incredibile, manco avessero titolato ASROMAMERDA a 9 colonne
Il merlo parlante STEFANO ROMITA
Non comprendo perché nell'osannare Del Piero, che viene mandato via dalla nuova Juventus coi capelli, si debba offendere un altro campione, che ha segnato più gol in A, e che non lascia. E che non viene lasciato. E di cui si segnalano due errori e si dimenticano gli altri 20 anni compreso il mondiale. Francesco Merlo, che conosco e che stimo, ha composto "con la sua penna d'oro" un inno al made in Italy che scompare con Alex, e contemporaneamente un de profundis per tutto il resto.
Sinceramente è gratuito l'acido passaggio in cui vuole stabilire che il Totti che sputa, che sferra un calcione a Balotelli e che - udite udite «lucra sulla pubblicità del gioco d'azzardo» non è degno di essere minimamente avvicinato "al cavaliere sobrio ed educato che sorride di se stesso". Non si capisce poi bene se Repubblica con "sobrio" intenda uno juventino che beve acqua minerale e fa plin plin ogni due per tre o un bianconero che non si sia gettato sui superalcolici per dimenticare la Triade Moggi Giraudo Bettega. Perché ha una bella faccia tosta Merlo nel suo tentativo di separare le magliette "sporcate dai Moggi" da quelle pulite che lui stesso prova a lavare in fretta e furia con un articolo. I farmaci utilizzati, che sono costati l'esilio a Zeman dopo la sua accusa, e le telefonatine agli arbitri e ai designatori, sporcano tutti a Torino, nessun escluso.
A Merlo piacciono le luci e le voci basse, le corse in calesse, l'educazione inglese di chi ha voltato le spalle al Sud e si è seduto davanti al camino. E darebbe non so che per poter avere anche l'erre moscia. Niente di male. Ma chi si sbucciava le ginocchia sull'asfalto a Roma e si doveva scontrare con le altrui prepotenze è cresciuto a pane e Totti. Ancor prima che Totti nascesse. Totti è Roma. E Merlo non la ama. Troppo rumorosa. Tra noi c'è la differenza che esiste tra un Merlo parlante e Zorda, la mia lupa da stadio, che sente ribolirre il sangue prima dei derby. E il buon collega catanese (chissà che cosa sarà in grado di dire se Montella lascerà Pulvirenti!) che da giovane «si autoinfliggeva - per sua stessa ammissione - lunghe dissertazioni sulle differenze tra nozione di concetto e concetto di nozione», non può cogliere divari così prosaici.
«Merlo, giù le mani da Totti» MAURO MACEDONIO
Si dicono francamente stupiti, soprattutto per la stima che nutrono nei confronti di una delle più apprezzate firme del giornalismo italiano. Ma stavolta non è davvero piaciuto, ai tre esponenti politici che abbiamo interpellato, l'articolo uscito ieri su Repubblica, in cui Francesco Merlo, nel tracciare il suo pur legittimo elogio di Alessandro Del Piero, non trova di meglio che coinvolgere, come cattivo esempio da contrapporgli, il capitano della Roma Francesco Totti.
«Lo preferisco quando scrive di altri argomenti – dice Enzo Foschi, vice presidente della Commissione Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio –. Il suo è un articolo da tifoso, una vera caduta di stile. Non capisco gli insulti gratuiti verso Francesco. Premesso che uno è libero di scrivere ciò che vuole - continua il consigliere regionale del Pd - va allora detto che Totti non ha mai fatto parte, in vent'anni di carriera, di una squadra su cui sia gravata l'ombra del dubbio che i risultati sportivi fossero fasulli. Nella storia di Del Piero c'è anche Moggi, purtroppo. Come dimenticare, infatti, che la sua carriera ha visto la retrocessione in B per i motivi legati a Calciopoli e non ad altro. E penso anche alle denunce di Zeman, quando di lui si parlò come di "Mister Muscolo". Detto ciò, Del Piero è un grande campione, ma mi sembra che il modo in cui è stato trattato dalla Juve faccia la differenza, visto che parliamo di stile. Sono sorpreso, quindi, perché Repubblica è un giornale che apprezzo, così come apprezzo Merlo. Che quando parla di calcio, però, lo fa in maniera poco informata e poco obiettiva. Ciò che scrive su Totti lascia allibiti. Vuol dire non saperne nulla. Perché quello che ha fatto il capitano per questa città, e in particolare per gli anziani e i bambini di questa città, non l'ho mai visto fare a nessun calciatore. Si pensi alle tante iniziative di solidarietà, sempre lontano dai riflettori, anche come ambasciatore dell'Unicef. O, di recente, caricandosi sulle spalle le responsabilità di un'intera squadra al termine di una stagione non felicissima. Di Totti si può certo discutere qualche comportamento, che l'ha reso però profondamente umano. E che ha sempre pagato di persona. Ma una cosa è il singolo episodio, e un'altra l'essere coinvolti in vicende di ben diversa natura e gravità. Un articolo, quello di Merlo, che trovo quindi incomprensibile e sconcertante. Ma evidentemente, a Repubblica, tifano Juve...».
«Che bisogno c'era di tirare in ballo anche Francesco Totti?» si chiede Fabio Granata, parlamentare e a sua volta grande tifoso romanista. «Merlo – continua l'esponente di Fli - contrappone le figure dei due calciatori, Del Piero e Totti (due amici che si stimano anche fuori dal rettangolo di gioco), e dipinge il capitano giallorosso come quello che sputa e prende a calci l'avversario o addirittura lucra sulla pubblicità del gioco d'azzardo. Forse Merlo dimentica che Francesco Totti ha pagato abbastanza per le sue "ragazzate", ed è ingeneroso dipingerlo sempre come il bullo di turno. Forse Merlo dimentica che Totti fa beneficenza in silenzio, dimentica la generosità di un campione che dovrebbe essere preso d'esempio, dimentica la sua straordinaria umiltà e sensibilità, dimentica infine le sue grandi doti sportive e che è, e rimarrà sempre, l'indiscussa bandiera di Roma e della Roma».
Non accetta il tono dell'articolo nemmeno Paolo Cento, in qualità di presidente del Roma club Montecitorio prima ancora che di rappresentante di SeL. «Ho troppa stima, giornalistica e professionale, di Merlo per far passare sotto silenzio il paragone, non richiesto, e sbagliato, tra Del Piero e Totti. Le virtù calcistiche e umane di Del Piero – dice ancora Cento - sono sotto gli occhi di tutti e nessuno può disconoscerle. Aggiungo che, a noi romanisti, nessuno può toglierci dal cuore le emozioni vissute domenica scorsa per il suo addio, soprattutto pensando a quando quel giorno, speriamo il più tardi possibile, arriverà anche per il nostro immenso capitano. Totti non merita adulatori e né vogliamo iscriverci a questo partito. Però, per favore, gli si riconosca almeno il suo. Come giocatore, stanno parlando i numeri, che vogliono dire record su record. Ai quali, da ultimo, va aggiunto il premio che gli è stato riconosciuto pochi giorni fa (dall'IFFHS, in occasione del "World Football Gala", ndr) di giocatore "più popolare d'Europa". Altro che "solo dentro al raccordo anulare", come qualcuno si ostina a ripetere! Dal punto di vista umano, Totti ha dimostrato fedeltà a Roma e alla Roma, al di sopra di ogni possibile interesse economico, che lo avrebbe portato a vincere molto di più, se solo avesse accettato una delle tante offerte avute in Italia e nel mondo. Se lo guardiamo con occhi extracalcistici, di lui si può dire tutto. Ma da un uomo, che ha avuto l'ironia di pubblicare un libro di barzellette, anche su se stesso, dimostrando di prendersi sul serio il giusto, francamente abbiamo tutti da imparare. Così come dal suo essere ambasciatore dell'Unicef, o pronto ad ogni iniziativa di solidarietà verso chi soffre. Spesso senza alcuna pubblicità. Se poi il problema è che Totti, oltre ad essere romanista, è anche romano e ha un carisma indiscusso in questa città, al punto di prendersela sulle spalle, con i suoi pregi e i suoi difetti, per difenderla davanti al mondo intero siamo doppiamente orgogliosi» sottolinea Cento. Che chiude con un appello: «Non roviniamo la festa di Del Piero, per parlare male di Totti e di Roma».