la strategia - economica, politica, tecnica, comunicativa - della Lazio, per chi vuole vederla, è sempre più chiara. non c'è nessun pauperismo alla sua base; c'è piuttosto la definizione progressiva di percorsi autonomi, originali e a loro modo - chiedendo scusa per la riproposizione di una immagine usata da un personaggio oltremodo sgradevole quando motivò la scelta di luis enrique - "incontaminati". chi pensa e scrive, per intenderci, che la Lazio sceglie petkovic per risparmiare sull'ingaggio è completamente fuori strada. non perché non sia vero che la Lazio pone sempre il rispetto rigoroso del bilancio al centro delle sua scelte, ma perché dimentica, o fa finta di dimenticare, che nella attuale congiuntura del calcio italiano di allenatori a basso costo disposti ad accomodarsi sulla panchina biancocelste ce n'è a bizzeffe (dai del neri ai gasperini, dai montella ai sannino, per non parlare dei pea, dei grecucci o dei bergodi)
petkovic marca con risalto e spessore la volontà di questa Lazio di abbandonare quanto più possibile le vie, le strade, i sentieri che mappano il calcio italiano. questa inversione di rotta - chiamiamola così - in qualche modo si era già avuta, dopo la gaffe di ballardini, con il "ripescaggio" nelle coste croate di edy reja, un vecchio bucaniere ormai costretto all'abbandono nel calcio di quarta fascia. solo che reja era straconosciuto ed è stato facile classificare, molto a torto però, la sua scelta nel segno della continuità. con petkovic invece nessuna continuità è possibile, il salto nel vuoto (il vuoto cognitivo di chi racconta il calcio, sia chiaro) è totale, il gioco al buio è inequivocabile. ma, va ribadito, non è affto una novità. perché prima ancora dell'arrivo di reja, c'era stata la scelta di affidare la direzione tecnico-sportiva della società a igli tare
ecco, igli tare - il bodyguard albanese, come è affettuosamente chiamato il ds/dt della Lazio dagli onniscenti opinion makers di parte laziale - è stato il punto di svolta più significativo della "nuova" Lazio. sottopvalutato o totalmente non compreso (ma perché sorprendersi!?). non un marino o un corvino, non un sabatini o un leonardi: a modulare le opzioni e a scandagliare i mercati viene posta la figura poco o punto italiana di tare, praticamente un estraneo alla tradizione del nostro fare calcio, un profilo consono invece all'Europa e a un fare calcio nell'Europa post '89
come non vedere la continuità, nel profilo culturale e calcistico appunto, tra igli tare e vladimir petkovic? e come non cogliere il nesso tra questa identità sempre meno italiana e sempre più europea/internazionale (con reja restava l'equivoco gioco italiano giocatori internazionali, ora probabilmente salterà anche questo) della Lazio, con l'afasia, se non addirittura l'incomunicabilità, tra la società biancoceleste e tutta la struttura burocratico amministrativa del calcio italiano? dalla giustizia sportiva al coni, dai sistemi normativi al mercato, dalle forme contrattuali alla lega, dalla figc al sindacato calciatori, non c'è capitolo che si trasformi in tema di conflitto, in problema, in scontro
anche qui, il carattere puntiglioso e l'goncentrismo del presidente della Lazio - aspetti su cui tanti amano mitizzare - non sono affatto il centro della questione. a confliggere sono visioni e interessi che si vanno facendo sempre meno compatibili. il passaggio ultimo di questo percorso lo possiamo leggere in quesllo che accade sul piano della comunicazione. fino a ieri, possiamo dire che la Lazio era raccontata poco e soprattutto che era raccontata male, secondo logiche subalterne a interessi estranei e ostili a quelli biancocelesti. oggi, pur restando vero tutto questo, c'è la scelta, esplicita, persino ostinata, della Lazio di non volersi far raccontare dai media tradizionali. la Lazio non dice più nulla ai giornali sportivi italiani, alle pagine sportive dei quotidiani italiani, ai network locali e nazionali. a tutti costoro la Lazio comunica, diciamo così, il minimo sindacale, ma soprattutto si mostra beatamente indifferente a quello che tutti costoro scrivono o dicono su di essa. ma non di trascuratezza si tratta, di indifferenza o peggio ancora di impotenza. anche qui è evidente il segno di una scelta. il futuro è tracciato, si chiama Laziostyle, in televisione, per radio, sul web
seguiremo con attenzione l'evoluzione di questi processi. con la speranza che questa scelta potente di autonomia - finora sicuramente premiata o premiante, a giudicare dai risultati - non degeneri in una tristissima vicenda marcata dall'autismo. la strada è aperta, le idee sono chiare: per quanto ci riguarda, nel futuro della Lazio ci piacerebbero le cavalcate travolgenti del borussia dortmund, non il ritorno alle frustrazioni monosillabiche della Lazio della prima metà degli anni ottanta. siamo sicuri di non essere i soli a pensarla così