Intanto oggi notizie interessanti sulla Repubblica
Il Comune chiede i danni alla Roma
"331 milioni, una montagna di lavoro"
Il danno di immagine calcolato attraverso la chiave di ricerca "lo stadio non si farà" inserita su Google
di Lorenzo d'Albergo
Trascinato in tribunale dal ricorso da 291 milioni di euro presentato da Eurnova e dalla Cpi del tycoon ceco Radovan Vitek, il Campidoglio contrattacca. L'epopea dello stadio a Tor di Valle si chiude con una maxi- richiesta di risarcimento dell'amministrazione capitolina. Una causa nella causa in cui, oltre alle due società che nel corso di un iter lungo più di 7 anni hanno parlato (senza fortuna) con palazzo Senatorio per realizzare la nuovo impianto dei giallorossi, adesso entra anche la Roma. Già, perché il Comune chiede 331 milioni di euro di danni al club giallorosso oltre che ai suoi due ex partner. Nel conteggio c'è di tutto: i soldi per la figuraccia internazionale incassata da Roma Capitale, quelli dovuti per i dirigenti e i funzionari che hanno lavorato a vuoto, le opere pubbliche che la città ha perso. Il controricorso firmato dall'avvocatura capitolina è stato depositato al Tar del Lazio lunedì ed è un j'accuse lungo 30 pagine. Un romanzo burocratico a tinte fosche che ripercorre l'ascesa e il declino del progetto voluto dall'ex presidente giallorosso James Pallotta e cancellato dai nuovi proprietari statunitensi della Roma, Dan e Ryan Friedkin. «Una montagna di lavoro!», esclama il Campidoglio nel documento di cui Repubblica è in possesso. Anni e anni di riunioni che, andando a stringere, non hanno prodotto nulla. L'avvocatura capitolina mette in fila «migliaia di ore di lavoro» e «centinaia di riunioni interne», lo studio trasportistico commissionato al Politecnico di Torino dalla giunta Raggi e la due diligence, la revisione di tutti gli atti, svolta dal dipartimento Urbanistica dopo l'inizio dell'inchiesta su Tor di Valle che portò all'arresto, tra gli altri, del costruttore e titolare di Eurnova, Luca Parnasi. La storia è nota, compresi gli ultimi risvolti: prima la scoperta «della circostanza che i terreni non erano nella disponibilità di Eurnova sin dal 2018 essendo sottoposti a pignoramento immobiliare», quindi l'addio della Roma al progetto e il passo indietro del Campidoglio, uno degli ultimi atti dell'era grillina. Ora il ricorso. «L'amministrazione, la cittadinanza, in questa vicenda è parte offesa», scrive il Comune. Come «centinaia di migliaia di tifosi » e le loro «quote emozionali». Quindi l'accusa: «Eurnova, Cpi e As Roma hanno determinato il naufragio dell'iniziativa e frustrato l'interesse pubblico dichiarato nel 2017». Ecco, allora, la conta dei danni. Il primo è quello d'immagine: la«rilevanza ultranazionale» assunta nel tempo dal progetto di Tor di Valle unita alla mancata realizzazione dell'opera valgono 32,7 milioni di euro secondo l'avvocatura capitolina. La cifra è calcolata in base ai 23,8 milioni di risultati prodotti da Google immettendo la chiave di ricerca «lo stadio della Roma non si farà». Segue il danno per le ore perse dai dipendenti capitolini: quelle dei manager valgono dai 56 ai 63 euro, quelle dei funzionari 22 euro e quelle degli impiegati 11 euro. Il totale fa quasi 2 milioni di euro. Al capitolo opere pubbliche arriva la posta più pesante: il risarcimento sale di 276 milioni di euro in un sol colpo. Tanto valgono il parco fluviale, le golene Est e Ovest, i pontili sul Tevere, la videosorveglianza, la messa in sicurezza dei fossi di Vallerano e Acqua acetosa Ostiense, il ponte ciclopedonale tra la stazione Magliana della Fl1 e l'area dello stadio, la stazione Tor di Valle della Roma- Lido, la riunificazione dell'Ostiense, il recupero della tribuna del vecchio Ippodromo, i parcheggi e il verde pubblico. Interventi che non verranno più realizzati e donati alla città. Alla somma vanno aggiunti anche 9 milioni di euro per il potenziamento della Roma-Lido. Fino a raggiungere il totale di 311.356.733,57 euro. La battaglia legale è appena iniziata.
La trattativa
La mossa dei legali di Gualtieri complica i piani futuri del club
Previsto. Preannunciato nella delibera con cui il Campidoglio ha salutato Tor di Valle e spiegato di essere pronto a tutelarsi in vista di eventuali contenziosi. Ma comunque dirompente: l'ultima mossa dell'amministrazione capitolina ha l'effetto di mettere formalmente uno contro l'altro il Comune e l'As Roma. La notizia arriva a poco più di due settimane dalla stretta di mano tra il sindaco Roberto Gualtieri e Dan Friedkin, presidente dei giallorossi, all'Olimpico prima di Roma-Inter. Secondo le norme Anac, ora che il contenzioso è avviato, le parti non possono più sedersi a trattare. In Comune già da giorni, a prescindere dal braccio di ferro di cui saranno arbitri i magistrati della seconda sezione del Tar del Lazio, si ipotizzano soluzioni alternative. La Roma è sempre interessata a realizzare il suo stadio, guarda all'Ostiense. Due gli obiettivi: l'area degli ex Mercati generali oppure quella all'ombra del Gazometro, di proprietà di Eni. Per la seconda nelle ultime settimane è stato firmato un non disclosure agreement, un patto di riservatezza, per lo scambio delle prime informazioni sul terreno. I Friedkin sono quindi all'opera. Ma, come si ragiona in Campidoglio, potrebbero essere costretti a cambiare pelle: a causa ormai avviata, serve un nuovo contenitore societario. Un altro soggetto che non sia il club per permettere alla dirigenza di Trigoria di riavviare le trattative con Roma Capitale per il post Tor di Valle. Una complicazione in più nella rincorsa al nuovo stadio. Un passaggio delicato, rischioso: in un modo o nell'altro, alla fine gli interlocutori al tavolo saranno gli stessi. Intanto gli avvocati affilano le penne. Roma, Cpi ed Eurnova si preparano a rispondere al ricorso del Comune. I legali di Vitek, come si dice per i corridoi dell'avvocatura capitolina, stanno già preparando la difesa. La società del costruttore ceco potrebbe cercare di sfilarsi subito dalla contesa basandosi proprio sulle 30 pagine firmate dal Campidoglio: prima a Cpi viene negata la posizione di proponente (nel tentativo di rendere vana la sua richiesta di risarcimento) e poi riassegnata al momento del conteggio dei danni. In seconda battuta, l'azienda potrebbe provare a demolire le prove, da Google in giù, su cui si basano le pretese di ristoro di Roma Capitale.
— l.d'a.