Comincio con i complimenti e gli auguri vivissimi a Kelly per l'arrivo di Leonardo e per l'inizio di una nuova vita.
E un grandissimo in bocca al lupo per tutte le panzette in attesa...
Era tanto che non entravo in Lazionet. Tantissimo che non leggevo un topic dall'inizio alla fine. Ma questo ha catturato la mia attenzione e mi è venuta voglia di scrivere un po'.
Voglio raccontarmi quello che mi è successo circa 6 anni fà.
Qualcuno mi disse che solo un miracolo mi avrebbe potuto far provare la gioia di diventare mamma E me lo disse dopo un anno dalla morte di mio Padre. Non vi sto a raccontare il sapore di quei giorni. Di quei mesi. Difficile far credere alla gente che stai vivendo normalmente quando dentro stai vegetando. Poi cominci a pensare alla tua vita senza figli... la vita è troppo bella per non essere vissuta e godere di ciò che offre...
Invece nel momento in cui meno me lo aspettavo arrivano le beta positive: non sono riuscita nemmeno a gioire tanta era l'incredulità. La felicità comunque durò 11 settimane. Quel sabato 21 aprile mi alzai dal letto e un dolore lancinante al fianco sinistro mi fece ricadere a terra senza avere nemmeno la forza di capire cosa stesse accadendo. Di lì a poco l'ambulanza a sirene spiegate mi portò in codice giallo al pronto soccorso. Vomitavo bile. Un dolore fisico mai provato in vita mia. Sapendo del mio stato i medici si rifiutarono di darmi antidolorifici troppo forti ma non riuscivano a capire da cosa fosse dipeso. Le analisi erano quasi a posto... tranne l'emocromo, molto al di sotto dei limiti minimi. Da lì a un paio d'ore decisero di ricoverarmi in reparto, il codice stava passando ad arancione.... ma ancora non sapevo se qualcuno, lì, dentro al mio pancino, continuava a vivere.
Il ginecologo arrivò per la visita: per sentire il battito del feto usò uno strumentino "demenziale" che non rilevò nulla. Lo posò sulla pancia, a destra, a sinistra, più in alto, di lato ma niente... da quel maledetto rilevatore non ci fu nessun rumore. Stesa sul lettino pensai "è finita". Non avevo più voglia di aprire gli occhi.
Ma il ginecologo ci tenne a precisare che quel rilevatore era efficace a partire dalla 16a settimana.
Avevo poche forze ma avrei voluto menargli con tutta me stessa con quelle rimaste. Poi pensai che in fondo c'era ancora una piccolissima speranza a cui aggrapparmi.
Finalmente riuscirono a farmi l'ecografia: ero pronta a provare nuovamente quella fitta di dolore... il dolore del silenzio.
Invece imponente si levò il rumore del suo battito: forte, veloce. Come per dire: resisti, non mollare.
Quello fu uno dei momenti (nonostante tutto) più bello dei miei 9 mesi.
Rimasi ricoverata per 21 lunghissimi giorni (record storico per il reparto di ginecologia/ostetricia), tra sacche di sangue ordinate per eventuali trasfusioni, consulti con chirurghi per la possibilità (scongiurata) di una operazione... tutto per una maledettissima cisti di 9 cm che mi provocò una emorragia interna e conseguente crisi addominale.
Mi ricordo ancora il terrore che provai il giorno che mi dimisero: chi e che cosa avrebbe sostituito il campanellino con cui chiamavo gli infermieri? Quello si che era una sicurezza...
Invece i restanti 5 mesi, al di là di ogni aspettativa, furono in discesa.
Anche se le mie ansie quotidiane, alimentate da folli ricerche su internet, mi diedero la netta sensazione che la mia gravidanza ebbe una durata di circa 3 anni.
Il 29 ottobre 2007 un esserino di 2,5 kg, fu posato accanto al mio viso: IL GIORNO PIU BELLO DELLA MIA VITA.
Oggi Vittoria (non poteva chiamarsi diversamente) ha quasi 5 anni, grida forza Latio e verrà probabilmente a vedersi la prima di campionato con il Palermo con la sua mamma.
Non mollate. Non mollate MAI.
E a quelle donne che non ce l'hanno fatta dico di ritenersi delle grandi donne, perchè come dice la mia amica, una grande donna non si misura dal numero dei figli.