...nel frattempo io segno...

Aperto da porgascogne, 28 Mag 2012, 21:13

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italicbold

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Citazione di: porgascogne il 28 Mag 2012, 21:24
zitto
se deve sta zitto
se deve fa li cazzi sui

Anche perché tra frequentazioni malfamate e presenza a Trigoria, assegni nelle mani di persone poco raccomandabili e altri affarucci scabrosi ce sarebbe da riempire un gigabytes di  intercettazioni.

Citazione di: Maurita! il 29 Mag 2012, 00:11
Assolutamente. E me sà che passeranno diversi corpi  :asrm

pero' cominciamo ad avere il culo quadrato a forza di restare seduti in riva al fiume.
Di cadaveri, a oggi, nemmeno l'ombra.

Io direi che é l'ora di alzarsi e cominciare a incazzarsi.

Laziale1900

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Quel P.D.M. di Walter Sabatini,,,,,meglio che non scrivo cosa penso di lui,,,,,,,


Zoppo

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Citazione di: italicbold il 29 Mag 2012, 07:54
Io direi che é l'ora di alzarsi e cominciare a incazzarsi.

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Barocco

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(Il Romanista - L.Pelosi) - Non è giusto dire che la storia della Lazio è una storia di scandali e partite truccate. Ce n'è una, ad esempio, che sicuramente i giocatori biancocelesti non si sono venduti.

Si giocò il 7 novembre 1973, in Coppa Uefa, contro l'Ipswich Town. Un gol annullato a Garlaschelli fece infuriare giocatori e pubblico, seguì lancio di oggetti in campo e inevitabile squalifica da parte della Uefa. E così la Lazio divenne l'unica squadra italiana ad aver vinto lo scudetto senza aver potuto partecipare alla Coppa dei Campioni. D'altronde, come si diceva in Sud, certe emozioni c'è chi le vive e c'è chi le sogna. Ai brutti sogni devono aver fatto l'abitudine in casa biancoceleste, nonostante Mauri dopo l'interrogatorio si dicesse «tranquillo». E nonostante poco tempo fa il presidente Lotito parlasse di «tintinnio di manette», in uno dei rari momenti in cui non era impegnato a denigrare la proprietà della Roma. Le manette peraltro lo stesso Lotito le aveva già sentite tintinnare il 14 novembre 1992. Una settimana prima la Lazio aveva perso 2-1 in casa contro il Torino, ma sicuramente lui era ancora più triste per la sconfitta della squadra di cui era tifoso, la Roma, finita ko 2-1 a Firenze. Una vicenda di appalti miliardari lo portò dietro le sbarre, come peraltro capitò anche al suo predecessore, Sergio Cragnotti, rinchiuso nel carcere di Opera. Ci arrivò direttamente dal Brasile. Si trovava lì per acquistare giocatori, dicevano i tifosi della Lazio. Perché temeva il peggio, sostenevano magistrati e avvocati. Cragnotti patteggiò poi la pena, qualche anno dopo le manette tintinnarono nuovamente per il crac Cirio. C'è chi truffa gli azionisti Parmalat e chi, forse, quelli della Lazio, magari con un bel patto parasociale con il genero Roberto Mezzaroma per evitare l'Opa. La Covisoc indaga, ma qui siamo già tornati a Lotito. Tra Lotito e Cragnotti, peraltro, c'era stato Ugo Longo.

In precedenza era stato capo della procura antidoping Figc e nell'agosto del 1998 aveva dichiarato, trionfante: «Il doping nel calcio non esiste». Per conferma, chiedere a Stam e Fernando Couto, entrambi squalificati per doping quando vestivano la maglia della Lazio. Se i presidenti sbagliano, i giocatori non danno certo il buon esempio. Grazie agli eroi della Nord, la Lazio è stata coinvolta praticamente in tutti gli scandali del calcio italiano. La prima volta, nel 1980, le manette tintinnano sulla porta degli spogliatoi dello stadio Adriatico. I carabinieri aspettano che Pescara-Lazio finisca, poi arrestano Cacciatori, Giordano, Manfredonia e Wilson per essersi venduti la sconfitta della loro squadra contro il Milan (ed averci pure scommesso sopra). Lunghe squalifiche, condonate per la vittoria del Mondiale nel 1982, con Bruno Conti sul tetto del mondo e la Lazio in B. Assoluzione in sede penale, ma solo perché il reato di frode sportiva fu introdotto nel 1989. Quindi niente processo, nel 1986, per Claudio Vinazzani, un altro che si è venduto la Lazio, condannata pure a 9 punti di penalizzazione da scontare nella loro sede naturale: sempre quella, il campionato di serie B. Ancora oggi, quando parlando dell'anno "del meno nove", si commuovono e si abbracciano. Forse perché, per una volta, il tintinnio fu solo quello dei soldi del totonero. L'ultimo grande scandalo del calcio italiano è stata Calciopoli e, guarda un po', ancora una volta era coinvolta la Lazio, salvata dalla retrocessione a causa di una sentenza di primo grado scritta male. Ma le telefonate c'erano e costarono comunque una penalizzazione.

E continuarono, provando ad «ammorbidire» il Lecce. O rispondendo a Cesare Previti, che si lamentava del fatto che il figlio fosse tenuto in panchina dall'allora tecnico degli Allievi Franco Nanni. «Ma me l'hanno imposto in nome della lazialità, sai, tutte 'ste cazzate» rispose il presidente, che della lazialità se ne frega da sempre. Come quando sorrideva felice al gol di Totti al derby nel 1999, lo trovate facilmente su youtube. «Ci abbracciavamo ai gol della Roma» ha ricordato Francesco Storace, colui che favorì la sua ascesa al club biancoceleste quando era governatore della regione che dà il nome alla squadra (ma perché, poi? A Milano c'è forse una squadra che si chiama Lombardia?). Un'ascesa non semplice, c'era da far fronte a più di 100 milioni di debito con l'erario. Caricare i debiti sugli altri, in effetti, è un marchio di fabbrica. Ci provò anche il generale Vaccaro nel 1927, ponendola come condizione per entrare nell'As Roma. (...)

un solo commento:

:asrm

Barocco

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ah ovviamente il titolo è "SS Lazio Ente Immorale"

porgascogne

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Citazione di: Barocco il 29 Mag 2012, 08:49
ah ovviamente il titolo è "SS Lazio Ente Immorale"

due cose
che la società quereli 'sto cogli@ne ed il giornale
che pelosi se guardi intorno

elbandido

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sarò una brutta persona, ma sto augurando le più atroci sofferenze fisiche a tutti questi sciacalli

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Aquila1

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Citazione di: Barocco il 29 Mag 2012, 08:47
(Il Romanista - L.Pelosi) - Non è giusto dire che la storia della Lazio è una storia di scandali e partite truccate. Ce n'è una, ad esempio, che sicuramente i giocatori biancocelesti non si sono venduti.

Si giocò il 7 novembre 1973, in Coppa Uefa, contro l'Ipswich Town. Un gol annullato a Garlaschelli fece infuriare giocatori e pubblico, seguì lancio di oggetti in campo e inevitabile squalifica da parte della Uefa. E così la Lazio divenne l'unica squadra italiana ad aver vinto lo scudetto senza aver potuto partecipare alla Coppa dei Campioni. D'altronde, come si diceva in Sud, certe emozioni c'è chi le vive e c'è chi le sogna. Ai brutti sogni devono aver fatto l'abitudine in casa biancoceleste, nonostante Mauri dopo l'interrogatorio si dicesse «tranquillo». E nonostante poco tempo fa il presidente Lotito parlasse di «tintinnio di manette», in uno dei rari momenti in cui non era impegnato a denigrare la proprietà della Roma. Le manette peraltro lo stesso Lotito le aveva già sentite tintinnare il 14 novembre 1992. Una settimana prima la Lazio aveva perso 2-1 in casa contro il Torino, ma sicuramente lui era ancora più triste per la sconfitta della squadra di cui era tifoso, la Roma, finita ko 2-1 a Firenze. Una vicenda di appalti miliardari lo portò dietro le sbarre, come peraltro capitò anche al suo predecessore, Sergio Cragnotti, rinchiuso nel carcere di Opera. Ci arrivò direttamente dal Brasile. Si trovava lì per acquistare giocatori, dicevano i tifosi della Lazio. Perché temeva il peggio, sostenevano magistrati e avvocati. Cragnotti patteggiò poi la pena, qualche anno dopo le manette tintinnarono nuovamente per il crac Cirio. C'è chi truffa gli azionisti Parmalat e chi, forse, quelli della Lazio, magari con un bel patto parasociale con il genero Roberto Mezzaroma per evitare l'Opa. La Covisoc indaga, ma qui siamo già tornati a Lotito. Tra Lotito e Cragnotti, peraltro, c'era stato Ugo Longo.

In precedenza era stato capo della procura antidoping Figc e nell'agosto del 1998 aveva dichiarato, trionfante: «Il doping nel calcio non esiste». Per conferma, chiedere a Stam e Fernando Couto, entrambi squalificati per doping quando vestivano la maglia della Lazio. Se i presidenti sbagliano, i giocatori non danno certo il buon esempio. Grazie agli eroi della Nord, la Lazio è stata coinvolta praticamente in tutti gli scandali del calcio italiano. La prima volta, nel 1980, le manette tintinnano sulla porta degli spogliatoi dello stadio Adriatico. I carabinieri aspettano che Pescara-Lazio finisca, poi arrestano Cacciatori, Giordano, Manfredonia e Wilson per essersi venduti la sconfitta della loro squadra contro il Milan (ed averci pure scommesso sopra). Lunghe squalifiche, condonate per la vittoria del Mondiale nel 1982, con Bruno Conti sul tetto del mondo e la Lazio in B. Assoluzione in sede penale, ma solo perché il reato di frode sportiva fu introdotto nel 1989. Quindi niente processo, nel 1986, per Claudio Vinazzani, un altro che si è venduto la Lazio, condannata pure a 9 punti di penalizzazione da scontare nella loro sede naturale: sempre quella, il campionato di serie B. Ancora oggi, quando parlando dell'anno "del meno nove", si commuovono e si abbracciano. Forse perché, per una volta, il tintinnio fu solo quello dei soldi del totonero. L'ultimo grande scandalo del calcio italiano è stata Calciopoli e, guarda un po', ancora una volta era coinvolta la Lazio, salvata dalla retrocessione a causa di una sentenza di primo grado scritta male. Ma le telefonate c'erano e costarono comunque una penalizzazione.

E continuarono, provando ad «ammorbidire» il Lecce. O rispondendo a Cesare Previti, che si lamentava del fatto che il figlio fosse tenuto in panchina dall'allora tecnico degli Allievi Franco Nanni. «Ma me l'hanno imposto in nome della lazialità, sai, tutte 'ste cazzate» rispose il presidente, che della lazialità se ne frega da sempre. Come quando sorrideva felice al gol di Totti al derby nel 1999, lo trovate facilmente su youtube. «Ci abbracciavamo ai gol della Roma» ha ricordato Francesco Storace, colui che favorì la sua ascesa al club biancoceleste quando era governatore della regione che dà il nome alla squadra (ma perché, poi? A Milano c'è forse una squadra che si chiama Lombardia?). Un'ascesa non semplice, c'era da far fronte a più di 100 milioni di debito con l'erario. Caricare i debiti sugli altri, in effetti, è un marchio di fabbrica. Ci provò anche il generale Vaccaro nel 1927, ponendola come condizione per entrare nell'As Roma. (...)

un solo commento:

:asrm
speriamo che faccia la fine dell'altro Pelosi

est1900

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Citazione di: AquilaLidense il 28 Mag 2012, 21:24
Su De Rossi sei stato pesante

Ho letto bene? Dimmi di no, ti prego.
Cioè, porga sarebbe stato pesante co' 'sto pezzo di merda alcoolizzato, cornuto sotto ricatto della malavita romana?
Con questo semo stati pesanti?



Non hai idea di cosa gli sto augurando. A lui, Pelosi, mensurati e tutte queste altre merde luride.

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Citazione di: est1900 il 29 Mag 2012, 09:07
Ho letto bene? Dimmi di no, ti prego.
Cioè, porga sarebbe stato pesante co' 'sto pezzo di merda alcoolizzato, cornuto sotto ricatto della malavita romana?
Con questo semo stati pesanti?



Non hai idea di cosa gli sto augurando. A lui, Pelosi, mensurati e tutte queste altre merde luride.
che uomo di merda
alcolizzato e cornuto
come dici tu
poveraccio

mansiz

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Citazione di: porgascogne il 28 Mag 2012, 21:44
perchè poi, per dirne una, se dovessero andare in el al posto nostro ed una tifoseria intera se ne va a tifare OGNI volta con le squadre straniere avversarie che vengono a roma, non è che potemo passa' noi pe' provocatori, eh

Ottima idea..

porgascogne

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sapessi quante cose se potrebbero fa, fossimo una tifoseria unita

Eagle70

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pelosi cagnucci fotia...

bah....

secondo me so' nomi d'arte....

Centurio

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Il tifoso speciale: «Squadra mia, perché mi fai vergognare?» (Gazzetta dello Sport ed. Roma)

Sono di sinistra, faccio il giornalista sportivo e non mi occupo di politica, ma non lavorerei mai al Giornale, e a 20 anni cercavo di convincere il mio edicolante a non vendere il Tempo. Questione di coerenza. Quando guardo una partita di calcio, sto male se vedo un'ingiustizia. Una volta lessi una frase detta da Paolo Maldini al figlio: «Se ti vedo fare scena in campo, non ti faccio più giocare a pallone». Anni dopo, l'ho ripetuta pari pari al mio bimbo: non siamo a quel livello, ma conta l'idea. Però tifo Lazio. L'unica società coinvolta in tutti e 4 gli scandali degli ultimi 32 anni. Mi vergogno. Mi vergogno moltissimo. La coerenza dov'è? Andai allo stadio per la prima volta nel 1967: ricordo l'erba, il sole, la folla, tra gli avversari Sivori e Altafini, mi innamorai della Lazio e del calcio. Tre mesi dopo ero già in Serie B. Piansi, volevo diventare della Sampdoria. Mia madre mi convinse a non farlo: altrimenti potrai vederla al massimo due volte all'anno, mi disse. In momenti come questo, rimpiango di aver seguito il suo consiglio. Ero a Milano, in vacanza, il Capodanno del 1980. Tornai a Roma il 3 gennaio, perché dovevo lavorare, pochi giorni prima di Milan-Lazio. Loro secondi, noi terzi. Che peccato non vederla! Ma era «quel» Milan-Lazio: venduto dai giocatori per cui tifavo, costato la Serie B a tavolino. Ricordo la frase di mio padre: «Non dirmi che c'è di mezzo anche Wilson... Pensavo fosse una persona seria». E quando amnistiarono Giordano, nel 1982, se segnava lui non esultavo. Per protesta: mia, silenziosa. E di gol ne fece tanti, 18, vincendo (in B, dove eravamo per colpa sua) la classifica cannonieri.
Nel 1986-87, per colpa di Vinazzani, il «mio» campionato è finito a luglio, con una miracolosa salvezza negli spareggi per evitare la C1. Al termine di Lazio-Campobasso sugli spalti del San Paolo srotolarono uno striscione riferito ai punti di penalizzazione: «9 non sono stati sufficienti, provate a darcene 20». Sì, fate pure gli spiritosi. Io la notte prima non avevo dormito per l'agitazione, tornai a Roma, crollai sul letto e mi svegliai dopo 14 ore. Nel 2006 aspettavo notizie a Sabaudia, in vacanza con mio figlio, contagiato dalla stessa malattia. Andrea iniziò a saltare sul divano quando dissero in tv che la Lazio non sarebbe andata in B, ma avrebbe avuto «solo» 11 punti di penalizzazione nel campionato successivo; e a ottobre mi chiamò al telefono per dirmi, tutto contento, che erano diventati 3.
Neanche due mesi fa, il 7 aprile, ero all'Olimpico con lui, che esultava con gli occhi sbarrati per il gol pazzesco di Mauri al Napoli. Ieri, Mauri l'hanno arrestato.
Lo so, lo so: il calcio è la più importante delle cose meno importanti. Ma io non sono così: se non mi danno uno scontrino, protesto. Perché devo tifare per una squadra che, a intervalli regolari, mi fa sentire come se il ladro fossi io?
(massimo perrone)

A questo "tifoso speciale" dico: cambia squadra. fatte della roma, lí mica c'é mai da vrgognasse, tranquillo.
Peró facce er favore, non rompe le palle a chi la Lazio preferisce difenderla, grazie, eh.

porgascogne

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Citazione di: Centurio il 29 Mag 2012, 12:13
Il tifoso speciale: «Squadra mia, perché mi fai vergognare?» (Gazzetta dello Sport ed. Roma)

Sono di sinistra, faccio il giornalista sportivo e non mi occupo di politica, ma non lavorerei mai al Giornale, e a 20 anni cercavo di convincere il mio edicolante a non vendere il Tempo. Questione di coerenza. Quando guardo una partita di calcio, sto male se vedo un'ingiustizia. Una volta lessi una frase detta da Paolo Maldini al figlio: «Se ti vedo fare scena in campo, non ti faccio più giocare a pallone». Anni dopo, l'ho ripetuta pari pari al mio bimbo: non siamo a quel livello, ma conta l'idea. Però tifo Lazio. L'unica società coinvolta in tutti e 4 gli scandali degli ultimi 32 anni. Mi vergogno. Mi vergogno moltissimo. La coerenza dov'è? Andai allo stadio per la prima volta nel 1967: ricordo l'erba, il sole, la folla, tra gli avversari Sivori e Altafini, mi innamorai della Lazio e del calcio. Tre mesi dopo ero già in Serie B. Piansi, volevo diventare della Sampdoria. Mia madre mi convinse a non farlo: altrimenti potrai vederla al massimo due volte all'anno, mi disse. In momenti come questo, rimpiango di aver seguito il suo consiglio. Ero a Milano, in vacanza, il Capodanno del 1980. Tornai a Roma il 3 gennaio, perché dovevo lavorare, pochi giorni prima di Milan-Lazio. Loro secondi, noi terzi. Che peccato non vederla! Ma era «quel» Milan-Lazio: venduto dai giocatori per cui tifavo, costato la Serie B a tavolino. Ricordo la frase di mio padre: «Non dirmi che c'è di mezzo anche Wilson... Pensavo fosse una persona seria». E quando amnistiarono Giordano, nel 1982, se segnava lui non esultavo. Per protesta: mia, silenziosa. E di gol ne fece tanti, 18, vincendo (in B, dove eravamo per colpa sua) la classifica cannonieri.
Nel 1986-87, per colpa di Vinazzani, il «mio» campionato è finito a luglio, con una miracolosa salvezza negli spareggi per evitare la C1. Al termine di Lazio-Campobasso sugli spalti del San Paolo srotolarono uno striscione riferito ai punti di penalizzazione: «9 non sono stati sufficienti, provate a darcene 20». Sì, fate pure gli spiritosi. Io la notte prima non avevo dormito per l'agitazione, tornai a Roma, crollai sul letto e mi svegliai dopo 14 ore. Nel 2006 aspettavo notizie a Sabaudia, in vacanza con mio figlio, contagiato dalla stessa malattia. Andrea iniziò a saltare sul divano quando dissero in tv che la Lazio non sarebbe andata in B, ma avrebbe avuto «solo» 11 punti di penalizzazione nel campionato successivo; e a ottobre mi chiamò al telefono per dirmi, tutto contento, che erano diventati 3.
Neanche due mesi fa, il 7 aprile, ero all'Olimpico con lui, che esultava con gli occhi sbarrati per il gol pazzesco di Mauri al Napoli. Ieri, Mauri l'hanno arrestato.
Lo so, lo so: il calcio è la più importante delle cose meno importanti. Ma io non sono così: se non mi danno uno scontrino, protesto. Perché devo tifare per una squadra che, a intervalli regolari, mi fa sentire come se il ladro fossi io?
(massimo perrone)

A questo "tifoso speciale" dico: cambia squadra. fatte della roma, lí mica c'é mai da vrgognasse, tranquillo.
Peró facce er favore, non rompe le palle a chi la Lazio preferisce difenderla, grazie, eh.

E' GIA' della asmerda
se capisce, è evidente

è una bufala

Nesta idolo

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Tutti loro li trovano questi "tifosi", molto strano...

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Dusk

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Citazione di: Centurio il 29 Mag 2012, 12:13
Il tifoso speciale: «Squadra mia, perché mi fai vergognare?» (Gazzetta dello Sport ed. Roma)

Sono di sinistra, faccio il giornalista sportivo e non mi occupo di politica, ma non lavorerei mai al Giornale, e a 20 anni cercavo di convincere il mio edicolante a non vendere il Tempo. Questione di coerenza. Quando guardo una partita di calcio, sto male se vedo un'ingiustizia. Una volta lessi una frase detta da Paolo Maldini al figlio: «Se ti vedo fare scena in campo, non ti faccio più giocare a pallone». Anni dopo, l'ho ripetuta pari pari al mio bimbo: non siamo a quel livello, ma conta l'idea. Però tifo Lazio. L'unica società coinvolta in tutti e 4 gli scandali degli ultimi 32 anni. Mi vergogno. Mi vergogno moltissimo. La coerenza dov'è? Andai allo stadio per la prima volta nel 1967: ricordo l'erba, il sole, la folla, tra gli avversari Sivori e Altafini, mi innamorai della Lazio e del calcio. Tre mesi dopo ero già in Serie B. Piansi, volevo diventare della Sampdoria. Mia madre mi convinse a non farlo: altrimenti potrai vederla al massimo due volte all'anno, mi disse. In momenti come questo, rimpiango di aver seguito il suo consiglio. Ero a Milano, in vacanza, il Capodanno del 1980. Tornai a Roma il 3 gennaio, perché dovevo lavorare, pochi giorni prima di Milan-Lazio. Loro secondi, noi terzi. Che peccato non vederla! Ma era «quel» Milan-Lazio: venduto dai giocatori per cui tifavo, costato la Serie B a tavolino. Ricordo la frase di mio padre: «Non dirmi che c'è di mezzo anche Wilson... Pensavo fosse una persona seria». E quando amnistiarono Giordano, nel 1982, se segnava lui non esultavo. Per protesta: mia, silenziosa. E di gol ne fece tanti, 18, vincendo (in B, dove eravamo per colpa sua) la classifica cannonieri.
Nel 1986-87, per colpa di Vinazzani, il «mio» campionato è finito a luglio, con una miracolosa salvezza negli spareggi per evitare la C1. Al termine di Lazio-Campobasso sugli spalti del San Paolo srotolarono uno striscione riferito ai punti di penalizzazione: «9 non sono stati sufficienti, provate a darcene 20». Sì, fate pure gli spiritosi. Io la notte prima non avevo dormito per l'agitazione, tornai a Roma, crollai sul letto e mi svegliai dopo 14 ore. Nel 2006 aspettavo notizie a Sabaudia, in vacanza con mio figlio, contagiato dalla stessa malattia. Andrea iniziò a saltare sul divano quando dissero in tv che la Lazio non sarebbe andata in B, ma avrebbe avuto «solo» 11 punti di penalizzazione nel campionato successivo; e a ottobre mi chiamò al telefono per dirmi, tutto contento, che erano diventati 3.
Neanche due mesi fa, il 7 aprile, ero all'Olimpico con lui, che esultava con gli occhi sbarrati per il gol pazzesco di Mauri al Napoli. Ieri, Mauri l'hanno arrestato.
Lo so, lo so: il calcio è la più importante delle cose meno importanti. Ma io non sono così: se non mi danno uno scontrino, protesto. Perché devo tifare per una squadra che, a intervalli regolari, mi fa sentire come se il ladro fossi io?
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Tana pe romoletto. Ma pe piacere, ma per chi c'hanno preso, ennamo su!

Aquila Romana

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Vabbè a Perrone, però sembra che la Lazio t'ha dato pure qualche soddisfazione... o no ?

http://www.radiosei.it/quel-gol-al-milan-che-mi-fece-sentire-campione-del-mondo

Chinaglia è la prima Monte Mario della mia vita, 1969, la sua prima partita all'Olimpico, il suo primo gol, 1-0 al Milan che un mese dopo divenne campione del mondo: è come se i campioni fossimo noi, il sillogismo spiegato agli allibiti amichetti di seconda media. È quel gol all'Inter quasi dalla linea di fondo, 1970, mentre ero in gita a Cortona, niente «Domenica Sportiva» perché tornammo tardi, e mai più recuperato su youtube. È quel gol (di testa!) al Brescia, 1971, nella giornata inaugurale di Serie B: non ero allo stadio, nonostante il primo abbonamento, perché imiei genitori non vollero farmi tornare da solo, in treno, da Pisa a Roma. È quel gol al Cagliari al 90′ intravisto dalle scale dell'Olimpico, 1972, perché dovevo sbrigarmi a prendere l'autobus, per il 67 c'era sempre una fila enorme, di là dal Tevere. È quell'esultanza simultanea, io in una stanza e papi nell'altra, per il gol a Cagliari, 1973, ascoltato da due radio diverse. Chinaglia è quei 2 gol al Foggia nel campionato dello scudetto: uno in trasferta su punizione, stavo in bicicletta vicino a casa, cacciai un urlo, 3 ragazzi più grandi — tifosi di chissà chi — mi inseguirono, ma scappai più veloce; e naturalmente la rete dello scudetto all'Olimpico, «12 maggio 1974, mi voltai per non vedere il rigore!», come ha ricordato mio padre domenica, quando gli ho dato la notizia. Chinaglia è il derby, il dito puntato verso la curva Sud, sul poster pieno di puntini colorati appeso vicino al letto. È il quiz che faccio ogni tanto: sapete quanti gol ha segnato nelle 4 partite giocate in casa nelle coppe europee?, "boh", 11! Chinaglia è quello che va ad abbracciare Giordano, 1975, per il gol al 90' a Marassi, mentre io abbraccio, lì allo stadio, uno sconosciuto laziale buttandomi due file più sotto: poi trovammo la multa sulla macchina, ma chissenefrega. È quello che se n'era andato, era tornato, e se n'era andato di nuovo, 1976, la sera di un 1-1 che ci aveva fatto disperare, per un'autorete di Re Cecconi a 1' dalla fine, contro quel Toro che vinse lo scudetto. Chinaglia è quello che non fece in tempo per pochi mesi a finire sulla copertina della «Storia della Lazio» di Pennacchia (con Ancherani e Piola c'era Ferruccio Mazzola, pensa te), comprata a 11 anni e imparata a memoria. È quello che diede il titolo, «La brigata Chinaglia» a un libro di Pesciaroli uscito dopo lo scudetto: io leggevo e pensavo, ma lo pagano pure per scrivere 'ste cose?, che bello fare il giornalista... Chinaglia è morto domenica, e appena l'ho saputo ho scritto un sms: all'alba dei 53 anni, la mia giovinezza, oggi, è davvero finita.


massimo perrone, gazzettadellosport


PS: ma questo ciccia fori solo nei momenti negativi ?  8)

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