Tratto da www.Laziowiki.org
24 ottobre 1976: Lazio-Bologna 3-0.
Per Luciano Re Cecconi è l'inizio della sua quinta stagione nella Lazio. Durante la partita s'infortuna ad un ginocchio e, zoppicante, abbandona il campo dello Stadio Olimpico.
Nessuno può immaginare che il biondo centrocampista ha appena indossato, per l'ultima volta, la maglia che più di tutte gli ha dato gioie calcistiche, arrivando a vincere lo Scudetto e venendo convocato più volte in nazionale. Sembra essere un infortunio di poco conto, di facile guarigione, dove basta restare fermi un po' di tempo. In un mese torna ad allenarsi, ma proprio in questa delicata fase subisce una dolorosa ricaduta, rischiando addirittura l'intervento chirurgico. Luciano non si dà per vinto e, grazie alla sua forza di volontà, recupera a vista d'occhio.
Si allena solitario al Flaminio dove riceve anche la visita del suo amato allenatore Maestrelli ormai consumato dal ritorno del male che lo porterà di lì a pochi mesi alla scomparsa prematura. Martedì 18 gennaio 1977: gioca finalmente per intero la partitella d'allenamento con il resto della squadra. È felice, corre verso il dottor Ziaco e gli confida: «Va meglio Dottore, mi sento pronto. Domenica a Cesena sono convinto che giocherò, facendo rimanere tutti a bocca aperta».
E' praticamente pronto a rientrare in squadra quando, la stessa sera, mentre il telegiornale della Rai (allora unico tg nazionale) chiudeva l'edizione serale, arrivò la notizia che il centrocampista della Lazio e della Nazionale era morto in una gioielleria a Roma mentre era in compagnia di altri compagni di squadra. Si pensò inizialmente ad una rapina finita tragicamente, invece la morte del forte centrocampista fu dovuta ad un tragico scherzo finito nel sangue.
Quella sera di gennaio Luciano è in compagnia di Pietro Ghedin e Rossi Renzo. I tre incrociano Garlaschelli e lo invitano ad unirsi a loro per una serata a cena fuori. L'ala declina l'invito e va via. Anche Rossi deve sganciarsi per fare delle commissioni. Re Cecconi e Ghedin vanno da un loro amico comune, Giorgio Fraticcioli (titolare di una profumeria), per passare un po' di tempo scambiando due chiacchiere. Il negoziante li invita ad accompagnarlo da un cliente a cui deve consegnare dei flaconi in una gioielleria di via Nitti a Roma, nel quartiere Flaminio.
I tre entrano poco prima dell'orario di chiusura, intorno alle 19,30. Il carattere estroverso di Luciano gli suggerisce uno scherzo che si rivelerà tragico anche perchè il clima sociale del periodo non è certo dei migliori. All'ingresso si presenta col bavero alzato esclamando: "Fermi tutti questa è una rapina". Il gioielliere, Bruno Tabocchini, non lo riconosce anche perchè Re Cecconi ha il volto parzialmente coperto e tiene una mano in tasca simulando una pistola. Il calciatore è così scambiato per un rapinatore ed il gioielliere estrae una pistola che teneva in negozio perchè già vittima di diverse rapine e spara immediatamente.
Re Cecconi, colpito in pieno, cade mormorando: "Era uno scherzo, era solo uno scherzo". Ghedin fa in tempo ad alzare le mani e farsi riconoscere. Poi si gira verso il compagno dicendogli di alzarsi chè lo scherzo è terminato, ma si accorge del sangue che esce dal torace del compagno. Il dramma è compiuto. Qualcuno ferma una pattuglia della polizia che, a sirene spiegate, lo porterà al San Giacomo dove arriverà ormai morto. Sono circa le 20 e neanche mezz'ora dopo l'atroce fatto, il calciatore muore lasciando nel dolore non solo la tifoseria laziale, da cui era adorato, ma l'intero modo sportivo italiano.
Luciano lasciava così, a soli 28 anni appena compiuti, l'adorata moglie Cesarina ed i figli Stefano di due anni e Francesca nata da pochi mesi. La notizia si sparge in un'attimo. Accorrono i compagni di squadra ed il presidente Umberto Lenzini pietrificati dal dolore. Felice Pulici è l'unico a vederlo all'obitorio, nudo con un piccolo foro del proiettile che gli è penetrato nel cuore. Gli altri non ce la fanno. Ghedin è in preda alle convulsioni in stato di shock. Solo dopo ore riuscirà a fare una deposizione alle autorità giudiziarie raccontando i fatti.
Tabocchini venne arrestato ed accusato per "eccesso colposo di legittima difesa". Processato per direttissima 18 giorni dopo, venne assolto per "aver sparato per legittima difesa putativa". Per una delle tante ironie del destino che spesso gioca beffardamente con la vita, Luciano Re Cecconi era uno dei pochi, se non l'unico giocatore della rosa laziale del tempo, a non possedere un'arma da fuoco.
I funerali si svolsero presso la basilica romana di San Pietro e Paolo all'EUR a cui prese parte una gran folla. Le sue spoglie vennero poi tumulate nel cimitero di Nerviano. Il 30 gennaio 1977, alla ripresa del campionato, la Lazio è di scena a Cesena e nel minuto di raccoglimento decretato dall'arbitro Agnolin, un trombettiere solitario intona il silenzio dalla curva locale in uno stadio che rimane immobile per la commozione.
Scriveva Giorgio Tosatti: «La morte di Re Cecconi rappresenta un dramma cui nessuno può sentirsi estraneo: è la folgorante testimonianza della nevrosi nella quale viviamo. Di queste nevrosi si trovano prove anche nei commenti della tragedia: il cinismo si sostituisce alla pietà, la riprovazione per la stupidità dello scherzo è superiore allo sdegno per il modo in cui è stata stroncata la vita di un uomo».
Nel libro Lui era mio padre: Re Cecconi edito nel 2008 e scritto dal figlio Stefano, questa versione dei fatti viene ritenuta poco credibile da Martini e D'Amico che hanno sempre ritenuto che Re Cecconi con gli estranei avesse sempre mantenuto un comportamento riservato. Inoltre non è da dimenticare il fatto che il Tabocchini pochi mesi prima aveva sparato a due rapinatori ferendoli.
La verità su quella tragica sera forse è stata un po' diversa da quella che si è sempre sostenuta, ma al momento non è stato ancora possibile appurarla con certezza.
Ciao grande campione
Fu questa tragica notizia che accese in un bambino di 5 anni da poco compiuti la curiosita' per una squadra che aveva come maglia i colori del cielo.
Da una tragedia è nato il mio grande amore per la Lazio.
Ogni volta che rileggo della tragedia di Re Cecconi mi vengono i brividi al pensiero di quanto sia cinico il destino.
Ciao Luciano e grazie di tutto.
Ciao Luciano, di calciatori, ma soprattutto di uomini come te se ne sente davvero la mancanza.
*
Ciao, immenso Luciano.
Immenso Luciano.
Ciao grande campione!
Per me, che ero troppo piccolo per ricordarti, resti il simbolo della Lazialità. Ciao Luciano.
Ricordo ancora.... ero sul piazzale. SS Pietro e Paolo enorme e gremita, i garofani dipinti di celeste accanto a quelli bianchi. Padre Lisandrini che recita l'omelia gridando e piangendo: "non vedremo più la tua chioma bionda correre sui verdi campi..." ancora ho i brividi, dopo tanti anni...
Ciao grande campione
Accadde 24 anni prima della mia nascita, ma si tratta di una tragedia che mi rimase impressa appena me la raccontarono.
Il lutto più grave fu la perdita di mia madre ... ma nell'arco di un mese e mezzo la Lazio perse due grandi protagonisti ... di quel periodo ho dei ricordi molto ovattati ... c'è una nebbia di dolore che li avvolge
Aggiungo per quelli come me che non l'hanno mai visto giocare questi due bei video tratti da Sfide di Raitre:
Avevo 15 anni,ricordo tutto come fosse ieri,la notizia alla tv,il funerale,il dolore provato.Ho avuto il piacere di conoscerlo seguendo gli allenamenti della Lazio di Maestrelli ed era un ragazzo timido,educato e disponibile con i tifosi.Ho una foto con lui che conservo appesa al muro in camera mia tra le foto più care.
Il mio pensiero arrivi a te,ciao Luciano
Nemmeno io ti ho mai visto giocare ma ti porto ugualmente nel cuore...Ciao Luciano!
Vorrei fare una domanda a chi ha vissuto quel periodo: cosa disse l'ambiente di Bruno Tabocchini?
Citazione di: Il Mitico™ il 18 Gen 2011, 23:40
Vorrei fare una domanda a chi ha vissuto quel periodo: cosa disse l'ambiente di Bruno Tabocchini?
(http://www.laziowiki.org/w/images/d/d5/Tabocchini25.JPG)
Intendo dire, anche al tempo quando fu condannato per "eccesso colposo di legittima difesa" c'era la tifoseria fuori dal tribunale a chiedere la testa di Tabocchini? E anche allora quando lo scagionarono per "aver sparato per legittima difesa putativa" dissero che Re Cecconi l'hanno ammazzato due volte?
Quarant'anni fà
Citazione di: avanzo il 18 Gen 2011, 23:39
Nemmeno io ti ho mai visto giocare ma ti porto ugualmente nel cuore...Ciao Luciano!
Grande Re Cecconi, ho avuto solo il racconto di mio padre, avevo 6 anni e ho ricordi sfocati.
Ma ancora oggi mi chiedo: che deposizione ha fatto Pietro Ghedin? E perchè non parla più del tragico evento? Perchè di dubbi sulla versione ufficiale ne vengono sollevati molti. Non basterebbe la versione "definitiva" di Ghedin?
Citazione di: Andrewblu il 18 Gen 2017, 11:40
Grande Re Cecconi, ho avuto solo il racconto di mio padre, avevo 6 anni e ho ricordi sfocati.
Ma ancora oggi mi chiedo: che deposizione ha fatto Pietro Ghedin? E perchè non parla più del tragico evento? Perchè di dubbi sulla versione ufficiale ne vengono sollevati molti. Non basterebbe la versione "definitiva" di Ghedin?
Anch'io ho ricordi molto vaghi ma un po' ho seguito la storia...la cosa che non quadra riguarda la chiusura del procedimento a carico del gioielliere in pochissimo tempo, quando la giustizia in Italia è di una lentezza disarmante, lo dico con cognizione di causa frequentando ogni giorno i tribunali
Un pensiero per te Luciano,idolo della mia gioventù!
appena rientrati a casa la mamma prepara la cena, papà come sempre accende per seguire il telegiornale...la tv in bianconero mostra il suo viso d'angelo e mio padre con gli occhi rossi fissi sullo schermo resta in piedi; io al suo fianco che gli chiedo che è successo papà...
non dimenticherò mai quell' istante
ciao Luciano
Sarebbe bello se oggi lo stadio si ricordasse di lui, con un coro, uno striscione o qualcosa.
Citazione di: paolo71 il 18 Gen 2017, 16:37
appena rientrati a casa la mamma prepara la cena, papà come sempre accende per seguire il telegiornale...la tv in bianconero mostra il suo viso d'angelo e mio padre con gli occhi rossi fissi sullo schermo resta in piedi; io al suo fianco che gli chiedo che è successo papà...
non dimenticherò mai quell' istante
ciao Luciano
Ho un ricordo simile. Guardavo il telegiornale con mio padre e a un tratto il giornalista cambiando notizia disse: "È morto il calciatore della Lazio Luciano Re Cecconi." E alle spalle del conduttore c'era la sua foto. Non me lo dimenticherò mai.
Un pensiero per lui e la sua famiglia.
Citazione di: zimmer il 18 Gen 2017, 16:39
Sarebbe bello se oggi lo stadio si ricordasse di lui, con un coro, uno striscione o qualcosa.
Veramente sono tre anni che si ricordano di lui ogni domenica con la bandiera di Disegnello che lo ritrae accanto al palo.
Io avevo undici anni.
Ero già laziale da almeno quattro o cinque, come puo'esserlo con il suo entusiasmo un bambino.
Fu per me una grande tragedia....dopo quella di Tommaso,mi sembrava tutto così ingiusto.
Portero' per sempre con me l'abbraccio con mio padre al novantesimo di Lazio-Milan....
Grazie Luciano....
Grazie immenso....
....non ti dimentichero' mai....
SFL
Citazione di: zimmer il 18 Gen 2017, 16:39
Sarebbe bello se oggi lo stadio si ricordasse di lui, con un coro, uno striscione o qualcosa.
Curva Nord, uno striscione in ricordo di Re Cecconi: "Angelo biondo per sempre"
Uno striscione nel ricordo dei 40 anni dalla scomparsa di Luciano Re Cecconi: questo il pensiero che la Curva Nord ha voluto dedicare all'ex centrocampista del primo scudetto durante la partita tra Lazio e Genoa andata in scena ieri sera allo stadio Olimpico.
"Angelo biondo per sempre" recita lo striscione sugli spalti: il ricordo di "Cecco" continua e continuerà ad essere indissolubile nei cuori dei tifosi biancocelesti per sempre.Guido De Angelis
Avevo poco più di sei anni, ricordo solo mio padre che mi comunica questa cosa, lavorando in zona Farnesina la voce si era rincorsa da subito, lui rientrava a casa dopo il telegiornale, poi i miei ricordi sono confusi. Nonostante quegli anni non fossero belli sotto l'aspetto sociale, devo dire che per me sono gli anni dell'infanzia e non ho mai avuto la sensazione di pericolo, però avevo gli occhi da bambino, credo che per gli adolescenti fosse diverso. Leggendo ieri Cerracchio mi ha stupito il comportamento di Ghedin testimone oculare. Ciao Cecco!
Articolo del Corriere della Sera on line
40 anni fa la morte di Re Cecconi, l'eroe della Lazio ucciso perché confuso per un ladro
Morì appena due mesi dopo il suo allenatore e mentore, come a chiudere drammaticamente un cerchio. Erano i giorni in cui il destino si riprese tutto, racconta ancora oggi chi li ha vissuti da protagonista. Prima aveva dato, consegnando nelle mani di quella leggendaria Lazio lo scudetto del '74, il primo biancoceleste, e poi si era ripreso: la morte dell'allenatore Tommaso Maestrelli, "il Maestro", nel dicembre del 1976 e a seguire quella ancora avvolta nel mistero di Luciano Re Cecconi, per cui oggi si celebra il 40esimo anniversario. Capelli biondi, quasi albini, fisico potente e polmoni di acciaio, il centrocampista originario di Nerviano, nel milanese, era stato tra i principali protagonisti dello scudetto della Lazio di Chinaglia e Pulici. Un gol al Milan all'ultimo minuto aveva spianato la strada al tricolore. Ma Re Cecconi, l'"Angelo Biondo", due presenze anche in nazionale, è ricordato soprattutto per la sua morte assurda, le cui dinamiche non sono ancora state del tutto chiarite. Quella sera del 18 gennaio 1977, Luciano Re Cecconi si presenta alla gioielleria di Bruno Tabocchini, nella zona lazialissima (tuttora) della Collina Fleming; con lui ci sono il compagno di squadra Pietro Ghedin e un amico, il profumiere Giorgio Fraticcioli, che deve consegnare dei campioni di profumo al titolare. Il gruppetto entra nel negozio, pochi secondi e poi uno sparo. L'Angelo biondo viene colpito in pieno petto dalla pistola di Tabocchini e muore poco dopo all'ospedale. La successione di eventi non è limpida, neppure il processo seppe spiegarla. L'ipotesi più accreditata è che Re Cecconi, per scherzo, mise le mani in tasca e simulò una rapina e il titolare, in passato già vittima di casi analoghi, sparò per legittima difesa in preda al panico. Fu lo stesso Ghedin a confermare questa versione, ma il difensore biancoceleste poco dopo tornò sui suoi passi e negò l'intento scherzoso dello sfortunato compagno di squadra. Al termine del processo, Tabocchini fu assolto per "aver sparato per legittima difesa putativa" e la morte dell'Angelo Biondo è ancora un mistero (a cura di Paolo Decrestina)
Sei con noi.