Noi, laziali, siamo soli.
Soli contro tutti, secondo una leggenda che ci farebbe in fondo piacere. O piacere ad alcuni. Molti nemici, molto onore e via dicendo.
Vittime di complotti tesi a danneggiarci. Noi, noi e nessun altro.
Io non credo ai complotti, né a congiure di palazzo (di Palazzi?) tese ad indebolirci, addirittura ad eliminarci. Però assisto, come tutti voi, ad una situazione in certo qual modo paradossale. Ogni occasione, provocata o meno, di cui un laziale possa essere o meno colpevole o vittima, viente sempre, comunque, inevocabilmente volta e distorta contro di noi. Dove non ci sono, si creano.
Se esiste questa situazione, deve esserci un colpevole. Da cittadino di questo mondo, leggo i giornali, vedo le televisioni, mi informa, con un'ottica magari più focused sul mondo Lazio, e non posso che non notare che l'informazione tutta ci sia contro. Se poi mi attardo a cercare i nominativi di coloro che diffondono queste informazioni... ohibò, sono sempre gli stessi. Gente che ha nel suo profilo facebook "odio la Lazio", oppure che curiosamente indica sempre e comunque come squadra del cuore immaginate quale. Questa gente occupa tutti i posti delle redazioni sportive e non, diffonde, alimenta nel miglior stile 1984 in continuazione messaggi subliminali dai quali il succo è uno: loro sono il bene, noi il male. La disgrazia, il cancro, il bubbone del calcio.
Me lo dice - o me lo scrive - un giornalista serio, magari documentando, ci discuto, non sono ovviamente d'accordo, ma è comunque un'opinione che posso rispettare. Me lo dice un Mensurati, un Caracciolo, un Boniek, un Volpi, un (nome a caso), non gli dò alcun credito, alcuna attendibilità. Non consulto il Mein Kampf per avere un'informazione attendibile sugli ebrei. Il problema è che noi, che siamo diretti interessati, approfondiamo, sputtaniamo, contrattacchiamo. Il distratto che consulta solo i titoli dei siti web e si alimenta, a caso, di una Repubblica, un Messaggero, un Corsport, legge e non approfondisce. Lotito contro il CONI, c'è un corsivo velenoso con annessa intervista a Petrucci, i giocatori della Lazio che - spalleggiati da alcuni dirigenti - scatenano l'inferno a Udine, i tifosi che durante Lazio-Napoli intonano romanista ebreo. Non parliamo per carità di patria del calcioscommesse. Un delicato lavoro ai fianchi, qualche persona seria che prova ad ergersi in difesa viene visto come l'avvocato difensore di Eichmann a Gerusalemme, irriso e beffeggiato, tra i cachinni della maleodorante massa. Ora noi siamo i fascisti, siamo quelli che si vendono le partite, che aggrediscono gli arbitri. Il peggio del peggio. Che poi a scrivere queste cose sulla Gazzetta o su Repubblica siano noti tifosi giallozozzi, ma la gente che ne sa?
Poi ci sono gli utili idioti. Robba tutta nostra. Funzionali alla manovra di demolizione della Lazio. Il coro romanista ebreo, per fare un esempio, io lo sento da anni. E' stato registrato e messo in un cassetto degli argomenti da usare contro la Lazio. A necessità, si può tirare fuori. Gli utili idoti di argomenti da mettere in questi cassetti ne forniscono a iosa. Che poi il tirarli fuori sia essenzialmente strumentale, può essere importante per noi, che pur stigmatizzando gli idioti desidereremmo un trattamento equo. E immagino il mensurati di turno che garrulo in redazione si stupisce: ohibò, la roma ha fatto l'ennesima figuraccia. L'informazione vivacchia un poco, giusto il minimo sindacale, per poi svanire. Se poi la Lazio ha vinto, occorre prendere delle contromisure. Ed ecco la macchina del fango di savianesca memoria.
Quello che io mi domando è: che soluzione esiste? Come fare per ottenere un trattamento corretto? Come fare perché il tifoso svizzero cui dico di essere laziale non mi risponda ah, laziale fascista dicanio? Come fare se l'informazione intinge la tastiera nella peperonata prima di scrivere? A me personalmente può fregare fino ad un certo punto. So come controbattere. Ma lottare perché la nostra immagine non sia macchiata ad ogni pié sospinto, a reti unificate, dal primo scribacchino difettoso che capita, è una sacrosanta fatwa.
Loro perderanno, alla lunga. Internet non ha colori, quello di facebook è semmai bianco e blu, i blog si accavallano, twitter può stendere un bue, l'informazione è virale, sfugge al controllo del grande fratello giallozozzo, le cazzate si sbriciolano loro tra le mani. I delfini curiosi sanno che devono fare attenzione, i mensurati fiutano l'aria. Sempre dalle nostre parti si aggira il padulo, ma agisce con più circospezione.
Ma dobbiamo essere uniti. Unità di intenti non vuol dire pensiero unico. Qualche giorno fa avevo scritto un topic-esperimento, con invito a schierarsi. E' stato recepito solo in parte, l'invito a schierarsi è stato scambiato come invito a conformarsi. Grazie al cielo abbiamo gli anticorpi per questo, il minculpop lo lasciamo a quelli dellà. Ma la propaganda scava sotto la sabbia, anche dalle nostre parti. Dobbiamo essere vigili, non dar retta alle cazzate. Questo sito è un ottimo esempio di controinformazione. Usiamolo, sommergiamoli della materia di cui sono fatti. Non lasciamone scappare una. Riconosciamo il romanista che scrive anche quando si traveste da ipocrita perbenista. Romanista ebreo è una metafora. Stigmatizzare ma contrattaccare. Stigmatizzare affinché gli utili idioti si rendano conto che - oltre alla stronzata di per sé - dai loro un altro spunto per il cassettino del fango. Contrattaccare poi, senza paura di esser tacciati di conniventi. Il cenno al romanista ebreo su repubblica è durato lo spazio di una scureggia.
Piccoli risultati, ma sassolini che possono creare una valanga. Lavoro sporco, ma ne vale la pena. Un romammerda a tutti.
PS ho messo un po' di grassetti perché faceva più interessante. Mi sa che li ho messi a ciufolo. Ma è tardi per cambiare...