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Lotito e Salerno, rischiano anche la Lazio e Mezzaroma di Stefano Greco
10 Maggio 2012 -
Di normale e di lineare, probabilmente, non ha mai fatto nulla in vita sua, portato come è (e come testimonia la sua carriera da imprenditore) a camminare sempre sul filo della legalità e da quando è entrato nel mondo del calcio ad aggirare spesso e volentieri regole e regolamenti interpretando il tutto a modo suo: ovvero come più gli conviene. Ma questa volta, con la vicenda del Salerno Calcio, Claudio Lotito rischia di infilarsi in un vicolo cieco, in un tunnel con due sole vie di uscita: lasciare Salerno, oppure lasciare la Lazio e tuffarsi anima e corpo nella nuova avventura. O l'una o l'altra, altrimenti sono guai. E come vedrete, i guai non sono solo per lui, ma anche per la Lazio e per il cognato Marco Mezzaroma.
Per spiegare di cosa sto parlando, parto dal regolamento. In molti, affrontando con troppa superficialità l'argomento, hanno liquidato questa vicenda dicendo: "Vabbé, ma stiamo in Italia, vedrete che affiderà ufficialmente il Salerno Calcio nelle mani di un prestanome e continuerà a gestire nell'ombra tutto come prima". Sbagliato! Le norme non sono più elastiche come una volta. E in caso di violazione, le sanzioni sono pesantissime e in caso di inosservanza portano, per violazione dell'art. 1, all'illecito sportivo e come prima conseguenza all'immediata sospensione dei contributi federali e alla non iscrizione al campionato. Il tutto, è regolato dall'art. 16 bis delle "noif" (le carte federali) che recita testualmente:
1. Non sono ammesse partecipazioni o gestioni che determinino in capo al medesimo soggetto controlli diretti o indiretti in società appartenenti alla sfera professionistica o al campionato organizzato dal Comitato Interregionale.
2. Ai fini di cui al comma 1, un soggetto ha una posizione di controllo di una società o associazione sportiva quando allo stesso, ai suoi parenti o affini entro il quarto grado sono riconducibili, anche indirettamente, la maggioranza dei voti di organi decisionali ovvero un'influenza dominante in ragione di partecipazioni particolarmente qualificate o di particolari vincoli contrattuali.
3. L'inosservanza del divieto di cui al comma 1 costituisce illecito e comporta su deferimento della Procura Federale, l'applicazione delle sanzioni previste dal Codice di Giustizia Sportiva. L'avvio del procedimento disciplinare comporta la sospensione dei contributi federali, da revocarsi in caso di pronuncia definitiva, favorevole alle società. Permanendo l'inosservanza del divieto di cui al comma 1 alla scadenza del termine, annualmente fissato, per la presentazione della domanda di iscrizione al campionato, le società oggetto di controllo non sono ammesse al Campionato di competenza e decadono dai contributi federali.
Insomma, leggendo bene le parti evidenziate in neretto e sottolineate, c'è poco da scherzare. Avendo Lotito iniziato questa avventura insieme a suo cognato Marco Mezzaroma (quindi parente di secondo grado), ed essendo la Salerno Calcio controllata dalla società "Morgenstern" che fa capo a Gianni Mezzaroma, suocero di Lotito (quindi parente di secondo grado), il controllo di Lotito sulla società non cesserebbe neanche in caso di uscita da parte di Lotito dal Salerno Calcio. Perché resterebbe la violazione indicata dal punto 2 dell'art. 16 bis delle "NOIF", ovvero il "controllo da parte di affini o parenti entro il quarto grado". Per evitare la violazione dell'art. 1, regolamento alla mano, essendo il Salerno Calcio passato da domenica tra le società professionistiche, Lotito deve alienare entro il 30 giugno la sua quota di controllo della Lazio, oppure, insieme alla famiglia Mezzaroma, deve cedere il Salerno Calcio. In caso contrario, le sanzioni previste dal comma 3 dall'art. 16 bis colpirebbero non solo la società campana, ma anche la Lazio, ovvero l'altra società controllata da Lotito. E la sanzione, come c'è scritto nelle ultime due righe del comma 3, è la "non ammissione al campionato di competenza e la decadenza dai contributi federali". Non dopo mesi o anni come succedeva in passato, ma immediata, già a partire dalla stagione 2012-2013, visto che le domande di iscrizione al prossimo campionato devono essere presentate entro il 30 giugno, ovvero tra 40 giorni.
E' vero che siamo in Italia, è vero che in questo paese (rigorosamente minuscolo) siamo abituati a veder finire tutto a tarallucci e vino, con norme e leggi aggirate o interpretate, ma qui il regolamento lascia poco spazio per scappatoie o interpretazioni, perché è stato modificato per evitare di assistere agli scempi del passato, con presidenti che gestivano più club e scaricavano giocatori e debiti da una società all'altra, con fallimenti eccellenti come quelli del Palermo e del Como. Dopo aver fatto condannare in due gradi di giudizio Roberto Mezzaroma (fratello di Gianni, suocero di Lotito) per "aggiotaggio manipolativo e ostacolo all'attività della Consob" per quel patto parasociale occulto messo su per evitare di fare l'Opa nel 2005 e per mettere le mani sulla Lazio pagando circa la metà di quanto prevedeva la legge (0,40 euro ad azione invece che 0.73), ora Lotito rischia di trascinare in una nuova guerra di carte e di tribunali anche l'altro ramo della famiglia, quello a lui più vicino. Il tutto, per tentare per l'ennesima volta di aggirare regole e regolamenti. Finché trascina nei guai la sua famiglia o il Salerno Calcio, problemi suoi e dei tifosi salernitani, ma questa volta a pagare il conto (come è già successo e sta succedendo da 8 anni a questa parte) delle sue "trasgressioni" potrebbe essere anche la Lazio.
E come sempre, il tutto avviene nel silenzio assoluto di chi dovrebbe fare informazione e nell'indifferenza generale di un ambiente oramai abituato, quasi assuefatto a questo modo di agire sul filo o oltre della legalità dell'uomo che da quasi otto anni controlla la Lazio. Non sarebbe il caso di svegliarsi e di chiedere chiarezza prima di finire nell'ennesimo tunnel senza uscita o che porta verso il baratro?