"Er-go-de-Fiorini" - Topic nostalgie

Aperto da fish_mark, 26 Mag 2011, 09:13

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enrico94

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Aqua Caliente

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Io avevo 11 anni e non ero presente allo stadio (mio padre e mio fratello si).
Ricordo che uscii con mamma e andammo a Villa Sciarra ( Monteverde Vecchio ) e non mi ricordo se ci stavo pensando o no.
Al ritorno, dopo avere detto a mamma, che mi richiamava continuamente di andare via (ancora 5 minuti a ma' avemo fatto... manca un urtimo go' - era passata un'ora....) prendemmo l'autobus, il 710, per ritoranare a casa...e li' c'era l'autista con la radio a tutta callara che stava su tutto il calcio minuto per minuto che trasmetteva ininterrottamente. Dopo due minuti segna Giuliano e l'autista ferma l'autobus in mezzo la via (via di villa Phampili), scende e comincia a grida'....io travolto dall'emozione abbraccio mia madre e quando risale l'autista ci guardammo sorridenti.
Poi nn mi ricordo piu' niente di quella giornata solo che mio fratello e' ritornato a casa con il braccio rotto.

biancocelestedentro

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Citazione di: maumarta il 26 Mag 2011, 16:51
La palla di Podavini sparisce e riappare nella rete.

è proprio così che me lo ricordo anche io. cioè, quasi così.
perché nel film della mia memoria la palla riappare davanti al piede di fiorini. e poi ricordo fiorini che si lancia per colpirla di punta. e poi  il fotogramma successivo è la palla a che arriva in fondo alla porta, come se fosse sparita dal piede di fiorini e riapparsa lì. e poi la rete che si gonfia e fa un'onda, dal basso verso l'alto.
è proprio quest'onda che mi dà la percezione del gol.
domenica 21 giugno 1987, avevo vent'anni, cinque mesi e ventisette giorni dietro di me.
ero in nord con mario e alessandro, appoggiati alla sbarra del settore appena sotto il muretto degli eagles, a torso nudo. con mario mi sono fatto mille stagioni allo stadio. con alessandro ci sono andato solo quel giorno. sapevo che era un tipo scanzonato, che guardava le cose con ironia e distacco. e fu una sorpresa quando durante l'esultanza per il gol mi girai verso di lui e lo vidi agitarsi e saltare e strillare "go! go! go!" con una faccia che non gli avevo mai visto, in preda al delirio. ed è stato proprio il suo stato di trance che mi ha dato la percezione esatta dell'eccezionalità del momento.

ha ragione italicbold, i laziali che hanno tra 35 e 45 anni, e io sono arrivato quasi all'estremo superiore di questo intervallo, sono fatti di eternit. non c'è fiamma dell'inferno che possa bruciarci. tutti noi della nostra generazione ce lo ripetiamo sempre, nei momenti di crisi. siamo sopravvissuti agli anni 80, ci siamo fatti gli spareggi di napoli, quello che accade oggi ci fa sorridere

Omar65

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Mamma mia, che ricordi! Laziali al titanio, altrochè, senza voler fregiarsi di medaglie o di particolari meriti, ma a noi quelle
esperienze ci hanno segnato. Sentir parlare adesso di "mediocrità" inaccettabile ci fa sorridere, quanto li avremmo
desiderati, in quegli anni, anonimi campionati di mezza classifica in serie A! Lazio-Vicenza, sapevamo che non bastava vincere,
sarebbe servito solo a sopravvivere. Abbonato di Tevere, ricordo insieme a papà, fratello zii e cugini quel gol che non
arrivava mai, ma come ha detto già qualcuno, non so perchè, sapevo che alla fine ce l'avremmo fatta.
Paradossalmente l'angoscia è stata retroattiva, cioè mi prende quando rivedo ancora oggi i servizi su quella partita.
E, non mi vergogno a dirlo, a quarantasei anni, moglie e due figli, ancora me viè da piagne quando vedo quelle
immagini. Ricordo l'uscita dallo stadio, qualcuno che mette in giro la "calla" di una vittoria di non so più chi all'ultimo
minuto che ci avrebbe evitato gli spareggi, ma durò nemmeno trenta secondi. Sapevamo tutti che non poteva essere vero:
siamo laziali, i nostri conti li abbiamo pagati sempre tutti, fino all'ultima lira, con tutti gli interessi.
La prima trasferta a Napoli, la sconfitta contro il Taranto (il Taranto, con tutto il rispetto, ma se pò?).
Il ritorno mesto, uno dei pullman era andato a fuoco e i tifosi appiedati che si distribuirono su altri. E poi il secondo
spareggio, con quella che considero la mia più grave "macchia" da tifoso (scherzo,  ci vorrebbe una faccina ma ancora non
riesco a metterle!). Comunque non mi regge, non vado, non avrei sopportato il ritorno a Roma in serie C, mio padre e mio fratello
invece vanno. Quella partita la danno in diretta, non voglio sapere niente, voglio sapere tutto a giochi fatti, non ce la posso
fare! Invece non resisto e all'inizio del secondo tempo accendo, il gol di Poli, l'abbraccio con Massimo, vicino di casa e amico
fraterno, che non aveva resistito neanche lui e mi aveva raggiunto.
Quanti ti voglio bene, Lazio.     

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Rivolazionario

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Questo topic me lo sono letto ieri notte.
Piangendo.
Avevo sei anni quando Giuliano segnò quel gol.
Ma non seguivo il calcio.
Per niente.
Diventai laziale, solo due anni dopo più o meno.
Rivedere quel gol, però, mi dà un senso di lazialità fortissima.
Perchè in quel gol, non c'e' solo "La Lazio".
C'e' anche, e soprattutto, la "Lazialità".
Quella tigna incredibile, che ti fa andare avanti. Ti fa calcisticamente sopravvivere.
Giuliano lo ha fatto con quel gol.
Dobbiamo essergliene grati a vita.
In qualunque serie la Lazio giochi.
Perchè grazie a quel gol, e a tutti i giocatori di quella squadra, qualunque partita si giochi, la starà giocando la Lazio.
Il senso di quella stagione, lo dà, quello che accadde nel prestagione nello spogliatoio, quando Eugenio Fascetti, disse "Chi non se la sente, può andare via adesso".
E tutti rimasero lì.
Invece di scegliere una via facile, fecero la scelta "professionale" più difficile della loro vita.
La loro scommessa.
Fecero, implicitamente, anche un patto con noi.
Ci dissero, senza parole: "Siamo dalla vostra parte" "siamo con voi" "siamo voi".
Loro sono noi, Noi siamo loro.
Loro e noi, siamo la Lazio.

The Referee

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avete già detto tutto, specie Maumarta e IB, grazie.

quel giorno, giovane arbitro, stavo in Monte Mario, e nel secondo tempo sentivamo quello che si dicevano i giocatori in campo, tanto era il silenzio.
ecco, questo silenzio è la cosa che più ricordo: è praticamente impossibile che con tante persone assiepate in uno spazio relativamente così piccolo ci possa essere silenzio, eppure tanta era la disperazione che nessuno aveva più la forza di parlare, neanche per incitare. anche le radio tacevano, tutte spente, perchè tanto sarebbe stato inutile sentire i risultati delle altre squadre se la Lazio non avesse vinto...

sono andato anche a Napoli per il primo spareggio, capo-pulmann di uno dei 3 autobus del Lazio Club di Villa Adriana, ma non mi vergogno a dire che mi sono così messo paura di quello che combinarono i napoletani che non ce l'ho fatta a ritornare per la partita con il Campobasso

polentes

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Citazione di: biancocelestedentro il 27 Mag 2011, 23:37
è proprio così che me lo ricordo anche io. cioè, quasi così.
perché nel film della mia memoria la palla riappare davanti al piede di fiorini. e poi ricordo fiorini che si lancia per colpirla di punta. e poi  il fotogramma successivo è la palla a che arriva in fondo alla porta, come se fosse sparita dal piede di fiorini e riapparsa lì. e poi la rete che si gonfia e fa un'onda, dal basso verso l'alto.
è proprio quest'onda che mi dà la percezione del gol.
domenica 21 giugno 1987, avevo vent'anni, cinque mesi e ventisette giorni dietro di me.
ero in nord con mario e alessandro, appoggiati alla sbarra del settore appena sotto il muretto degli eagles, a torso nudo. con mario mi sono fatto mille stagioni allo stadio. con alessandro ci sono andato solo quel giorno. sapevo che era un tipo scanzonato, che guardava le cose con ironia e distacco. e fu una sorpresa quando durante l'esultanza per il gol mi girai verso di lui e lo vidi agitarsi e saltare e strillare "go! go! go!" con una faccia che non gli avevo mai visto, in preda al delirio. ed è stato proprio il suo stato di trance che mi ha dato la percezione esatta dell'eccezionalità del momento.

ha ragione italicbold, i laziali che hanno tra 35 e 45 anni, e io sono arrivato quasi all'estremo superiore di questo intervallo, sono fatti di eternit. non c'è fiamma dell'inferno che possa bruciarci. tutti noi della nostra generazione ce lo ripetiamo sempre, nei momenti di crisi. siamo sopravvissuti agli anni 80, ci siamo fatti gli spareggi di napoli, quello che accade oggi ci fa sorridere

ecco, mo piagno...
sono invecchiato e allo stadio non vado più (o quasi)
forse la cosa che mi manca di più dello stadio è l'abbraccio con dei perfetti sconosciuti al momento del gol

above us only sky

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Sono del '67, ero un ragazzo.
Andai allo stadio da solo, al diavolo le liturgie, niente più scaramanzie, da solo senza la consueta compagnia dei miei 3 amici di sempre. Vissi quella giornata completamente da solo, dalla mattina fino al momento di entrare allo stadio, non ricordo quante ore prima. A casa rimasi tutto il tempo da solo, neanche una parola con mio padre, laziale di vecchissimo corso, solo sguardi di amore e paura, neanche una parola con mia madre, troppo preoccupata per la nostra salute. Le mie sorelle, più grandi di me, non capivano ma erano in silenzio anche loro. Feci il solito percorso da Via Ferrari allo stadio da solo, totalmente incurante di quello che poteva succedere intorno a me. Anche fuori dallo stadio, brulicante di potenziali infartuati, ero assolutamente da solo. Poi salii le scalette e... chi c'era non lo potrà mai dimenticare, chi non c'era non potrà mai capirlo... 80.000 persone in un'anima sola, un popolo che respirava con dignità ed orgoglio al ritmo di un unico battito, il cuore un metronomo che batteva tanto forte da fare male al petto... dopo un'attesa durata anni finalmente entrarono in campo, attraverso le lacrime vidi sfocate solo le maglie biancocelesti... la partita l'ho rimossa, la vissi in uno stato comatoso dal quale mi risvegliai soltanto a 6 minuti dalla morte sportiva... cross, rinvio sbilenco, apertura a sinistra, tiro disperato... 2, 3, 4 secondi durante i quali la palla sparì chissà dove, quell'unico immenso cuore si fermò, calò un silenzio improvviso ed assordante, il popolo rimase in apnea come se venisse strangolato... poi... la palla riapparì in fondo alla rete, gonfiò la rete e gonfiò quel povero vecchio cuore di un amore e di una felicità indelebili, gonfiò quell'unica immensa anima di un'emozione indescrivibile, gonfiò 160.000 occhi di lacrime di gioia che tornano calde a rigare i volti ogni volta che riaffiora il ricordo...lo stadio esplose come mai era esploso prima, come mai sarebbe esploso dopo, come mai potrà esplodere in futuro in qualsiasi posto del mondo... bandiere e sciarpe lo inghiottirono e lo mimetizzarono con i colori del cielo... mi ritrovai abbracciato ad una ragazza, bellissima, che mi stringeva come mai mi aveva stretto nessuno prima, che singhiozzava sul mio petto e sussurrava con un filo di voce "gooooooooooooooooool"... avrebbe voluto gridare, ma dovetti chinare la testa su di lei per sentire, sommesso, quel suono impercettibile: "gooooooooooooooooool"..., poi alzò la testa, mi sorrise tra le lacrime e con voce ancora più flebile sussurrò qualcosa... non l'ho più vista, non ho mai saputo quale fosse il suo nome, non ho mai saputo cosa avesse sussurrato... ripresi la strada di casa, dallo stadio a Via Ferrari completamente da solo, la gente impazzita intorno a me alzava al cielo bandiere e canti... mio padre, gli occhi umidi che tradivano le lacrime asciugate in fretta, mi accolse senza parole, con un abbraccio che non potrò mai più dimenticare... mia madre aveva il volto felice di chi è felice perchè sono felici le persone che ama... le mie sorelle non capirono ma sorrisero felici anche loro...
Solo la sera seppi che quando la palla sparì finì tra i piedi di Giuliano Fiorini e che fu lui a spingerla in fondo alla rete...

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king

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21 giugno 1987, 33 anni fa' uno dei gol piu' importanti della nostra storia...ed un boato indimenticabile...ancora grazie Giuliano!

MauroLaziale

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Avevo 18 anni e ricordo che alla ennesima parata di Dal bianco sullo 0-0 ad una manciata di minuti dalla fine e col baratro davanti agli occhi, per la rabbia strappai la sciarpa che avevo in mano,ancora la conservo. Al gol mi ritrovai per terra abbracciato ad uno sconosciuto.

Biafra

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Citazione di: maumarta il 26 Mag 2011, 16:51
Tribuna Tevere laterale, lato Curva Nord.
Io e il mio amico Mirko davanti, Papà e Duilio (il padre di Mirko) dietro.
Ce ne eravamo fatte tante di partite insieme io Mirko quell'anno, sempre sul muretto degli Eagles.
Anche la prima in casa, quell'allucinante Lazio-Messina 0-1, gol di Gobbo.
Ci eravamo partiti dal campeggio a Tor San Lorenzo con la corriera, un viaggio.
Quella volta però c'era la dinastia al completo e quindi si stava un po' più comodi in Tribuna.
Mica tanto poi visto che era piena come un uovo, altro che posti numerati!
La partita iniziava alle 16:00 perchè una volta era così.
D'inverno alle 14:30, d'estate alle 16:00.
E basta.
All'entrata delle squadre in campo la prima scossa al cuore, il primo groppo in gola.
Lo stadio che è uno scintillio di sciarpe e biandiere con "Un amore così grande" in sottofondo.
Un grande cuore biancoceleste fatto di ortensie viene portato sotto la Nord, all'intersezione con la Tribuna Tevere, dove eravamo noi.
Prima l'emozione, poi la scaramanzia del tifoso: "Ahò, ma sembra un cuscino funebre"!
Il tutto senza mani.
La partita comincia e l'approccio inziale, sull'onda del fomento, è del tipo "chi lo segna il primo gol"?
Il Vicenza praticamente non esiste in campo, almeno per 10 undicesimi.
Quell'unico che sfugge al disegno divino però e proprio il portiere, Dal Bianco.
Para pure gli atomi di carbonio e ad ogni parata toglie sicurezza ai giocatori e anoi sugli spalti.
L'approccio pian piano diventa "e famolo sto gol", uno maledetto e subito.
Ma niente.
In particolare è Mandelli che si diverte a prendere la mira sul portiere e quando invece si riesce ad indirizzare agli angoli sto fio de.... insomma para proprio tutto.
Finisce il primo tempo.
La squadra esce tra gli applausi, ma le mani tremano mentre battono.
L'intervallo passa cercando di pensare positivo.
Il Vicenza in campo non c'è, siamo tutti consapevoli che basterebbe un solo gol per vincere.
E facciamo finta di credere che arriverà.
Ogni tanto, durante la partita e nell'intervallo, mi giro verso Papà.
Uno sguardo ai suoi occhi biancocelesti per avere un segno.
La faccia è tirata ma lo sguardo è sereno.
Troppe ne ha passate Papà, per cose serie.
Una valvola mitralica artificiale che ti fa ticchettare il petto come una sveglia.
Due operazioni a cuore aperto quando per questo tipo di intervento non ti sedavano solamente ma ti ibernavano.
E per risvegliarti ti mettevano su delle piastre che ti "scioglievano"... e ti scottavano le chiappe.
Per due volte i dottori hanno consegnato la fede di mio padre a mia madre, e per due volte lei gliel'ha rimessa al dito.
Queste so' caxxate pe' te Papà, lo so'.
Ecco perchè gli occhi restano sereni... o forse no, forse quegli occhi che hanno visto la morte in faccia vedono più lontano e già sanno come andrà a finire?
La partita ricomincia ed i ragazzi hanno un sussulto che sembra riprendere il primo tempo.
Ma Dal bianco è sempre lì, possino ammazzallo, vigile.
Dopo la fiammata inziale squadra inizia a disunirsi, a fare confusione.
E pure noi.
Ci guardiamo in faccia e ci chiediamo quanto sarà forte il Frosinone.
E' solo per allentare la tensione perchè sappiamo benissimo che la retrocessione significherebbe il fallimento, totale.
Altro che Lodi Petrucci e inciuci alla Napoli Soccer.
Mancano sette minuti.
Quando Podavini riceve l'ennesimo passaggio in orizzontale tutti gli chiediamo di tirare, di buttarla in mezzo, di fare qualcosa.
Lui ci mette 20 minuti per alzare la testa, guardare la porta, riabbassare la testa e far partire uno straccio bagnato che a malapena si stacca dal piede.
Dalla Tevere Giuliano neanche lo vediamo, nascosto tra i difensori.
Ma neanche loro lo vedono.
Sembra uscire da una botola.
Sono sempre più convinto che qualcuno lassù abbia fermato il tempo per spostarlo al posto giusto e al momento giusto.
Come faceva mio fratello di nascosto quando giocavamo a Subbuteo.
La palla di Podavini sparisce e riappare nella rete.
Neanche urliamo "goool".
Urliamo e basta, di terrore, come se avessimo visto la morte in faccia... per aver visto la morte in faccia.
Urlo, piango, bacio Mirko, lui bacia me (praticamente siamo fidanzati), urlo ancora e mi inginocchio.
Mentre lo faccio giro lo sguardo verso Papà.
Gli occhi non sono cambiati di una virgola ma stavolta il viso è luminoso come i suoi occhi e la sua manona callosa mi sta accarenzando la testa.
Quei sette minuti sono stati più lunghi di tutti questi anni che sono passati dopo.
Ricordo vagamente un contropiede di Mandelli, precato.
Ma lo sapevamo tutti che il bonifico del destino era arrivato, e dovevamo farcelo bastare, per un po'.
Gli altoparlanti gridano non so quante volte "Un medico in Tribuna Monte Mario".
Mia madre a casa ascolta e sa solo che noi eravamo in tribuna, ma non sapeva quale.
E non c'erano cellulari.
Ha dovuto aspettare quasi due ore per sapere che quel medico non era per Papà.
Poi abbiamo vinto tutto lo so.
I gol li segnavano Veron, Nedved e Vieri.
E ci alzavi le coppe con quei gol.
Ma quello di Giuliano è stato il primo gol della Lazio di Cragnotti.
E la manona callosa di Papà ancora me la sento scorrere sulla nuca... leggera e viva... come la MIA Lazio di quel giorno... come Giuliano quel giorno... come Papà quel giorno.

Sticaxxi delle coppe....


uno dei post più belli di sempre  :band5:

Aquila Romana

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Ero in Curva Nord ed ero uno degli addetti ai tamburi, dunque di partita se ne vedeva ben poco perchè mica potevi sbagliare e andare fuori ritmo.. ma quel giorno più si avvicinava il 90° più la tensione saliva fino a bloccarti voce e muscoli, oramai si guardava solamente il campo e quel pallone che non ne voleva sapere di entrare

A qualche manciata di minuti dalla fine, ancora sullo 0-0 mi ricordo il pallone che finisce in fallo laterale, passando tra i raccattapalle e sfilando verso la Tevere, a questo punto vedo un signore anziano, capelli bianco candido, elegantissimo nel suo completo grigio (praticamente come ci si veste ad un matrimonio) che rincorre il pallone, lo afferra e lo rilancia verso il campo con tutta la sua forza.

Pochi minuti dopo il gol e tutto quello che ne segue

Ancora oggi sono convinto che il gol arrivò grazie a quel pallone rilanciato in tutta fretta verso il campo

Con il passare del tempo meno convinto che fosse in carne ed ossa, ma piuttosto uno dei tanti angeli Laziali, che quel giorno si concesse di tornare una manciata di secondi sulla terra

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Biafra

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Citazione di: Aquila Romana il 21 Giu 2020, 20:18
Ero in Curva Nord ed ero uno degli addetti ai tamburi, dunque di partita se ne vedeva ben poco perchè mica potevi sbagliare e andare fuori ritmo.. ma quel giorno più si avvicinava il 90° più la tensione saliva fino a bloccarti voce e muscoli, oramai si guardava solamente il campo e quel pallone che non ne voleva sapere di entrare

A qualche manciata di minuti dalla fine, ancora sullo 0-0 mi ricordo il pallone che finisce in fallo laterale, passando tra i raccattapalle e sfilando verso la Tevere, a questo punto vedo un signore anziano, capelli bianco candido, elegantissimo nel suo completo grigio (praticamente come ci si veste ad un matrimonio) che rincorre il pallone, lo afferra e lo rilancia verso il campo con tutta la sua forza.

Pochi minuti dopo il gol e tutto quello che ne segue

Ancora oggi sono convinto che il gol arrivò grazie a quel pallone rilanciato in tutta fretta verso il campo

Con il passare del tempo meno convinto che fosse in carne ed ossa, ma piuttosto uno dei tanti angeli Laziali, che quel giorno si concesse di tornare una manciata di secondi sulla terra

:band5: :up:

PabloHoney

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Il gol di Giuliano dal grande Marcello Geppetti , non finirò mai di ringraziarlo per questa e tante altre perle

Il nostro Giorgione

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Citazione di: Aquila Romana il 21 Giu 2020, 20:18
Ero in Curva Nord ed ero uno degli addetti ai tamburi, dunque di partita se ne vedeva ben poco perchè mica potevi sbagliare e andare fuori ritmo.. ma quel giorno più si avvicinava il 90° più la tensione saliva fino a bloccarti voce e muscoli, oramai si guardava solamente il campo e quel pallone che non ne voleva sapere di entrare

A qualche manciata di minuti dalla fine, ancora sullo 0-0 mi ricordo il pallone che finisce in fallo laterale, passando tra i raccattapalle e sfilando verso la Tevere, a questo punto vedo un signore anziano, capelli bianco candido, elegantissimo nel suo completo grigio (praticamente come ci si veste ad un matrimonio) che rincorre il pallone, lo afferra e lo rilancia verso il campo con tutta la sua forza.

Pochi minuti dopo il gol e tutto quello che ne segue

Ancora oggi sono convinto che il gol arrivò grazie a quel pallone rilanciato in tutta fretta verso il campo

Con il passare del tempo meno convinto che fosse in carne ed ossa, ma piuttosto uno dei tanti angeli Laziali, che quel giorno si concesse di tornare una manciata di secondi sulla terra

❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️😘😘😘😘😘

pan

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ZombyWoof

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Bellissime storie Laziali di una partita storica.

Però il titolo non si può  leggere: Il gol di Fiorini, non er-go-de-Fiorini.

paolo71

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La partita che ancora oggi quando la ritrovo negli angoli della memoria mi porta le emozioni più gonfie di Lazialità.
Ero già a Ravenna ma ogni anno in estate finita la scuola le ferie si facevano tutte a Roma dai nonni e a quei tempi la b terminava proprio quando a tavola ce stava già il cocomero. Un campionato eterno massacrante e farlo con un meno nove significava vedere l'inferno.
Andai allo stadio da solo per la prima volta perché a mio padre sono sicuro non gli avrebbe retto la pompa anche se non me lo disse mai.
Un quindicenne dal già accento romagnolo nella metro piena di Laziali nelle strade verso l'olimpico in una Roma che a me dava l'idea che fosse sempre solo nostra perché per lo più la vedevo solo quando papà mi portava a vederla la Lazio nelle partite storiche o nei sabati di pasqua quando si scendeva. Ma quel giorno lo ricordo proprio per la marea di biancocelste che avevo negli occhi, dal cielo allo stadio pieno come un uovo dove perfino dalla nord nel prepartita si sentiva il coro della sud. In 40 anni di stadio una cosa così penso non si sia mai verificata.
Poi la partita ed è inutile raccontarla fino a quell attimo l'attimo in cui il cuore si ferma un secondo e la vita ti esplode dentro quando quel guerriero con le rughe da film insacca la palla dove l'hai sempre voluto vedere tu. E ti corre incontro mentre tu piangi e urli la tua gioia abbracciato ad una marea di mani sconosciute ma mai come quella volta ti sembrano così famigliari.
Grazie Lazio, grazie papà, grazie di aver avuto questa passione e di aver avuto modo di viverla a quel modo.

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Aquila1954

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Ho ancora nelle orecchie il boato disumano al gol di Fiorini. Ne prima ne dopo ho sentito un urlo così potente e liberatorio. Ne prima ne dopo ho provato il groviglio di emozioni devastanti di quel giorno. Come tanti altri Laziali che vissero quelle stagioni, da quel giorno niente mi spaventa per la mia Lazio. Eravamo a pochi minuti dalla fine, la palla non aveva nessuna intenzione di entrare, poi... Giuliano.....e siamo ancora qua, più vivi e Laziali che mai.     

migdan

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21 giugno 1987: avevo 13 anni, ed avevo appena iniziato la terapia insulinica. Scopersi di essere diabetico ad inizio settembre 1986, grazie alle analisi ematiche pre-tonsillectomia, con grande e fortunato anticipo rispetto agli eventi traumatici che in genere consentono la diagnosi. Per i primi otto mesi i medici si limitarono a prescrivermi la tipica dieta restrittiva del diabetico, per cui, mentre all'inizio della stagione 1986-87 la mia Lazio partiva da -9 punti, io partivo da -"tutto quello che ama mangiare un adolescente nell'epoca dei paninari". Circa a metà giugno, fui ricoverato per qualche giorno al Bambin Gesù di Palidoro e contrassi il matrimonio con la siringa.
In quel pomeriggio della domenica che segnava l'inizio dell'estate ero blindato in casa, osservato speciale dei miei genitori, pronti a rilevare h24 ogni minimo segnale di squilibrio glicemico che il mio corpo mostrava.
Sono sempre stato antiromanista, nel DNA e nell'istinto, e dopo un brevissimo invaghimento per Platini, durato dai mondiali '82 a domenica 3 ottobre dello stesso anno, quando vidi mia nonna soffrire e imprecare mentre ascoltava alla radio i microaggiornamenti sull'andamento di Sambenedettese-Lazio, vinta poi con un gol di Manfredonia a fine primo tempo, e capii cosa significasse davvero amare una squadra ed essere disposti a patire per e con lei. Da quel giorno il mio sangue scozzese in terra inglese si è risvegliato, e le vicende della mia vita hanno avuto degli alti e bassi sorprendentemente coincidenti con quelli della nostra grande Lazio.
In quel pomeriggio del 21 giugno provai il primo momento di gioia e di sollievo dopo mesi, quel gol di Giuliano, ascoltato dalla voce di Gianni (Walter) Bezzi per me ha rappresentato tanto, tanto, tanto, anche da punto di vista personale. Solo uno con la storia di Fiorini, fumatore a fine carriera, senza più un grammo di cartilagine, ma con le stimmate del grande centravanti e le fattezze dell'eroe maledetto, solo un bastian contrario poteva salvare la storia di una società di poeti e di banditi, destinata a soffrire sempre e a non cadere mai, che se ti fa suo ti rende laziale fino al midollo, ti spinge a commuoverti davanti alla foto di Luigi Bigiarelli e ad inorgoglirti di fronte alla lettura delle prodezze di Sante Ancherani, Silvio Piola e tutti i loro immortali successori, inframmezzate da sventure imprevedibili, che da sempre fanno vivere il tifoso biancoceleste sulle montagne russe.
Grazie Giuliano, grazie, grazie, grazie. Quel tuo gol per me è stato una "sliding door" tra le più importanti, ne sono più che convinto.

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