La immorale della favola.
Uno sport nel quale il merito non è premiato, la competenza vale come il tiro di un ghanese che si mangia una vittoria all'ultimo secondo su rigore, vince chi vince e non è sempre il migliore. Non ci sono lezioni morali, minime o massime, da trarre, quando il piccolo Uruguay, nonostante giochi senza portiere, arriva a due o tre centimetri dal pareggio con la Germania, nè presagi fausti o infausti per la nazione da un titolo o da una sconftta. La Grecia, la Spagna, la Cina. I giocator italiani, italiani di famiglia, farebbero una squadra mostruosa, purché non fosse allenata da Maradona e trovasse un portiere, Milito, Messi, Cambiasso, Zanetti, Forlan, Fucile, Benaglio il portiere della Svizzera, Padalino, Cavani, Lugano, Gargano, Pastore.
Squadre multientiche come la Germania che si è buttata alle spalle ogni mistica ariana e squadre monoetniche come l'Olanda, nazioni scosse da secessionismo autentico, come la Spagna. Non esistre alcun rapporto seriamente dimostrabile fra prodotto interno lordo e centrocampisti, fra buona amministrazione pubblica e difensori centrali. Eccellenti giocatori sono prodotti da nazioni orrendamente governate, come l'Argentina, mentre altre di ammirevole virtù languono nell'eterna seconda serie internazionale. Se bastassero un cattivo governo e pubblica corruzione a produrre potenze calcistiche, questo Mondiale 2010 sarebbe stato disputato fra Corea del Nord e Italia.
(11 luglio 2010)
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