E' da Lazio

Aperto da GuyMontag, 28 Apr 2012, 00:15

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V.

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il topic è garbato. ognuno ha scritto la sua. intesi non ci siamo fino in fondo, pazienza.
però forse mi ha inteso strike, non a caso un collega.

oggi a un ragazzino di roma o a un trentenne che sta in europa (che non sa niente degli anni 80 per dirne una) e su tumblr mette su account sulla lazio facendo girare in tutto il mondo le stesse foto che posta la grandissima silvia84, non interessa Piola. proprio di quella Lazio lì non voglio parlare. a me interessa chi è stato sedotto da Signori, da Veron, dalla banda Mancini. Mi interessano anche i simpatizzanti. 

per la storia degli albori ci vogliono gli zebedei fumanti alla Piero Strabioni a cui non sono degno manco di pulire il mouse.

sò che esiste, che c'è, che è fondamentale, che spiega le sue ali alla grande: ma a una certa lazialità non appartengo,mi muovo altrove.

faticai a far passare alla dogana del mio ex giornale politico/economico 7500 battute su gascoigne tre anni fa. 
bisognava raccontare una storia universale, facendo risaltare i meriti nascosti da tanti commenti malinconici.
ce la feci. scriverlo su un blog sarebbe stato più facile, più lirico, più inefficace, senza forza. ma era meglio anche se faticoso confrontarsi con uno spazio per tutti, pagato, preciso e soprattutto: che sarebbe stato letto, citato, ripreso. e che restava online appeso a un link in caso di ricerca su google. una cosa che avrebbe parlato ad altri professionisti, ricordando la Lazio di gascoigne.


Gio

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Dieci anni fa siamo stati la squadra più forte del mondo.
A me quello che mi fa davvero incavolare è l'idea di molti tifosi Laziali che sia stata un'eccezione o una casualità.
Peggio ancora, l'inizio del disastro, il vivere al di sopra delle proprie possibilità, ed altre amenità del genere.
Cragnotti ha dimostrato quello che può diventare la Lazio con gente capace di gestirla. Sovvertendo molti luoghi comuni.
Ed invece di avvelenarci con chi Cragnotti ce l'ha levato dandoci in cambio qualcuno che renda la Lazio mediocre non troppo da farci ribellare, ma abbastanza per non dare troppo fastidio, ci adeguiamo e ci facciamo sembrare buono il poco che abbiamo.

La Lazio può essere una delle prime tre squadre italiane. Ha città, pubblico, tradizione e potenzialità sufficienti per essere protagonista. Il fatto che non ci sia riuscita negli anni '60, '70 ed '80 non significa nulla. Il fatto che chi la guida oggi non ci riesca, invece, è una precisa responsabilità.

sweeper77

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forse qualcuno si dimentica, o non vuole ricordare per il dolore, cos'era la lazio che vinse il secondo scudetto.
E non vinse solo quello, vinse coppa italia, supercoppa italiana, supercoppa europea.
Il napoli fece questo? La fiorentina fece questo?
Ricordo campioni, come salas, mancini, veron, nedved, nesta, stam, crespo, stankovic,  e quanti altri CAMPIONI c'erano.
A mio avviso se la lazio oggi ha ancora un forte appeal, ce l'ha grazie a quella squadra, quella grande squadra, a cui fu permesso di vincere 60 ma che avrebbe meritato 100.
Ecco io quella squadra non la dimentico, la ricordo, con orgoglio e passione, e me ne vanto di averla vissuta.

strike

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Tutto quello che scrive Guy "E' da Lazio", sono un po' più giovane ma mi ci ritrovo. Però non è vero che la storia non è cambiata. Che è sempre quella, corsi e ricorsi, un decennio sì e un decennio no, se vinciamo subito dopo sono drammi e tragedie, c'è la luce bellissima e accecante ma è solo un'illusione fra due tunnel, siamo nati per soffrire e tutti ce l'hanno con noi.

Cioè sì, ma anche no.

E' cambiato il calcio. E' cambiato il mondo. Tarallo, non è il '62. Ci sono ragazzi che tifano Lazio o simpatizzano lontano da Roma, fuori dall'Italia, fa bene V. a pensare a loro, ma anche ai romani che hanno conosciuto un'altra Lazio come dice N.G.E. che poi ha quasi trent'anni, non è un bambino. Cosa gli vogliamo dire a N.G.E.? Troppi sganassoni devi ancora prendere, te lo dico io che ho visto gli spareggi a Napoli? E speriamo di no, checcazzo...

La Lazio, in questo mondo e in questo calcio che sono cambiati, da vent'anni è quasi ininterrottamente fra le prime, o subito a ridosso delle prime, del campionato italiano. Anche le merde. Anche il Naples, sia pure da meno. Non la Florentia. Non più. Diciamo pure: mai più. Non è questione di Foggia e Nocerina. Oggi non c'è Verona, non c'è Sampdoria. Oggi ci sono solo le strisciate e, se ce la fanno, Lazio, Trigoria e Napoli soccer. Altri, in questo mercato, non ce la possono fare, non ai massimi livelli. Bisogna vedere cosa fa la Lazio. E cosa fanno le merde. E intanto la Lazio bisogna raccontarla, perché a differenza delle merde e dei naples quasi nessuno la racconta. Non credo affatto che per diritto divino ci spetti il quarto posto, non è questo il punto. Anzi penso che sia un miracolo, da raccontare, che per il secondo anno ci giochiamo la Champions, con Scaloni, Alfaro e Candreva.

Non ricordo chi, in un altro topic, diceva che il merito della presidenza attuale è aver portato la Lazio davanti alle Colonne d'Ercole. E' vero. V. scrive che c'è un filo, un ponte possibile, tra lo scudetto del 2000 e oggi: quel filo può portare al di là delle Colonne d'Ercole. La Lazio ne ha le potenzialità, la proprietà non lo so; me lo auguro e la sostengo finché non ne vedo una nuova.

La storia la fanno le persone. E la cambiano, se la cambiano, le persone. Secondo me Chinaglia, Maestrelli e i vincitori dello scudetto del '74 hanno cambiato la storia della Lazio dandole il primato cittadino: per quanto sia durato poco, per quanto Chinaglia se ne sia andato subito, la Lazio non l'aveva mai avuto. C'è un prima e un dopo. E pure Cragnotti e Eriksson, Salas e Mancini, Nesta e Nedved, Signori e Veron. C'è un prima e un dopo. Davvero non si vede??

Naturalmente, il fatto che la storia cambi non significa che non possa cambiare un'altra volta, e si torna in serie B o si torna a lottare per non andarci come è stato due anni fa, o si rischia di sparire. Significa solo che bisogna avere coscienza di quello che siamo e di quello che possiamo essere, senza accontentarci di immagini consolatorie, senza compiacerci troppo in una retorica a cui siamo tutti affezionati, forse pure V., ma secondo me non ci fa così bene.

Allora io mi tengo Scaloni, ma mi sta pure bene che si pensi a Mancini. Voglio che si pensi in grande, molto in grande. E intanto soffro. Perché a me me rode da mori', e non certo per il fischio di Udine...

Avanti Lazio

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Kim Gordon

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FatDanny

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Io mi ritrovo a metà tra i due discorsi.

Nel senso che la Lazio vive oggi in una difficile terra di mezzo, tra la sua ampia storia passata fatta di difficoltà, tenacia e una dimensione non da big del calcio e il paradiso intravisto dieci anni fa.
Intravisto abbastanza per non scordarlo, ma non abbastanza per sentirlo pienamente proprio.
E' chiaro che l'età anagrafica tendenzialmente influenza il percepire più l'uno o l'altro elemento.

E proprio a proposito di paradiso, a me la discussione di sto topic ha ricordato la scena finale de "la classe operaia va in paradiso" di Petri, quando Lulù racconta il sogno che ha fatto.
Presi nella morsa tra l'ambizione di stare tra le squadre che contano e le nevrosi quotidiane di chi non è ammesso in quella elite.




Lulù: "ma si, spacchiamo tutto e andiamo dentro, occupiamo il paradiso"
gli altri: "come?" "come?" "come?"
L: "E giù contro a sto muro, e giù contro a sto muro. Oh, e il muro è andato giù"
A: "Si vabbé, ma cosa c'era, cosa c'era?"
L: "la nebbia c'era"
A: "che nebbia?" "quale nebbia?" "ma che c'era in questa nebbia?"
...
L: "uno a uno siete venuti avanti tutti, c'eravamo noi altri nella nebbia"
A: "c'ero anch'io?" "e io?" "ma cosa vuol dire?"
L: "eh cosa vuol dire... ma va là che questo è lento ha capire... vuol dire che se c'è un muro da buttar giù, lo butta giù"
A: "io ho capito, Massa"
L: "eh ma sono io che non ho capito... tu chi sei, cosa vuoi"
A: "io voglio buttar giù subito il muro, ecco chi sono" "c'ero io nella nebbia? e dov'ero? Ma perché c'è la nebbia in paradiso?" "io c'ero?"
L: "guarda, non c'ero nemmeno io. non c'era nessuno. come non detto"

dottor schulz

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D'accordissimo con l'autore del post di apertura del topic. Apprezzo il post anche dal punto di vista stilistico. Ironico, pungente, serio. Vero.
d'accordissimo anche con tarallo, in tutto quello che dice.
invece, per quanto riguarda v., trovo assolutamente fuori luogo il suo intervento.
Ma non perche' dice quel che dice, che anzi rispetto molto (anche nei modi poco politically correct).
Lo trovo fuori luogo perche' e' in risposta all'intervento di Kurt, il quale, come anche altri prima di lui,  si era limitato a confermare cio' che aveva scritto l'autore del topic.
Lo trovo un intervento inappropriato e scorretto. Perche',  se uno deve fare un intervento duro come quello (addirittura invitando a tifare Roma),o lo fa senza citare un intervento particolare, visto che tutti gli interventi erano dell'identico tenore (ossia di condivisione al post iniziale), oppure lo fa rivolgendosi direttamente all'autore del post originario.
No che ti vai a "capare" la vittima di turno. Ripeto, proprio perche' l'intervento era abbastanza duro.
Non si puo' sparare a tizio per colpire Caio.

porgascogne

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Citazione di: dottor schulz il 02 Mag 2012, 09:24
D'accordissimo con l'autore del post di apertura del topic. Apprezzo il post anche dal punto di vista stilistico. Ironico, pungente, serio. Vero.
d'accordissimo anche con tarallo, in tutto quello che dice.
invece, per quanto riguarda v., trovo assolutamente fuori luogo il suo intervento.
Ma non perche' dice quel che dice, che anzi rispetto molto (anche nei modi poco politically correct).
Lo trovo fuori luogo perche' e' in risposta all'intervento di Kurt, il quale, come anche altri prima di lui,  si era limitato a confermare cio' che aveva scritto l'autore del topic.
Lo trovo un intervento inappropriato e scorretto. Perche',  se uno deve fare un intervento duro come quello (addirittura invitando a tifare Roma),o lo fa senza citare un intervento particolare, visto che tutti gli interventi erano dell'identico tenore (ossia di condivisione al post iniziale), oppure lo fa rivolgendosi direttamente all'autore del post originario.
No che ti vai a "capare" la vittima di turno. Ripeto, proprio perche' l'intervento era abbastanza duro.
Non si puo' sparare a tizio per colpire Caio.

V. fa così, ogni tanto je parte la ciavatta
lo fece pure con me, all'inizio: bei cazzi da pela' che se prese
:pp

però, adesso, io me butterei ner fòco pe' V.

alla fine lui e kurt diventeranno amici per la penna

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GuyMontag

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Citazione di: strike il 02 Mag 2012, 02:55

Caro Strike

prima di tutto non mi fare interpretare la parte del vecchio. Il capello grigio ce l'ho, ma hai da vede come me ne vado sulla fascia.

Il mondo è cambiato, il calcio è cambiato. E' vero, hai ragione. Il fatto che sia cambiato, che quello che viviamo sia profondamente diverso rispetto agli anni (50, 60, 70, ma anche 90), non toglie però una virgola a quanto sostengo. Ti dirò, esiste una tendenza - dato che il calcio è cambiato - a far partire la nostra storia dall'era-Cragnotti. Che ciò sia profondamente umano, è evidente. C'ero a Birmingham, e ho provato (per dirne una) una gioia calcistica che mai, fino ad allora. Sono andato a conquistare Stamford Bridge, e non ci aveva mai vinto nessuno. Pare ieri... Il ricordo di Lazio-Reggina è scolpito nella pietra (oltre che nella carne, dato che nella concitazione mi sono seduto su una bottiglia rotta), molto di più di quello, vago, di Lazio-Foggia. Mi ricordo di bandiere, un oceano di bandiere, lacrime, io che abbraccio papà, e papà che - tornati a casa - litiga con mamma. Ma poco più.

Non mi ricordo nulla, invece, per ovvii motivi, del generale Vaccaro, di Silvio Piola, di Muccinelli, Selmosson, degli anni '50, della prima Coppa Italia. Però - e su questo mi batterò sempre - QUESTO E' QUELLO CHE SIAMO. Non ci sarebbe stato un Cragnotti, se quel giorno il generale Vaccaro avesse beccato l'influenza. Il centravanti della Nazionale Campione del Mondo 1938 sarebbe con ogni probabilità stato della roma.

Considerare la storia come un esercizio di retorica, quello sì non ci fa così bene. Perché allora siamo tutti uguali. Uguali anche a quelli là, non migliori di quelli là. Scrivi che la Lazio di Maestrelli ci ha dato il primato cittadino. Il primato cittadino lo avevamo avuto spessissimo, prima, e ahimé purtroppo quello che dici non è così vero. Già l'anno successivo al 1974 ci sono passati avanti, due anni dopo ci siamo salvati a stento. Per non parlare di cosa è successo nel decennio successivo. E - per restare ai tempi recenti - non è che nel primo decennio del duemila il primato cittadino l'abbiamo avuto noi. Non ci conviene mica battere su questo tasto.

Mi infastidisce un po' che nell'immaginario collettivo, di cui anche noi siamo veicoli, la Lazio sia solo Eriksson, Nedved, Salas, Veron, Nesta, Mancini e via dicendo. Anche quella Lazio è stata una magnifica farfalla, che si è bruciata le ali ma - nel bruciarsele - ha aggiunto un tassello al meraviglioso mosaico che è la nostra STORIA.

Non è retorica. Una squadra di calcio, nel nostro caso un mondo di sport, vive, prospera, ha senso se la gente tiene viva la propria storia, la tramanda, se ne fa scudo e vanto. Ripeto, se partissimo tutti insieme da (quando? quando è che è cambiata? diciamo dal 2000?) non varremmo più di loro. E io invece non me li inculo di pezza, a quelli là. Perché quelli non ci hanno una minchia di storia, ed è per quello che hanno creato una divinità dai piedi d'argilla. Perché loro sì, vivono solo per l'oggi perché non hanno un ieri, perché loro sì devono sapere che sono nati per decreto e non su una panchina agli albori del 900, perché loro sì che fanno i gradassi e gli strafottenti devono sapere che quando brandelli di loro si sfidavano e si menavano in derby locali e pigliavano gli schiaffi dalla LAZIO già in Italia giocavano Perugia, Piacenza, Cosenza, Empoli, Ravenna, Fermana, Sassuolo, Alzano, Treviso e Carrarese, e mi fermo perché praticamente ci sono tutte, incluso il Sora che festeggiava il ventennale.

Ecco, questo ci fa diversi, e se per caso (anzi sicuramente) non lo sanno, siamo noi a doverlo ricordare loro in ogni momento. Perché noi SIAMO grandi, non per quel breve periodo a cavallo dei due secoli. Ma se non lo sappiamo neanche noi, chi siamo e da dove veniamo, qual'è la differenza tra noi e gli altri?

Tu vuoi che si pensi in grande, cancelli tutto e vuoi che si ricordi (faccio un esempio) solo del tacco di Mancini a Parma. E' limitativo, molto limitativo. La storia la fanno le vittorie e le sconfitte, le gioie e i dolori, tutto contribuisce a renderci laziali. Pensare o meno in grande non ha nulla a che vedere con il ricordare o meno un periodo glorioso. Volendo pensare in grande, IMHO, bisogna allora farlo OGGI. La Lazio di Mancini è da riporre allora, allo stesso modo di quella di Chinaglia, di Piola, Muccinelli ed Ancherani, nell'album del passato.

OGGI è Klose, oggi è Radu e Ledesma, Mauri ed Hernanes, Lulici e Dias, Rocchi e Gonzalez. Oggi dobbiamo sderenare il Siena. Perché con la nostalgia di Mancini (e perché Mancini, perché non tanti altri magnifici campioni che abbiamo avuto PRIMA? Giuro non ci arrivo) non andiamo da nessuna parte, e invece Scaloni magari la butta dentro.

E poi scusa, io ho scelto come nick Guy Montag. Ce sarà un motivo. In un mondo in cui i libri si bruciano, e metaforicamente il passato si azzera, mi sono assunto il compito di tramandare la nostra storia. E - ti assicuro - non è un compito gravoso. Tutt'altro...

Adler Nest

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topic molto interessante e culturalmente sfidante.
La storia della Lazio è fatta di 112 anni densi e pieni di alti e bassi.
L'epoca di Cragnotti ci aveva elevato a livello delle 3 sorelle (e a quei tempi si parlava delle 7 sorelle....).
Con Lotito siamo ripartiti da 0 o quasi e siamo ancora lì.
Nel primo quartile nonstante tutto e tutti.
L'ambizione ad essere costantemente nell'elite del calcio ci deve essere, ma dobbiamo anche essere estremamente consapevoli che sono i fattori economici che determinano il successo di un'impresa.
Vedete il Chelsea o il City: fino all'rrivo dei paperon de paperoni di turno, molta difficoltà ad essere costantmente un riferimento. Adesso lo sono.
La continuità di risultati e di successi fa la gente ottimista.
Noi siamo ancora sull'ottovolante: da qui il continuo contrasto tra il volere e il potere, tra la soddisfazione è la contestazione, tra l'ottimismo e il pessimismo.

strike

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Citazione di: GuyMontag il 02 Mag 2012, 10:57

Caro Guy,

ma quale quale vecchio, per carità, se non ho capito male hai appena qualche anno più di me.

Io della storia della Lazio non cancello niente, la conosco meno di te e di sicuro fai benissimo a tramandarla per quella che è. Sul '74 devo essermi espresso male: lo so anch'io, pur non avendolo vissuto perché ero piccolo, quello che è successo l'anno dopo e l'anno dopo ancora, penso però che quello scudetto abbia cambiato l'immaginario collettivo dei laziali, ne ho avuto conferma anche qui nella discussione che ha seguito la morte di Chinaglia. Io ragazzino della Curva Nord negli anni 80 me ne andavo fiero in tutti gli stadi della B, con lo striscione del mio liceo e Chinaglia nel cuore (anche se poi Chinaglia era tornato e se n'era riandato coi risultati che sappiamo, ma allora pensavo che fosse una vittima e basta e "noi siamo grandi e risorgeremo"). Chiaro? Se non c'era stato lo scudetto del '74, non lo so dove stavo... E fai bene tu a dire che se non c'era il generale Vaccaro e non c'era Piola non ci sarebbe stato manco Cragnotti. Vero.

Ma infatti io non divido la storia della Lazio in una parte vecchia e brutta e una più recente e bella, non è questo il punto. Il punto è che questa storia di alti e bassi non deve giustificare una retorica fatalista, mortificante, nella quale, qui sì, tutto è uguale a tutto, siamo nati per soffrire e a ogni vittoria strappata con le unghie segue una tragedia.

Citazione di: GuyMontag il 28 Apr 2012, 00:15
(...)
Il laziale è funebre, terrorizzato di poter essere felice, vede un raggio di sole dopo un acquazzone come una breve pausa tra due temporali. Perché, che pioverà, è sicuro.
(...)

Citazione di: GuyMontag il 28 Apr 2012, 00:26
Perché sotto sotto, senza dirlo, a noi ce piace così.
Perché sennò ce sceglievamo una strisciata e stavamo tranquilli così.
Oppure se buttavamo sull'altra sponda che tanto vincevamo pure quando beccavamo.

Perché a noi, impenitenti e inguaribili pessimisti, nun ci ammazza nessuno.
(...)

Citazione di: kurt il 28 Apr 2012, 00:53
(...)
Pessimismo cronico e cosmico. Laziale.
Siamo così.
(...)

Ma insomma, anche no.

Dopo di che io me tengo Scaloni, l'ho già detto. Epperò penso in grande, finché posso, chiedo alla Lazio di pensare in grande e mi permetto di dire che questo e quest'altro non va bene. "Sono altri quelli che non discutono perché amano" (cit. Porga).

Ammazziamo 'sto Siena, per favore


GuyMontag

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Citazione di: strike il 02 Mag 2012, 11:56

Le citazioni vanno bene, però - e l'ho scritto che non so più come scriverlo. Mi manca il braille e il kirghiso - non sono il mio sentire. Anzi l'opposto. Sono quello che percepisco del comune sentire del laziale. Questo è quello che avverto. Tu avverti il laziale in modo differente?

Che poi ciò sia conforme al nostro ideale di tifoso, concordo con te, e con V. : non lo è. V. è entrato a piedi uniti, contro questa tipologia di tifoso. Io, che li vivo, li frequento, mi ci abbraccio ai gol, ci discuto, ci litigo anche, semplicemente dico che questo sentire un po' crepuscolare, pur non appartenendomi, lo accetto. Purché si non traduca in fuga e abbandono. E - dato che i personaggi di cui sopra - me li ritrovo sempre là, fedeli nei secoli, non mi disturba.

Li vorrei tutti ottimisti e pronti a pensare in grande? Magari sì. Ma non è il laziale crepuscolare colui che fischia al primo passaggio sbagliato, anzi addirittura alla lettura delle formazioni, non è lui che cerca sempre e comunque un colpevole, astioso, ringhioso e feroce. Non è quella la tipologia di tifoso cui faccio riferimento. Quello è il "tifoso moderno". Ma usciamo fuori dal seminato, molto si potrebbe dire, ma principalmente che me tocca pure lavorà. Ogni tanto.  ;)

tags: sdereniamo, il, Siena

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marcantonio

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V. me pare che pare che non sai legge e che hai pure rotto er ca22o. Quando è troppo è troppo. Sul calvinismo ho risposto, vattelo a cercare perché non ho tempo di cercare il link; se non sai leggere o se hai voglia di fracassare i suddetti a prescindere, ripeto, è un problema tuo. E fatte vedé da uno bravo.

V.

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quanta aggressività, passo oltre. non te la prendere, lo dico sul serio. non conviene, si perde di vista la faccenda.

se non rispondevo a kurt così, tutta sti interventi non venivano fuori. e mi pare che di cose se ne stiano dicendo parecchio. ci vado col machete anche io quando proprio quella goccia di pioggia mi centra l'occhio mentre vado in motorino, però so recuperare, so dire adesso tocca a voi, so vedere le ragioni altrui, quando vengono messe sul tavolo, cerco di spiegare. ho un debole per i secondi tempi e per chi li popola.

ricordo pure molti anni fa le guerre da forum. nessuno leccava ferite altrui. e io sono un netter, non un gestore o moderatore. la mia parola vale quanto quella di kurt e viceversa. non contesto mai quello che lascia uno prima di entrare qui: la propria vita quotidiana, le opinioni, etc. una volta postavo convinto su argomenti o friends, non lo faccio più da anni. leggo, contesto, sostengo quello che mi si porta sul piatto della condivisione su lazio talk.

detto questo, mi fa piacere quello che scrive strike. a me non interessa convertire ma raccontare.
ecco, Guy, hai usato il termine giusto: crepuscolare. ora lo posso usare anche io. prima, mi avrebbero dato del non comprensibile. per me quel tifo crepuscolare è romano al 100%, da scriverci un libro. lo sento mio, lo conosco. fa parte di questa città funerea. l'ho vissuto in casa e allo stadio (guy, questa cosa l'ho già scritta)

ma dico pure che ci sono stati fatti, uomini, stagioni che hanno raccontato cose diverse da quel crepuscolarismo.
però poi leggo che il crepuscolarismo avrebbe mille ragioni e che a un ragazzino o al trentenne cresciuto con i successi nuovi dovremmo raccontare anche di Piola e di Vaccaro. ma come? Non sappiamo raccontare venti anni di Lazio e vogliamo appioppargli 112 anni di storia?

non lo so. trovo che nelle tante voci di un forum c'è un sentire mainstream che è ovviamente quello di parlare tra tifosi Lazio, al massimo tra laziali e romanisti. a me questo non basta più. perchè tante storie, tanti fatti si sono accumulati e non li stiamo raccontando a dovere

c'era un topic aperto da Tarallo che diceva "mò basta con la solita tiritera che la Lazio è uguale calcio scommesse" e faceva un contro elenco di zozzerie dell'altra sponda.

ecco: avrei voluto rispondere che quelle 30 righe di sacrosanto sfogo sarebbero state ardue da sintetizzare a cena, per esempio con la mia compagna, o a casa di amici, se mi avessero chiesto lumi sulla Lazio: è capitato molte volte in questo anno.
ma recitando a memoria quelle 30 righe sarei passato per il tifoso autoreferenziale, che ha mille problemi e però anche mille soluzioni. avrei raccontato beghe inter nos, grandi questioni ridotte a beghe inter nos. ammesso, ovviamente, che per recitare quelle 30 righe mi avrebbero concesso tre minuti senza fiatare, rimanendo tutti attenti. a voi succede mai con estranei di avere questa attenzione?

ovvio che per parlare ad estranei della Lazio c'è sempre un prezzo da pagare,a qualcosa devi pur rinunciare nell'esposizione. ma non avrei raccolto nulla: nè interesse nè attenzione.

legittimo/sacrosanto che tarallo abbia scritto quello sfogo su un forum. ma fuori questa cosa non funziona, non racconta la Lazio. e tarallo aveva avuto la bravura di mettere tutte quelle 30 righe appunto in fila.

tornando al crepuscolarismo, anche lì quell'atteggiamento ha avuto le sue rappresentazioni, i suoi culmini, le sue cerimonie. è anche giusto che ciclicamente ritorni in grande spolvero. però spesso non vuole cedere il passo. non vuole vedere le cose nuove. nella frase "è fatto così" ci ho sempre trovato qualcosa di sbagliato, soprattutto se riferito a persone giovani, non troppo grandicelle.

per questo dopo che uno si fa un mazzo per raccontare cosa è stato Chinaglia e riesce a farsi accettare due proposte altrove da un forum, ma su giornali e riviste (entrambi non sportivi), tornare a leggere "siamo fatti così, siamo crepuscolari" magari rode un po'. non è per kurt, w kurt e quelli come lui, ma perchè kurt ha calato un asso condiviso da molti: una carta che ha delle verità ma non sempre è un asso, ed è calata con naturalezza, il che non vuol dire che sia la soluzione più intelligente, o più fresca e sana.

ripeto: in cinque netter abbiamo 5 opinioni e non le tocco. rimarrà questo topic è già un risultato, compreso l'asso di kurt. intanto però non è un caso che sia stato aperto e che abbia trovato qualche puntualizzazione non proprio scontata. l'aneddoto di eriksson non è inventato. non credo che lo "svedese napoletano" abbia usato i guanti quel giorno con chi dal fondo del pullman disse quella frase "e te pareva, capita sempre a noi".

solo che quella frase racchiude un mondo. e a me sto mondo non mi piace perchè alla lunga è fragile, alla lunga è manicheo, è abusato. non lo puoi trasmettere sempre come fosse una litania radiofonica h24, e quando questo mondo si decide a raccontare parla una lingua chiusa, quasi dialettale, fatta di sbrodolamenti, di emotività senza confini. in una parola, non raccontabile ad altri. per me questo è fondamentale. a me dei piedi uniti non mi interessa, mi preoccupano di più le bocche cucite o quelle che implicitamente stanno dicendo: è inutile, tanto...

certo, non voglio un milione di cantori della Lazio e lo so che non siamo il bayern.
però so anche che detesto i tronfi momenti di boria laziale, pura retorica che segue periodi di down nerissimi, ecco il fiorire di toni crepuscolari. non voglio equilibrio nei tifosi, è pura utopia, ma intorno a un fuoco, a raccontare la storia, caro guy montag,per salvare i libri a memoria, non vorrei che si leggesse soltanto il frontespizio, o le pagine più tristi. a questo non mi arrenderò mai. e conterò sulle nove dita che mi rimangono. ho scritto pezzi anche con un braccio solo.


















GuyMontag

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Citazione di: V. il 02 Mag 2012, 15:58
però poi leggo che il crepuscolarismo avrebbe mille ragioni e che a un ragazzino o al trentenne cresciuto con i successi nuovi dovremmo raccontare anche di Piola e di Vaccaro. ma come? Non sappiamo raccontare venti anni di Lazio e vogliamo appioppargli 112 anni di storia?

Caro V.

quello è un problema nostro. Di chi ha voglia di raccontare, di chi lo sa fare. Niente si appioppa, di storie ce ne sono, oh se ce ne sono!

E non dipende da quanto si va indietro nel tempo. Quando ero piccolo ho letto per la prima volta (penso fosse il 1969) la Storia della Lazio di Pennacchia. Che meraviglia, che commozione, e sì che lui aveva poco più di quarant'anni, la maggior parte delle storie non le aveva vissute in prima persona. Pensa se avesse fatto lo stesso discorso tuo, e avesse pensato che non era il caso di raccontare storie tanto lontane.

Una serie di storie in bianco e nero che ai ragazzi in pieno boom degli anni sessanta sai che gliene poteva fregare di meno. Ma lo ha fatto, e gliene sarò sempre grato.

Citazione di: V. il 02 Mag 2012, 15:58
però so anche che detesto i tronfi momenti di boria laziale, pura retorica che segue periodi di down nerissimi, ecco il fiorire di toni crepuscolari. non voglio equilibrio nei tifosi, è pura utopia, ma intorno a un fuoco, a raccontare la storia, caro guy montag,per salvare i libri a memoria, non vorrei che si leggesse soltanto il frontespizio, o le pagine più tristi. a questo non mi arrenderò mai. e conterò sulle nove dita che mi rimangono. ho scritto pezzi anche con un braccio solo.

Stà sicuro che chi legge soltanto il frontespizio lo farà, indipendentemente se si raccontano storie di dieci venti o cento anni fa, se chi le racconta non riesce a coinvolgere il lettore.

Anche quello è un problema del narratore. Io nun sò bono. Altri - tra cui te, sono sicuro - sì.

Monteverde74

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è stata dura rileggermi questo topic
a favore di V. (anche se gli rimprovero un paio di uscite che secondo me, solo vecchi netters gli avrebbero concesso eheheheh) porto l'esempio di Roberto Mancini.
Uno che la mentalità vincente ce l'ha nel sangue, uno che è venuto qui e ha riscritto lo spogliatoio della Lazio.
Questo per dire che la mentalità vincente, magari non è un bagaglio del nostro DNA, ma può essere "trasmessa" e "assorbita", se proposta nella corretta forma.

Tra l'altro come spunto di discussione, secondo me, la CURVA NORD è stata un nuovo modo di porre la tifoseria a ROMA, nel bene e nel male

V.

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Lazionetter
* 12.186
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chi sa racconti nelle sedi opportune, gli altri chiacchierino pure dove e come gli pare: questo dunque il succo del discorso? un po' comoda come posizione. però a maggior ragione un "siamo tutti così" non esiste. e allora se a me costa tripla fatica raccontare su un giornale, avrò anche il diritto di entrare a piedi uniti su chi generalizza? e poi, queste famose "uscite" valgono più di qualsiasi contenuto? pare di sì. allora le cose rimangono come prima: ognuno dice la sua e non si esce dal recinto. prepariamoci però al peggio del peggio, bruceremo quindi questa stagione sul rogo, senza salvare nulla, neanche i due derby, e con molta nonchalanche "svenderemo" anche uno come rocchi per poi rimpiangerlo chissà quando. con buona pace dei pessimisti che avranno argomenti pronti sulla tastiera. e ti ringrazio della tua sicurezza nei miei confronti, ma il primo a dubitarne sono io. sennò non sarei qui. 

V.

*
Lazionetter
* 12.186
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con molto garbo ed educazione.

dopo il gol di candreva e quello di mauri, dopo che c'era stato il mischione frenetico tra amici, sai quando torni a posto, arriva il momento di benessere, ecco allora ho preso il ragazzino con la tuta che stava accanto a me, abbonato anche lui, che l''inizio aveva la faccia interessata, attenta, ma poi dopo il gol di milito aveva tirato a sè le ginocchia e preso l'iphone per giocare a fifa2012, e l'ho sollevato in aria. c'aveva un sorriso lungo così, la prima volta temeva un mio gesto la seconda quasi se l'aspettava e il padre l'ha guardato felice.

è un po' che faccio caso ai ragazzini allo stadio. non ne ho ancora però non sono uno di quelli che non vorrebbe. ma comunque me li spizzo quando si stufano, quando sono sovrastati da noi, quando giocano prendendo a calci un pacchetto di marlboro all'intervallo e allora mi viene d'istinto da pensare che si annoiano.

la vittoria di stasera cambia qualcosa, se perdevamo nel conto c'era anche questa sconfitta: i musi lunghi, i ritorni a casa silenziosi ma con i copioni già scritti, niente di nuovo da dire però radio accese, sms, telefonate già condivise, già fatte. e loro dietro di noi ad ascoltare.

oggi quando l'ho visto tirare fuori l'iphone per giocare gli ho detto dai forza su che ancora non è finita. insomma, stai allo stadio, voglio dire, se mi giochi a calcio sull'iphone allora è finito tutto, che ve venimo a fà?
a fà i pessimisti? a farti andare via? a svegliarti solo per dire "lo sai chi è morto oggi?"

e spero invece ragazzino che te la ricorderai stasera, che uno ti ha preso con delicatezza sotto le ascelle e ti ha sollevato come a farti guardare il delirio di gente intorno a te. l'importante è esserci al momento giusto direbbe qualcuno: sì, è vero ma non basta. l'entusiasmo, il fomento non scendono tra noi come lo spirito santo. parola di un figlio unico che da ragazzino ne ha passate di domeniche da solo, solissimo.


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Rivolazionario

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Lazionetter
* 10.456
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E' stato uno dei topic più difficili da leggere che io ricordi da quando sono iscritto su Lazionet. Contemporaneamente uno dei migliori, però.
Forse mi sono perso qualche risposta, quasi volontariamente, perchè dentro di me, si è formata un'idea, che da come la vedo io, è a metà tra quella di Tarallo e quella di V.
Ossia: la storia della Lazio è cambiata, ma in realtà non è cambiata di una virgola.
O meglio: ogni tanto fa dei passi indietro.
Anche abbastanza dolorosi ahimè.
Ho pensato più e più volte, che razionalmente, io lo scudetto del 2000, non avrei mai voluto vincerlo. (Non mi sparate).
Razionalmente.
Lazionalmente, invece, dico che è stata la cosa migliore che potesse capitare.
Ahinoi, dopo quel trionfo, sono arrivate le vacche magre.
Che hanno comunque portato, negli ultimi 12 anni 2 Coppe Italia, e una Supercoppa Italiana.
Poco, rispetto a prima.
Ma molto, rispetto a prima ancora.
Siamo nati nel 1900, all'inizio del secolo.
E il nostro primo trofeo, risale al 1958, il secondo al 1974, il terzo al 1998, e via così.
E allora mi dico: Non e' cambiato nulla, ma e' cambiato molto, se penso, che in 100 anni, avevo vinto 3 trofei 3, e adesso posso vantare una bacheca, se non strabordante, quantomeno piena.
Mi piacerebbe andare in giro tronfio, ma so che, da laziale, non potrei mai.
Ma non perchè sono pessimista leopardiano.
Perchè al laziale, vincere piace, e non per dimostrare una superiorità spocchiosa nei confronti degli altri.
Perchè "in quel momento" eravamo i più forti.
Ma rimaniamo comunque la Lazio.
E a me, va benissimo cosi'.
Siamo nati con un idea "olimpica" di base.
E il tifoso laziale, è olimpico.
Talmente al di sopra del "gomblottismo", che sono gli altri che cercano di farci risultare tali.
Io sono Laziale.
Noi siamo Laziali.
E questo, non potrà mai togliercelo nessuno.

ernestocalisti

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Lazionetter
* 299
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Citazione di: GuyMontag il 28 Apr 2012, 00:15
Diciamoci la verità, non è da noi, non sarebbe mai stato da noi.
Non sarebbe stato da noi essere terzi con sette-otto punti sulla quarta.
Non ci sarebbe dispiaciuto guardare le ultime giornate di campionato magari con un po' di distacco, e se c'era da andare al male una domenica, insomma, concediamo qualcosa alla famiglia, tanto ormai è fatta.
Ma non sarebbe stato da noi.
E' invece da noi soffrire maledettamente fino all'ultimo minuto dell'ultima partita.
Dodici anni fa, addirittura, un tempo dopo l'ultimo minuto dell'ultima partita.
Nessuno ci regala niente, e lassù ci si sono dimenticati.
Noi non ci diamo una mano. D'altronde, non ce la siamo mai data. Il laziale è funebre, terrorizzato di poter essere felice, vede un raggio di sole dopo un acquazzone come una breve pausa tra due temporali. Perché, che pioverà, è sicuro. Un mio amico fraterno, al fischio finale di quel Perugia-Juve, mi guardò con occhio smarrito. E mò?
E quel giorno a Perugia stava piovendo. Mai pioggia fu più benedetta, pioggia comunque era.

Il momento è quello che è.

La squadra gioca male, malissimo. E che squadra, poi? Non c'è più nessuno. Il bollettino degli infortunati è un romanzo horror-gotico, ogni mattina lo consulto armato di ogni sorta di amuleti, spizzandolo come le carte a poker. E non lo puoi perdere manco un giorno. Mi sono distratto un attimo e zac, per il Profeta stagione finita. Dopo Brocchi, dopo Klose, dopo Lulic, la falce della stagione finita miete vittime, incurante se si tratti di titolari o riserve, anche Stankevicius si accoda alla lista - quella invece infinita. La ricaduta è dietro l'angolo, per uno che (forse) ce la fa altri tre accusano, povericristi che non si fanno mai male, tipo Ledesma o Gonzalez, arrancano spompati senza ricambi possibili, siamo arrivati all'impensabile di rimpiangere Del Nero o convocare Makinwa, il quale per la sorpresa si è subito infortunato. Stagione finita anche per lui. Prima di cominciare.

I nostri eroi si chiamano ora Scaloni e Garrido, visto che Radu e Konko fanno come la lumaca dell'indovinello, un passo avanti e due indietro, e che Dias sembra diventato un misto tra Gutierrez e Trotta.
Rocchi soffre di solitudine là davanti, sempre più pelato, laddove Kozak viene ammonito mentre si allaccia gli scarpini prima di entrare in campo e Alfaro ara allegramente praterie.

Un'armata Brancaleone che fa simpatia e tenerezza. Che sembra il Peter Sellers di Hollywood Party. Gli sparano, cade ma non muore mai. E si rialza per suonare la sua tromba. E' un miracolo che siamo ancora là. Pareggiamo e le altre pareggiano, perdiamo e le altre perdono. Che poi qualcuna si avvicina, è normale. Non foss'altro per cortesia.

Ma siamo là. Il traguardo pare lontanissimo, un Lecce o un Novara ostacoli proibitivi. Per non parlare dell'Udinese. Che per simpatia nei nostri confronti, forse per rispetto, sta mantenendo doverose distanze, pigliando sberle mica male ovunque vada. Perché noi giochiamo male, è vero, ma il bel gioco è un optional. Il Napoli di oggi è un ronzino annaspante, l'Udinese si è detto, l'Inter sta diventando una squadra decente dopo aver preso sganassoni tutta la stagione, e sta ancora là. Di quelli là, possiamo solo gustare siparietti comici quando intervista la Sanipoli.

Ma a quattro dalla fine in quel posto ci siamo noi. Certo, magari andare ad Udine con Radu e Konko sulle fasce, con Klose là davanti, col Profeta in grande spolvero, mentre Lulic stantuffa sulla fascia, con l'imbarazzo della scelta a centrocampo, ecco anch'io avrei preferito.

Ma non c'è nulla da fare. Non sarebbe stato da Lazio.
Questa partita, in questo momento della stagione, in queste condizioni, senza più alibi, più spazio, più margine, ecco.

Questa sì, questa è da Lazio.

Buongiorno a tutti,
esporrò il mio pensiero in modo estremamente semplice in quanto sarebbe davvero troppo complicato analizzare e distinguere tutte le vicissitudini che ci sono occorse nel corso della nostra storia..

per me la LAZIO sta vincendo dal 1900, ininterrottamente da 112 anni..e questo noi lo sappiamo, tutti, portandondocelo nel cuore e nell'anima.
Queste vittorie ci rendono unici, ci rendono LAZIALI, ci rendono forti oltre ogni limite.

Forza Lazio
:since



 

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