Citazione di: V.
Non ci acchiappiamo proprio, nevvero?
Mi dispiace, perché apprezzo quanto scrivi. Proprio perché lo apprezzo, così come apprezzo la tua intelligenza, posso dire che ce fai. Lo fai apposta. A non leggere quello che scrivo, o a farlo in modo surrettizio, estraendo particelle, frasi, incisi, ed incollandole ad uso di quel che vuoi dimostrare.
Ti dirò, dei tifosi pessimisti che tu non stimi e non vedi come tifosi (o viceversa). Come ti dicevo, io sono il prototipo dell'ottimista inguaribile. Fin da quando ero piccolo, mi ricordo una Coppa Italia, un Lazio-Lecco 0-2, e ogni due minuti calcolavo: mancano dieci minuti alla fine, basta un gol ogni cinque minuti e pareggiamo, mancano otto, basterebbe un gol ogni quattro... fino all'inevitabile 0-2 finale.
Non vado più allo stadio perché assordato ed infastidito dai mantra della Nord, dalle battaglie tutte interne, mai contro nemici esterni, che mi avevano estenuato. Ma ogni tanto ritorno, a Lazio-Napoli ad esempio. E ci sono ancora tutti, nei distinti Ovest, due fratelli cinici a dir poco, disincantati che ne basterebbe mezzo, un tassista che mi sta davanti, di quelli che si alza in piedi ad ogni corner, come i greci, che mio padre odiava perché non gli aveva fatto vedere la metà dei gol della Lazio, uno sempre pronto ad accodarsi al primo Lotito pdm, poi un esagitato patito di atletica che scrive anche su questo forum..., un universo variegato e multiforme. Quando serve, questi ci sono tutti. A gridare, incoraggiare, gioire e soffrire insieme. Fratelli. Anche se poi non faccio altro che discuterci durante la partita. E non ti permettere di dire una sillaba su di loro. Pure se vedono nero.
Ah, si, perché la storia è cambiata. Scusami se mi ci metto di punta, ma io sono più grande di te. Non migliore, of course, ma solo ho vissuto questa storia di cui parli, ne ho attraversato tutti i guadi. Nel 1974 tu eri piccinissimo, e non ti puoi ricordare. Io mi ricordo distintamente dalla fine degli anni '60 ad oggi. Ti posso assicurare che la storia non è cambiata manco per il cappero. Diciamo si è arricchita, come quella di tutte le altre squadre, per mere motivazioni cronologiche. Ma non è andata sicuramente in una direzione, ha subito forse più di altre i vichiani corsi e ricorsi. Da quel 1974 la storia, la Nostra storia, annovera dei momenti meravigliosi. Drammatici, DA LAZIO, ma meravigliosi. Da quel gol di Fiorini, agli esodi biblici degli spareggi, per finire a Birmingham, a Monaco, a Lazio-Reggina. Tutto questo fa parte inscindibile della nostra storia. Il "vostro tifo funereo, triste, un po' melenso, un po' indolente" (cit.) è il tifo di quella gente che si è caricata sulle spalle la Lazio in quei momenti. Ti svelerò un segreto. Sono andato a Lazio-Vicenza con mio padre e mia sorella piccola. Ci cagavamo sotto. E la paura era densa, appiccicosa, seccava le labbra, si sudava. E tanti erano desolati, perdevano speranza, si vedevano già in C o (ti ricorderai, anche se eri adolescente) peggio. Spariti. Cancellati. Ma c'era anche un entusiasmo vivo e rombante. Un non mollare mai ante-litteram. E uno stadio pieno che metà bastava. Magari tu quelli non li avresti visti o non li avresti stimati, perché funerei, tristi o pessimisti.
Non è cambiato niente, da quei tempi. Non sono cambiati i tifosi. Forse - come afferma giustamente qualcuno - qualcosa è cambiato dall'era Cragnotti in poi. Ma non in meglio, certo non in positivo. Ha portato molti a credersi grandi quando grande non eri. A fare i gradassi e gli strafottenti perché era arrivato uno pieno di quattrini non suoi e aveva riempito la squadra di campioni. A credersi stocazzo, un po' come fanno da sempre i giallozozzi. Campioni del mondo ad agosto. A pretendere tutto e subito perché noi. A snobbare qualsiasi risultato, in nome di una nobiltà che ci impedisce di accettare qualcosa sotto il quarto-quinto posto. Quindi pure l'anno scorso è stato visto con sussiego. Dall'alto di un ipotetico stocazzo di non so quale diritto divino.
Io alla mia storia ci tengo. A tutta. Ai trionfi e alle sofferenze. Ero a Como nel 1976. Ultima giornata, dopo venti minuti stiamo sotto di 2. In B, dico. Solo due anni dopo il momento in cui tu affermi che la storia era cambiata. Una ceppa di minchia, cambiata. Giorgione era scappato in America, lasciandoci in braghe di tela. Il Maestro stava male. Poi (E' da Lazio, cavolo se E' da Lazio) arriviamo al due a due. E restiamo in A. E al corteo attraverso le sbigottite strade di Como, noi diecimila arrivati là senza speranza ma con un cuore infinito, ho potuto toccare la Lazialità.
E tu mi dici che è cambiata perché Eriksson nel 2000? Bah, con tutto il rispetto, mi sa il Laziale e la sua storia non li conosci abbastanza.
I rigori son tre. Forza Lazio alé.
Guy