Esco dal letargo col solo scopo di poter dare il mio contributo alla comunità scientifica internazionale impegnata nello studio della idiotina.
Leggendo gli scritti del Prof. Rooney e del team che studia l'Idiotina sono tornati nella mia memoria ricordi lontani, molto lontani che però, a mio avviso, possono dare un grosso aiuto alla ricostruzione storica della diffusione di massa della idiotina.
I miei ricordi, in parte frutto di ricostruzione di accadimenti storici, in parte racconti di mia nonna Flavia, risalgono agli inizi degli anni '40.
Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, mentre i giornali di regime riportavano articoli trionfalistici - sia le nostre truppe ma soprattutto aaamaggica si facevano onore -, nella capitale i primi sintomi della crisi economica che stava investendo il Paese, si avvisarono dalla scarsità di generi alimentari e dall'aumento dei prezzi, che portarono alla costituzione della "carta annonaria".
Questa tessera, nominativa, permetteva in date prestabilite di recarsi da un fornitore abituale per la prenotazione dapprima solo di generi alimentari, ma poi si diffuse, ad esempio, anche per il vestiario.
Il negoziante staccava la cedola di prenotazione apponendo la propria firma e, in una o due date prestabilite, si poteva prelevare la merce prenotata. Visto che i prezzi variavano di mese in mese era uso comune prelevare tutto quanto fosse possibile in un'unica soluzione.
Le date di prenotazione e ritiro dei generi alimentari venivano annunciate tramite manifesti e trafiletti sui giornali che si susseguivano a ritmi paradossali.
Nel mese di gennaio del 1940 si razionò lo zucchero (500 gr. a persona al mese), a maggio dello stesso anno caffè e sapone; nei mesi successivi i produttori e commercianti furono obbligati a dichiarare la quantità prodotta di lardo, olio di oliva e formaggi grana.
Ci furono restrizioni sull'olio e sul burro (500 gr. mensili di burro o strutto o lardo). Anche il latte fu presto sottoposto a restrizione (tranne che per bambini e ammalati), tanto che fu fatto divieto di acquistare o vendere nella città di Roma latte non proveniente dalla centrale.
L'imperativo VINCERE, motto del fascismo, venne ben presto stampato sulle pagelle scolastiche, su lettere, cartoline e manifesti, ma i romani, come del resto tutta la popolazione italiana, iniziò a vivere anni di privazioni e sgomento. Ed è in questo contesto che si inserisce la strategia del regime: necessitava distrarre i romani facendogli VINCERE qualcosa; qualcosa che relegasse in secondo piano la tragedia che incombeva.
E qui s'inseriscono i ricordi dei racconti della mia nonnina. Mi raccontava che in alcune zone di Roma, in quel periodo, veniva distribuito ai possessori della carta annonaria, un latte speciale che conteneva delle vitamine che facevano diventare i bambini più forti e più intelligenti. Mia nonna diceva che quel latte speciale lo mandava Iddio, anche se in realtà lei lo prendeva sempre dalla latteria della signora Tina. Ricordo che per brevità la nonnina usava chiamarlo latte di "Iddiotina". Lei era molto rammaricata perchè in realtà io quel latte speciale non ebbi mai modo di berlo, in quanto, a seguito dell'evento bellico, i miei genitori mi portarono assieme a mia sorella più piccola nella casa di campagna che avevamo a sud di Roma. Lì ci pensava la nostra mucca Carolina, per il latte. Mia nonna era però convinta che la mia crescita, soprattutto intellettiva, aveva risentito della mancata assunzione di quel latte speciale, ricco di vitamine, perché lei era solita rimproverarmi di essere troppo poco "boro"- proprio così diceva "boro" - rispetto alla maggior parte dei bambini miei coetanei.
Rientrato a Roma, dopo l'armistizio, ho ricordi confusi, ero piccino avevo 8 anni. Una cosa però la ricordo bene perchè all'epoca mi lasciò sbigottito, il mio migliore amico Gennarino, - figlio di Ciro il portiere dello stabile dove abitavamo nel quartiere Appio - con il quale giocavo e condividevo la passione della Lazio, era cambiato, era molto cambiato, era diventato della Roma. Ricordo che con fare sprezzante e cercando di scalciarmi mi diceva cose a volte incomprensibili:" Ao io so' da Roma perchè a Roma è maggica, l'imperativo è VINCERE, Er palazzo (?) sta a preparà er complotto (?) pe' fa vince l'Ambrosiana, ma noi de aamaggica amo già vinto 12 scudetti morali (?), proprio stasera c'è l'adunata al circo massimo pe' preparà i festeggiamenti del tredicesimo!(?) ce viè' pure il Podestà".
Ricordo anche che la nonnina mi raccontava che il latte che prendeva con la tessera annonaria dalla latteria della signora Tina lo regalava quasi sempre a Gennarino in quanto io non c'ero e a lei quel latte faceva pesantezza, a volte gli provocava anche dolorose coliche.
Solo adesso realizzo lo scampato pericolo: Gennarino aveva assunto anche la mia razione di latte Idiotizzato.
Pregherei GuyMontag di portare a conoscenza del Prof. Rooney gli accadimenti storici di cui sopra e, se del caso, chiedere ai competenti organismi internazionali di far attentamente analizzare il latte della centrale che ancora oggi viene somministrato nella Capitale. Il pericolo di un virulento attacco criminale, a base di dosi massicce di idiotina, contro la città eterna è reale.
Basti pensare che 7 romani su 10 vedono nell'aggressione fisica di Totti verso Balotelli un gesto d'amore e di amicizia, di un ragazzo buono (Totti) verso un ragazzo cattivo (Balotelli). La loro chiave di lettura, viste e riviste le immagini alla moviola, è che Totti voleva semplicemente aiutare un ragazzo di colore che, in quanto tale, è in grossa difficoltà; Quest'ultimo, di contro, non si è neanche degnato di ringraziare il capetano. (???)
Prof. Rooney, S.O.S.siamo nelle sue mani.
Grazie, torno nel letargo.