Senatore Gasparri, fermiamoci un attimo. Partiamo dall'episodio più grave: a Budapest Taylor è stato aggredito dai tifosi giallorossi in aeroporto, assieme alla sua famiglia, con la figlia in lacrime. Cosa ne pensa?
«L'assalto fisico è sbagliatissimo e lo condanno. Però bisogna considerare le circostanze. Taylor, dopo quanto aveva combinato in campo, andava tutelato di più dalle forze dell'ordine. Immagini lei sei io andassi in piazza San Giovanni a Roma a una manifestazione dell'estrema sinistra: crede che mi lancerebbero margherite?».
Su Twitter lei si lamenta anche del procedimento Uefa aperto contro Mourinho....
«Piuttosto si occupino dell'arbitro».
E cosa intende fare lei?
«Non faccio interrogazioni parlamentari su questo tema, perché sono cose che fanno ridere. Però è sacrosanto che io dia voce a un sentimento diffuso in città».
Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha detto che le «sconfitte non giustificano linguaggi inaccettabili».
Che ne pensa lei?
«Conosco Andrea da 50 anni. Mettiamola così: il suo è un commento da laziale. E se lui è tifoso della Lazio, allora io faccio il tifoso della Roma (ride, ndr)».
Gasparri, dove affonda questa sua profonda fede giallorossa?
«Avevo 6 anni quando mio padre iniziò a portarmi allo stadio: andavamo a vedere entrambe le squadre. Lui era tifoso laziale, ma io scelsi la Roma. L'ho seguita ovunque. Oggi compro anche qualche abbonamento che regalo a dei giovani tifosi».
«Esatto, proprio così».
Altre follie per la sua squadra?
«Sono talmente romanista che nel 1983, l'anno dello scudetto, mi dovevo sposare. Io vivevo a Roma e lei a Milano. Il campionato andava avanti e a un certo punto capii che avremmo vinto lo scudetto. Spostammo le nozze di una settimana: al 21 maggio, grazie alla comprensione di mia moglie. Ha portato anche fortuna: siamo ancora assieme, felici».