Tor di Valle, le carte del Comune «Interesse pubblico a rischio» (Il Messaggero)
La relazione dei tecnici alla Regione: bocciati parcheggi, sicurezza e viabilità.
No al prolungamento della metro B: «È meglio potenziare la Roma-Lido».
IL REPORT SEGRETO
Dai parcheggi alla messa in sicurezza della via del Mare, dai rischi idrogeologici alla bocciatura del prolungamento della Metro B. La relazione che il Campidoglio ha inviato alla Regione sul progetto del nuovo stadio a Tor di Valle mette in luce tutte le falle del piano presentato da James Pallotta e dal costruttore Luca Parnasi il 15 giugno scorso. La conclusione che sembra suggerire il dossier stilato dai vertici di sei dipartimenti comunali (Urbanistica, Trasporti, Ambiente, Sport, Commercio e Lavori Pubblici) è che se non ci saranno integrazioni e mancherà anche solo una delle decine di carenze segnalate, decadrà automaticamente l'interesse pubblico deliberato, in via preliminare, dall'Assemblea capitolina a dicembre.
GLI IMPIANTI
Il passaggio sicuramente più controverso della relazione dei tecnici comunali - che l'assessore all'Urbanistica Caudo avrebbe voluto tenere secretata - riguarda il prolungamento della metro B fino a Tor di Valle. Gli esperti della Mobilità sono stati perentori: per motivi di sicurezza bisogna puntare sul potenziamento della Roma Lido. Bocciata la biforcazione della seconda linea metro fino allo stadio. La diramazione - in gergo tecnico si chiama «sfioccamento» - passerebbe troppo vicino al deposito dei treni. La sicurezza sarebbe a rischio. Non sono stati leggeri con il progetto neanche i tecnici dell'Urbanistica, che hanno chiesto l'aggiornamento dei piani che riguardano i parcheggi per dividere quelli pubblici da quelli privati destinati al mega-complesso di uffici, negozi e ristoranti che sorgerebbe accanto all'impianto sportivo: 3 grattacieli più altri 15-16 edifici commerciali, il vero cuore dell'operazione immobiliare, dato che questo nuovo gigantesco insediamento rappresenta l'86% delle cubature previste (lo stadio è appena il 14%). Già Legambiente nei giorni scorsi aveva criticato il piano parcheggi: «Una colata d'asfalto che renderebbe impermeabile un'area di 22 ettari accanto al Tevere».
ALLAGAMENTI
A lanciare l'allarme sui pericoli idraulici però sono stati gli stessi vertici del Dipartimento Ambiente del Comune: «Parte dell'area interessata - scrivono - è classificata come "area soggetta ad allagabilità" ». La stessa relazione preliminare alla Via (Valutazione di impatto ambientale) ha evidenziato che le misure proposte «appaiono vaghe e superficiali» e che devono ancora «essere affrontate in maniera convincente».
Il Dipartimento Trasporti ha chiesto approfondimenti su un'altra delle infrastrutture ritenute fondamentali dal Comune per determinare l'interesse pubblico dell'opera, vale a dire l'adeguamento della via Ostiense e della via del Mare. Secondo gli esperti comunali «va sostanziato meglio l'intervento di messa in sicurezza della strada nello snodo di viale Marconi». Mancherebbero anche tutti gli elaborati delle piste ciclabili per i collegamenti tra la stazione Tor di Valle e la fermata della ferrovia regionale a Magliana.
«MISURE INADEGUATE»
Completamente «inadeguata», secondo i tecnici della Tutela Ambientale, anche la parte del progetto che dovrebbe in qualche modo provare a "compensare" le cubature record destinate a uffici e negozi privati. Il Parco agricolo, per esempio, che nascerebbe accanto alla colata di cemento da quasi un milione di metri cubi, «risulta al momento puramente teorico - si legge nel parere del Dipartimento Ambiente - non disponendo la società proponente della indispensabile proprietà fondiaria. La stessa società proponente dovrà dunque essere investita di tutti gli oneri necessari agli espropri o alle procedure negoziali sostitutive». I dettagli del progetto poi sono risultati «inadeguati».
ATTI MANCANTI
Mancano anche una serie di documenti chiave perché il progetto possa essere considerato «definitivo», fissati dal Dpr 207 del 2010 e da una serie di delibere comunali. Nell'elenco degli elaborati consegnati manca il «computo metrico estimativo» delle opere pubbliche, un atto indispensabile perché quantifica tutti i lavori previsti, i materiali e i costi. Non figurerebbe neanche il piano particellare dei terreni dove dovrebbero essere realizzate le infrastrutture, i sondaggi geologici delle aree da espropriare (circa il 40% del totale), e il rapporto sul contenimento dei consumi energetici delle costruzioni private, previsto dalla delibera comunale 48 del 2006.
Senza questi documenti, è il messaggio che arriva dal Campidoglio, la firma per la convenzione urbanistica per aprire i cantieri resterà un miraggio. E c'è ancora da superare lo scoglio della Regione, che avrà sei mesi di tempo per valutare il progetto nella conferenza dei servizi che verrà convocata nelle prossime settimane.
Simone Canettieri
Lorenzo De Cicco