Al termine della presentazione delle maglie il Presidente della Lazio, Claudio Lotito, si è intrattenuto con i giornalisti presenti al centro sportivo di Formello presso gli studi televisivi, rilasciando alcune dichiarazioni: "Noi confidiamo nel binomio Lazio e Macron, crediamo in persone che hanno voglia di creare qualcosa di nuovo, che coinvolga la gente e faccia sposare un'idea, perchè come abbiamo sempre detto la lazialità è uno stile di vita. La Lazio è stata costituita nel 1900 con valori che molte società non hanno, è l'unica società che ha avuto l'onore di depositare fiori all'Altare della Patria, perchè ha la Lazio dato uomini alla guerra e ha versato anche un tributo di sangue. E' una società che viene riconosciuta come la polisportiva più grande d'Europa, che ricopre un certo ruolo nello sport. Racchiude tante discipline, e dove il calcio è un po' l'acme che cerca di portare a traino tutte le altre discipline così dette povere. Io penso che con Macron si possano creare delle condizioni di crescita capillare e territoriale, a livello nazionale e internazionale. La Lazio deve supportarla attraverso l'apertura di punti vendita e gli strumenti che ha in proprio possesso, giornale, radio e televisione e creare insieme un polo di riferimento di moda di tendenza e vita quotidiana oltre che di vita sportiva".
Poi, interpellato sul mercato dai cronisti, il numero uno laziale ha detto: "Voglio far capire alla gente e ai giornalisti che la Lazio è una squadra già competitiva e lo dicono gli ultimi due campionati, l'unica cosa che può fare la società e l'allenatore è migliorare la qualità dei calciatori in termini di resa. Lo scorso anno la Lazio ha vinto con squadre che sulla carta erano più forti Inter, Roma, Napoli, Fiorentina e poi perso con squadre più piccole, non è un problema di calciatori, ma da una serie di fattori sfavorevoli che non ci hanno permesso di arrivare al terzo posto. Sono due anni che la squadra per un soffio e sempre contro la stessa concorrente non ha conseguito il raggiungimento della Champions. Ma la Lazio ha dato dimostrazione di crescita del proprio potenziale. Quest'anno rispetto allo scorso anno non abbiamo venduto nessuno, poi fatalità tutti i calciatori che vengono disprezzati dalla stampa ci vengono richiesti da altre società. La società sa dove deve intervenire per rinforzare l'organico, ma siccome sono sforzi di mercato che implicano trattative, non deve fare gli annunci sui giornali. Prima i giocatori sono pochi, poi sono troppi, prima sono adeguati ora non adeguati, quindi c'è qualcosa che non va. Abbiamo fatto due partite che abbiamo perso, dove addirittura si è detto di sostituire l'allenatore. Di cosa parliamo, queste sono invenzioni, abbiamo giocato con una squadra imballata, e senza molti titolari. Noi chiediamo una mentalità vincente a questa squadra, voglio una squadra cosciente delle proprie potenzialità, con i vari inserimenti. Un inserimento che è saltato è stato quello di Breno, ma non credo del tutto perché sono convinto che alla fine il calciatore verrà alla Lazio dopo che supererà quella condizione assurda dal punto di vista giuridico, riteniamo il difensore brasiliano, uno dei difensori più forti al mondo, visto che anche il Bayern lo ha pagato 18 milioni e non è una società che regala i soldi e se li compra li valuta validi, poi abbiamo riscattato Candreva, preso Ederson e faremo quello che serve. E' chiaro che con Petkovic dobbiamo fare un punto della situazione, cosa che non abbiamo fatto, visto che lui ora è tutto preso ad allenare la squadra, per capire chi ritiene idoneo e quelli che non sono idoneo. Lui in questo momento ha una massa informe di giocatori, che tante squadre appetiscono, ma deve capire quali saranno quelli che partiranno per il preliminare. Noi non possiamo chiedere dopo tre giorni al mister quale è la squadra, deve conoscerli, valutarli dal punto di vista atletico, agonistico e fisico, su questa base può valutarli, perché il mister valuta il calciatore per quello che è".
Successivamente, Lotito ha affrontato la questione dei famigerati "quattro campioni" promessi: "E' vero avevo parlato di tre/quattro campioni e li avevo presi: Ederson l'avevo preso, Breno idem e Yilmaz aveva firmato, poi se gli danno quattro milioni posso fare lo stesso? Per me non è normale, io devo fare l'interesse della Lazio io sono un presidente-tifoso e non un tifoso-presidente. Cercavamo una punta dite? A parte che ne riparleremo a fine mercato, ma abbiamo Klose, Floccari che ce lo hanno chiesto otto squadre e Zarate che da tutti viene considerato un giocatore con una tecnica particolare. Poi ci sono Kozak che è stato richiesto da venti squadre, Rocchi e Alfaro. Io i mercenari non li voglio, per questo la battaglia su Yilmaz non lo ho mai portata avanti. Io non voglio gente che dice di desiderare la Lazio e poi se ne va da un'altra parte perché gli danno quattro milioni o perché il procuratore, per fini personali, lo porta dove aveva detto che non sarebbe mai andato. Io voglio gente che sposi la causa, che metta cuore, perché l'unico elemento aggiuntivo per raggiungere l'obiettivo è il gruppo e questo non si prende con i soldi"
Infine, il presidente biancoceleste ha parlato della sua gestione, invocando il rispetto per i tifosi: "Io sono orgoglioso di rappresentare alcuni atleti che trovano consenso nei posti dove vanno. Ad Auronzo tutti mi dicono che i giocatori sono persone disponibili, serissime, corrette. Non si sentono delle divinità, perché il campione non è solo sul campo. Ma a voi non ve ne frega niente, voi pensate solo ai soldi. Ma se mi metto a fare i conti, vi faccio vedere come gestiamo. Abbiamo comprato un immobile a Via Valenziani, non dico quanto costa sennò v'impaurite, altro che campioni. Noi volevamo radicare la storia, mentre gli altri disperdono il patrimonio noi lo abbiamo rigenerato e riaccentrato. Quella è stata la sede della Lazio, oggi il club riacquista e si riappropria della sua storia. La gente deve fare una scelta di campo, la Lazio viene considerata una Cenerentola e questo avviene perché la Lazio non ha mai avuto un padrone, anche se è un termine improprio, ma ha sempre avuto società traballanti e la storia lo dimostra e così è successo che i tifosi si sono sostituiti alla società, sbagliando. I supporters devono sostenere la società perché questa deve preservare e tramandare la propria storia che è di tutti e io devo conservarla e tutelarla. Ma le decisioni le prendo io, perché è una società per azioni ed è di Claudio Lotito e decido. Io devo prendere decisioni come un padre di famiglia, nell'interesse della famiglia e infatti non intasco un euro e sono l'unico presidente a non guadagnare perché penso sia giusto così. Io metto spirito di servizio, non voglio vantaggi personali, mica sono come quelli che campano con la Lazio. Per questo sono stati creati radio, rivista, così che tutti possano vedere quello che succede. Noi ci basiamo sullo spirito olimpico, vinciamo se lo meritiamo e attuiamo un progetto compatibile con le risorse della società. Io lo avevo detto otto anni fa queste cose, tutti adesso stanno vendendo: tanto incassi e tanto spendi. I tifosi devono essere presenti allo stadio, fare gli abbonamenti, devono supportare il club, sennò non possono contestare, gli assenti hanno sempre torto. In passato i miei predecessori hanno tolto i soldi ai tifosi con gli aumenti di capitale, Lotito glieli ha ridati rimettendo le azioni sul mercato. E io non li ho mai considerati clienti. Non ho mai fatto aumenti di capitale, ho lasciato la società in borsa perché voglio il coinvolgimento emotivo. L'interesse della società è quello dei tifosi, quello vero, non di certi soggetti che è meglio non definire. Io non ho mai preso un euro e anzi c'ho messo i soldi. Io ho preso una società con 550 milioni di debiti e adesso sono il presidente di una società non scalabile. Questo per spazzare via tutte queste fandonie che vengono scritte riguardo presunti arabi, ma io per fortuna non ho bisogno di soldi e non vendo. L'arabo deve venire da me e dirmi (Lotito si lascia andare a un improbabile imitazione della lingua araba ndr), ma tanto io non devo vendere, io devo creare, sennò non avrei fatto investimenti. Io non ho nulla da vendere, ho detto che la società la tramanderò a mio figlio. La creazione, se permettete, la fate fare a me, non devo sentire i consigli della gente. Prendo Lulic e mi dicono che è scarso, poi mi dicono di non venderlo quando si rivela ottimo. Questa era l'atteggiamento della gestione precedente, una gestione commerciale. La mia è una gestione emotiva, passionale, storica, basata sui valori. Le mie battaglie sono sempre state intraprese su questo. Io non scendo a patti con nessuno, a me non interessano le logiche commerciali".