L'allarme per i conti in rosso e i nuovi slogan contro Pallotta apparsi in città: tanti dubbi
POLVERIERA ROMA (Corriere dello Sport, 9 Giugno 2020)
Aspettando un acquirente, soltanto un exploit di Fonseca potrebbe ridare entusiasmo all'ambiente
di Roberto Maida
ROMA
La Roma è una serie di interrogativi che non hanno risposte. Del tipo, dove sta andando il mondo? Non è la gente a non sapere, sono per primi gli amministratori del cosiddetto asset a non poter tracciare un percorso progettuale attendibile, come hanno svelato nella recente relazione consegnata agli azionisti. Colpa del Covid, certo, ma anche degli errori gestionali di cui Guido Fienga si è già assunto le responsabilità. Per conto proprio e non solo.
EBOLLIZIONE. I dati finanziari pubblicati nei giorni scorsi, certificando perdite per 126 milioni nei primi nove mesi della stagione 2019/20, hanno creato malumori tra i tifosi, che già nei giorni scorsi avevano srotolato scriscioni davanti alla nuova sede di Viale Tolstoj. Ieri notte ne sono comparsi di nuovi, di tenore orribile, anche davanti a Trigoria, stavolta con James Pallotta come unico destinatario. Il presidente non si scompone e anzi attribuisce alle imperfezioni dei media le responsabilità dell'umore popolare (del resto, dall'area comunicazione partono in continuazione screenshot che servono a screditare il cronista di turno). Ma il rifiuto all'offerta di Friedkin per l'acquisto della società, abbinato alla scelta poco filantropica di prestare denaro alla Roma attraverso lo "sconto" sui crediti futuri, ha alimentato il malessere verso un imprenditore simpatico ma non empatico. Da due anni Pallotta ha deciso di non farsi più vedere in città, demandando ai manager che si sono alternati al potere una transizione più lunga del previsto.
SCENARI. E' curioso e paradossale osservare che giocatori importanti come Smalling e Mkhitaryan siano rimasti conquistati dall'organizzazione della società, tanto da chiedere a gran voce di essere comprati dalla Roma. Pallotta avrà la forza, o meglio la volontà, di ricominciare a investire sulla Roma? Le ultime operazioni di finanza creativa lasciano credere di no. E complicano maledettamente il lavoro di chi deve organizzare una squadra.
Al di là dell'indebitamento che ha passato quota 280 milioni e delle perdite record del bilancio attuale, il problema principale è la carenza di liquidità che rischia di frenare eventuali operazioni di mercato. Un calciatore come Pedro, ad esempio, quanto aspetterà la Roma a poche settimane dalla fine del contratto con il Chelsea?
DIFESA. La sensazione è che solo un exploit di Paulo Fonseca, una delle certezze del futuro, possa restituire serenità all'ambiente. Se la squadra riuscirà a conquistare un posto in Champions grazie a un grande finale di campionato, tutte le incognite che in questo momento sembrano irrisolvibili saranno facilitate dal miglioramento del conto economico. Se la Roma arriva quarta (o vince l'Europa League, ipotesi pazza ma chissà) ogni chiacchiera sul contratto di Pellegrini o sulla cessione di Zaniolo verrà annichilita. E al tempo stesso le manovre di Fienga per accumulare denaro da reinvestire saranno meno invasive.
ACQUIRENTE. Ma la vera speranza per i tifosi - qualcuno si è divertito ad attaccare manifesti a Manhattan - è che la proprietà cambi. Non è stato tutto sbagliato il lavoro che la gestione Pallotta ha portato avanti, soprattutto in termini di riconoscibilità internazionale del marchio As Roma, ma adesso sarebbe essenziale l'ambizione di spendere per restituire fiducia al popolo confuso. Non si tratta di promettere vittorie o viaggi immaginari, ché la Roma ha una bacheca di bicchieri mezzi vuoti, ma di stabilire un legame credibile con il territorio che tenga conto della specificità della realtà giallorossa. Negli ultimi anni i tifosi hanno ascoltato termini come asset, plusvalenza, trading, quando avrebbero semplicemente desiderato un custode di sogni capace di intercettarne l'amore. Friedkin o chi per lui faccia tesoro dell'esperienza fallita da Pallotta e soci: la nuova Roma dovrà partire da Roma.