A volte ritornano!

Aperto da Galla, 25 Nov 2010, 11:41

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fish_mark

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Nel ringraziare GuyMontag per l'attenzione che ha avuto al mio post, intervengo per fare presente che condivido in pieno molte delle sue argomentazioni. Nondimeno sono sensibile alle tematiche sollevate dal grande Kim Gordon il quale vuole preservare lo spazio di libertà all'interno degli stadi.
Il fenomeno ultras – del quale io personalmente non ho mai fatto parte – nasce sulla fine degli anni 60 in un periodo di contestazione giovanile e politica. Nel corso del tempo si sviluppa da gruppi spontanei che si collocano nelle curva fino a darsi struttura militare, simboli e anche riferimenti ideologici.
Non è qui il caso di stare a fare la cronistoria del fenomeno quanto di avvertire sui rischi che incombono sul fenomeno calcistico, nazionale e internazionale.
Da un lato, gli stadi sono oggetto di un processo di trasformazione in giganteschi centri commerciali della passione, dove non soltanto acquistare i prodotti griffati del marchio ufficiale della squadra, ma dove anche il tifo deve esprimersi secondo canoni normalizzati, eterodiretti dalla attenta e esigente regia societaria e televisiva. Di tutto questo già se ne ha la prova se si guarda alla qualità delle riprese delle TV che devono ignorare sistematicamente sia i messaggi che arrivano dalle curve sia anche i momenti di tensione, perché the show must (anyway) go on e non va disturbata la quiete del consumatore digitalizzato.
Il fenomeno ultras, però ha assunto i caratteri non solo di struttura militare, ma anche di luogo di proselitismo politico (in specie di destra ma non solo) e di holding economico finanziaria e della comunicazione. In tutto questo però si scambia la causa con l'effetto. Se 30 anni fa la violenza si respirava nelle strade, con proteste nelle strade, scontri con le forze dell'ordine e terrorismo rosso e nero, allo stadio la domenica si viveva in un atmosfera tesa ma soltanto sul piano sportivo. Solo con Paparelli si perde questo incantesimo, ma da quel momento – in pieno riflusso – comincia la politicizzazione estrema delle curva e la trasformazione del calcio in un problema di ordine pubblico. Pertanto lo stadio diventa il crocevia dlele passioni nazionali, dove c'è la rappresentazione simbolica di tutto, del potere istituzionale precostituito (tribuna d'onore), del violento disagio giovanile (la curva), del calciatore che esibisce anzitutto sé stesso come personaggio televisivo.
Per questo e per molto altro non credo che l'esito "inglese" – anzi, americano - del processo di trasformazione in atto sia un obiettivo da puntare con grande entusiasmo. Ne sono anzi in certa maniera diffidente.
Del ristorante lato curva, dello store con prodotti "ufficiali" e del tifo da seduto come se fossimo a un concerto all'opera, dei giochi con gli animali utilazzati per riattizzare una passione sopita, non so che farmene:
voglio portarmi il panino con la frittata, la bandiera cucita da mia madre, la sciarpa bianca e celeste senza aquile griffate fatta in casa, voglio i fumogeni che mi oscurano la vista della partita per una decina di minuti, voglio il reporter che riprende da bordo campo il gol di Fiorini.

Ridatemi il mio stadio, così lo state uccidendo.

Leggo un elenco personale di ciò che voglio e di ciò che non voglio
Non è richiesta la condivisione: ci si aspetta soltanto che sia letto.

Si rimpiange il tifo organizzato perché si rimpiangono
- i fumogeni all'inizio partita
- gli olè alla lettura delle formazioni
- i tamburi che dettano il ritmo della partita incessantemente
- i canti senza fine

Non si rimpiange la degenerazione del tifo organizzato quindi
- i buu buu per i giocatori di colore, se avversari
- la radio che inviava "pizze a domicilio"  e le holding attive nel settore tessile, ancorchè autorizzato
- le urla a squarciagole di alcuni anchor(a?) men
- la commistione pericolosa e indecorosa tra tifo organizzato e propaganda politica
- il richiamo alle armi di certa dirigenza a seconda dei momenti per superiori "raison d'Etat"


borgorosso

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Citazione di: fish_mark il 25 Nov 2010, 12:15
Sai che mi piace questo tuo post?
Uno stadio normalizzato non è proprio il massimo.
Che tornino pure: che ritrovino pure lo spazio le varie culture che animano la umma biancoceleste.
No al pensiero unico, no alla autocrazia!

fm, questa è una solenne minchiata, e lo sai bene.
la democrazia non è pensiero unico, ma non accetta coloro che la negano.
è un ossimoro? no, è un ideale che incontra nella realtà i suoi limiti.

non è pensiero unico quello per cui non si può uscire dal consesso civile neanche durante una partita di calcio.
non è pensiero unico quello per cui non si può militarizzare una curva, uno spicchio, un balcone, un bagno.

e potrei andare avanti per ore.
il fatto che gli ultras tornino è solo sintomo del fatto che senza curva non esistono.
non siamo noi (gli altri) a sentirne la mancanza. sono loro a sentire la nostra.

robylele

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Citazione di: Kim Gordon il 25 Nov 2010, 17:04
E la polvere, quella che gli ultras simbolizzano, il brutto della società, è bene che si veda ed esista, e che non venga messa sotoo lo zerbino.
perchè questo mkodo di fare, oltre che e
essere profondamente piccolo borghese, è anche un boomerang, che che tornera più duro che prima, che sia allo stadio che sia fuori. che farete pooi, con i vostri bambini?? vi chiuderete a casa??

ho capito.
premesso però che pure a me piace la ciriola con la frittata e le maglie dall'1 all'11, che dovremmo fare adesso?
permettere che non si possa andare in uno stadio per divertirsi e (optional) magari addirittura tifare?

o sentire cori triviali? o fischi al simbolo?

giusta l'analogia col boomerang (mi fa pensare a una canzone di Umberto Tozzi: siamo tutti vittime e carnefici, tanto prima o poi gli altri siamo noi...) quindi bisognerebbe casomai pensare ad aiutare chi é disadattato, ma forse é compito della Lazio? Non credo.


fish_mark

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Citazione di: robylele il 25 Nov 2010, 17:48
ho capito.
premesso però che pure a me piace la ciriola con la frittata e le maglie dall'1 all'11, che dovremmo fare adesso?
permettere che non si possa andare in uno stadio per divertirsi e (optional) magari addirittura tifare?

o sentire cori triviali? o fischi al simbolo?

giusta l'analogia col boomerang (mi fa pensare a una canzone di Umberto Tozzi: siamo tutti vittime e carnefici, tanto prima o poi gli altri siamo noi...) quindi bisognerebbe casomai pensare ad aiutare chi é disadattato, ma forse é compito della Lazio? Non credo.

giusto, giustissimo.
La Lazio ha altri e più limitati compiti. Il fatto che per sconfiggere le forze del male si sia militarizzato un intero stadio è un fallimento di tutti, dai tifosi, alle oscietà al potere politico.
Il fatto che ci siano incidenti non dipende neanche da 2000 persone, ma da 10-15 giovanotti. Basta soltanto agire su di essi per acquisire i margini giusti di vivibilità e sicurezza.
Il terrorismo non fu sconfitto la legge Reale e i posti di blocco sulle autostrade, ma prendendo uno ad uno i singoli personaggi [...]volti.

il problema, vero, è però l'intenzione dei c.d. padroni del vapore di aumentare da 1 a 8 euro la spesa media del tifoso-consumatore allo stadio. Vi piace il progetto? E' questo il progetto.

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borgorosso

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Citazione di: fish_mark il 25 Nov 2010, 17:55
Vi piace il progetto? E' questo il progetto.

a me piace. e molto.
mi è capitato di pensare che se ci fosse un cinema ed un ristorante, mi fermerei volentieri dopo la partita a mangiare qualcosa e vedermi un bel film.

spero di spendere anche più di 8 euro.
anche, non esclusivamente, nella consapevolezza che questi denari andranno alla lazio.
perché a me del pauperismo e della frittata non me ne frega niente, in maniera radicale. li trovo osceni.

mi fa piacere spendere 8 euro.
mi fanno schifo gli scontri allo stadio, mi fanno schifo i cori sui giallorossi ebrei, mi fanno schifo gli ululati razzisti, la tigre arkan, la polverini in curva, il tifo che esclude, insulta, vomita odio.
caz.zo fm, queste cose mi telebanizzano ad un punto che kalle sembra una mammoletta.

white-blu

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vediamo se domenica si tifa(LAZIO)
o si andrà pesante con i lpdm

aquila62

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A volte ritornano?

E chi se ne frega

Sempre Forza Lazio

GuyMontag

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Citazione di: Kim Gordon il 25 Nov 2010, 17:04
..

Caro Kim
scusa per la semplificazione, anche se concordo con te che le cose non sono mai così semplici. Però più o meno affermi che, dato che il mondo è brutto e che gli ultras rappresentano esteriormente il brutto del mondo, non si deve nascondere la testa. Esistono, ed è un bene che i nostri bimbi li vedano, che ne conoscano l'esistenza e - perché no? - capiscano quali sono i loro valori. Per conformarvisi in futuro, o rifiutarli, questo sarà a loro deciderlo. Sta a me, al massimo, dar loro tutte le informazioni del caso (e sfracagnarli di botte se mi dicono che da grandi vogliono fare gli ultras... e sto a scherzà  ;) ).
Non sono totalmente in disaccordo, come sono d'accordo col fatto che non sono certo loro le cause della violenza che c'è in giro. Semmai ne sono testimonianza, in qualche modo più genuina, meno ipocrita, meno filtrata.
Però mi fermo qui, e cerco a questo punto di contestualizzare. E' vero che il fenomeno ultras è solo una faccia di un fenomeno molto più generalizzato. Ma è - nello specifico, dato che di calcio e più precisamente del nostro habitat, ovvero lo stadio - quello di cui stiamo parlando ora.
Dici che sono ingenuo? Lo so, lo ammetto ed è il mio cuore (o la nostalgia?) di bambino che parla. So che uno stadio quale da me vagheggiato non esiste, è esistito ma sicuramente ora non c'è più. Amerei andare allo stadio, tifare, essere contento, lasciare fuori per quelle due orette tutto il mondo al di fuori, col quale tutti dobbiamo confrontarci per i restanti sei giorni e ventidue ore della settimana. E - magari come un bambino - mi risento e mi offendo quando neanche lì mi viene permesso. Perché tutto nello stadio rifluisce, come un'immenso collettore fognario, per restare in attualità.
Ma per sua caratteristica lo sport dovrebbe essere meglio del mondo circostante. Mi dici: non è così. E probabilmente - sicuramente - hai ragione. Il calcio è un business dei più spietati, in preda alla stessa deregulation finanziaria che ben conosciamo altrove. I nostri piccoli eroi miliardari scioperano, ohibò, rischiando una grattatina sulle loro Ferrari, dopo essere astutamente riusciti a combinare i vantaggi dell'impiego con quelli della libera professione. Non si salva nessuno. Ci dovremmo salvare noi, almeno, i tifosi, quelli che nulla abbiamo a guadagnare. E forse è per questo che mi dà ancor più sui nervi. No, neanche i tifosi si salvano, riproducendo in sedicesimo tutte le dinamiche della società "al di fuori". Forse è una logica conseguenza, e dovrei adattarmi al fatto che lo stadio è un posto come un altro, non meglio.
Però me lo sono goduto questo piccolo intermezzo. Mica tutto rose e fiori, perché il frustrato che scarica tutto il suo veleno allo stadio ci sta sempre, perché la gioia di tifare è solo un ricordo. Ma almeno ci potevi parlare, anche litigare. Con loro, no. Tornerà il grigiore, il dovermi sentire in imbarazzo continuo per la mia lazialità violata. I miei figli sono grandi, e hanno scelto altre strade (atletica, pallavolo). Ma oggi come oggi non ce li porterei, mica perché devo tutelarli da qualcosa. Perché voglio vedermi una partita di calcio in pace, e non perdere due ore a spiegare perché quelli ce l'hanno su col presidente, perché fischiano quel giocatore prima della partita, perché insultano un nero quando anche noi ce l'abbiamo in squadra, perché insultano me se faccio il tifo, insomma insegnar loro un'altra lingua e altri codici che - mi si consenta - non hanno nulla a che vedere con quello che i nostri giovanotti stanno facendo sul campo.
Lo so che hanno vinto loro, allo stadio come al di fuori. Ma qui come lì io cerco di combattere, con le piccole gocce che - si spera, in un futuro - diventeranno un mare. Col mio esempio di comportamento. E' quello che posso fare. Ma come mi indigno, per fare esempi di attualità, quando la gente butta l'immondizia per terra o non fa la raccolta differenziata, e mi segno i nomi dei nostri parlamentari indagati per non rischiare di votarli in futuro, così mi indigno per queste piccole grandi prepotenze da stadio.
Sono in minoranza, sono un ingenuo e spero che le cose cambino. Magari il 28 novembre non tornano, non sono ancora pronti, poi viene l'Immacolata, le feste di Natale, magari se ne parla con l'anno venturo.
Nel frattempo, lasciatemi nel ghetto ancora un po'
Guy

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fish_mark

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Citazione di: borgorosso il 25 Nov 2010, 18:03
a me piace. e molto.
mi è capitato di pensare che se ci fosse un cinema ed un ristorante, mi fermerei volentieri dopo la partita a mangiare qualcosa e vedermi un bel film.

spero di spendere anche più di 8 euro.
anche, non esclusivamente, nella consapevolezza che questi denari andranno alla lazio.
perché a me del pauperismo e della frittata non me ne frega niente, in maniera radicale. li trovo osceni.

mi fa piacere spendere 8 euro.
mi fanno schifo gli scontri allo stadio, mi fanno schifo i cori sui giallorossi ebrei, mi fanno schifo gli ululati razzisti, la tigre arkan, la polverini in curva, il tifo che esclude, insulta, vomita odio.
caz.zo fm, queste cose mi telebanizzano ad un punto che kalle sembra una mammoletta.

sei libero di talebanizzarti pure, come di spendere anche 16 euro, così lo stadio sembrerà il billionaire.
Non sei libero però di mettere tutto insieme, dalla tigre arkan al panino con la frittata. Quello proprio no, perchè nel mio discorso sono tenuti ben distinti e soprattutto DISTANTI.

Rick

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Il fenomeno ultras non ha nulla di positivo.

Include i peggiori delinquenti della nostra società, esprime idee politiche totalmente inaccettabili dallo stato italiano, oltre ad odio, intolleranza e violenza.

Sono davvero rattristato per questo ritorno, spero vadano di nuovo via il prima possibile.

happyeagle

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immaginate il grande Mario Brega che alza le braccia al cielo ed urla "Io non sò tifoso così , IO SÒ TIFOSO COSÌ" ,

ecco che l'Ultras sarebbe l'ideale essere di ogni Tifoso , qualcuno che va oltre per amore della propria squadra ,

ma gli ultras attuali tutto sono tranne che un valore aggiunto al tifo ed al calcio in genere , la continua contrapposizione , spesso violenta , a quanti per loro ormai congenita cultura vengono visti come nemici li fà i maggiori complici dello stato pietoso in cui lo sport che seguiamo versa ,

senza avversari non esiste nessuna competizione , è un concetto tanto semplice quanto difficile da far comprendere a chi della mentalità volta allo scontro ha fatto il suo credo ,

Occhio per occhio si diventa tutti ciechi prima o poi , e c'è sempre il rischio che un folle ti privi del bene più prezioso in una domenica qualunque.

Esprit Libre

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Nel comunicato lo hanno scritto molto chiaramente: vanno allo stadio per fare il tifo per se stessi. Ma de che state a discutere.

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Kim Gordon

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la domanda è su come viversi gli spazi. e questa è una questione di concetto.
lo stadio, come ogni altra realtà territoriale.

il modello del centro commerciale come centro di un quartiere è un idea composta di prassi e linguaggio.
che altro non è che Ideologia.
Non è astrazione filosofica è un insieme di azioni coerenti ad una finalità.
Fidelizzare.

lo stadio come centro di un centro commerciale (in un centro commerciale) ne è la sua versione calcistica.
coerente a quella stessa Ideologia i cui Valori di riferimento NON sono la tolleranza, la solidarietà, la crescita collettiva, il vivere a proprio modo un territorio, bensì renderlo un luogo teatro di un concetto del vivere ristretto nel consumo.

per arrivare a questo stadio si necessita che tutte le forze in campo che vogliono che questo passaggio si avveri, comincino a fare la selezione all'ingresso.

selezione che non terrà conto del carattere eterogeneo di chi attraverserà quello spazio, ma lo omologherà intorno al fuoco sacro del profitto.

ebbene saperlo quando si sceglie di rimpinzare il fuoco della Guerra tra Poveri che esiste in questa discussione cedendo alla retorica del "questi sono solo dei fascisti".

certo, che lo sono (vorrebebro essere), ma il dentro e fuori oggi si gioca  non più su questioni di appartenenza politica, bensì a quelli che sono le regole della società capitalista che esige si sia ben attenti a non interpretare i luoghi come propri, come espressione della propria peculiarità culturale (qualsiasi essa sia)

quindi, come scrissi inn altre occasioni, fin quando non ci saranno altre fette di società civile che si prenderà a cuore un modo per opporsi a questo indirizzo per me aberrante io non potrò che, mio malgrado, esprimere solidarietà per coloro che in un modo o nell'altro si accolleranno questa resistenza.

e non dimentichiamoci che questo Ordine non è faffatto democratico, non esprime nessuna pluralità. esprime se stessa senza alcuna mediazione possibile. si configura proprio come si configuravano una volta gli ordini imperativi. solo con una sottigliezza diversa, sublime.



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