I ricordi sono tanti, ma quello più vivido che mi viene al volo è il momento che le merde sono passate in mezzo ai nostri giocatori per andare a ritirare la medaglia dei secondi.
Non lo so perché, ma la vivevo come se stessi vedendo gli sconfitti che passavano sotto le forche caudine per essere umiliati dai vincitori.
In quel momento era come se si condensasse la rappresentazione di tutto il bucio di culo che gli avevamo fatto poco prima ma anche la giusta vendetta per tutte le prese per il culo che avevamo subito in passato. Era un momento storico.
La seconda, è praticamente indimenticabile.
Dopo aver festeggiato allo stadio e poi con la macchina in giro per roma, ad un certo punto, per radio, Guidone dice che la Lazio sarebbe arrivata con un pullman a Ponte Milvio.
Quindi decidiamo di tornare indietro e per sbrigarci decidiamo di andare a parcheggiare dietro al coni vicino al vecchio deposito delle auto rimosse che tanto era tutto vuoto.
Parcheggiamo lì (noi eravamo in 5) e si parcheggia anche una macchia con due persone a bordo.
Non c'era nessun altro.
Proprio in quel momento esatto, dal lato dell'Olimpico, sbuca il bus scoperto con i giocatori.
Gli siamo corsi tutti e 7 addosso e quindi, praticamente, avevamo i giocatori a pochi centimetri, tutti per noi, che gli strillavamo di tutto agli occhi per l'emozione e la gioia. Mi scendevano le lacrime da sole.
Mi ricordo che riuscivo a ripetergli solo: "GRANDIII" "GRANDIII" e nel mentre lo strillavo mi battevo con una mano sul cuore.
E c'ho ancora l'immagine nitida del faccione di Klose che si era proteso in avanti come per provare a darmi il cinque.
Il tutto sarà durato un minuto ma è come se in quel momento si fosse fermato lo spazio ed il tempo.
Li abbiamo accompagnati ancora per alcuni metri, strillando e saltando per toccarli, senza che ci fosse nessuno ma poi, piano piano, altri tifosi sono iniziati ad arrivare dal lungotevere e si è riempito e quindi ci siamo staccati.
Un minuto di emozioni fortissime che mi stava scoppiare il cuore e la testa che mi girava vorticosamente come se stesse per prendermi uno sturbo.
Non lo potrò mai dimenticare.