Da più parti, da più di un lustro ormai, ci si lamenta di una gestione societaria povera di risorse finanziaria e di idee, che non ha saputo nel tempo creare un equilibrio con l'ambiente che la circonda, dalla stampa alla tifoseria. Molti di noi auspicano - anzi pregano, giorno dopo giorno - l'arrivo di un sultano, di un maharaja, di un oligarca che finalmente inondi di dollari le anguste casse dalla SSLazio per ricominciare a sognare, stavolta in grande davvero.
In realtà, come spesso accade, il rimedio potrebbe essere peggiore del male e un sogno potrebbe trasformarsi in incubo. Non sarebbe così innimaginabile il definitivo spossessamento della nostra storia, della nostra tradizione e della nostra identità e non non sarebbe così infondato lo scenario in cui ci verrebbero imposte nuove pratiche e nuovi costumi nella gestione ordinaria delle attività della nostra squadra.
Mi viene in mente l'esempio di qualche tempo fa, di fine anni 70 con la squadra di formula 1 della Williams sponsorizzata da un gruppo di petrolieri arabi (tra i quali c'era anche un certo Bin Laden). A fronte di un munifico contratto, i finanziatori pretesero dal team inglese alcuni comportamenti, come, ad esempio, la rinuncia alle bottiglie di champagne per festeggiare le vittorie con assurdi siparietti con i piloti Williams non prendevano le bottiglie mentre soltanto gli altri piloti si mettevano a spruzzare champagne, come da "protocollo".
La Lazio diventerebbe con ogni probabilità una specie di globe trotter per il mondo, con una galleria di personaggi da esibire, senza nessun aggancio con la realtà metropolitana di Roma, con la sua forte identità in termini di tifoseria, ancorché organizzata.
No, non posso correre questo rischio e allora, se proprio la Lazio deve fare questa fine, mi tengo stretto il mio Lotito pane e salame.
Si, pane (pagnotta romana, meglio di Lariano) e salame (carne suina insaccata).