
ricorderò per sempre la Sud vuota dopo un quarto d'ora dalla fine della partita, ma soprattutto ricorderò i tantissimi seggiolini blu in Tevere, i nostri seggiolini blu.
Della finale si sapeva dal 29 gennaio, dell'ipotesi dell'avversario dal 23 gennaio, della sua certezza dal 17 aprile. La Patria chiamava e molti non sono pervenuti, da ieri sera si mangiano le mani, ogni volta che si parlerà di questa partita salirà l'imbarazzo. "Tu c'eri?" "No".
L'avversario, proprio Loro, era l'unica ragione sociale di esistenza di moltissimi tifosi, così almeno sostengono ogni giorno. Esiste un mondo antiromanista, un dizionario antiromanista. Invece è subentrata la paura del vicino di casa col bruco sul cruscotto.
L'importanza di una finale di coppa doveva essere l'unica alternativa alle ragioni per preferire la comodità del divano. Ha rivinto invece il divano: non contro Lazio Siena o Lazio Chievo, ma per una finale di coppa italiana.
Non ha vinto neanche il mix di tutte e due le caratteristiche: partita storica, con in palio di tutto.
I cantori della memoria si sono dimenticati che in questi due anni la Lazio ha battuto a Roma il Milan e la Juventus dopo decenni.
Allo stadio ho incontrato laziali che vivono a Bologna, Treviso, Parigi: sarà un caso? A loro la trasferta sarà costata di più di 120 euro. Però c'erano.
Ognuno vive la Lazio come vuole, e oggi e domani darà sfogo alle emozioni e alla rabbia.
Le patenti di lazialità non mi sono mai piaciute ma esiste un termometro per qualsiasi essere umano:
con 38 di temperatura è febbre e non vai a lavorare, con 36° devi andare in ufficio, senza scuse.
Ma ieri, in trincea, quando questa gloriosa e radiosa vittoria era ancora invisibile, allo stadio c'erano molti sedili vuoti. "Catasfrote", "giocatori in lacrime""disfatta irreparabile" scrivono gli odiati giornalisti eppure quei sedili sono rimasti vuoti. Nati nel 1900, doveva valere la regola che vale sempre la pena andare a vedere la Lazio. Un altro giorno di Lazio non si butta via.
Non ci sarà nulla in grado di ripagare i disertori della paura e della pigirizia di non essere venuti, neanche la coppa. C'era da dire al mondo intero, io sono della Lazio.
Nulla da scandalizzarsi, chi c'era c'era. Ma almeno fatemi dire che chi non c'era (per quei motivi) se lo sognerà la notte.
E si dovrà sentire ridicolo quando spenderà mezza piotta questa estate per quattro cazzate prese sulle bancarelle, per le cinquanta carte sganciate per una cena insulsa con amici di amici di amici mai visti né coperti, per le scarpe nuove prese all'outlet e che metterete solo una volta, per il barbecue nuovo preso da leroy merlin, per i vizietti che si concederà in vacanza, per i concertini non irripetibili, non entusiasmanti "però c'ho la foto da sotto al palco".
Ogni spesa che vi sembrerà intelligente vi dovrà rinfacciare il blu intenso dei seggiolini dell'olimpico di un Lazio Roma 1 a 0 gol di Lulic finale di coppa Italia.
Voi siete lì, a sinistra nella foto qui sotto. Vi siete persi la Storia ma soprattutto non c'eravate a proteggere la nostra Lazio.