Citazione di: Tarallo il 28 Ago 2012, 12:17
Mah, domanda difficile.
Quant'e' "il giusto"? 
Io non faccio follie, e tra l'altro internalizzo molto.
Ma il mio amore s'e' molto antiromanistizzato, per motivi che non so spiegare.
E' principalmente prima e dopo i derby che non dormo, ho mal di stomaco e non mangio.
Sto bene se loro vanno male. Se noi vinciamo va tutto bene. Se noi perdiamo mi rode un po' ma dipende da come e' andata, le sconfitte le accetto come parte del gioco. Se noi perdiamo e loro vincono passo una settimana da incubo.
E poi per lei combatto qui sopra lotte che francamente sono davvero estenuanti, e sospetto anche assolutamente vane.
In ogni caso, amo la Lazio e la amero' per sempre, a modo mio.

MI riconosco molto in queste parole di Tarallo.
Ad esempio, ho sempre odiato i riommici, ma il processo di antiromanistizzazione (compro una vocale, scusate) si è rafforzato dal 2001 in poi e con l'avvento di Titty quale idolo di cartapesta. Sono oltre dieci anni che in pratica mi sento in trincea, a combattere una guerra giusta in difesa della Lazio. Anzi, in difesa della libertà di una minoranza contro lo strapotere delle opinioni indotte.
Una conversazione che verte sul calcio e sul tifo, per me, è un criterio supremo per capire una persona: il suo livello d'informazione, la sua buonafede, la sua psicologia. E non nascondo il fatto che molti miei amici hanno perso e perdono periodicamente la mia stima, quando li sento ripetere a pappardella slogan e ragionamenti preconfezionati al discount giallorosso. Specie quelli che non tifano gli zozzi: lì mi cascano le braccia e mi inc.azzo sul serio. Insulto, provoco, me li magno.
Ecco perché mi avveleno sovente con l'attacco sistematico della stampa: perché mi accorgo che fa breccia, e i miei amici non sono proprio analfabeti o sprovveduti se si parla di politica o altro.
Ecco, io amo la Lazio tanto da sentirmi in dovere di difenderla in ogni momento, non lascio passare manco l'acqua; accetto serenamente critiche e insulti verso qualsiasi altra mia passione (registi, cantanti, scrittori, il mio lavoro, la mia famiglia), accetto di buon occhio i giudizi approssimativi su tutto ma non sulla Lazio, tanto da risultare parecchio antipatico quando ingaggio le mie battaglie al tavolo del pub - autentico terreno di battaglia. Ma non me ne frega nulla.
Sono disposto a rimanere solo al mondo e senza amici pur di difendere la Lazio sul piano dialettico. Perché ormai la intendo come una battaglia culturale che travalica la questione calcistica e il duello rusticano LAZIALI-romanisti, diventando una guerra in cui la posta in gioco è l'onestà intellettuale.
Sono poi del partito che preferisce lavare i panni sporchi in famiglia, per cui guai a chi me tocca Sercio fuori da qua e guai a chi semplifica un argomento complesso come la curva politicizzata. Qui dentro mi va bene lo scontro, là fuori viene sempre prima la Lazio, perché spesso chi attacca la curva o tifosi o Lotito ha solamente come obiettivo la Lazio TUTTA. E la Lazio TUTTA non me la devono toccà.
E poi, sì. Se la riomma perde io accetto la sconfitta della Lazio come parte del gioco, ma se la riomma vince mi rendo conto che, quando succede, in quella battaglia quotidiana in questa città battona è come se venissi privato di un'arma e tale arma finisca al nemico, costringendomi a ricominciare daccapo.
Sogno una Lazio che non abbia più bisogno di me e di noi. Che viaggi per conto suo come quando ti cresce un figlio.
Invece ogni giorno dobbiamo vegliare, starci attenti, nutrirla, pulirla, difenderla dagli orchi, parlare con la maestra e tenerla lontana dalle malattie veneree.
Sul derby sarebbe da fare un discorso a parte, ma io arrivo a combinarne di cotte e di crude alla mia psiche.