Citazione di: Sante93 il 03 Nov 2021, 09:22
Come al solito qualcuno capisce quello che vuole o fa finta di non capire oppure attacca volontariamente alcuni utenti.
A me sembra assurdo chiudere una curva per dei cori e poi fare una multa per degli oggetti lanciati in campo che colpiscono un giocatore.
Oltretutto le squalifiche di un settore dello stadio avvengono in base al tipo di insulto: se a Ibra dici che è zingaro o fai ululati avviene la squalifica. Però al romano e al toscano si può dire che la loro mamma è una meretrice; al bolognese che la mamma è brava nella fellatio; al napoletano che è coleroso; al romano che è uno zingaro.
Insulti di serie A e insulti di serie B; poi c'è il lancio di oggetti che è roba di serie C.
Che schifo di commento. Venire qui per l'ennesima volta a fare propaganda razzista è, a proposito di insulti, un insulto a tutta la comunità di Lazionet, a mio modo di vedere.
Comunque è utile che i fasciorazzisti tipo Sante93 si palesino. Il problema esiste e finalmente lo stiamo affrontando.
E' colpa anche nostra se queste persone si sentono in diritto di esprimere le loro idee disgustose. Abbiamo fatto finta di niente, sperando che il sistema li escludesse, e non ha funzionato.
Glielo dobbiamo far notare ogni volta che certe cose non sono accettabili. Ma non solo per Lazionet, per la società civile. E farglielo notare non tanto quando è visibile da tutti, ma in particolare in quelle tante piccole situazioni quotidiane, invisibili, in cui ogni persona normale finora si è detta tra sé "ma chi me lo fa fare?" o "a me, che mi cambia?". Mi riferisco alle situazioni tranquille, ovviamente.
Dobbiamo respingerli. Manifestare il nostro sdegno e boicottarli. Faccio degli esempi concreti: se il tatuatore o il concessionario o il panettiere scopro che sono fasciorazzisti, io, pure se sono bravi nel loro lavoro, il tatuaggio me lo faccio altrove, l'auto e il pane li compro da un'altra parte. Ce ne saranno di non fascisti, ma bravi, no?
Io non lavoro coi fascisti. Mi pagherebbero, ma rifiuto. E gli dico perché rifiuto (con educazione).