15 anni fa...

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15 anni fa...
« il: 14 Mag 2015, 09:30 »
...oggi, o meglio, tra meno di nove ore... NOI CAMPIONI D'ITALIA!


Offline gesulio

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19253
Re:15 anni fa...
« Risposta #1 il: 14 Mag 2015, 09:44 »
12 maggio scudetto 74 coppa italia 2004
13 maggio coppa italia 2009
14 maggio scudetto 2000
18 maggio coppa italia 2000
19 maggio coppa delle coppe 99
26 maggio coppanfaccia 2013

è il mese santo.
e guarda caso ci sono ancora un paio di date libere, tipo 20, 24, volendo anche 31.
speriamo di continuare a scrivere la storia.
Re:15 anni fa...
« Risposta #2 il: 14 Mag 2015, 09:50 »
12 maggio scudetto 74 coppa italia 2004
13 maggio coppa italia 2009
14 maggio scudetto 2000
18 maggio coppa italia 2000
19 maggio coppa delle coppe 99
26 maggio coppanfaccia 2013

è il mese santo.
e guarda caso ci sono ancora un paio di date libere, tipo 20, 24, volendo anche 31.
speriamo di continuare a scrivere la storia.

30 maggio 1984 reds. (e mio compleanno, 9 anni...)

Offline pantarei

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7310
Re:15 anni fa...
« Risposta #3 il: 14 Mag 2015, 10:23 »
30 maggio roma liverpool....metticela sempre
31 maggio 84, qualche minuto dopo il rigore di ciccio nello spazio, mio compleanno, diventavo maggiorenne.
per il 31 maggio, giorno di napoli lazio mi aspetto la champion in regalo.

Offline Aregai

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2010
Re:15 anni fa...
« Risposta #4 il: 14 Mag 2015, 10:32 »
vabbè rega, noi vinciamo a maggio...loro a luglio :D :D :D

Offline uforobot

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2243
Re:15 anni fa...
« Risposta #5 il: 14 Mag 2015, 14:12 »
Bell'articolo su gazzetta on line
http://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/14-05-2015/14-maggio-2000-lazio-quell-acqua-benedetta-110817271672.shtml


14 maggio 2000, la Lazio
e quell'acqua benedetta 

Ultima giornata di un campionato alimentato da polemiche e sospetti. E a giocarselo sono la Juve e il club biancoceleste. Il sole splende su tutto il Paese, tranne che a Perugia, dove giocano i bianconeri. Il colpo di scena c'è. Cronistoria di un fotofinish-scudetto deciso da un temporale

14 maggio 2015 - Milano
È bel tempo ovunque nella Penisola, quel 14 maggio 2000. C’è sole e si gira in maniche corte da parecchi giorni. Qualche nuvola sparsa in Umbria, ma nulla di più. Il campionato di calcio sta per disputare la sua ultima giornata. Sulla stagione 1999/2000 grava però un’incognita concettuale: è l’ultimo torneo del 1900 o il primo del terzo millennio? Nel dubbio, una certezza però c’è: la Lazio ha compiuto da poco 100 anni di storia e si sta giocando lo scudetto con la Juventus. A metà marzo, il tricolore sembra un discorso chiuso, il distacco fra i bianconeri e le rivali è in quel momento quasi incolmabile, ma qualcosa all’improvviso cambia. D’improvviso, la capolista accusa un calo di forma e di concentrazione e c’è una squadra che sa approfittarne.





Roma, 14 maggio 2000. La Lazio batte la Reggina 3-0. E aspetta con ansia il risultato di Perugia dove la Juve stava giocando. Quando arriva la notizia della sconfitta dei bianconeri partono i festeggiamenti. I laziali conquistano il secondo scudetto della loro storia. Nella foto ecco Ravanelli a petto nudo. A sinistra invece c'è Veron. Lapresse

Roma, 14 maggio 2000. La Lazio batte la Reggina 3-0. E aspetta con ansia il risultato di Perugia dove la Juve stava giocando. Quando arriva la notizia della sconfitta dei bianconeri partono i festeggiamenti. I laziali conquistano il secondo scudetto della loro storia. Nella foto ecco Ravanelli a petto nudo. A sinistra invece c'è Veron. Lapresse



campioni e comprimari — È proprio la Lazio di Roberto Mancini, di Simeone, di Nedved. Di Nesta e di Mihajlovic. Di Marchegiani e di Salas. Una squadra di campioni e di ottimi comprimari che a distanza di un anno si sente ancora defraudata dello scudetto 1998/99, quando qualche indubbio passo falso e alcuni arbitraggi controversi avevano consentito al Milan di laurearsi campione all’ultimo minuto dell’ultima giornata. A fine marzo del 2000 succede dunque qualcosa. Il Milan batte la Juventus e quasi in contemporanea la formazione biancoceleste fa suo un derby in rimonta. Si arriva così allo scontro diretto del 1° aprile al Delle Alpi di Torino. È un sabato sera. La Lazio è molto rimaneggiata. Mancano Marchegiani, Nesta, Mancini e Salas. Ne vien fuori una partita equilibrata, con la squadra di casa che fa più gioco, mentre l’avversaria si difende con ordine. In un minuto l’equilibrio si rompe e il campionato all’improvviso si riapre. Viene espulso Ciro Ferrara per somma di ammonizioni e un minuto più tardi la Lazio segna. Veron riceve palla sulla tre quarti destra e cerca un compagno con cui scambiare stretto. Non trovandolo, alza lo sguardo e vede Simeone in area avversaria. Un cross calibrato, un terzo tempo perfetto dell’argentino che di testa incrocia sul secondo palo, dove Van der Sar non può arrivare.





Perugia, 14 maggio 2000. L'arbitro Collina, sotto il diluvio, lancia il pallone sul terreno di gioco dello stadio Renato Curi per vedere se rimbalza. Dopo una lunga sosta la partita Juve-Perugia, ferma sullo 0-0, può riprendere. E il risultato finale, 1-0 per i padroni di casa, condanna i bianconeri: addio scudetto! Ap

Perugia, 14 maggio 2000. L'arbitro Collina, sotto il diluvio, lancia il pallone sul terreno di gioco dello stadio Renato Curi per vedere se rimbalza. Dopo una lunga sosta la partita Juve-Perugia, ferma sullo 0-0, può riprendere. E il risultato finale, 1-0 per i padroni di casa, condanna i bianconeri: addio scudetto! Ap



guizzo juve, ma... — Con quella vittoria esterna i punti di distacco fra le due squadre diventano appena 3. In due settimane tutto è cambiato e mancano 6 giornate alla fine. La 30° giornata, che va in scena il 16 aprile, sembra chiudere i giochi. Pur dando evidenti segni di stanchezza (la preparazione atletica della Juventus è stata stravolta dalla necessità di disputare la Coppa Intertoto, che si disputa fra giugno e agosto e che ridisegna qualsiasi tipo di programmazione) la Juventus ha un guizzo fondamentale andando a vincere al Meazza contro l’Inter. Contemporaneamente Fiorentina e Lazio pareggiano al termine di un rocambolesco 3-3 allo Stadio Artemio Franchi. I punti di distacco tra le due tornano così a essere 5. Al turno successivo la Juventus piega di misura la Fiorentina in casa e la Lazio, trascinata ancora una volta dal “Cholo” Simeone espugna Piacenza. Dunque, nulla di nuovo al vertice a tre giornate dal fatidico 14 maggio 2000.





Roma, 21 maggio 2000. La settimana successiva alla conquista dello scudetto la festa in casa Lazio continua. Ecco la squadra posare in gruppo per la foto ricordo. Lapresse

Roma, 21 maggio 2000. La settimana successiva alla conquista dello scudetto la festa in casa Lazio continua. Ecco la squadra posare in gruppo per la foto ricordo. Lapresse



il verona di prandelli — La 32a, in scena il 30 aprile, non dovrebbe presentare particolari sorprese , almeno in teoria. La squadra biancoceleste ha un turno casalingo facile contro un quasi condannato Venezia, mentre la capolista deve affrontare una trasferta a Verona, considerata più che abbordabile. In fondo la formazione scaligera naviga nelle tranquille acque della metà classifica e non ha molto da chiedere al campionato, né a se stessa. La Juventus è in campo, ma più con il corpo che con la mente. Forse il Verona di Cesare Prandelli non vorrebbe neppure infierire, ma vista la fiacchezza dell’avversaria non può esimersi dal farlo. Il mattatore di giornata è un ragazzo di 25 anni. Si chiama Fabrizio Cammarata ed è cresciuto, neanche a farlo apposta, nelle giovanili bianconere. Ha un anno meno di Del Piero e con Pinturicchio ha già fatto coppia d’attacco a inizio carriera. Insieme hanno vinto il campionato Primavera 1993-94 e il Torneo di Viareggio, poi ognuno per la propria strada. Fa quel che vuole, quel pomeriggio, Cammarata.





Roma, 21 maggio 2000. Il Presidente della Lazio Sergio Cragnotti viene portato in trionfo dai giocatori. Reuters

Roma, 21 maggio 2000. Il Presidente della Lazio Sergio Cragnotti viene portato in trionfo dai giocatori. Reuters



cammarata eroe — La Lazio nel frattempo sta facendo il suo dovere, forse con un filo di sufficienza, più probabilmente con un quid di sopraggiunta stanchezza fisica (quel giorno la temperatura è afosa). La gara è noiosa e i biancazzurri lasciano l'iniziativa ai veneti che più di una volta si rendono pericolosi. Verso il finale però i biancazzurri vanno in vantaggio con Simeone che è lesto ad insaccare di testa un cross di Pancaro. Neanche 5 minuti dopo arriva il raddoppio. Ancora una discesa di Pancaro che crossa dalla sinistra e il portiere veneziano Benussi, pressato da Simone Inzaghi, sbaglia il rinvio. La palla arriva a Mancini appostato sul secondo palo e che appoggia di nuovo per Inzaghi jr. per un gol facile facile. Mentre le squadre tornano negli spogliatoi un boato scuote lo stadio, tanto che i giocatori si fermano per capire dal tabellone cosa stia succedendo. E dopo pochi secondi appare la scritta "Verona-Juventus 1-0 - 45° Cammarata". Ma c'è ancora un tempo da giocare e tutto può ancora accadere. La ripresa inizia con Negro che salva sulla linea un tiro di Valtolina e poco dopo è Pedone, sempre su cross di Valtolina, a ridurre lo svantaggio. Sugli spalti dell’Olimpico serpeggia un certo malumore e un timore diffuso. Per sua storia personale il tifoso laziale ha visto materializzarsi l’impossibile davanti ai suoi occhi e di rado a suo vantaggio. La Lazio appare molle sulle gambe quasi quanto la Juventus a Verona, ma un altro boato la scuote e sul tabellone appare la scritta "Verona-Juventus 2-0 - 61° Cammarata". L’ex ha colpito ancora. A questo punto lo stadio inizia ad incitare i biancazzurri che riprendono in mano le redini del gioco. La rete della tranquillità arriva all'83' quando, su un corner battuto da Mihajlovic, Maniero (uno abituato a segnare nella porta giusta) sigla un autogol. Ora la gara è in discesa e sugli spalti si ascoltano le radioline che trasmettono la partita di Verona. Al 93' arriva la rete di Ganz (che aveva fatto gol ai biancocelesti anche all’andata), ma un minuto più tardi arriva l'urlo dei 50.000 presenti: la Juventus ha perso e la Lazio ha vinto riducendo a soli 2 punti lo svantaggio.





Roma, 14 maggio. Sven-Göran Eriksson, allenatore della Lazio, esulta dopo la conquista dello scudetto. Lapresse

Roma, 14 maggio. Sven-Göran Eriksson, allenatore della Lazio, esulta dopo la conquista dello scudetto. Lapresse



le polemiche — La classifica vede ora i bianconeri fermi a 68 punti , gli inseguitori salgono a 66. È la penultima giornata a scatenare le polemiche più furiose. La Lazio vince a Bologna contro i due ex Andersson e Signori (la partita finisce 3-2) e la Juventus batte il Parma per 1-0. Nell’occasione torna al gol Del Piero, ma non è quello lo scandalo. Lo scandalo è un rigore non concesso agli emiliani e soprattutto un gol annullato al Parma al minuto 89, grazie al quale la Lazio raggiungerebbe la capolista a 69 punti. Una decisione così ingiustificata da parte dell’arbitro (lo stacco di testa di Cannavaro appare a tutti più che regolare) scatena l’ira generale e per una volta tifosi e stampa urlano “vergogna” all’unisono. Forse basterebbe una voce umile e autorevole, quella del mister Carlo Ancelotti, a placare le polemiche, ma quel giorno è proprio il Direttore generale Luciano Moggi a esporsi in prima persona. Le parole e il tono di Moggi rendono gli animi ancor più esacerbati.





La disperazione di Alessandro del Piero dopo la sconfitta di Perugia. Ap

La disperazione di Alessandro del Piero dopo la sconfitta di Perugia. Ap



nuvole solo su perugia — Si arriva così a domenica 14 maggio 2000. Si conclude il campionato e, come detto, su tutta l’Italia il tempo è buono. Solo sulla zona di Perugia si addensano nuvole minacciose. Anzi, per dirla tutta, sul capoluogo umbro ancora splende il sole. Gli addensamenti nuvolosi riguardano soltanto Pian di Massiano, la zona extraurbana sulla quale sorge lo Stadio Renato Curi. È di scena Perugia-Juventus. In contemporanea, all’Olimpico di Roma scendono in campo Lazio e Reggina. La partita non ha storia, i romani vincono per 3-0 con gol di Inzaghi, Veron e Simeone. Intanto, sopra il “Curi” si scatena un temporale di rara intensità, che rende il campo un acquitrino. La partita è ferma sullo 0-0 e ci vuole oltre un’ora per prendere una decisione. L’arbitro Collina ritiene che si possa disputare. In realtà non in tutti i punti del rettangolo la palla ha un regolare rimbalzo. La decisione è delicata per le tante implicazioni che può comprendere, ma tant’è che alle 17,11, quando Lazio-Reggina è già finita, a Perugia inizia la ripresa. Nel momento in cui la palla viene portata a centrocampo, Lazio e Juventus hanno entrambe 72 punti e solo lo spareggio potrebbe dare un nome alla squadra campione d’Italia.





21 maggio 2000. L'attrice e modella tifosissima della Lazio Anna Falchi aveva promesso che, in caso di conquista dell tricolore, si sarebbe spogliata per festeggiare. Ed è stata di parola. Eccola durante il suo strip-tease in un Olimpico stracolmo. Ap

21 maggio 2000. L'attrice e modella tifosissima della Lazio Anna Falchi aveva promesso che, in caso di conquista dell tricolore, si sarebbe spogliata per festeggiare. Ed è stata di parola. Eccola durante il suo strip-tease in un Olimpico stracolmo. Ap



calori in gol — Ma al 4’, avviene la svolta. Punizione di Rapaic, Conte fallisce in piena area la respinta e consegna la palla sui piedi di Calori. Il difensore perugino tira di prima intenzione e infila nell'angolino alla destra di Van der Sar. Sarà l'unica conclusione indirizzata nello specchio di Van der Sar in tutta la partita. Ora la classifica dice Lazio 72, Juventus 71. Fare gioco su quella superficie non è semplice ma se può farlo il Perugia, possono farlo anche i loro avversari. I bianconeri tentano il tutto per tutto, mentre a Roma l’Olimpico, dopo il boato di felicità per il gol di Calori, si è trasformato in luogo di preghiera, in campo e sugli spalti. Sull’ultimo assalto bianconero, con Inzaghi che mette fuori da pochi metri la palla del possibile spareggio, per un attimo scende il gelo, seguito poi da un urlo liberatorio. Su quell’errore clamoroso l’arbitro fischia la fine. La Lazio è campione d’Italia. Per squadra e tifosi è una gioia più violenta di un ceffone, più inaspettata del biglietto vincente della Lotteria. È la vittoria della tenacia, della self confidence. Della fede in un Dio che ogni tanto si ricorda di esistere per mandar giù piogge purificatrici su un campionato al centro dei peggiori sospetti. Una volta al secolo, alla Lazio succede anche questo.
 
 Diego Mariottini 
© riproduzione riservata
Re:15 anni fa...
« Risposta #6 il: 14 Mag 2015, 14:33 »
12 maggio scudetto 74 coppa italia 2004
13 maggio coppa italia 2009
14 maggio scudetto 2000
18 maggio coppa italia 2000
19 maggio coppa delle coppe 99
26 maggio coppanfaccia 2013

è il mese santo.

Anche perchè è il mese delle finali

A dicembre puoi vincere solo l'intercontinentale

Offline Roxy00

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4199
Re:15 anni fa...
« Risposta #7 il: 14 Mag 2015, 14:42 »
È la vittoria della tenacia, della self confidence. Della fede in un Dio che ogni tanto si ricorda di esistere per mandar giù piogge purificatrici su un campionato al centro dei peggiori sospetti. Una volta al secolo, alla Lazio succede anche questo.

mi sembra abbastanza in linea con quello che ci sta accadendo quest'anno. E poi chissà, magari quel Dio si ricorda ancora di noi!

 :band1:
Re:15 anni fa...
« Risposta #8 il: 14 Mag 2015, 14:45 »
Anche perchè è il mese delle finali

A dicembre puoi vincere solo l'intercontinentale

Non è vero c'è anche giugno. Certo che alcuni laziali smonterebbero anche il più positivo degli ottimisti  :lol: :beer:
Re:15 anni fa...
« Risposta #9 il: 14 Mag 2015, 14:57 »
io riposto questo che mi tengo sul pc e che ogni tanto mi vado a rileggere  :since :since

comunque sì, quella domenica successe qualcosa di sovrannaturale ....  forse Moggi aveva esagerato anche per quello lassù



Sono le diciotto e quattro minuti del quattordici maggio duemila.
di Pikkio

Domenica, 14 Maggio 2000 -

Arrivo in curva Nord, tiro fuori l’abbonamento, lo mostro al carabiniere all’ingresso e passo, mi avvicino al cancello 48, ovviamente il solito, ed entro. Il ragazzo del servizio mi buca l’ultima casella, la numero 17, e penso per la prima volta a Gatto Silvestro. La solita perquisizione, poi mi avvicino al banco del Lazio point e chiedo la maglia del centenario, taglia XL. Pago, mi spoglio e me la infilo subito, lamentandomi sarcasticamente del fatto che non ci fosse cucito il triangolino tricolore. Entrando in curva litigo subito con uno che probabilmente aveva sentito la mia lamentela ed aveva frainteso. Allora gli dico che dobbiamo crederci, lui mi guarda malissimo e mi dice che lui al massimo ci spera ma poco, io gli ripeto che abbiamo il dovere di crederci fino in fondo, lui ribadisce che il calcio e’ morto la settimana prima a Torino ucciso da De Santis, io gli dico che De Santis e’ l’unica vittima accertata fino ad ora, lui ripete che e’ solo un pezzo di merda e io me ne vado bestemmiando. Il tutto con toni da processo di Biscardi, io sembro melli e lui corno. Guardo la mia maglia del centenario uguale alla sua e non capisco.
Poi la partita. Lazio nervosissima, laziali anche, io invece ostento una strana, forse falsa tranquillita’ che non mi riconosco e non e’ mai stata mia. Radio curva diffonde la voce della mancata espulsione di montero, la gente si incazza e urla la sua rabbia contro moggi e compagnia ladrocinante. Io rimango tranquillo e aspetto di andare in vantaggio: lo so che sta per arrivare, e’ solo questione di tempo. Entrano gli irriducibili prima della fine degli annunciati quindici minuti di sciopero, mentre in curva Nord una bara raffigurante il calcio italiano viene fatta scivolare giu’. Io lo prendo come un segnale di resa e non mi piace, non mi piace per niente. Ripenso al gatto nero. Daje Silve’, dico ad alta voce. Un vicino mi guarda con aria interrogativa, io fingo di non sentirmi i suoi occhi straniti addosso, lui si volta verso un suo amico e gli chiede “A Cla’, ma chi e’ Silve’?” ma l’amico non risponde.
Poi la Lazio va in vantaggio, poi raddoppia. Io, stranamente, non penso a Perugia. Anzi, non troppo stranamente: forse e’ l’ultima mia trovata scaramantica, la tranquillita’; durante Lazio-Parma dello scorso anno ero nervoso e teso come una corda e’ manduline: ha portato male. La Lazio invece e’ sempre molto nervosa: Veron non accetta le scuse di un reggino dopo un fallo, poi Couto va in cerca di un’ammonizione trovandola, e mentre Simeone e Veron imbruttiscono congiuntamente a Cirillo autore di un brutto fallo, va in cerca anche del secondo cartellino giallo. L’arbitro Borriello capisce il momento e soprassiede. Meno male. All’olimpico c’e’ un’atmosfera strana, stranissima: violentissimi cori urlati con rabbia da tutto lo stadio si alternano a momenti di assoluto, irreale silenzio.
Fine del primo tempo. L’intervallo lo passo ostentando la mia previsione a tutti: bisogna crederci, il Perugia ci fa il miracolo, ripeto, segna Melli di anca. Franco Melli, aggiungo. Non ride nessuno. Radio curva informa che gli spogliatoi di Perugia sono completamente allagati e che quindi molto probabilmente non si riprendera’, io chiedo se gia’ hanno dato la notizia dell’avvistamento di un vecchio con una lunga barba bianca che dal ponte della sua strana barca di legno piena di animali ha chiesto a Collina la strada per il monte Ararat. Non ride nessuno neanche stavolta. Capisco che non e’ aria. Guardo il cielo su Roma: e’ un po velato, e’ incredibilmente bianco e celeste. Incredibile. I giocatori rientrano in campo e aspettano il via da Perugia. Niente, a Perugia non si gioca. Si riparte lo stesso. La Lazio si tranquillizza e gioca senza piu’ l’ansia del risultato del Curi, la Reggina non punge, segna Simeone, poi esce il Mancio ed entra Conceicao. Mentre lo stadio intero regala all’ultimo grande poeta italiano in scarpe da calcio il giusto tributo realizzo: ognuno di noi, forse, ha un numero fortunato, il mio e’ il sette. Hanno segnato Inzaghi e Simeone, il ventuno ed il quattordici: due multipli di sette. Ha segnato il ventitre, altro numero fortunato. E’ appena entrato Conceicao, il sette. I radiolinati dicono che a Perugia non si puo’ giocare, quasi tutti maledicono la sorte che concede alla juve un tempo in piu’, io penso che e’ meglio cosi’ perche’ me la gufero’ con una violenza invereconda. Prima invasione di campo, poi l’annuncio: a Perugia si ricomincia, stanno facendo riscaldamento. Guardo l’orologio: sono le diciassette e otto minuti. Diciassette piu’ otto: venticinque. Due piu’ cinque: sette. Ancora sette. Guardo il cielo sempre piu’ maledettamente biancoceleste. Oramai sono quasi convinto. Cerco una conferma, mi giro di scatto e chiedo ad uno di dirmi un numero: sette. Cazzo, non e’ possibile. Mi giro dall’altra parte, chiedo ad uno chi fosse secondo lui il migliore in campo e lui mi dice Veron. Numero: ventitre. Cazzo. Cazzo cazzo cazzo. Basta, sto diventando piu’ paranoico del solito. Riprende la partita. I radiolinati dicono che a Perugia si e’ finalmente iniziato. Dopo un minuto il campionato della Lazio finisce, io inizio a cercare con lo sguardo il piu’ vicino con la radio e lo individuo poco distante. Mi guardo in giro e l’atmosfera e’ davvero surreale: sono ancora tutti dentro allo stadio, ma non c’e’ neanche l’ombra di un calciatore e non sono neanche previsti. Io metto il cervello in play-rec, tengo gli occhi aperti ma non per vedere: per guardare e registrare. Neanche il tempo di iniziare a gufare che l’aria e’ squarciata da un poderoso, disumano, raccapricciante urlo: e’ il Grande Boato, quello che aspettavo da quasi un anno, da quella maledetta domenica di Lazio-Parma. Stavolta non mi fido e cerco tremando per l’emozione l’uomo con la radiolina: e’ in piedi che urla e nonostante una ragazza tenti di abbracciarlo riesce a saltare tranquillamente come una cavalletta, come se invece di una ragazza avesse addosso uno zaino. Allora e’ vero, ha segnato il Perugia davvero. Guardo l’orologio: sono le diciassette e diciassette. Diciassette e diciassette: trentaquattro, tre piu’ quattro: sette, ancora lui. Lo spirito di Tarzan si impossessa del mio corpo e urlo. Il tabellone conferma: Perugia 1 juventus 0, ed allo spirito di Tarzan si unisce l’ugola di Luciano Pavarotti. Non riesco a smettere di urlare. Eccola, la zampata di Gatto Silvestro. E’ il Gol, il Perugia ha segnato sul serio, la juve sta perdendo sul serio. E’ il Grande Boato, e’ l’Urlo, e’ il Popolo Laziale che sfoga tutta la propria rabbia. Capisco che non siamo sessantamila: ognuno di noi porta con se anche la rabbia di chi e’ lontano o di chi non c’e’ piu’ ma che e’ dentro di noi, indissolubile. Saremo non meno di seicentomila, e stiamo urlando tutti insieme la nostra rabbia al cielo biancoceleste, che capisce e forse urla con noi.
Mi giro: e’ tutto un fiorire di giovani virgulti che aiutano provati genitori a riprendersi dallo choc. Una signora dietro di me si sente male, piange e chiede un po d’acqua. E’ pallidissima, le lacrime le solcano silenziosamente il viso stravolto, senza ne’ un lamento ne’ un singhiozzo. Beve lentamente e lentamente si riprende. E ‘nnamo signo’, ma che proprio sul piu’ bello? Oramai sono un automa: ripeto solo una parola, calma, piu’ che altro a me stesso. Chiedo una gomma perche’ le ho finite, poi chiedo una sigaretta perche’ le ho finite, poi un’unghia perche’ ho finito anche quelle, anche se non me le ero mai mangiate prima di domenica. Un mio amico si alza e mi chiede di andare in mezzo al campo ma io lo fulmino: “Se ti muovi da dove eri ti gonfio”. Non si scherza con la scaramanzia, lui mi guarda e si risiede comprendendo che se si fosse mosso, forse, lo avrei gonfiato per davvero.
Devo fare qualcosa: decido di provare a seguire la radiocronaca guardando la faccia del radiolinato. Dopo un minuto mi rendo conto che non posso: ad ogni azione offensiva della juve il suo volto quasi si trasfigura per la sofferenza. Devo stare calmo. Faccio un calcolo mentale e fisso il punto X non prima dele ore 18. Sono ancora le 17 e 30, ancora mezzora. Silvestro non mi ha tradito, ora c’e’ solo da stringere i denti, stare calmi e sperare.
Espulso zambrotta, juve in dieci. Penso al numero di zambrotta: il ventitre. Cazzo, e’ fatta, mi dico, ma poi cancello immediatamente questo pensiero: non e’ ancora finita Pi’, stai calmo. Improvvisamente dagli altoparlanti viene diffusa la voce di Cucchi da Perugia. Io non riesco a stare fermo, il seggiolino e’ diventato rovente e sto stravincendo il campionato del mondo di mani sudate. Voglio sentire ma non voglio sentire, non so se mi spiego. Collina da cinque lunghissimi minuti di recupero, prendo un bel respiro, Cucchi urla: “inzaghi, e’ solo, manca clamorosamente il pareggio della juve”. Un attimo interminabile di silenzio: sospetto terrorizzato di avere capito male, guardo il radiolinato che mi capisce e con la testa dice no. Davanti a me uno sfoga la tensione piangendo e insultando Cucchi reo di avere detto la frase “pareggio della juve”, io cerco di calmarlo ma sono teso come lui, come tutti, e ovviamente non ci riesco. La voce di Cucchi e’ l’unica cosa che spacca il silenzio astrale caduto sull’Olimpico: qualcuno e’ con le dita dentro le orecchie perche’ non vuole sentire la radio, molti tengono incrociate da quasi un’ora le dita diventate praticamente viola, quasi tutti sono seduti e si tengono la testa fra le mani, concentrati ed in silenzio assoluto. Qualcuno si abbraccia per farsi coraggio, qualcuno non ce la fa e piange, molti chiedono quanto cazzo manchi ancora e perche’ quel [...] di arbitro pelato non fischi ancora. Io mi chiedo come sia possibile che ci sia gente che ancora riesce a dire che questo, in fondo, e’ solo un gioco fatto di ventidue miliardari in mutande che rincorrono un pallone. Non capite un cazzo, non capite.
Cucchi chiama l’ultimo minuto di recupero ed il cemento dell’Olimpico sussulta per un attimo. Inizio mentalmente un conto alla rovescia, mi alzo, il seggiolino e’ improvvisamente diventato troppo piccolo per permettermi di stare calmo e seduto come mi ero prefissato. Non passa mai. Chi ha detto che un minuto dura sempre sessanta secondi? Cazzate, emerite cazzate, certi minuti durano un’eternita’. Dentro le orecchie la voce di Cucchi cerca di farsi strada tra il bum-bum di un cuore che batte in testa come un martello pneumatico impazzito e il rumore dell’adrenalina che scorre nelle vene come un torrente in piena. Il cielo sembra voler passare la copertura dell’olimpico ed entrare nello stadio per quanto e’ bianco e celeste. Mando giu’ un rospo enorme che si era aggrappato nella gola, alzo gli occhi al cielo, oramai lo tocco, chiudo gli occhi, faccio in tempo a sentire Cucchi dire “…chiuso pero’ dal difensore della formazione perugina Materazzi mentre in questo istante Collina dichiara concluso…”.
Il vuoto. Qualcosa di molto simile al big bang. Un’implosione ed un’esplosione contemporaneamente. Il niente, adesso non sento piu’ niente, non vedo piu’ niente, non capisco piu’ niente ma urlo, piango e abbraccio tutti. Non so neanche se sto abbracciando uno dei soliti amici, uno dei soliti rompi[...], la signora che si e’ sentita male, quello con la radiolina, Yuri degli irriducibili o un celerino. Non so piu’ neanche dove mi trovo: se al solito posto, se vicino a RobertoCouto o vicino a Parione, se in Tevere con Cicalone o in Monte Mario con Dixie. Forse non sono neanche all’Olimpico: forse sono a Toronto con ArticEagle, o a Montecarlo con il mitico Ciccio, o a casa con papa’ o in cielo con mia nonna. Forse sono dappertutto. Si, si, sono dappertutto. Gatto Silvestro ha finalmente preso quel maledetto canarino [...], ed io urlo, piango e abbraccio tutti.
Sono le diciotto e quattro minuti del quattordici maggio duemila.

Re:15 anni fa...
« Risposta #10 il: 14 Mag 2015, 16:26 »
io riposto questo che mi tengo sul pc e che ogni tanto mi vado a rileggere  :since :since

comunque sì, quella domenica successe qualcosa di sovrannaturale ....  forse Moggi aveva esagerato anche per quello lassù



Sono le diciotto e quattro minuti del quattordici maggio duemila.
di Pikkio

Domenica, 14 Maggio 2000 -

Arrivo in curva Nord, tiro fuori l’abbonamento, lo mostro al carabiniere all’ingresso e passo, mi avvicino al cancello 48, ovviamente il solito, ed entro. Il ragazzo del servizio mi buca l’ultima casella, la numero 17, e penso per la prima volta a Gatto Silvestro. La solita perquisizione, poi mi avvicino al banco del Lazio point e chiedo la maglia del centenario, taglia XL. Pago, mi spoglio e me la infilo subito, lamentandomi sarcasticamente del fatto che non ci fosse cucito il triangolino tricolore. Entrando in curva litigo subito con uno che probabilmente aveva sentito la mia lamentela ed aveva frainteso. Allora gli dico che dobbiamo crederci, lui mi guarda malissimo e mi dice che lui al massimo ci spera ma poco, io gli ripeto che abbiamo il dovere di crederci fino in fondo, lui ribadisce che il calcio e’ morto la settimana prima a Torino ucciso da De Santis, io gli dico che De Santis e’ l’unica vittima accertata fino ad ora, lui ripete che e’ solo un pezzo di merda e io me ne vado bestemmiando. Il tutto con toni da processo di Biscardi, io sembro melli e lui corno. Guardo la mia maglia del centenario uguale alla sua e non capisco.
Poi la partita. Lazio nervosissima, laziali anche, io invece ostento una strana, forse falsa tranquillita’ che non mi riconosco e non e’ mai stata mia. Radio curva diffonde la voce della mancata espulsione di montero, la gente si incazza e urla la sua rabbia contro moggi e compagnia ladrocinante. Io rimango tranquillo e aspetto di andare in vantaggio: lo so che sta per arrivare, e’ solo questione di tempo. Entrano gli irriducibili prima della fine degli annunciati quindici minuti di sciopero, mentre in curva Nord una bara raffigurante il calcio italiano viene fatta scivolare giu’. Io lo prendo come un segnale di resa e non mi piace, non mi piace per niente. Ripenso al gatto nero. Daje Silve’, dico ad alta voce. Un vicino mi guarda con aria interrogativa, io fingo di non sentirmi i suoi occhi straniti addosso, lui si volta verso un suo amico e gli chiede “A Cla’, ma chi e’ Silve’?” ma l’amico non risponde.
Poi la Lazio va in vantaggio, poi raddoppia. Io, stranamente, non penso a Perugia. Anzi, non troppo stranamente: forse e’ l’ultima mia trovata scaramantica, la tranquillita’; durante Lazio-Parma dello scorso anno ero nervoso e teso come una corda e’ manduline: ha portato male. La Lazio invece e’ sempre molto nervosa: Veron non accetta le scuse di un reggino dopo un fallo, poi Couto va in cerca di un’ammonizione trovandola, e mentre Simeone e Veron imbruttiscono congiuntamente a Cirillo autore di un brutto fallo, va in cerca anche del secondo cartellino giallo. L’arbitro Borriello capisce il momento e soprassiede. Meno male. All’olimpico c’e’ un’atmosfera strana, stranissima: violentissimi cori urlati con rabbia da tutto lo stadio si alternano a momenti di assoluto, irreale silenzio.
Fine del primo tempo. L’intervallo lo passo ostentando la mia previsione a tutti: bisogna crederci, il Perugia ci fa il miracolo, ripeto, segna Melli di anca. Franco Melli, aggiungo. Non ride nessuno. Radio curva informa che gli spogliatoi di Perugia sono completamente allagati e che quindi molto probabilmente non si riprendera’, io chiedo se gia’ hanno dato la notizia dell’avvistamento di un vecchio con una lunga barba bianca che dal ponte della sua strana barca di legno piena di animali ha chiesto a Collina la strada per il monte Ararat. Non ride nessuno neanche stavolta. Capisco che non e’ aria. Guardo il cielo su Roma: e’ un po velato, e’ incredibilmente bianco e celeste. Incredibile. I giocatori rientrano in campo e aspettano il via da Perugia. Niente, a Perugia non si gioca. Si riparte lo stesso. La Lazio si tranquillizza e gioca senza piu’ l’ansia del risultato del Curi, la Reggina non punge, segna Simeone, poi esce il Mancio ed entra Conceicao. Mentre lo stadio intero regala all’ultimo grande poeta italiano in scarpe da calcio il giusto tributo realizzo: ognuno di noi, forse, ha un numero fortunato, il mio e’ il sette. Hanno segnato Inzaghi e Simeone, il ventuno ed il quattordici: due multipli di sette. Ha segnato il ventitre, altro numero fortunato. E’ appena entrato Conceicao, il sette. I radiolinati dicono che a Perugia non si puo’ giocare, quasi tutti maledicono la sorte che concede alla juve un tempo in piu’, io penso che e’ meglio cosi’ perche’ me la gufero’ con una violenza invereconda. Prima invasione di campo, poi l’annuncio: a Perugia si ricomincia, stanno facendo riscaldamento. Guardo l’orologio: sono le diciassette e otto minuti. Diciassette piu’ otto: venticinque. Due piu’ cinque: sette. Ancora sette. Guardo il cielo sempre piu’ maledettamente biancoceleste. Oramai sono quasi convinto. Cerco una conferma, mi giro di scatto e chiedo ad uno di dirmi un numero: sette. Cazzo, non e’ possibile. Mi giro dall’altra parte, chiedo ad uno chi fosse secondo lui il migliore in campo e lui mi dice Veron. Numero: ventitre. Cazzo. Cazzo cazzo cazzo. Basta, sto diventando piu’ paranoico del solito. Riprende la partita. I radiolinati dicono che a Perugia si e’ finalmente iniziato. Dopo un minuto il campionato della Lazio finisce, io inizio a cercare con lo sguardo il piu’ vicino con la radio e lo individuo poco distante. Mi guardo in giro e l’atmosfera e’ davvero surreale: sono ancora tutti dentro allo stadio, ma non c’e’ neanche l’ombra di un calciatore e non sono neanche previsti. Io metto il cervello in play-rec, tengo gli occhi aperti ma non per vedere: per guardare e registrare. Neanche il tempo di iniziare a gufare che l’aria e’ squarciata da un poderoso, disumano, raccapricciante urlo: e’ il Grande Boato, quello che aspettavo da quasi un anno, da quella maledetta domenica di Lazio-Parma. Stavolta non mi fido e cerco tremando per l’emozione l’uomo con la radiolina: e’ in piedi che urla e nonostante una ragazza tenti di abbracciarlo riesce a saltare tranquillamente come una cavalletta, come se invece di una ragazza avesse addosso uno zaino. Allora e’ vero, ha segnato il Perugia davvero. Guardo l’orologio: sono le diciassette e diciassette. Diciassette e diciassette: trentaquattro, tre piu’ quattro: sette, ancora lui. Lo spirito di Tarzan si impossessa del mio corpo e urlo. Il tabellone conferma: Perugia 1 juventus 0, ed allo spirito di Tarzan si unisce l’ugola di Luciano Pavarotti. Non riesco a smettere di urlare. Eccola, la zampata di Gatto Silvestro. E’ il Gol, il Perugia ha segnato sul serio, la juve sta perdendo sul serio. E’ il Grande Boato, e’ l’Urlo, e’ il Popolo Laziale che sfoga tutta la propria rabbia. Capisco che non siamo sessantamila: ognuno di noi porta con se anche la rabbia di chi e’ lontano o di chi non c’e’ piu’ ma che e’ dentro di noi, indissolubile. Saremo non meno di seicentomila, e stiamo urlando tutti insieme la nostra rabbia al cielo biancoceleste, che capisce e forse urla con noi.
Mi giro: e’ tutto un fiorire di giovani virgulti che aiutano provati genitori a riprendersi dallo choc. Una signora dietro di me si sente male, piange e chiede un po d’acqua. E’ pallidissima, le lacrime le solcano silenziosamente il viso stravolto, senza ne’ un lamento ne’ un singhiozzo. Beve lentamente e lentamente si riprende. E ‘nnamo signo’, ma che proprio sul piu’ bello? Oramai sono un automa: ripeto solo una parola, calma, piu’ che altro a me stesso. Chiedo una gomma perche’ le ho finite, poi chiedo una sigaretta perche’ le ho finite, poi un’unghia perche’ ho finito anche quelle, anche se non me le ero mai mangiate prima di domenica. Un mio amico si alza e mi chiede di andare in mezzo al campo ma io lo fulmino: “Se ti muovi da dove eri ti gonfio”. Non si scherza con la scaramanzia, lui mi guarda e si risiede comprendendo che se si fosse mosso, forse, lo avrei gonfiato per davvero.
Devo fare qualcosa: decido di provare a seguire la radiocronaca guardando la faccia del radiolinato. Dopo un minuto mi rendo conto che non posso: ad ogni azione offensiva della juve il suo volto quasi si trasfigura per la sofferenza. Devo stare calmo. Faccio un calcolo mentale e fisso il punto X non prima dele ore 18. Sono ancora le 17 e 30, ancora mezzora. Silvestro non mi ha tradito, ora c’e’ solo da stringere i denti, stare calmi e sperare.
Espulso zambrotta, juve in dieci. Penso al numero di zambrotta: il ventitre. Cazzo, e’ fatta, mi dico, ma poi cancello immediatamente questo pensiero: non e’ ancora finita Pi’, stai calmo. Improvvisamente dagli altoparlanti viene diffusa la voce di Cucchi da Perugia. Io non riesco a stare fermo, il seggiolino e’ diventato rovente e sto stravincendo il campionato del mondo di mani sudate. Voglio sentire ma non voglio sentire, non so se mi spiego. Collina da cinque lunghissimi minuti di recupero, prendo un bel respiro, Cucchi urla: “inzaghi, e’ solo, manca clamorosamente il pareggio della juve”. Un attimo interminabile di silenzio: sospetto terrorizzato di avere capito male, guardo il radiolinato che mi capisce e con la testa dice no. Davanti a me uno sfoga la tensione piangendo e insultando Cucchi reo di avere detto la frase “pareggio della juve”, io cerco di calmarlo ma sono teso come lui, come tutti, e ovviamente non ci riesco. La voce di Cucchi e’ l’unica cosa che spacca il silenzio astrale caduto sull’Olimpico: qualcuno e’ con le dita dentro le orecchie perche’ non vuole sentire la radio, molti tengono incrociate da quasi un’ora le dita diventate praticamente viola, quasi tutti sono seduti e si tengono la testa fra le mani, concentrati ed in silenzio assoluto. Qualcuno si abbraccia per farsi coraggio, qualcuno non ce la fa e piange, molti chiedono quanto cazzo manchi ancora e perche’ quel [...] di arbitro pelato non fischi ancora. Io mi chiedo come sia possibile che ci sia gente che ancora riesce a dire che questo, in fondo, e’ solo un gioco fatto di ventidue miliardari in mutande che rincorrono un pallone. Non capite un cazzo, non capite.
Cucchi chiama l’ultimo minuto di recupero ed il cemento dell’Olimpico sussulta per un attimo. Inizio mentalmente un conto alla rovescia, mi alzo, il seggiolino e’ improvvisamente diventato troppo piccolo per permettermi di stare calmo e seduto come mi ero prefissato. Non passa mai. Chi ha detto che un minuto dura sempre sessanta secondi? Cazzate, emerite cazzate, certi minuti durano un’eternita’. Dentro le orecchie la voce di Cucchi cerca di farsi strada tra il bum-bum di un cuore che batte in testa come un martello pneumatico impazzito e il rumore dell’adrenalina che scorre nelle vene come un torrente in piena. Il cielo sembra voler passare la copertura dell’olimpico ed entrare nello stadio per quanto e’ bianco e celeste. Mando giu’ un rospo enorme che si era aggrappato nella gola, alzo gli occhi al cielo, oramai lo tocco, chiudo gli occhi, faccio in tempo a sentire Cucchi dire “…chiuso pero’ dal difensore della formazione perugina Materazzi mentre in questo istante Collina dichiara concluso…”.
Il vuoto. Qualcosa di molto simile al big bang. Un’implosione ed un’esplosione contemporaneamente. Il niente, adesso non sento piu’ niente, non vedo piu’ niente, non capisco piu’ niente ma urlo, piango e abbraccio tutti. Non so neanche se sto abbracciando uno dei soliti amici, uno dei soliti rompi[...], la signora che si e’ sentita male, quello con la radiolina, Yuri degli irriducibili o un celerino. Non so piu’ neanche dove mi trovo: se al solito posto, se vicino a RobertoCouto o vicino a Parione, se in Tevere con Cicalone o in Monte Mario con Dixie. Forse non sono neanche all’Olimpico: forse sono a Toronto con ArticEagle, o a Montecarlo con il mitico Ciccio, o a casa con papa’ o in cielo con mia nonna. Forse sono dappertutto. Si, si, sono dappertutto. Gatto Silvestro ha finalmente preso quel maledetto canarino [...], ed io urlo, piango e abbraccio tutti.
Sono le diciotto e quattro minuti del quattordici maggio duemila.



Brividi.

Offline gentlemen

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12616
Re:15 anni fa...
« Risposta #11 il: 14 Mag 2015, 18:01 »
Che emozioni....sembrava impossibile....prima di Lazio-reggina contestavamo per l'ennesima ingiustizia.... :since :since :since :since :since :since :since

Offline cry

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Re:15 anni fa...
« Risposta #12 il: 14 Mag 2015, 18:04 »
18:04

Offline TomYorke

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Re:15 anni fa...
« Risposta #13 il: 14 Mag 2015, 18:11 »
"Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi là.
Sarà per aver quindici anni in meno
o avere tutto per possibilità"
Re:15 anni fa...
« Risposta #14 il: 14 Mag 2015, 19:02 »
Tutto bello tutto magnifico , ma vorrei che esultassimo x qualcosa di nuovo... Non mi volete male x favore.
Re:15 anni fa...
« Risposta #15 il: 14 Mag 2015, 19:55 »
"Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi là.
Sarà per aver quindici anni in meno
o avere tutto per possibilità"

.............Compleanno                       M  E  R  A  V  I  G  L  I  O  S  O   !  !  !

 :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since :since

Offline lorenz82

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5086
Re:15 anni fa...
« Risposta #16 il: 14 Mag 2015, 22:32 »
che ricordi! stavo in 4° liceo, il giorno dopo avevo un compito in classe di italiano. da mesi ormai mi ero rassegnato alla vittoria della Juventus (sentii una volta sul bus due stranieri dire "la Lazio ha avuto le sue due occasioni..scudetto non lo vincerà più" e io pensai "temo che sia così"). invece quel giorno ci fu un epilogo incredibile! che emozioni! FORZA LAZIO!!! :band2:

p.s.: mercoledì prossimo potremmo festeggiare qualcosa di nuovo! daje regà! :band5:
Re:15 anni fa...
« Risposta #17 il: 14 Mag 2015, 22:36 »
"Eppure a volte non mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi là.
Sarà per aver quindici anni in meno
o avere tutto per possibilità"

:hail: :hail:
Re:15 anni fa...
« Risposta #18 il: 15 Mag 2015, 00:12 »
Il 14 maggio del duemila io e mio padre giravamo sulla riva piemontese del Lago Maggiore in cerca, neppure troppo spasmodica, di un locale dove facessero vedere le partite. La delusione dell'anno prima ancora bruciava e il fresco fischio killer dell'arbitro De Santis mi avevano convinto a restarmene al nord e i miei erano venuti in visita. Dopo alcuni tentativi andati male, ci accontentiamo di un piccolo pub di Arona. Solo tifosi della Juve guardavano nervosi la pioggia che sferzava il campo del vecchio Curi. Collina, Materazzi e Calori sono alcuni lampi dalla memoria. Il padrone del pub ci invita ripetutamente a non agitarci, ma nessuno dei due se lo incula. Finisce come non avrebbe mai potuto finire. I passi per uscire sono una trance senza tempo, ci guardiamo increduli, timorosi di svegliarci ed estasiati. Momenti di esultanza isterica si alternano a mezze frasi sussurrate. Improvvisa, dallo stradone che porta alla piazza, arriva una Deltona gialla con bandiere biancazzurre da ogni lato che con la sua gioia urlata violenta il tranquillo pomeriggio del paese. Mi ci fiondo, svegliato dalla mia estasi. Ci urliamo qualcosa, ci abbracciamo, ripartono a soffiare il loro entusiasmo romano sulle acque del lago.
Torniamo io e lui. Un braccio al collo. Riesco finalmente a dirlo: "non posso crederci, abbiamo vinto lo scudetto".
Ciao papà
Re:15 anni fa...
« Risposta #19 il: 15 Mag 2015, 01:29 »
qualche minuto prima delle 19 del 14 maggio 2015 mi è venuta l'idea di telefonare ad A., l'amico che era con me sul prato dell'olimpico alle 18.04 di quel giorno. Poi ho cambiato idea e ho avuto questo scambio di messaggi su whatsapp con l'amico M., che era venuto con noi allo stadio ma era abbonato in un altro settore della curva e non scese sul prato al termine di Lazio-reggina.

io: ciao
io: ti ricordi che stavamo facendo quindici anni fa a quest'ora?
M:certo compa'
M: come posso dimenticare?
io: bei tempi, ne abbiamo fatte di cazzate dietro alla Lazio
M:  :DD

Con A. e con M. eravamo insieme a quel Lazio-reggina, eravamo stati a Firenze l'anno prima, eravamo stati a Birmingham, eravamo stati a Parigi, eravamo stati a Milano e vedere il gol di weah all'89' e a roma a vedere i gol di Gottardi e Nesta al ritorno, e in mille altri posti ancora e quel giorno fu il punto di arrivo di quella lunga avventura iniziata molti anni prima, probabilmente dall'anno in cui arrivò Gazza e ci sentimmo grandi senza esserlo ancora, fu il giorno in cui potemmo riscattare e liberarci da tutti i sogni repressi coltivati lungo quel cammino impervio, le tenerife, i Lazio-lione, parigi e firenze, città di storia, d'arte e di incazzature, le palle che andavano verso il braccio di un difensore dal nome simile a quello di una moneta europea allora importante. Fu probabilmente anche il giorno in cui qualcuno di noi staccò veramente la spina con questa faccenda del pallone e della Lazio e da allora la vita ci ha fatto fare delle giravolte e dei cambiamenti che allora neanche immaginavamo, ci si vede se va bene due volte l'anno, eppure basta un messaggio per far tornare a galla il ricordo di quella giornata e tutto l'orgoglio della nostra appartenenza alla Lazio.

:band1:
 

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