Inizierei col dire che a sprazzi, per una settantina di minuti buoni, è sembrato di assistere non solo ad un altro modo di fare calcio, rispetto al passato recente, ma quasi ad un altro sport.
Una Lazio grintosa, aggressiva, con un furore agonistico mai visto prima e sufficientemente organizzata. Compatta, raramente slegata, con un gioco fluido ancora da assimilare al 100% fatto di pressing, fraseggi e rapide circolazioni di palla. Una Lazio che ha rischiato il giusto contro una compagine nuova solo per 2/11, che lo scorso anno aveva fatto faville, ad iniziare proprio dalle prime giornate, ed ampiamente rodata. Una delle squadre più toste da affrontare ad inizio campionato, specie nel suo campo. Il giusto o addirittura meno del lecito visto che l'Atalanta non ha prodotto altro che qualche azione di poco conto su palloni a scavalcare la difesa per Moralez e Schelotto ed un paio di conclusioni su calcio da fermo (checchè ne dica Colantuono).
E' stata una Lazio magari non perfetta ma ottima nel complesso, che ha patito una decina di minuti prima di prendere il comando delle operazioni, passare in vantaggio e mettere gli avversari alle corde per tutto il primo tempo, parte del secondo, fino alla disperata controffensiva finale.
Una Lazio che ha abbinato alla qualità, corsa e cattiveria agonistica. Il gioco di Petkovic sembra esaltare, prima che i tifosi, i giocatori. Già, da Marchetti a Klose ho visto calciatori indiavolati, convinti, che non hanno lesinato forze, entusiati di interpretare la gara secondo il Petkovic pensiero. Linfa ed energie nuove rispetto a tre mesi fa.
La Lazio che porta 5/6 giocatori in avanti è quasi commovente se si pensa a quell' 1+1 che diventava 1+2 nei momenti di intenso forcing dello scorso anno. Quei 10 dietro la linea del pallone, quella manovra flemmatica, quel giro palla soporifero; il tutto lasciato in mano all'improvvisazione e alla fantasia dei solisti.
Niente di tutto questo si è visto ieri. La Lazio di Petkovic, quella di Bergamo almeno, gioca all'attacco (a cominciare dall'undici schierato), giostra a due tocchi con scambi stretti, mette da parte i lancioni - se non proprio necessari-, fa recupero palla nella metà campo avversaria, e viaggia a velocità tripla.
Al momento si può dire che ci abbiano guadagnato tutti: da Klose non più abbandonato nella terra di nessuno, a Hernanes riportato nel flucro del gioco, capace di toccare più palloni ieri che nel corso dell'intera stagione scorsa, a Ledesma preposto principalmente a compiti difensivi (e che quando si alza arriva persino a pestare il gesso dell'area avversaria dopo uno scambio centrale con Konko: parliamo pure di miracolo), agli esterni con libertà di affondare sapendo che nei paraggi troveranno qualcuno per lo scarico.
E' cambiata la mentalità che incide per un 30/40% sul rendimento di una squadra. C'è una consapevolezza maggiore dei propri mezzi che si è evinta anche dai preziosismi esibiti in gara (dai colpi di tacco, alle veroniche, gli appoggi di petto, i tocchi di esterno): segno di sicurezza e convinzione. C'è voglia di fare calcio, il calcio di Petkovic.
O almeno così sembrerebbe: il beneficio del dubbio è d'obbligo visto che siamo appena agli inizi.