Da Sabatini fino a Monchi se il ds è senza speranza (Il Messaggero, 15 Giugno 2020)
Gli amici di Jim Pallotta, che spesso vive di innamoramenti, di matrimoni e pure di divorzi, tempo un amen e se ne vanno (dimissionari o dismessi). La storia giallorossa è piena di rapporti cominciati sotto la luna piena e finiti a stracci. L'amore per Sabatini, un sentimento che non si scorda mai, perché il primo; poi quello con Monchi, cominciato con le solite effusioni verbali con Pallotta, che poi ha scelto di mandarlo a casa come l'ultimo degli ultimi, come la causa di tutto. Adesso Petrachi rischia il salto, ma per lui, diciamolo chiaramente, non sono agli atti, particolari dichiarazioni d'amore col patron. Anzi, le ultime parole di Pallotta hanno carezzato Zubiria, Fienga, mentre l'ex Torino era stato omesso e messo nel mischione dei vari componenti «dello staff». Un amore mai sbocciato davvero, ci sta che finisca prima, come ci sta che finisca un rapporto professionale in genere. Ma alla Roma, i casi cominciano a essere troppi. Il più longevo è stato Sabatini (una specie di mago della plusvalenza, dicono a Trigoria), che ha preso in mano la guida di un club che stava riscrivendo un futuro. C'erano ambizioni, idee, poi pian piano tutto si è sciolto per colpa di quei centri di potere che il ds umbro aveva denunciato, quello di Londra (con Baldini) e quello statunitense (Pallotta) e quello spagnolo (Monchi era un riferimento). E Walter non era più un plenipotenziario, il padrone di Trigoria. Il ds - ruolo che da queste parti viene trattato come un numero 10 da venti gol a campionato - nella Roma vive sempre con il peso sulla testa di Franco Baldini, vincitore (nel 2001) e ora decaduto davanti al popolo. Il suo ruolo, consulente di Pallotta, continua a creare parecchi imbarazzi, non solo nei vari ds.
UN PORTO FRANCO
Lo stesso Sabatini aveva ammesso di lavorare meglio senza il suo amico e collega (fu proprio Baldini a portarlo a Roma). Walter ha resistito, fin quando ha rotto anche con Pallotta, che voleva un mercato di algoritmi, fatto di numeri e non di sentimenti. E Sabatini ha detto ciao, dopo cinque abbondanti anni, dal 2011 al 2016. Monchi ha dominato Trigoria per un paio di stagioni scarse, anche per lo spagnolo hanno inciso il peso di Baldini e il rapporto con Pallotta, che pian piano si è deteriorato. Via anche Monchi, il male di tutto, come il suo predecessore, dunque. Via anche Massara, che ha attraversato le stagioni di Sabatini e di Monchi sempre da secondo, con una piccola parentisi in solitaria, che non ha avuto seguito, nonostante le premesse e le promesse. Petrachi è stato strappato al Torino a suon di giocatori (della Primavera) e di battaglie legali (con il presidente granata, Cairo) e ha subito mostrato una certa muscolarità, che non è stata gradita troppo né dalla squadra né da tanti dipendenti e dirigenti trigoriani. Ha subito voluto fare l'uno contro tutti, e ora ha quasi tutti contro. E magari andrà via anche lui, dopo appena una sola stagione. Nella Roma cambiano come calzini, allenatori, direttori sportivi, manager vari, ma resta irrisolto il problema, che non si trova continuità. In genere è sempre colpevole chi se ne va. Forse dopo quasi dieci anni ci si dovrebbe interrogare su quelli che restano. E magari si capirà che l'ambiente romano è simile a tanti altri, con i suoi pregi e i suoi difetti. Ma non è, non può essere, la causa di tutto. Forse, di tutto, ne è l'alibi.
Alessandro Angeloni