Io sono ecumenico, forse é il periodo, forse perché sento la forza epocale di questa partita.
Sabato V m'ha mandato un sms :"facci una sorpresa, compra il biglietto". Non l'avrei mai fatto.
Non mi é mai venuto in mente di andare a Roma per vedere questa partita. Per tante ragioni, ma nessuna economica.
La paura, la convinzione che avremmo perso, che poi convinzione...che parolone...nessuno é preveggente, ma la paura di poterla perdere era forte, altre ragioni personali, neanche troppo particolari, ma insomma, io non ci sarei mai stato.
Che poi, da fregnone, ero convinto che non l'avrei mai vista neanche in TV, perché, l'avevo scritto, la rabbia per una stagione cosi' in picchiata é stata forte, e da laziale pensare al peggio fa parte del DNA. No, fino a venerdi', mi dicevo, non l'avrei vista. Perché me l'ero già giocata, sta partita, il gol del pupone, il raddoppio de Florenzi, fino al giro d'onore con la premiazione in diretta mondiale. Lo so, ma so laziale fino al midollo. Anche negli incubi peggiori.
Se qualcosa puo' andar male lo farà.
Sto cretino. Io, intendo.
Poi sabato pomeriggio, mentre mi tenevo il ginocchio sotto al ghiaccio per l'ennesimo infortunio rugbistico, m'é cominciata a sali' la tensione. A vedé ndo la fanno, ndo la vedo. Si, ok, alle 18 su Beinsport 2. In diretta. Avviso ai naviganti, in questo caso moglie e figlia. Ragazze, domani alle 18 c'é LA partita, fate quello che volete, ma alle 18 c'é LA partita.
E poi é stata storia, Lulic che la mette dentro, il fischio finale, la vittoria.
Devo ammetterlo, tra un sussulto e un'extrasistole e un raschiamento della gola, m'é venuto da pensare "pero', magari ce potevo annà". Lo ammetto ancora, é durato un attimo. Non di più.
Poi é rimasta solo la gioia infinita di una vittoria epocale, di quelle che veramente possono segnare il destino sportivo di una città.
Almeno per 10 anni. Molto più del 14 maggio del 2000.
Chissà quanti sanno che il destino sportivo di una città come Monaco di Baviera é stato deciso da una amichevole tra ragazzini alla fine degli anni 50. Basta poco.
Ed é qui, secondo me, che possiamo trovare un'unione per capire cosa rappresenti questa vittoria.
Se restiamo al significato letterale del post iniziale, e non é difficile farlo, perché V. quando scrive, é la sua forza e la sua debolezza, quando scrive cerca sempre le corde più nascoste di chi legge, possiamo interpretarlo come una rivendicazione del "io c'ero e voi no".
Pero' forse, e questo potrebbe essere la forza della Lazio nei prossimi anni, c'é anche qualcosa di più profondo da dissotterrare da quello che ha scritto.
Ripartiamo da quei seggiolini, ripartiamo da quei vuoti. Riempiamoli uno ad uno, perché abbiamo un trampolino meraviglioso che é nato da una pedata di un bosniaco. Da una coccarda che il prossimo anno tronerà sulle nostre maglie. Da una vittoria che ha creato un solco immenso tra noi e loro.
Forse quello decisivo.
Abbaci