Chiamato da Pallotta a rivoluzionare il club ha rischiato tanto. Senza Champions è dura
IL PIANO FIENGA? I CONTI NON TORNANO (Corriere dello Sport, 20 Maggio 2020)
Con la gestione del nuovo Ceo, la Roma ha visto peggiorare la sua situazione finanziaria: il bilancio chiuderà con un rosso epocale
di Roberto Maida
ROMA
Agli amici, e a quelli che fa sentire tali, ripete spesso il ritornello del bene collettivo: «Sono stanco, prima o poi me ne andrò. Ma voglio lasciare la Roma in buone acque». Forse è una promessa, forse una minaccia. Di sicuro, se le parole sono importanti e i fatti di più, Guido Fienga è molto lontano dall'obiettivo. E dovrà stancarsi ancora prima di rinunciare al doppio ruolo di Ceo e amministratore delegato, e di staccarsi dal calcio di cui per sua stessa ammissione è appassionato ma non esperto.
LA SALITA. Eletto sovrano quasi assoluto nel gennaio 2019, non ha cambiato la Roma. L'ha ribaltata a sua immagine e somiglianza, dopo un lento lavoro dietro alle quinte che ha stregato il presidente Pallotta. La sua scalata, partita nel 2013 come esperto di comunicazione e orgoglioso azionista della società, è stata garbata come i suoi occhi e determinata come il suo cervello. Forse nemmeno lui inizialmente aveva in testa di conquistare la cima. Ma nel corso degli anni, anche se non lo ammetterà mai, ci ha preso gusto, vincendo con la pazienza il duello interno con l'altro uomo forte della Roma, Mauro Baldissoni, promosso per essere rimosso e in realtà confinato a un business stadio nel frattempo evaporato. Nel caos, come nella precedente esperienza del fallimento di Dahlia Tv, ha saputo intrufolarsi tra i delicati equilibri interni, ascoltando senza gelosie il consigliori di Pallotta, cioè Franco Baldini, fino a imporre la centralità delle sue figure di riferimento: l'ultimo in ordine cronologico è stato il direttore commerciale Francesco Calvo, ingaggiato e valorizzato come nessun altro capo marketing prima di lui.
IN DEBITO. A distanza di un anno e mezzo però Fienga, nonostante l'indiscutibile impegno e la ferocia agonistica, non ha ottenuto i risultati sperati. Anzi, ha peggiorato la situazione come testimonia il report sulla recente semestrale chiusa a -87 milioni del revisore contabile Deloitte che ha parlato di «dubbi significativi sulla continuità aziendale». Paradossalmente ha tagliato i costi di settori economicamente poco impattanti (due professionisti della comunicazione sono stati ad esempio licenziati da un giorno all'altro, con tanto di accordo transattivo, e lo stesso è avvenuto in altre aree del club) ma ha tenuto alta l'asticella con i ricchissimi calciatori. Non avendo raggiunto la Champions League l'anno scorso - non era facile, la sua mano si è sentita solo a partire da marzo quando il cambio Ranieri-Di Francesco si è rivelato irrilevante - ha chiesto al ruvido Petrachi l'immediato all-in per tornare nell'èlite d'Europa. Possibilità che resta aperta ma remota. E adesso, a causa del Covid, ha perso il principale appiglio del suo piano industriale: il passaggio di proprietà a Friedkin, che avrebbe garantito un futuro stabile alla Roma.
IL CONFRONTO. Certamente non ha avuto fortuna Fienga, che nel frattempo ha compiuto 50 anni, perché perdere Zaniolo a metà del campionato è stata un'ulteriore mazzata, anche nella prospettiva di venderlo a cifre stellari come pensava di fare per rimettere a posto i conti. Ma chi gioca d'azzardo rischia di non vincere. La semestrale che ha ereditato, al 31 dicembre 2018, era in utile di 1,7 milioni. Significa che in un anno, dopo aver dato il benservito a De Rossi e accettato di buon grado l'uscita di Totti, quella che lui chiama «azienda» ha perso quasi 90 milioni, non contando l'indebitamento generale. Non sono tutti soldi dei premi Uefa, se è vero che i ricavi sono calati di "soli" 40 milioni. Resta da capire come Fienga saprà chiudere il bilancio al 30 giugno, nonostante i 30 milioni recuperati grazie alla solidarietà di calciatori e staff tecnico. L'anno scorso, con le spericolate plusvalenze di Petrachi, la Roma si difese a -24. Quest'anno, con o senza campionato, scenderà negli inferi della tripla cifra. Da laggiù, nonostante la sospensione del fair play finanziario, sarà difficile ritrovare equilibrio senza smantellare la squadra. Aspettando un nuovo finanziatore.