Ok.
Tutto ovviamente comincia con Ballardini, che fino a un certo punto la paura grossa è stata quella di finire in Serie B. Quando Mauri ha tirato addosso a Julio Sergio, praticamente già a terra, s'è capito che in qualche modo la stagione sarebbe stata drammatica, ma è dal 27-03 al 16-05 che la tensione, in questa città e nella mia scatola cranica, ha toccato livelli che non credevo di poter raggiungere di nuovo.
Quando hai 25 anni e sei fuoricorso all'università, vivi coi tuoi e il circostante sembra una palude immobile, è fin troppo scontato investire tutta la tua emotività nel football, tanto più che nel giro di tre anni ti capita prima di perdere uno scudetto all'ultima giornata, poi di vincerne uno all'ultimo secondo e infine di assistere alla devastazione calcistica della città. Meno scontato è farlo dieci anni dopo, avendo nel frattempo un lavoro, una casa, delle responsabilità assortite, e insomma una vita che nel frattempo ha suonato la campanella di fine ricreazione.
A ripensarci con calma, tutto poteva iniziare e finire il 27 marzo. L'Inter era a +4: bastava che vincesse o anche solo pareggiasse per evitarci lo stress disumano a cui siamo stati sottoposti. Le precedenti partite delle merdacce le avevo seguite tutte e con esiti infruttuosi, motivo per cui, in preda alla scaramanzia, decisi di eludere il grande appuntamento facendo un'improvvisata a una mia amica in quel di Cassino. Arrivo lì, citofono, scende, ci andiamo a fare un giro, getto le basi per una buona serata, evito accuratamente i bar muniti di Sky, rinuncio a decifrare la natura di qualche lontano boato, finché alle otto arriva l'ora della verità. "Scusami, devo controllare una cosa". (Mark Lenders estrae l'Iphone, clicca su Live Score e legge Roma 2 Inter 1. Qualcosa, dentro di lui, si spezza). "Scusami, devo andare". E la lascio lì, senza spiegazioni. Sulla via del ritorno mi fermo in un autogrill dove stanno trasmettendo le azioni più importanti della partita. Al palo di Milito mi scappa una bestemmia seguita da un "rottinculo maledetti dovete morire tutti". Poco lontano s'ode un "attaccate ar cazzo a laziale demmerda". Sfioriamo la rissa. Torno a casa e non dormo. L'indomani a lavoro litigo con tutti quelli che mi parlano di Roma-Inter.
Trascorrono senza esito Bari-Roma e Inter-Bologna (ero allo stadio a vedere Lazio-Napoli), prima del fondamentale sabato di Fiorentina-Inter. Per l'occasione compro un nuovo mega televisore lcd, riattivo l'abbonamento a Mediaset Premium e convoco Callaghan a casa mia: è ora di costituire un'unità di crisi. La sofferenza è pazzesca, al gol di Eto'o (l'1-2) esco in giardino a esultare come un invasato, ma due minuti dopo il destino mi ricaccia in gola l'urlo per mezzo di Kroldrup. Sto malissimo. Nel frattempo rivedo la ragazza che mi piace, con cui mi ero lasciato già da mesi, e ci litigo. Tutto sembra colare a picco, anche perché nel frattempo gli orifizi anali battono l'Atalanta e vanno in testa. La settimana dopo c'è il derby: la Lazio contro il Male; la Lazio contro tutto quello che non va nel mondo; basta non perdere e abbiamo stravinto. Daje.
Non mi era mai capitato di assumere del Lexotan prima di guardare una partita. L'ho fatto per la prima volta sabato 17 aprile ed è un'esperienza che vi consiglio. Senza quelle quindici gocce dubito che avrei resistito 75 minuti prima di vedere Maicon che fa un sombrero ad Amauri e poi la imbusta con un tiro al volo. Ma non si esulta. Non c'è niente da esultare. Tocca a noi.
Se Inter-Juventus valeva quindici gocce, per il derby non potevo prenderne meno di venticinque. Sembravo Zeman, cazzo. Impasibile. Ero al lavoro e ci siamo divisi in due stanze, i laziali da una parte e gli schifosi dall'altra. Al gol di Rocchi vedo gente che sbraita in modo scomposto: io li guardo, gli faccio segno di calmarsi e gli ricordo che manca qualcosa come 77 minuti. Tranquilli. Poi però quando ci danno il rigore non so che mi succede, forse è l'effetto del Lexotan che sta svanendo, fatto sta che faccio la cazzata di esultare. Mai esultare prima. Mai porca troia, quante volte te lo devo dire? I gol di Vucinic arrivano come qualcosa di inesorabile. Dopo il secondo mi alzo e me ne vado, esco dal palazzo, attraverso l'area industriale, raggiungo la campagna accanto al Raccordo Anulare e mi siedo su un pezzo di cemento in riva all'Aniene. Già l'avevo fatto nel secondo tempo di Roma-Atalanta, non sopportavo le facce dei miei colleghi in trepidazione giallozozza. Alla fine ho controllato il risultato con l'Iphone ed era di nuovo 2-1, come Roma-Inter. Ma stavolta sarà diverso. Non ci sarà il terzo 2-1. Faccio due conti e dovremmo essere in prossimità del novantesimo, forse anche oltre. Sento dei colpi di clacson provenire dal Raccordo: o sono loro che esultano perché è finita, o siamo noi perché abbiamo pareggiato. Sarà Livescore a dirmi la verità. Erano loro. Il terzo 2-1. Stavolta è finita.
Dice: ma il topic si intitola Cani-Sampdoria, perché racconti tutto il campionato? Che c'entra? C'entra perché Cani-Sampdoria va contestualizzata. Finora ho descritto uno scenario apocalittico in cui però, sullo sfondo, c'era ancora una disperatissima speranza. Dopo il derby fine delle illusioni, fine dei giochi, fine di tutto. Se avessi potuto sarei partito per il Polo Nord, ma purtroppo a Roma ci lavoro e come se non bastasse lavoro anche di domenica, per cui Cani-Sampdoria (esattamnte come il derby e come Roma-Atalanta) cadeva in pieno orario di lavoro. Che palle... Ma che t'inventa il Mark Lenders? A costo di seguire Genoa-Lazio con un occhio solo si fa un culo come una capanna per tutto il pomeriggio, in modo che alle 20.30 ha sbrigato quasi tutto il lavoro e può andarsi a rifugiare in riva all'Aniene. Si accuccia, mette i tappi gialli di gommapiuma nelle orecchie e per 45 minuti recita una specie di "ooohhmm" per coprire eventuali boati. Poi, all'intervallo, estrae lo stramaledetto Iphone (mortacci sua e della zella che ha portato) e apprende la ferale notizia: Cani 1 - Sampdoria 0, 14' Totti.
In quel momento ho capito due cose. La prima è che la Roma era campione d'Italia, la seconda che dovevo prendermi le mie responsabilità e affrontare la questione da uomo, a testa alta. Basta fughe. Guardala in faccia la realtà, e più sicuro, guardala in faccia la realtà, è meno dura. Ok. Tiro dritto all'entrata per non incrociare lo sguardo della guardia giurata romanista che all'anagrafe fa Bruno Conti (giuro), prendo l'ascensore e rientro senza dire una parola ma con aria di sfida. Mi tolgo la felpa, resto in maglietta e mi siedo alla mia scrivania: di fronte c'è la tv con Sky accesa, di lato due colleghi ultras daamaggica. Ok. Mi metto a braccia conserte e Damato, interista e amico di Cassano, fischia l'inizio del secondo tempo.
Quando il prode Giampaolo è sfuggito a Riise incornando l'1-1 non ho letteralmente mosso un muscolo, convinto com'ero che non avrebbero avuto difficoltà a riportarsi in vantaggio, e le parate di quell'uomo meraviglioso che risponde al nome di Marco Storari più che donarmi speranza mi infliggevano una certezza: avrebbro segnato al 92' e io avrei distrutto l'ufficio a calci conquistandomi un licenziamento per giusta causa.
"Ce vorrebbbe un contropiede fulminante", scriveva su Mylazionet l'esoterico giulianofiorini87: lo scriveva alle 22:07, alle 22:18 e alle 22:25. In verità, in verità vi dico, dopo che giulianofiorini87 l'ebbe evocato per tre volte il contopiede fluì sulla sinistra sull'asse Ziegler-Mannini, prima che quest'ultimo mettesse in mezzo una rasoiata mancina su cui il prode Giampaolo si avventò con tempismo pari alla freddezza, bruciando ancora Riise ma soprattutto il sogno indecente di settantamila più cinque milioni di luridi che adesso si stavano veramente attaccando al cazzo e tirando fortissimo. E io? Di esultanze sfrenate, rabbiose, liberatorie, in oltre vent'anni di tifo serio me ne ricordo diverse, almeno una trentina fra gol nostri o subiti da loro e obiettivi centrati da noi o falliti da loro. Ogni tanto provo a fare una classifica ma è sempre difficile, ad esempio, stabilire se ho goduto di più quando Nesta ha segnato il 3-1 al Milan in finale di Coppa Italia, o quando Gascoigne e Castroman hanno pareggiato i rispettivi derby, o quando l'arbitro Collina ha dichiarato concluso il confronto, ed erano le 18:04 del 14 maggio 2000 e la Lazio era campione d'Italia. Quello che posso dire è che è stata l'esultanza più lunga. Partita quasi in sordina, che davvero non me l'aspettavo, proseguita con vaghisime tracce di ritegno, alla vista dei due riommerds schiantati dall'esplosione del loro sogno, ma ben presto degenerata in un crescendo di urla che venivano dal fondo, come se con ogni singolo urlo stessi buttando fuori qualche chilo delle tonnellate di merda ingoiate in questo anno orrendo. Sono uscito dalla stanza e ho sbattuto la porta, ho attraversato un corridoio e mi sono chiuso alle spalle un'altra porta a vetri, ma il collega juventino mi assicura che le mie urla si sentivano ancora fortissime, mischiate agli improperi di uno dei due riommerds che pare abbia a sua volta urlato "Deve morireeee, deve morireeeee!!!!" all'indirizzo del vostro affezionato. Urlavo, facevo gestacci alla telecamera a circuito chiuso sperando che Bruno Conti potesse vederli e non riuscivo a smettere. Sarò andato avanti tre minuti buoni e a ripensarci è una vera follia, che mancavano ancora cinque minuti più recupero in cui, col loro culo infinito, avrebbero potuto anche segnare i due gol che servivano.
Invece poi la partita è finita con loro sotto shock, con Mexes in lacrime sommerso dalle mie risate e soprattutto con i pollici versi con cui ho voluto salutare l'ultima inquadratura del capitano a triplice fischio appena emesso. Vi risparmio il racconto del resto della stagione, che comunque, come ben sapete, non è stato una passeggiata. Una sola cosa vi dico: quando sono tornato a casa mi sono ricollegato a internet per fare le fiamme su Facebook, e in quel momento ho scoperto che entrambi i riommerds mi avevano cancellato dagli amici. Per un paio di mesi non mi hanno rivolto la parola. Con uno dei due ero quasi amico e giocavo spesso a tennis: non è più capitato. Se volete dico pure che mi dispiace, ma rifarei tutto e sono fiero di come gli ho esultato in faccia. E' stato uno scontro di destini all'ultimo sangue e come al solito loro hanno perso. Mi chiedo ancora se sia meglio divertirsi tutto l'anno per poi piangere all'epilogo, o soffrire a lungo e come bestie prima del sospirato lieto fine. Non so darmi una risposta, e una volta o l'altra ci aprirò un topic.