Scaroni? 
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Come amministratore delegato della Techint inciampa nell'inchiesta Mani Pulite: il 14 luglio 1992 viene arrestato con l'accusa di aver pagato tangenti per ottenere appalti alla centrale Enel di Brindisi. Torna in cella, per un giorno, nell'aprile 1993. Confessa: "Dal 1985 a oggi ho versato al Partito socialista circa 2 miliardi e mezzo di lire, consegnando denaro a volte in contanti e a volte su conti esteri". Nel 1996
patteggia la pena: 1 anno e 4 mesi.
Di Tangentopoli, Scaroni è stato due volte protagonista: la prima, come manager che ha comprato appalti pubblici in cambio di mazzette ai partiti, contribuendo così a formare la voragine del debito pubblico che ha portato nel 1992 l'Italia sull'orlo della bancarotta; la seconda, come beneficiario delle privatizzazioni rese necessarie per salvare il Paese dai guasti di Tangentopoli.
Cugino dell'ex ministra socialista Margherita Boniver, amico dei boss craxiani Massimo Pini e Gianni De Michelis, Scaroni ha un rapporto forte soprattutto con Luigi Bisignani, ex giornalista, ex democristiano, ex P2, eterno lobbista, con una condanna a 2 anni e 8 mesi per la tangente Enimont e un patteggiamento a 1 anno e 7 mesi per la cosiddetta P4. È Bisignani, insieme a Gianni Letta, che propizia il ritorno di Scaroni in Italia, nel 2002, come amministratore delegato dell'Enel: proprio l'azienda pubblica da cui dieci anni prima aveva comprato appalti a suon di tangenti ("Something that in retrospect is somewhat ironic", si permise di commentare il Financial Times). Ma c'è di più: come ad il manager
è stato condannato nel 2014 a 3 anni per avere inquinato il delta del Po con la centrale di Porto Tolle.