Stefano è un simbolo. Che diventi il nostro.

Aperto da GuyMontag, 20 Set 2012, 13:17

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GuyMontag

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Non sono un ipocrita. Se fosse successo su altre sponde, sarei molto meno sensibile al problema della giustizia sportiva. Se sulla graticola ci fosse, per dire, un derossi, seguirei con sguardo distratto ma con la interiore gioia di chi ha finalmente la conferma che Dio c'è.

Ovviamente non è possibile. Non riesco a trovare metafora più appropriata di "impossibile come un romanista per il quale Palazzi chieda una condanna". Sulla vita su Marte si hanno dei dubbi, c'è chi giura che il sangue di San Gennaro si sciolga davvero. Non metterei la mano sul fuoco sulla verginità di Nicole Minetti, addirittura c'è chi mette in discussione il postulato del rigorepaaroma.

Per essere sensibilizzati, bisogna trovarcisi. E noi siamo sensibili come un piede sulla sabbia di Ostia a Ferragosto.

Ci siamo dentro senza stupore. C'è capitato Stefano Mauri, della cui vita non so praticamente nulla, non ricordo interviste memorabili, nulla al di fuori dal campo. Uno dei tanti, immagino, ragazzi talentuosi con un conto in banca spropositato e con il solo dilemma di come spendere i soldi. Senza volerlo, e senza specifici addebiti, si è trovato incastrato in un ingranaggio più grande di lui, obiettivo disperato di un'inchiesta che non sa più dove andare a parare, ma ben determinata a non mollare il "grosso nome". E' diventato un simbolo, il simbolo di tutto ciò che c'è di marcio nel calcio. Bellavista, Paoloni o Carobbio non possono essere simboli, poveracci che sbarcano il lunario a malapena nell'inferno delle categorie inferiori, dove ogni stipendio preso è una benedizione, in attesa che la tua società fallisca. Il simbolo dev'essere un calciatore bello, ricco e famoso, da additare al pubblico ludibrio, uno che la gente conosca, per il quale possa provare invidia. Invidia che è la diretta genitrice dello sdegno, quello sdegno a gettone, puritano, meschino e di provincia, che è da sempre sport nazionale, altro che il calcio, e del quale repubblica (con mio dispiacere) è portabandiera.

Ebbene, se lui è un simbolo "loro", lo diventi per noi. Se per loro è il simbolo del calcio corrotto, per noi dev'essere un grido di battaglia. Non ci avrete. Ci avevate quasi, eravamo divisi, una curva invisa al resto dello stadio, battaglie interne di respiro cortissimo. Stavamo implodendo, e voi guardavate ghignando. Neanche la calciopoli del 2006 era riuscita a compattarci, c'era chi – tra noi – augurava il peggio alla Lazio.

Ora è diverso. Il re è nudo. Il bersaglio è chiaro, non è certo il Mauri della situazione, lui è il grimaldello. Non faccio sociologia, non cerco le cause. Perché ogni chiamata di correo ci vede alla sbarra, non mi interessa. E' troppo scoperto, è grottesco, un fenomeno reale e sul quale varrebbe realmente di indagare a fondo si riduce a Mauri che tarocca una Coppa Italia con l'Albinoleffe. Ma annatevenaffanculo (auto-cit.) tutti.

Ebbene, sia un simbolo nostro. Noi siamo Stefano Mauri, non tanto per una solidarietà personale, quanto perché è il simbolo della nostra rivolta. Noi, laziali tutti, non ci stiamo. Leggo di iniziative da parte della curva, magliette, striscioni. Ne sono contento, finalmente tutti hanno capito. Ci siamo noi da una parte, loro dall'altra. Non c'è più zona grigia.

Stefano Mauri è il mio simbolo. Ce n'est qu'un debut, continuons le combat.

robylele

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perfetto G M.

ma sto cominciando a notare una cosa e cioè che questa disperazione a crecare qualcosa che non si trova stia cominciando a insospettire perlomeno il neutrale.

stavolta sembra tutto troppo esagerato, la gente non è scema..

spero in un effetto boomerang, oltre che il pre-pensionamento di Di Martino e Mensurati messo a pulire i cessi di Repubblica.



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Perfetto come sempre. Quoto ogni singola parola.

Citazione di: GuyMontag il 20 Set 2012, 13:17
Ci siamo noi da una parte, loro dall'altra. Non c'è più zona grigia.


vagabond

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quoto, e sono sicuro che non ci avranno, il Laziale è consapevole questa volta.

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Palo

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gentlemen

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Ragazzi è triste dirlo, ma spesso, x fortuna non sempre, questo è il modo di lavorare della magistratura italiana.

Adler Nest

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Stefano Mauri è il grido di battaglia!

eagles monte mario

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Citazione di: GuyMontag il 20 Set 2012, 13:17

.... Ce n'est qu'un debut, continuons le combat.

:clap:

Alla faccia del bicarbonato di sodio!!!

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lazionaltrastoria

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Alzeremo bandiera biancazzurra al Quirinale!

Pag

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matteo camillo

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Citazione di: GuyMontag il 20 Set 2012, 13:17
Non sono un ipocrita. Se fosse successo su altre sponde, sarei molto meno sensibile al problema della giustizia sportiva. Se sulla graticola ci fosse, per dire, un derossi, seguirei con sguardo distratto ma con la interiore gioia di chi ha finalmente la conferma che Dio c'è.

Ovviamente non è possibile. Non riesco a trovare metafora più appropriata di "impossibile come un romanista per il quale Palazzi chieda una condanna". Sulla vita su Marte si hanno dei dubbi, c'è chi giura che il sangue di San Gennaro si sciolga davvero. Non metterei la mano sul fuoco sulla verginità di Nicole Minetti, addirittura c'è chi mette in discussione il postulato del rigorepaaroma.

Per essere sensibilizzati, bisogna trovarcisi. E noi siamo sensibili come un piede sulla sabbia di Ostia a Ferragosto.

Ci siamo dentro senza stupore. C'è capitato Stefano Mauri, della cui vita non so praticamente nulla, non ricordo interviste memorabili, nulla al di fuori dal campo. Uno dei tanti, immagino, ragazzi talentuosi con un conto in banca spropositato e con il solo dilemma di come spendere i soldi. Senza volerlo, e senza specifici addebiti, si è trovato incastrato in un ingranaggio più grande di lui, obiettivo disperato di un'inchiesta che non sa più dove andare a parare, ma ben determinata a non mollare il "grosso nome". E' diventato un simbolo, il simbolo di tutto ciò che c'è di marcio nel calcio. Bellavista, Paoloni o Carobbio non possono essere simboli, poveracci che sbarcano il lunario a malapena nell'inferno delle categorie inferiori, dove ogni stipendio preso è una benedizione, in attesa che la tua società fallisca. Il simbolo dev'essere un calciatore bello, ricco e famoso, da additare al pubblico ludibrio, uno che la gente conosca, per il quale possa provare invidia. Invidia che è la diretta genitrice dello sdegno, quello sdegno a gettone, puritano, meschino e di provincia, che è da sempre sport nazionale, altro che il calcio, e del quale repubblica (con mio dispiacere) è portabandiera.

Ebbene, se lui è un simbolo "loro", lo diventi per noi. Se per loro è il simbolo del calcio corrotto, per noi dev'essere un grido di battaglia. Non ci avrete. Ci avevate quasi, eravamo divisi, una curva invisa al resto dello stadio, battaglie interne di respiro cortissimo. Stavamo implodendo, e voi guardavate ghignando. Neanche la calciopoli del 2006 era riuscita a compattarci, c'era chi – tra noi – augurava il peggio alla Lazio.

Ora è diverso. Il re è nudo. Il bersaglio è chiaro, non è certo il Mauri della situazione, lui è il grimaldello. Non faccio sociologia, non cerco le cause. Perché ogni chiamata di correo ci vede alla sbarra, non mi interessa. E' troppo scoperto, è grottesco, un fenomeno reale e sul quale varrebbe realmente di indagare a fondo si riduce a Mauri che tarocca una Coppa Italia con l'Albinoleffe. Ma annatevenaffanculo (auto-cit.) tutti.

Ebbene, sia un simbolo nostro. Noi siamo Stefano Mauri, non tanto per una solidarietà personale, quanto perché è il simbolo della nostra rivolta. Noi, laziali tutti, non ci stiamo. Leggo di iniziative da parte della curva, magliette, striscioni. Ne sono contento, finalmente tutti hanno capito. Ci siamo noi da una parte, loro dall'altra. Non c'è più zona grigia.

Stefano Mauri è il mio simbolo. Ce n'est qu'un debut, continuons le combat.
.  Sei tutti noi!!!!

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