Non ho mai sopportato la loro tracotanza, il loro essere ovunque, la loro insolente aria di superiorità. Per contro, mi aggrappavo a loro quando negli anni 80 le merde cercavano di arrampicarsi su vette fuori dalla loro portata. Ora, semplicemente capisco gli juventini, condivido i menhir che si stanno togliendo dalle scarpe, quasi li stimo. Perchè la loro rabbia nei confronti del " sistema" deriva dalla piena consapevolezza che Calciopoli è stata una colossale presa per il xulo. Sapere che Moggi chiudeva gli arbitri nello spogliatoio mi fa vomitare, ma chissà di quante lordure non siamo mai venuti a conoscenza di altri club, gli unici che, sconfitti ed umiliati sul campo, cercavano il momento giusto per far fuori gli avversari di sempre e mangiare, famelici avvoltoi, sulla carcassa dello " scandalo". Ecco perchè i cori di scherno, la provocazione della terza stella, il trentesimo scudetto appiccicato all'entrata dello stadio, i sospetti maliziosi sui dirigenti dell'Inter mi trovano d'accordo, tremendamente d'accordo. La rabbia degli ultras juventini dovrebbe essere la nostra, proprio in questi giorni in cui un cetriolo grande come un dirigibile della Goodyear comincia ad avvicinarsi alle nostre cavità più nascoste. Ma il tifoso laziale sta lì: aspetta, minimizza, disserta come un ozioso leguleio su cavilli giuridici e si affida alla perizia ( ?) di improbabili avvocati. Non siamo stati in grado di mettere un pizzico di pressione a chi, ancora una volta, sta agendo con il massimo dell'improvvisazione, oltraggiando la buona fede. La Lazio ( e con essa il Genoa, il Lecce e forse l'Udinese) sarà deferita per un nonnulla, vittima del perverso gioco del telefono senza fili e di un calciatore fallito che spara cazzate. Ma nessuno, dico nessuno, nelle molteplici occasioni di incontro in Federcalcio ha pensato di organizzare un " comitato di benvenuto" al lombrosiano Gervasoni nè di " avvicinare" con decisa curiosità l'inappuntabile Palazzi a caccia di spiegazioni. Sono 5 mesi che ci stanno sfrantecando i [...]i con le ipotesi di penalizzazione, gli schemi con le formazioni degli indagati, gli zingari, gli slavi, le celle telefoniche, le parrucchiere compiacenti. E noi, nulla, silenzio, il vuoto pneumatico. Allo stadio si sprecano i cori contro Lotito, Tare, i fischi a Reja, quelli a Candreva. Fosse spuntato fuori un xazzo di striscione per far capire a queste eminenze grigie che scherzare con il fuoco è pericoloso. E che farlo più volte è letale. Il tempo passa, ora si penserà agli Europei, i giornaletti della capitale si accaloreranno su Borini in nazionale, si penserà alle vacanze, al contratto di Ederson, al ritorno di Zarate. Intanto arriva il deferimento, le coppe le facciamo solo alla Playstation e le merde ci saltano in testa, con prese per i fondelli annesse e peana di fanzine fatte di carta per il c..o. Forse siamo diventati troppo teorici. O il volerci per forza " distinguere" ci porta ad incassare con troppa signorilità. Dovremo prepararci alla solita estate di sentenze, ricorsi, pronunciamenti, arbitrati et similia, molto probabilmente per fatti mai avvenuti e perchè, esattamente come nel 2006, qualche faldone è finito sulle scrivanie giuste e qualche altro è misteriosamemente evaporato. La mia frustrazione tocca anche i nostri tragici limiti di comunicazione. Nelle trasmissioni di Lazio trionfa l'analfebetismo di ritorno, l'infiltrazione di ultras romanisti travestiti da compunti cronisti, le riflessioni ridanciane, er geftore, la programmazzzzzzione che non c'è, l'uomo forte in società, i rimpianti per Patarca e il canile Coccone. E allora, forse, ce lo meritiamo. Scusate lo sfogo, ce l'ho con tutti e con nessuno, ce l'ho con me. Ma davvero, oggi, sto con gli juventini.