Citazione di: FatDanny il 01 Lug 2012, 10:18
me pare de fa la stessa discussione che sul razzismo.
Ogni volta si dice "quello non è razzista, è solo ignorante", "quello non è omofobo, è solo cretino".
NO. N-O.
Il razzista e l'omofobo non esistono. Non sono figure sociali definite.
Ci sono comportamenti e linguaggi che fanno riferimento a razzismo e omofobia e che possono essere utilizzati da tutti. Quindi tutti possono essere potenzialmente omofobi o razzisti. Basta che utilizzino quei linguaggi o quei comportamenti. Perché nell'utilizzarli riproducono un modello e lo rafforzano.
Chi pensa che i razzisti e gli omofobi sono solo quelli che pestano "negri e checche" si sbaglia di grosso.
Sarebbe un problema ridicolo se fosse così, se il problema si riducesse a quattro imbecilli facilmente individuabili e catechizzabili. Il problema è mooolto più esteso e riguarda i comportamenti comuni, cioè NOSTRI.
Voglio vedere quanti qui dentro non si sentirebbero innervositi da un gay che ce prova.
E, regà, quello sarebbe un comportamento OMOFOBO, perché il nervoso è dato solo dalla paura (paura di che? di scoprire che forse forse può anche piacere?
).
Che male c'è nelle avances? Anzi, dovrebbe farvi piacere... in qualche modo è un complimento, no?

Questo esempio solo per dire quanto l'intolleranza sia radicata. In NOI, N-O-I, non in quattro pazzi violenti squilibrati che se fa presto a sfonnà a calci.
Zarate nel dire frocio come insulto ha rafforzato un modello, tenendo conto che è un personaggio pubblico e in quanto calciatore è un personaggio pubblico con una certa influenza tra i giovani. I 15enni Borghezio non se lo cagano de striscio. Zarate si. E quindi seppur il "frocio" di Zarate è 100 volte meno consapevole di quello di Borghezio, è 100 volte più dannoso.
Fat, il tuo discorso è interessante ma non mi trova d'accordo (puoi dire: sti cazz,i

. Non credo infatti che la parolaccia detta da Zarate sia l'espressione di un pregiudizio radicato nella società, né che sia la germinazione di un pregiudizio, forse è solamente un elemento collaterale (ma molto collaterale) di un modo di porsi.
Mentre, ad esempio, sia un pestaggio sia una discriminazione all'interno di un posto di lavoro sono l'espressione ultima di un orientamento culturale e politico.
Adesso non ho tempo né voglia di googleggiare, ma mi chiedo se questa baraonda sia mai stata creata per le affermazioni del Papa (che, me sa, è un po' più popolare di Zarate) che definisce gli omosessuali come dei peccatori (e implicitamente: pervertiti).
Ecco, il capo della Chiesa, cioè della struttura più potente, stratificata, la più ricca di tutti i tempi, nonché quella con il maggior numero di proseliti, sbarra la strada degli omosessuali ogni giorno strumentalizzando peraltro le sacre scritture e non c'è mai stata una presa di posizione furente. Li offende, li umilia, li ammazza. Ogni "santo" giorno, a tre metri da casa nostra.
Qualcuno obietta? No.
E ce credo, è il Papa: fa paura. Vuoi mettere sbattere il mostro Zarate in prima pagina?
Trovo molto più probabile che un omofobo rafforzi il suo pregiudizio e si senta libero di offendere un omosessuale in virtù del giudizio del Pontefice, sovrano della liturgia e Gran Cavaliere della solennità, che per la parola scritta su Twitter da Zarate.
L'argentino, per inciso, ormai è popolare solamente sul pianerottolo di casa sua e nemmeno tutti i giorni.
Il discorso sul modello che si rafforza è validissimo secondo me, ma non rientra in questo contesto, dove la malafede della stampa si taglia col coltello. Ci va di mezzo la Lazio, non gli omosessuali. Hanno colto la palla al balzo. Cosa che non fecero per lo cambio verbale fra Titty e Siviglia.
E i vari Foschi e compagnia bella, con che coraggio vanno a San Pietro o ascoltano la messa quando il simbolo della Chiesa ingiuria pesantemente gli omosessuali come scelta politica?
Poi ha ragione Tarallo, è anche una questione di fortuna. Se uno nasce, vive, cresce e studia a San Francisco, gradualmente si depura da questo tipo di insulti intrinseci.
Ma vi assicuro che se avete giocato a pallone fra il discesone del Quadraro e Subaugusta e vi siete mangiati un gol o avete fatto un brutto fallo all'avversario, l'insulto "Frocio" è il minimo che vi avranno rivolto.
(Ecco perché non me la sento nemmeno di colpevolizzare Titty per aver detto "frocio" a Siviglia durante un derby).
Ma questa deriva del linguaggio non avviene certo per colpa di Zarate che, comunque - tanto per chiarire, è fortunatissimo e avrebbe il dovere di porsi su un piano differente rispetto a chi lo insulta.
Questa tutela della diversità, figlia del politcally correct, è solo superficiale. Non va a fondo. Serve per farsi belli. E non mi riferisco certo a chi, qua sopra, ha a cuore il problema omofobia.
Finché il riferimento culturale sarà Repubblica o la televisione, non se ne uscirà MAI.
Perché sono proprio loro che, dando peso a un episodio così insignificante, buttano benzina sul fuoco e trovano, ipocritamente, un capro espiatorio che invece andrebbe cercato - ma seriamente - nella cultura, nella società e nell'economia.