Restai in Lombardia dove all'epoca vivevo, sfiduciato dalle ruberie dell'anno precedente e dallo sciagurato fischio di quel gran cornuto di De Santis. Terminato il pranzo in un ristorantino di Arona, mio padre, venutomi a trovare per l'occasione, mi fa: "mbe', che facciamo, non vogliano trovare un posto dove gufare la Juve?". Mi convince, ma a fatica. Sorvolo sulle tre ore successive, sulle incredibili immagini da Perugia e sul rischio di rissa nel pub con gli juventini schiumanti di rabbia. Nel silenzio della piazza sul lungolago del tranquillo paesino piemontese sbuca, improvvisa, una Deltona integrale gialla, strombazzante, roboante, sventolante bandiere biancocelesti. Mi precipito verso quell'apparizione pazzo di gioia e di lacrime, quasi fosse prova di non essermi sognato tutto. E a distanza di venticinque anni ho ancora il dubbio che invece la Deltona non sia mai esistita.
A consolazione del non essere stato nel mio Olimpico a festeggiare, pochi giorni dopo andai a San Siro per la prima da scudettati, per l'ennesimo trionfo dell'era Cragnotti e per interminabili ore a cantare che i Campioni dell'Italia eravamo noi. Come tutti noi, vivrò ancora sperando che non siano state le ultime