Stefano, mi chiamo Andrea, ho solo un anno più di te e forse per questo mi sento molto vicino a te. Sperando che ti liberino al più presto, stasera, se ti senti solo, pensa che li fuori, magari seduti su una panchina, ci sia un gruppetto di ragazzi, di amici con i colori del cielo in fondo al cuore, che discutono tra loro di Lazio, di un tuo lancio illuminante, di qualche rete capolavoro come solo tu sai fare o di qualche partita storta, in cui magari hai giocato, come ci piace dire qualche volta, con le infradito. Stefano, quelli sono tuoi tifosi, siamo i tuoi tifosi, quelli che si esaltano, piangono, gioiscono, si disperano per quella storia centenaria che si chiama Lazio e alla quale anche tu appartieni e alla quale sarai per sempre legato. Stefano, stasera staremo tutti li su quella panchina per te e con te. Vada come il destino vorrà, tu sarai sempre il nostro campione.
Coraggio aquila, i vermi che strisciano nel fango non ti possono toccare.