno il Barcellona e l'Inter (le uniche due squadre serie) preferirono concentrarsi rispettivamente su coppa campioni (Barcellona che arrivo' in finale eliminando il real madrid mentre nella coppa delle fiere fu eliminata da una squadra scozzese ...) e campionato (l'inter arrivo' seconda infatti ...)

aggiungerei:

a) se fosse stata una coppa seria sarebbero dovuti uscire in semifinale contro l'hibernian...
2a2 a edimburgo, 3-3 a roma.
manco la regola dei gol fuori casa c'era...

b) sia nei quarti che in semifinale sono passati dopo spareggio....
chissa' perche' tutti e due gli spareggi li hanno giocati a roma...
misteri....
forse foschi apparve in sogno a barassi e gli suggeri' questa ipotesi...

Biafra

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Non toglietevi quella maglia   
Lunedì 23 Aprile 2012 07:01
TONINO CAGNUCCI


:rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl:

No, voi la maglia non levatevela. Tenetevela tutti i giorni, andateci a dormire stanotte, per quelli (tanti presumibilmente) che riusciranno a farlo, andateci a lavorare (?) stamattina a Trigoria, possibilmente anche di pomeriggio, possibilmente anche tutti i giorni, tenetevela forse così qualcosa vi si appiccicherà addosso. Non preoccupatevi di lavarvi, :rotfl:  dovete lavare l'onta che l'ha sporcata. Ecco, sì: la maglia di ieri non levatela, giocateci tutte le partite da qui alla fine di questa stagione. Con quella non con nessun'altra. Pure se è bianca e senza la Lupa. E' la maglia della Roma, la maglia più bella del mondo.  :clap:
Visto che ci siete e che siete gruppo, dategliene una a Luis Enrique visto che sta sempre a dire che è stato un gran giocatore (vero) e di grandi squadre (vero). E' ora che cominci seriamente a dimostrare che sia un allenatore da Roma. Che se sarà dovrà mondare quel bianco luce sporcato ieri da quella manina del signor (!) Lichtsteiner, quella stessa gelida manina che pure c'aveva dato tante soddisfazioni: se c'aggiungi un dito signor Lichtcometepronunci arrivi a contare i derby che hai perso di fila. E poi quella faccia di Vucinic. Non va giù. Proprio no. Mai. L'hanno inquadrata col replay, guardatela e fatela vedere al vostro allenatore: vi ha preso per il culo.  :lol:  Tecnicamente parlando è così.  :rotfl2:
Tecnicamente parlando è così quando ci fanno gli olè in uno stadio che s'era già annoiato, dopo una partita durata ben 3', coi tifosi della Roma costretti a tifare per non prendere il quinto gol, convitati di sasso più che di pietra alla festa dello scudetto della squadra di Calciopoli e non solo di Calciopoli. Juventus-Roma 4-0, zitti e a casa.
Così è andata. E zitti non devono stare certamente i tifosi, tantomeno va fatto loro il gesto di stare zitti. Zitto come un tifoso ferito è rimasto ieri Francesco Totti. Tecnicamente parlando non ha nessun senso schierare titolare Perrotta e lasciare in panchina Totti: Luis Enrique soltanto all'andata aveva cambiato il suo gioco schierando il 4- 2-3-1, ieri ha snaturato l'anima di una squadra lasciando il capitano in panchina. Ecco dove stava la maglia. No, voi non levatevela. E non solo perché Genova non può essere per noi, piuttosto perché dopo ieri il dubbio è che non ve la siete mai messa quella della Roma. Forza Roma.

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ralphmalph

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Citazione di: Biafra il 23 Apr 2012, 17:24

Non toglietevi quella maglia   
Lunedì 23 Aprile 2012 07:01
TONINO CAGNUCCI


:rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl:

No, voi la maglia non levatevela. Tenetevela tutti i giorni, andateci a dormire stanotte, per quelli (tanti presumibilmente) che riusciranno a farlo, andateci a lavorare (?) stamattina a Trigoria, possibilmente anche di pomeriggio, possibilmente anche tutti i giorni, tenetevela forse così qualcosa vi si appiccicherà addosso. Non preoccupatevi di lavarvi, :rotfl:  dovete lavare l'onta che l'ha sporcata. Ecco, sì: la maglia di ieri non levatela, giocateci tutte le partite da qui alla fine di questa stagione. Con quella non con nessun'altra. Pure se è bianca e senza la Lupa. E' la maglia della Roma, la maglia più bella del mondo.  :clap:
Visto che ci siete e che siete gruppo, dategliene una a Luis Enrique visto che sta sempre a dire che è stato un gran giocatore (vero) e di grandi squadre (vero). E' ora che cominci seriamente a dimostrare che sia un allenatore da Roma. Che se sarà dovrà mondare quel bianco luce sporcato ieri da quella manina del signor (!) Lichtsteiner, quella stessa gelida manina che pure c'aveva dato tante soddisfazioni: se c'aggiungi un dito signor Lichtcometepronunci arrivi a contare i derby che hai perso di fila. E poi quella faccia di Vucinic. Non va giù. Proprio no. Mai. L'hanno inquadrata col replay, guardatela e fatela vedere al vostro allenatore: vi ha preso per il culo.  :lol:  Tecnicamente parlando è così.  :rotfl2:
Tecnicamente parlando è così quando ci fanno gli olè in uno stadio che s'era già annoiato, dopo una partita durata ben 3', coi tifosi della Roma costretti a tifare per non prendere il quinto gol, convitati di sasso più che di pietra alla festa dello scudetto della squadra di Calciopoli e non solo di Calciopoli. Juventus-Roma 4-0, zitti e a casa.
Così è andata. E zitti non devono stare certamente i tifosi, tantomeno va fatto loro il gesto di stare zitti. Zitto come un tifoso ferito è rimasto ieri Francesco Totti. Tecnicamente parlando non ha nessun senso schierare titolare Perrotta e lasciare in panchina Totti: Luis Enrique soltanto all'andata aveva cambiato il suo gioco schierando il 4- 2-3-1, ieri ha snaturato l'anima di una squadra lasciando il capitano in panchina. Ecco dove stava la maglia. No, voi non levatevela. E non solo perché Genova non può essere per noi, piuttosto perché dopo ieri il dubbio è che non ve la siete mai messa quella della Roma. Forza Roma.

Questo fornisce sempre ottime prestazioni. Ce l'avesse la riomma la continuità de sto campione!

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Per quanto mi girano i [...] stasera mi trovassi di fronte una di queste merde la corcherei di botte

Cesio

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Non so se già postato in qualche discussione ma oggi circola questo video del menestrello in rete

http://www.youtube.com/watch?v=6OaOd2UTUt8

Warp

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Intanto su repubblica.it Matteo Pinci è tornato in italia dopo una  permanenza sulla stazione orbitante di 9 mesi circa

Luis Enrique parla alla vigilia della partita con la Fiorentina e replica così alle accuse e alla prima minicontestazione nei suoi confronti dopo la disfatta di Torino: "Ho sbagliato tutto". La società lo difende ("Il nostro futuro è con lui"). Il tecnico torna sull'esclusione di Totti a Torino: "E' il giocatore più importante ma non è eterno, bisogna abituarsi". Il capitano ha l'influenza, salta la partita con i viola.

http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/roma/2012/04/24/news/luis_enrique_fiorentina-33859069/

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EagleBass

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piccola divagazione sul tema
ovviamente il profilo facebook e la risposta allo status sono i miei


poracci..

umanoide69

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È già stato postato? Perché qui la questione si fa seria, mo pure al corrierino del canile si mettono a contestare Luchone nostro!

Perché la Roma deve riprendere Zeman

http://www.corrieredellosport.it/calcio/serie_a/roma/2012/04/24-235264/Perch%C3%A9+la+Roma+deve+riprendere+Zeman

ROMA - Non se ne può più. Siamo alla nausea. La nausea è dispiacere che si condensa alla bocca dello stomaco e diventa malessere. Sta diventando un rito stucchevole anche la manfrina del mea culpa a fine partita. I signori Luis Enrique, Franco Baldini e Walter Sabatini sono tenuti da contratto se non a patirlo almeno a saperlo lo scoramento del tifoso giallorosso. La qualità rara, profonda, umiliante di questo scoramento. Migliaia di bambini, ragazzi e vecchi che hanno questa meravigliosa malattia piantata nelle carni e che, dopo otto minuti, non avevano più nemmeno la forza di scambiarsi un sms. "Mai schiavi del risultato". Giusto, ma qui non si tratta più del risultato. Qui siamo faccia a faccia con la perdita radicale di una delle poche cose che danno senso alla vita, l'orgoglio di sentirsi parte di qualcosa. Pazienza la figuraccia in Europa, pazienza i due derby persi, pazienza tutto, Siena, Cagliari, San Siro. L'Atalanta e il Lecce che smettono di giocare su ordine imperioso di Colantuono e Cosmi, due onesti praticoni della panca dal cuore giallorosso. Ma la Juve che smette di giocare a mezz'ora dalla fine, questo no, la squadra con cui hai orgogliosamente duellato alla pari negli anni di Viola e poi in quelli di Sensi, questo non è romanisticamente sopportabile. Gli avversari ci umiliano non infierendo e allora che infierisca almeno chi ama la Roma. Chi sta dentro la maglia della Roma può permettersi tutto, perdere, retrocedere, fallire, ma non di consegnarsi inerme ancora prima di scendere in campo. Meno che mai contro la squadra che la tua storia, la storia dei Viola e dei Falcao ti ha indicato come la "rivale".
   
Luis Enrique va licenziato in tronco non quando perde così a Torino (anche se potrebbe bastare), ma quando si lascia andare nella luciferina vanità del monaco che si crede la verità incarnata e dice, grottesco agli occhi del mondo ma non ai suoi: «Ma come? Le altre hanno gli stessi nostri punti e nonostante questo vengono celebrate» (zittito in questo persino dalla signora della porta accanto, Ilaria D'Amico, che gli spiega come tanto mucchio attorno al terzo posto è solo conseguenza di una mediocrità da work in regress di squadre modeste o spompate). Come dire, pensiero sotteso ma chiaro: straccioni che altro non siete, non avete mai vinto nulla e state qui a lamentarvi dei miei 50 punti? Ma quale rivoluzione culturale! Per favore! Di culturale c'è solo l'abisso di sintonia che divide questo adolescente e ferrigno asturiano dal contesto in cui è capitato nove mesi fa per una scelta che oggi possiamo definire, senza tema di smentita, un clamoroso abbaglio. Diventerà un giorno, forse, un grande allenatore ma oggi è solo un'incomprensibile sciagura che si è abbattuta su questa squadra, la peggiore del dopoguerra, peggiore di Carlos Bianchi.
   
Troppo facile stare qui a bistrare con la matita rossa i cervellotismi da fenomeno dispensati anche questa volta contro qualunque elementare nozione di buonsenso. Ma il buonsenso, si sa, è merce dozzinale. Schierare nello stesso reparto tre campi magnetici negativi come Rosi, Kjaer e Jose Angel, tutti e tre insieme, in una partita dove casomai richiami alle armi Francesco Rocca e Paulo Roberto Falcao con le loro ginocchia infrante, un asino si sarebbe rifiutato. Inquietante sarebbe leggere i processi mentali attraverso i quali Enrique arriva alle sue scelte. Meglio non sapere. Basti aggiungere che con la sua ormai palese incapacità di tradurre in prassi tutto il "bellissimo" che rumina nel suo pensatoio, sta destabilizzando pilastri come Stekelenburg e De Rossi. Il portiere sottoposto da mesi in qua alla parte del piccione predestinato, l'altro, prima bastonato pubblicamente come uno scolaretto (bravo lui a elaborare dialetticamente la ferita ma le ferite rimarginate fuori continuano a sanguinare dentro) e poi inventandolo quello che non è o che ancora non è diventato. In tutto ciò avanza sinistra l'idea che ci si debba abituare a prendere quattro gol ogni volta che la squadra esce dal raccordo e che tutto ciò fa parte di un misterioso percorso iniziatico, un calvario illuminato che ci porterà a chissà quale gloria. Insisto e ripeto per i duri d'orecchi: il tema non è i 50 punti e nemmeno l'eventuale posto rubacchiato per un posto Champions, ma giocare Juventus-Roma, scoprire che c'è un'anima e che quest'anima sta dall'altra parte.
   
Devono saperlo Enrique, Baldini e Sabatini lo scoramento del tifoso, ma preferiscono non saperlo. E posso anche capirlo. Si tratta di una verità dura da guardare. Perché, se la guardi, la conclusione è solo una: chiudere per conclamato fallimento il laboratorio Luis Enrique. Baldini si sente mancare solo all'ipotesi. Un errore grave ma ancora rimediabile diventa ai suoi occhi un fallimento personale, uno smacco inammissibile allo specchio. Considerarlo così è un investimento narcisistico improprio che fa male solo alla Roma. E qui diventa decisivo l'uomo. A quale delle sue assortite intelligenze voglia consegnare il destino della Roma (del suo, ci perdoni l'amico, tendiamo a non preoccuparci). Se l'intelligenza forte della sua storia e del suo borgo natìo, quella che sa calarsi nel fango della vita magari con scelte rudi, parole barbare e, ma sì, la voce allegra ma anche incazzosa di Pupo, non quella dolente di chi ha appena letto per la decima volta Herman Hesse. O l'intelligenza fasulla, frivola, fighettona, salottiera senza salotto, dei loft al centro, del ristorante a San Lorenzo, delle Dandini e delle Mannoia, delle battutine ammiccanti, del rovello esistenziale portato come un foulard alla moda, tutto il rosario politicamente corretto e calcisticamente fallimentare di bei gesti e di belle parole. Torni a essere Reggello e non Londra il suo ombelico del mondo. Non stiamo qui a rievocare la Roma greve dei Radice e dei Mazzone, ma a questo punto magari sì, è solo che non vogliamo la Roma eunuca, la detestiamo dal profondo del cuore. Una Roma che ha perso il possesso di palla senza mai avere avuto quello di palle. Che abbondavano invece e facevano scintille in quella estetica di Liedholm e di Spalletti o quella sinfonica di Eriksson e Zeman. E volete sapere la cosa più umiliante? Sentirsi a ogni pie' sospinto elogiati dai Prandelli e dai Guidolin, da tutto il nauseabondo esercito dei crociati che ammorbano il pianeta con la loro melassa applicata alla vita. I chierichetti della parola "etica", anche quando la vita è lavoro sporco, quelli che si stupiscono perché la morte di un poveraccio in campo non ha cambiato il mondo, quelli che non si litiga con il compagno, non si fa tardi e non si parla mai dell'arbitro (da cui la Roma, ben gli sta, puntualmente massacrata, anche domenica sera, perché il messaggio subliminale che arriva a questi fischianti sempliciotti è: sfogatevi, applicate con noi senza alcun timore o senso di colpa il manuale dell'arbitro perfetto e loro giù, finalmente liberi di non scendere a patti con le loro miserie umane di paure, dubbi e sudditanze).
   
Già, tutti parlano bene di Enrique, come si parla bene delle mamme, dei boy scout, di quelli che danno il posto in autobus alle vecchine, che fanno i cortei contro la guerra e contro la povertà. Anche i suoi giocatori ne parlano bene e magari sono anche sinceri. Tanti scolaretti applicati e ossequiosi. Il problema è che i primi a non seguirlo, a non crederci, sono inequivocabilmente, sfacciatamente loro. Il campo lo dimostra. Il loro inconscio calcistico si ribella rumorosamente. Il risultato è che, alla fine di una disperante figuraccia da murarsi vivi nella vergogna, l'unica rampogna pubblica è stata per lo sputo di Lamela, riprovevole certo, ma almeno l'unico segno di reattività di questa squadra a Torino.

Venerdì sera sono capitato davanti a una tivù che dava Padova-Pescara. Credetemi, uno spettacolo commovente per quanto bello. Innamorarsi di un allenatore che ancora non esiste sarà anche un modo di marcare il territorio e forse passare alla storia con le proprie intuizioni superiori. Io sono innamorato di Zdenek Zeman. Della sua faccia antica e della sua straordinaria modernità. Mi faccio promotore e primo firmatario qui e ora di un suo immediato ritorno a Trigoria. Sarebbe una festa di redenzione ancora prima che di calcio.

Giancarlo Dotto

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