aurea mediocritas

Aperto da volerevolare, 21 Set 2016, 10:50

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pantarei

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Citazione di: volerevolare il 23 Set 2016, 08:53
In altre parole, l'aurea mediocrità del mio topic...
Domanda: non credi sia proprio questa mancanza di reali ed oniriche aspettative la vera causa del lento e progressivo abbandono della Lazio da parte dei suoi tifosi? Non credi che sia il risveglio dal sogno e la consapevolezza della mediocre e duratura realtà il motivo per cui il tifoso preferisce vivere la sua lazialita' tra le mura domestiche oppure partecipando ad eventi extracalcistici tipo di padre in figlio?
Vabbe... Ora però mi taccio anche perché sennò arrivano subito altri netters che mi danno dello sfracagnapalle...
Comunque SFL!  :since
si.
condivido il tuo discorso, senza stimoli ci si rilassa e ci si addormenta. nel calcio globale e' cosi', gli anni 80 non esistono piu', ormai se non competi sparisci, se non catalizzi interessi sei morto., regola che vale x tutto.

perdonatemi il Ke con la kappa, non so' come e' uscito ma quasi sempre scrivo col cell.

@roby : un minimo di scaramanzia , anche inconsciamente c'e' sempre . ma sostanzialmente la penso cosi'.

maumarta

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Il topic ha toccato un punto delicato ed importantissimo perchè è lo specchio dell'immediato futuro della SS Lazio, la NOSTRA Lazio.
Non limitiamoci ad identificare la mediocrità con quello che vediamo scorrazzare in campo la domenica.
Il campo, la cifra tecnica, è un elemento passeggero, temporaneo.
La stessa squadra che fa un campionato da retrocessione l'anno seguente può lottare per l'Europa, e viceversa.
La mediocrità la si respira ormai in tutto ciò che riguarda il mondo Lazio, quello ufficiale, quello che poi si rivolge al resto del mondo come una vetrina.
Sono un classe '68, questo significa che i mie occhi hanno visto cose che i Laziali di nuova generazione neanche immaginano.
Barletta, Rimini, Campobasso, San Benedetto del Tronto, morti ammazzati o consumati dal male, tradimenti, scommesse, fallimenti evitati all'ultimo secondo utile ma di quelli veri senza Lodi Petrucci o titoli sportivi da ricomprare.
Quindi la domenica spesso non si parlava di mediocrità ma di molto meno.
Però quando ci guardavamo in faccia, quando facevamo outing tra di noi (e non solo) la frase era "QUANDO torneremo grandi" non "SE torneremo grandi".
Ogni stagione che iniziava era una possibilità, poteva essere un nuovo mattone per ricostruire la nostra grandezza come poteva essere solo un granello di sabbia in più ma l'obiettivo era sempre quello di guardare avanti con la testa rivolta in alto, mai in basso.
Un secndo dopo il gol di Fiorini pensavamo già a quello che poi sarebbe stato il gol di Poli ma dentro di noi non potevamo dare un nome a quella sensazione che ci faceva sapere con certezza che sarebbe stato il primo golo della Lazio di Cragnotti.
Oggi no, oggi tutto questo non c'è, forse perchè non c'è nemmeno la paura di poter perdere tutto.
Il calcio è cambiato, la distribuzione dei diritti TV decide in anticipo le gerarchie, non la classifica, ma il livello da cui si parte.
Oggi ci viene riconosciuto dai fatti di essere potenzialmente la sesta "potenza" nazionale.
Ieri dipendeva solo ed esclusivamente dal portafoglio del proprietario, che è il vero bonus per salire di livello.
La storia della SS Lazio ha avuto dei momenti topici che hanno significato un punto di svolta.
Uno è coinciso con la Lazio del '74, con quella banda di matti tenuta insieme dal padre di tutti i Laziali.
Prima di allora eravamo una "provinciale" metropolitana, una nicchia circoscritta nel Lazio, popolana fuori Roma un po più elitaria in città.
In tutto questo il campo aveva un ruolo secondario e si vivacchiava, senza grosse pretese, non solo nel panorama nazionale ma anche a Roma.
Poi è arrivato Giorgione ed ha sbattuto in faccia ai dirimpettai la sua ambizione, il suo non volersi accontentare di essere secondo e questa sfrontatezza è stata la molla per tornare a rivendicare il nostro posto in questa città e se la grandezza a livello nazionale è stata solo un lampo, la dimensione cittadina era cambiata una volta per tutte.
Dopo c'è stata la "cura Cragnotti" con una dimensione di grandezza che è andata oltre i confini, che ci ha fatto conoscere e riconoscere in tutto il mondo.
Una svolta epocale di cui abbiamo beneficiato anche quando l'epopea era finita.
Ricordo bene le prime partecipazioni alle competizioni europee della Lazio di Lotito.
La squadra era quella che era, spesso non all'altezza ma non per colpa della proprietà che aveva veramente ricominciato da zero.
Però in Europa ci andavi da testa di serie!
Il presidente da una parte se ne faceva un vanto e sfruttava quest'onda lunga anche per cose pratiche come sponsorizzazioni importanti mentre dall'altra puntava il dito verso la precedente gestione rimarcandone solo gli errori.
Nel frattempo gli anni passavano e l'opera di ricostruzione ci riportava a quel livello nazionale certificato dalla attuale distribuzione dei diritti TV, sesta/settima forza.
L'effetto Cragnotti era ormai evaporato sia in Europa, dove non eri più testa di serie, che in Italia.
Il progetto di crescita era tutto nelle mani e nelle intenzioni della proprietà che però continuava nella politica del mantenimento, senza investimenti veri sul futuro tecnico ed economico della società.
Il resto del mondo pian piano ha cominciato a dimenticarsi di noi, a rimetterci nell'angoletto da cui eravamo usciti con la Banda Maestrelli, al punto che nella seconda metà dell'era Lotito non si è trovato un marchio disposto ad investire per associare il suo nome alla SS Lazio.
Il processo ormai è quello, una autoghettizzazione stile Espanyol, una assuefazione al galleggiamento che ci porta a vivere con distacco il fatto che sono quasi 4 anni che non solo non vinciamo un derby ma, cosa ancora più grave, li perdiamo quasi regolarmente ed anche in maniera rotonda.
Si ok, abbiamo vinto il Derby dei Derby è vero, e poi?
Poteva e doveva essere una svolta epocale, come Chinaglia, come Cragnotti.
Invece è evaporata come il ranking europeo cragnottiano, come il terzo posto di due anni fa, come la Champions di Vignaroli...
La Serie B, soprattutto in questo panorama nazionale, non la rischi e, coscientemente, si decide di non rischiare nemmeno verso l'alto.
Il risultato è che tiri a campare, senza paura ma anche senza ambizione... e per una società SPORTIVA la mancanza di ambizione è come la mancanza di libido per Rocco Sifferdi... e in questo campo non esiste Viagra.
Questa sorta di "impotenza" indotta ci sta portando lentamente (neanche tanto) ad una andropausa precoce, che a 70 anni è uno stato naturale... a 40 un po' meno.
Si può decidere di non comunicare più, di non dire ufficialmente il numero degli abbonati, di non ufficializzare nemmeno i paganti al botteghino... ma quando alla panoramica dello stadio pensi che manchi ancora un'ora all'inizio mentre le squadre sono già in campo... che te devi comunicà più di quello.
Però qualcuno in lega ed in federazione carriera l'ha fatta eccome mentre noi tifosi abbiamo imparato ad esultare per una plusvalenza invece che per un colpo di tacco...

Alex_k

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Tutto condivisibile, per carità, ma:
Citazione di: maumarta il 23 Set 2016, 10:06
Però qualcuno in lega ed in federazione carriera l'ha fatta eccome

Quel qualcuno ha cercato di stare lì dove si decide, forse (dico forse eh) non tanto per un tornaconto personale o per alimentare il proprio ego, ma magari c'è andato per dare alla Lazio una chanche in più di sognare, cercando di cambiare questa cosa:
Citazione di: maumarta il 23 Set 2016, 10:06
Il calcio è cambiato, la distribuzione dei diritti TV decide in anticipo le gerarchie, non la classifica, ma il livello da cui si parte.

Maxilotte

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Robylele, rispondi sempre puntuale a tutti i pessimisti con diverse argomentazioni. Mi spieghi per favore cosa ti fa invece essere ottimista? Magari ci sono cose che noi non vediamo. Credo che le uniche variabili siano le seguenti: felipe torna quello di Pioli, Keita finalmente esplode del tutto e la smette di fare il ragazzino viziato o Bastos si rileva un bel difensore. Non posso credere che abbiamo giudizi diversi sugli altri, da cui  sappiamo perfettamente cosa aspettarci. Presumo ad esempio che quando fai le tue analisi avrai considerato che è realistico che Biglia salti una decina di partite, che Basta ne salti forse anche di più e che 7/8 partite le giocheremo con Strakosha titolare. O che ci sta che l'inesperienza di Inzaghi ci faccia perdere qualche punto.  Credo quindi che i diversi giudizi si basano proprio su una valutazione della coppia keita/felipe di cui evidentemente (magari a ragione, per carità) ti fidi. Sbaglio?

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Citazione di: Alex_k il 23 Set 2016, 10:51
Tutto condivisibile, per carità, ma:
Quel qualcuno ha cercato di stare lì dove si decide, forse (dico forse eh) non tanto per un tornaconto personale o per alimentare il proprio ego, ma magari c'è andato per dare alla Lazio una chanche in più di sognare, cercando di cambiare questa cosa:

Siamo ottimisti e sognatori, fiduciosi nel radioso avvenire che si sta preparando ed è ormai dietro l'angolo. Si è notato come quel qualcuno che ha scalato i piani alti della Federazione e che lo ha fatto per dare alla Lazio qualche chance in più di sognare, è arrivato al vertice da un pezzo ormai. Ambienti molto informati ci danno poi quel qualcuno come titolare di un potere molto incisivo (pare non si muova foglia che Lui non voglia).

In ogni caso, il potere politico può essere necessario, ma non sufficiente per sferrare l'attacco finale. Che poi sarebbe arrivato il giorno in cui chiedersi a cosa possa servire questo potere politico.
Per un calcio più giusto o per vincere semplicemente e brutalmente lo scudetto?
Ho timore che la grandissima parte dei tifosi abbiano preferenze per il secondo e più terreno obiettivo. Eh si perché i tifosi sono molto sensibili alle istanze di giustizia, ma ancora di più verso la vittoria.

robylele

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Citazione di: Alex_k il 23 Set 2016, 10:51
Tutto condivisibile, per carità, ma:
Quel qualcuno ha cercato di stare lì dove si decide, forse (dico forse eh) non tanto per un tornaconto personale o per alimentare il proprio ego, ma magari c'è andato per dare alla Lazio una chanche in più di sognare, cercando di cambiare questa cosa:

Ma poi anche il tornaconto personale di chi dirige é accettato da tutte le tifoserie.
E non credo che l'ego del sor Lotito sia di molto inferiore a quello di altri gestori.
Certo, il nostro é più ruspante (e pure arrogante, privo di ogni forma di diplomazia) ma di certo non credo che DeLa, Squinzi e pallotto siano da meno.

Citazione di: Maxilotte il 23 Set 2016, 10:57
Robylele, rispondi sempre puntuale a tutti i pessimisti con diverse argomentazioni. Mi spieghi per favore cosa ti fa invece essere ottimista?

Il fatto é che mi metto nei panni di un tifoso del Milan o della Florentia e non riesco ad essere troppo sicuro di arrivare prima della Lazio.

Citazione di: Maxilotte il 23 Set 2016, 10:57
Credo che le uniche variabili siano le seguenti: felipe torna quello di Pioli

Basta anche meno, firmerei per un 70% di quel FA.

Citazione di: Maxilotte il 23 Set 2016, 10:57
Keita finalmente esplode del tutto e la smette di fare il ragazzino viziato o Bastos si rileva un bel difensore.

Anche se non del tutto mi aspetto anche qui almeno una parziale affermazione.
Anche per Keita é una stagione importante, per lui così ambizioso.
L'inizio é incoraggiante, anche ripensando ai tormenti estivi.

Bastos mi pare già un buon difensore. Per dire mi piace più di Paletta, Fazio, Juan Jesus e dei difensori viola, tanto per citarne alcuni.

Citazione di: Maxilotte il 23 Set 2016, 10:57
Presumo ad esempio che quando fai le tue analisi avrai considerato che è realistico che Biglia salti una decina di partite, che Basta ne salti forse anche di più e che 7/8 partite le giocheremo con Strakosha titolare.

Biglia e Basta hanno dei sostituti in rosa. Ad esempio Cataldi mi pare più tonico dello scorso anno, oltre un Leitner ancora da valutare.

Poi esiste anche la difesa a 3, così da mettere FA e Patric più avanzato.
Non credo che solo noi abbiamo in organico gente che si rompe.

Strakosha vale l'attuale Marchetti. Ha esordito a San Siro, diamogli fiducia.


Citazione di: Maxilotte il 23 Set 2016, 10:57
O che ci sta che l'inesperienza di Inzaghi ci faccia perdere qualche punto.

non é detto, vediamo. Nella sua prima stagione può contare (purtroppo) sull'assenza di impegni europei.

Citazione di: Maxilotte il 23 Set 2016, 10:57
O che ci sta che l'inesperienza di Inzaghi ci faccia perdere qualche punto.  Credo quindi che i diversi giudizi si basano proprio su una valutazione della coppia keita/felipe di cui evidentemente (magari a ragione, per carità) ti fidi. Sbaglio?


Più che altro in questo momento storico mi fido del fatto che altri club al nostro livello possano avere certezze particolari.




carib

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Maumarta siamo pressoché coetanei quindi riconosco le sensazioni di cui gronda il tuo bellissimo post. Lo scrivo con il massimo del rispetto: io delle plusvalenze me ne fotto e continuo a esultare per un colpo di tacco, oppure un tunnel di FA in mezzo a 4 non riusciti. L'emozione è la stessa di quando mi esaltavo per uno stop di Badiani con la palla che rimaneva entro il raggio di un mt. Perché la maglia è la stessa? Penso di sì.

E mi chiedo: non è che la mediocrità sta invece nell'ossessione di non poter fare il grande salto? Se la risposta è sì, più ragionevole (parola assurda in un topic di tifosi di calcio, ancor di più, della Lazio me ne rendo conto e me ne scuso) sarebbe soffrire per non essere ANCORA riusciti a fare DI NUOVO il grande salto. Personalmente parlando è così che me la vivo dopo ogni sconfitta. DA SEMPRE. Ma al calcio d'inizio della partita successiva è SEMPRE un'altra storia. Una storia nuova. Come se il precedente non fosse mai esistito. Tranne il Derby, perché un Lulic è per SEMPRE.

ps. Lo scorso anno la Lazio era testa di serie in Europa League. Quest'anno le merde NON sono testa di serie in EL. La partita del grande salto è SEMPRE la prossima.

italicbold

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Io c'ho sempre dei dubbi fortissimi sulla ricostruzione della storia della Lazio tra il 1980 e il 1990.
Io tutto l'entusiasmo e la convinzione che avremmo prima o poi rivinto uno scudetto non me li ricordo.
Poi, per il resto, credo che ognuno si viva la Lazio come meglio crede.
Anche con il pessimismo in fondo alle tasche.
L'importante é che si continui a tifare per Lazio.
Come nel 1900, nel 1927, nel 1951, nel 1980 e nel 2016.

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Citazione di: carib il 23 Set 2016, 11:20
L'emozione è la stessa di quando mi esaltavo per uno stop di Badiani con la palla che rimaneva entro il raggio di un mt.

ma quando é successa sta cosa?   :)

Citazione di: carib il 23 Set 2016, 11:20
ps. Lo scorso anno la Lazio era testa di serie in Europa League. Quest'anno le merde NON sono testa di serie in EL. La partita del grande salto è SEMPRE la prossima.

così smonti il bellissimo posto di Maumarta...   :=))



applausi scroscianti sul resto.



Citazione di: italicbold il 23 Set 2016, 11:38
Io c'ho sempre dei dubbi fortissimi sulla ricostruzione della storia della Lazio tra il 1980 e il 1990.
Io tutto l'entusiasmo e la convinzione che avremmo prima o poi rivinto uno scudetto non me li ricordo.

Infatti non ci sono mai stati.


italicbold

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Io non me lo ricordo tra il 1980 e il 1990 l'entusiasmo e la convinzione che avremmo prima o poi rivinto uno scudetto. No, proprio non me lo ricordo.

Anzi, non mi ponevo proprio il problema, perché i laziali che si erano goduti uno scudetto erano tutti più grandi di me, che lo scudetto l'avevo vinto a 7 anni ma non mi ricordavo praticamente niente. Invece, con il passare degli anni da laziale per me arrivavano delusioni su delusioni, amarezze, preoccupazioni fino al pericolo della sparizione della Lazio.
Lo scudetto? Ma per carità!
E per giunta davanti casa festeggiavano scudetti e arrivavano anche alla finale di Coppa Campioni.
E io zitto e da tifoso andavo avanti a pane e cipolla. Poco pane e ancora meno cipolla.
E l'entusiasmo mi doveva arrivare per uno spareggio promozione con il Catania (mizzica!), una semifinale di Coppa Italia con la Juventus di Platinì che ci fa la cortesia di un golletto o per un gol di punta a 5 minuti dalla fine al Vicenza per salvarmi ... dalla serie C. Queste erano le nostre grandi soddisfazioni degli anni 80.
Lo scudetto? Non facciamo ridere, per cortesia.

Poi arrivò Lui, Sergio Cragnotti e da lì niente è stato più come prima.
Il vero cambiamento l'ha portato lui, dimostrandoci nei fatti che potevamo tornare a sognare e anche a godere dei nostri sogni, con qualche cambiale, qualche trucco, ma chissenefrega.
Insomma, il problema ce lo ha creato lui, responsabile di aver instillato nuovamente nell'animo del laziale il diritto alla vittoria.
Un vero crimine contro la lazialità,

L'importante sarà pure tifare Lazio, come nei 116 anni precedenti, ma alla fine ci si può pure chiedere per cosa, precisamente.
Per pura testimonianza? Per salvarci da un pericolo mortale? O per sbancare il casinò?
Io personalmente non lo so e alla fine la cosa mi interessa relativamente perché sarò laziale per sempre. Ma non mi interessa la testimonianza. Non devo testimoniare niente: sono laziale. Punto e basta.

Treborghetti

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Citazione di: robylele il 23 Set 2016, 09:44
Aggiungerei DV, quindi 3 innesti.
Nei titolari.

Non considero un giocatore che rientra dall'infortunio facente parte di una "rivoluzione della rosa" che giustifichi un periodo di ambientamento

E comunque saremmo sempre a 3 innesti su 11, ben lontani dal poter considerare la "nascita di una nuova Lazio", che abbia dunque bisogno di un periodo di rodaggio (come sottolineava il post)

Citazione di: robylele il 23 Set 2016, 09:44

Donnarumma e Bacca sono le gemme.
Il resto non mi pare che possa giustificare un giudizio così tranchant.


E' semplicemente un mio giudizio (già espresso nel topic sulla previsione di piazzamento finale), tranchant o meno che dir si voglia: dal mio punto di vista la rosa del Milan ci è superiore in 2 settori su 3 (centrocampo ed attacco), dal punto di vista qualitativo e quantitativo

Un centrocampo con Bertolacci, Bonaventura, Matias Fernandez, Honda, Kucka, Locatelli, Montolivo, Pasalic, Poli e Josè Sosa sulla carta lo trovo maggiormente funzionale rispetto al nostro (Luis Alberto, F.Anderson, Biglia, Cataldi, Gonzalez, Oikonomidis, Leitner, Lulic, Milinkovic, Minala, Morrison, Murgia, Parolo)

Per quanto riguarda l'attacco oltre a Bacca hanno Luiz Adriano, Lapadula, Niang e Suso.

Noi dietro ad Immobile abbiamo Djordjevic, Keita, Kishna, Lombardi, Perea e Tounkara

Un gap che si amplifica andando a considerare anche l'allenatore in panchina, ma questa è un'altra storia

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robylele

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Citazione di: Treborghetti il 23 Set 2016, 11:58
Non considero un giocatore che rientra dall'infortunio facente parte di una "rivoluzione della rosa" che giustifichi un periodo di ambientamento

Rivoluzione no, però DV l'anno scorso non c'era e quest'anno sì.
Quindi sono 3 gli innesti tra i titolari e non 2.

Citazione di: Treborghetti il 23 Set 2016, 11:58

E comunque saremmo sempre a 3 innesti su 11, ben lontani dal poter considerare la "nascita di una nuova Lazio", che abbia dunque bisogno di un periodo di rodaggio (come sottolineava il post)

quanti ne volevi, 7?

Citazione di: Treborghetti il 23 Set 2016, 11:58


Un centrocampo con Bertolacci, Bonaventura, Matias Fernandez, Honda, Kucka, Locatelli, Montolivo, Pasalic, Poli e Josè Sosa sulla carta lo trovo maggiormente funzionale rispetto al nostro (Luis Alberto, F.Anderson, Biglia, Cataldi, Gonzalez, Oikonomidis, Leitner, Lulic, Milinkovic, Minala, Morrison, Murgia, Parolo)


Puoi pensarla come vuoi, ci mancherebbe.
Però montolivo, pasalic, poli, bertolacci e josè sosa a me sembrano pippe o giocatori al tramonto.
E Locatelli é del '98.

Sicuro che questo centrocampo sia più funzionale?

Citazione di: Treborghetti il 23 Set 2016, 11:58
Un gap che si amplifica andando a considerare anche l'allenatore in panchina, ma questa è un'altra storia

Inzaghi é tutto da scoprire.
Montella, che a me piace assai, ha comunque fallito miseramente a Genova.

Vedremo più avanti sto famoso gap se si amplifica o no.

gentlemen

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Citazione di: maumarta il 23 Set 2016, 10:06
Il topic ha toccato un punto delicato ed importantissimo perchè è lo specchio dell'immediato futuro della SS Lazio, la NOSTRA Lazio.
Non limitiamoci ad identificare la mediocrità con quello che vediamo scorrazzare in campo la domenica.
Il campo, la cifra tecnica, è un elemento passeggero, temporaneo.
La stessa squadra che fa un campionato da retrocessione l'anno seguente può lottare per l'Europa, e viceversa.
La mediocrità la si respira ormai in tutto ciò che riguarda il mondo Lazio, quello ufficiale, quello che poi si rivolge al resto del mondo come una vetrina.
Sono un classe '68, questo significa che i mie occhi hanno visto cose che i Laziali di nuova generazione neanche immaginano.
Barletta, Rimini, Campobasso, San Benedetto del Tronto, morti ammazzati o consumati dal male, tradimenti, scommesse, fallimenti evitati all'ultimo secondo utile ma di quelli veri senza Lodi Petrucci o titoli sportivi da ricomprare.
Quindi la domenica spesso non si parlava di mediocrità ma di molto meno.
Però quando ci guardavamo in faccia, quando facevamo outing tra di noi (e non solo) la frase era "QUANDO torneremo grandi" non "SE torneremo grandi".
Ogni stagione che iniziava era una possibilità, poteva essere un nuovo mattone per ricostruire la nostra grandezza come poteva essere solo un granello di sabbia in più ma l'obiettivo era sempre quello di guardare avanti con la testa rivolta in alto, mai in basso.
Un secndo dopo il gol di Fiorini pensavamo già a quello che poi sarebbe stato il gol di Poli ma dentro di noi non potevamo dare un nome a quella sensazione che ci faceva sapere con certezza che sarebbe stato il primo golo della Lazio di Cragnotti.
Oggi no, oggi tutto questo non c'è, forse perchè non c'è nemmeno la paura di poter perdere tutto.
Il calcio è cambiato, la distribuzione dei diritti TV decide in anticipo le gerarchie, non la classifica, ma il livello da cui si parte.
Oggi ci viene riconosciuto dai fatti di essere potenzialmente la sesta "potenza" nazionale.
Ieri dipendeva solo ed esclusivamente dal portafoglio del proprietario, che è il vero bonus per salire di livello.
La storia della SS Lazio ha avuto dei momenti topici che hanno significato un punto di svolta.
Uno è coinciso con la Lazio del '74, con quella banda di matti tenuta insieme dal padre di tutti i Laziali.
Prima di allora eravamo una "provinciale" metropolitana, una nicchia circoscritta nel Lazio, popolana fuori Roma un po più elitaria in città.
In tutto questo il campo aveva un ruolo secondario e si vivacchiava, senza grosse pretese, non solo nel panorama nazionale ma anche a Roma.
Poi è arrivato Giorgione ed ha sbattuto in faccia ai dirimpettai la sua ambizione, il suo non volersi accontentare di essere secondo e questa sfrontatezza è stata la molla per tornare a rivendicare il nostro posto in questa città e se la grandezza a livello nazionale è stata solo un lampo, la dimensione cittadina era cambiata una volta per tutte.
Dopo c'è stata la "cura Cragnotti" con una dimensione di grandezza che è andata oltre i confini, che ci ha fatto conoscere e riconoscere in tutto il mondo.
Una svolta epocale di cui abbiamo beneficiato anche quando l'epopea era finita.
Ricordo bene le prime partecipazioni alle competizioni europee della Lazio di Lotito.
La squadra era quella che era, spesso non all'altezza ma non per colpa della proprietà che aveva veramente ricominciato da zero.
Però in Europa ci andavi da testa di serie!
Il presidente da una parte se ne faceva un vanto e sfruttava quest'onda lunga anche per cose pratiche come sponsorizzazioni importanti mentre dall'altra puntava il dito verso la precedente gestione rimarcandone solo gli errori.
Nel frattempo gli anni passavano e l'opera di ricostruzione ci riportava a quel livello nazionale certificato dalla attuale distribuzione dei diritti TV, sesta/settima forza.
L'effetto Cragnotti era ormai evaporato sia in Europa, dove non eri più testa di serie, che in Italia.
Il progetto di crescita era tutto nelle mani e nelle intenzioni della proprietà che però continuava nella politica del mantenimento, senza investimenti veri sul futuro tecnico ed economico della società.
Il resto del mondo pian piano ha cominciato a dimenticarsi di noi, a rimetterci nell'angoletto da cui eravamo usciti con la Banda Maestrelli, al punto che nella seconda metà dell'era Lotito non si è trovato un marchio disposto ad investire per associare il suo nome alla SS Lazio.
Il processo ormai è quello, una autoghettizzazione stile Espanyol, una assuefazione al galleggiamento che ci porta a vivere con distacco il fatto che sono quasi 4 anni che non solo non vinciamo un derby ma, cosa ancora più grave, li perdiamo quasi regolarmente ed anche in maniera rotonda.
Si ok, abbiamo vinto il Derby dei Derby è vero, e poi?
Poteva e doveva essere una svolta epocale, come Chinaglia, come Cragnotti.
Invece è evaporata come il ranking europeo cragnottiano, come il terzo posto di due anni fa, come la Champions di Vignaroli...
La Serie B, soprattutto in questo panorama nazionale, non la rischi e, coscientemente, si decide di non rischiare nemmeno verso l'alto.
Il risultato è che tiri a campare, senza paura ma anche senza ambizione... e per una società SPORTIVA la mancanza di ambizione è come la mancanza di libido per Rocco Sifferdi... e in questo campo non esiste Viagra.
Questa sorta di "impotenza" indotta ci sta portando lentamente (neanche tanto) ad una andropausa precoce, che a 70 anni è uno stato naturale... a 40 un po' meno.
Si può decidere di non comunicare più, di non dire ufficialmente il numero degli abbonati, di non ufficializzare nemmeno i paganti al botteghino... ma quando alla panoramica dello stadio pensi che manchi ancora un'ora all'inizio mentre le squadre sono già in campo... che te devi comunicà più di quello.
Però qualcuno in lega ed in federazione carriera l'ha fatta eccome mentre noi tifosi abbiamo imparato ad esultare per una plusvalenza invece che per un colpo di tacco...
Condivido ogni lettera del tuo ragionamento.

gentlemen

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Citazione di: carib il 23 Set 2016, 11:20
Maumarta siamo pressoché coetanei quindi riconosco le sensazioni di cui gronda il tuo bellissimo post. Lo scrivo con il massimo del rispetto: io delle plusvalenze me ne fotto e continuo a esultare per un colpo di tacco, oppure un tunnel di FA in mezzo a 4 non riusciti. L'emozione è la stessa di quando mi esaltavo per uno stop di Badiani con la palla che rimaneva entro il raggio di un mt. Perché la maglia è la stessa? Penso di sì.

E mi chiedo: non è che la mediocrità sta invece nell'ossessione di non poter fare il grande salto? Se la risposta è sì, più ragionevole (parola assurda in un topic di tifosi di calcio, ancor di più, della Lazio me ne rendo conto e me ne scuso) sarebbe soffrire per non essere ANCORA riusciti a fare DI NUOVO il grande salto. Personalmente parlando è così che me la vivo dopo ogni sconfitta. DA SEMPRE. Ma al calcio d'inizio della partita successiva è SEMPRE un'altra storia. Una storia nuova. Come se il precedente non fosse mai esistito. Tranne il Derby, perché un Lulic è per SEMPRE.

ps. Lo scorso anno la Lazio era testa di serie in Europa League. Quest'anno le merde NON sono testa di serie in EL. La partita del grande salto è SEMPRE la prossima.
....però mi rivedo anche nelle tue parole....e direi per fortuna.... ;)

volerevolare

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Il topic ha toccato un punto delicato ed importantissimo perchè è lo specchio dell'immediato futuro della SS Lazio, la NOSTRA Lazio.
Non limitiamoci ad identificare la mediocrità con quello che vediamo scorrazzare in campo la domenica.
Il campo, la cifra tecnica, è un elemento passeggero, temporaneo.
La stessa squadra che fa un campionato da retrocessione l'anno seguente può lottare per l'Europa, e viceversa.
La mediocrità la si respira ormai in tutto ciò che riguarda il mondo Lazio, quello ufficiale, quello che poi si rivolge al resto del mondo come una vetrina.
Sono un classe '68, questo significa che i mie occhi hanno visto cose che i Laziali di nuova generazione neanche immaginano.
Barletta, Rimini, Campobasso, San Benedetto del Tronto, morti ammazzati o consumati dal male, tradimenti, scommesse, fallimenti evitati all'ultimo secondo utile ma di quelli veri senza Lodi Petrucci o titoli sportivi da ricomprare.
Quindi la domenica spesso non si parlava di mediocrità ma di molto meno.
Però quando ci guardavamo in faccia, quando facevamo outing tra di noi (e non solo) la frase era "QUANDO torneremo grandi" non "SE torneremo grandi".
Ogni stagione che iniziava era una possibilità, poteva essere un nuovo mattone per ricostruire la nostra grandezza come poteva essere solo un granello di sabbia in più ma l'obiettivo era sempre quello di guardare avanti con la testa rivolta in alto, mai in basso.
Un secndo dopo il gol di Fiorini pensavamo già a quello che poi sarebbe stato il gol di Poli ma dentro di noi non potevamo dare un nome a quella sensazione che ci faceva sapere con certezza che sarebbe stato il primo golo della Lazio di Cragnotti.
Oggi no, oggi tutto questo non c'è, forse perchè non c'è nemmeno la paura di poter perdere tutto.
Il calcio è cambiato, la distribuzione dei diritti TV decide in anticipo le gerarchie, non la classifica, ma il livello da cui si parte.
Oggi ci viene riconosciuto dai fatti di essere potenzialmente la sesta "potenza" nazionale.
Ieri dipendeva solo ed esclusivamente dal portafoglio del proprietario, che è il vero bonus per salire di livello.
La storia della SS Lazio ha avuto dei momenti topici che hanno significato un punto di svolta.
Uno è coinciso con la Lazio del '74, con quella banda di matti tenuta insieme dal padre di tutti i Laziali.
Prima di allora eravamo una "provinciale" metropolitana, una nicchia circoscritta nel Lazio, popolana fuori Roma un po più elitaria in città.
In tutto questo il campo aveva un ruolo secondario e si vivacchiava, senza grosse pretese, non solo nel panorama nazionale ma anche a Roma.
Poi è arrivato Giorgione ed ha sbattuto in faccia ai dirimpettai la sua ambizione, il suo non volersi accontentare di essere secondo e questa sfrontatezza è stata la molla per tornare a rivendicare il nostro posto in questa città e se la grandezza a livello nazionale è stata solo un lampo, la dimensione cittadina era cambiata una volta per tutte.
Dopo c'è stata la "cura Cragnotti" con una dimensione di grandezza che è andata oltre i confini, che ci ha fatto conoscere e riconoscere in tutto il mondo.
Una svolta epocale di cui abbiamo beneficiato anche quando l'epopea era finita.
Ricordo bene le prime partecipazioni alle competizioni europee della Lazio di Lotito.
La squadra era quella che era, spesso non all'altezza ma non per colpa della proprietà che aveva veramente ricominciato da zero.
Però in Europa ci andavi da testa di serie!
Il presidente da una parte se ne faceva un vanto e sfruttava quest'onda lunga anche per cose pratiche come sponsorizzazioni importanti mentre dall'altra puntava il dito verso la precedente gestione rimarcandone solo gli errori.
Nel frattempo gli anni passavano e l'opera di ricostruzione ci riportava a quel livello nazionale certificato dalla attuale distribuzione dei diritti TV, sesta/settima forza.
L'effetto Cragnotti era ormai evaporato sia in Europa, dove non eri più testa di serie, che in Italia.
Il progetto di crescita era tutto nelle mani e nelle intenzioni della proprietà che però continuava nella politica del mantenimento, senza investimenti veri sul futuro tecnico ed economico della società.
Il resto del mondo pian piano ha cominciato a dimenticarsi di noi, a rimetterci nell'angoletto da cui eravamo usciti con la Banda Maestrelli, al punto che nella seconda metà dell'era Lotito non si è trovato un marchio disposto ad investire per associare il suo nome alla SS Lazio.
Il processo ormai è quello, una autoghettizzazione stile Espanyol, una assuefazione al galleggiamento che ci porta a vivere con distacco il fatto che sono quasi 4 anni che non solo non vinciamo un derby ma, cosa ancora più grave, li perdiamo quasi regolarmente ed anche in maniera rotonda.
Si ok, abbiamo vinto il Derby dei Derby è vero, e poi?
Poteva e doveva essere una svolta epocale, come Chinaglia, come Cragnotti.
Invece è evaporata come il ranking europeo cragnottiano, come il terzo posto di due anni fa, come la Champions di Vignaroli...
La Serie B, soprattutto in questo panorama nazionale, non la rischi e, coscientemente, si decide di non rischiare nemmeno verso l'alto.
Il risultato è che tiri a campare, senza paura ma anche senza ambizione... e per una società SPORTIVA la mancanza di ambizione è come la mancanza di libido per Rocco Sifferdi... e in questo campo non esiste Viagra.
Questa sorta di "impotenza" indotta ci sta portando lentamente (neanche tanto) ad una andropausa precoce, che a 70 anni è uno stato naturale... a 40 un po' meno.
Si può decidere di non comunicare più, di non dire ufficialmente il numero degli abbonati, di non ufficializzare nemmeno i paganti al botteghino... ma quando alla panoramica dello stadio pensi che manchi ancora un'ora all'inizio mentre le squadre sono già in campo... che te devi comunicà più di quello.
Però qualcuno in lega ed in federazione carriera l'ha fatta eccome mentre noi tifosi abbiamo imparato ad esultare per una plusvalenza invece che per un colpo di tacco...

Sarà che siamo tutti e due del 68 ma hai descritto in altri termini e con altre parole i miei stessi pensieri e le mie stesse sensazioni.
Che dirti: ti sei autocondannato al ruolo di sfracagnatore di palle, ruolo a cui già io appartengo e che mi è stato affettuosamente affibbiato perché mi sono permesso di dire sommessamente che il Re e' nudo

volerevolare

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Citazione di: robylele il 23 Set 2016, 09:44
Aggiungerei DV, quindi 3 innesti.
Nei titolari.

Donnarumma e Bacca sono le gemme.
Il resto non mi pare che possa giustificare un giudizio così tranchant.


Il Milan lo toglierei dalla tua lista, ma é solo una mia opinione.

Per quanto riguarda il resto ti ricordo che 15 mesi fa siamo arrivati terzi.
A lungo, molto a lungo nel calcio non si dovrebbe mai scrivere, a meno che non ci sia un motivo scaramantico.

Balotelli non lo voleva nessuno, infatti sta a Nizza.
Djo con questo discorso non c'entra nulla ovviamente.
Un Tony che in suo post cita addirittura 3 diversi netters e' un robylele d'annata, di riserva, uno di quelli da leggere e gustare nelle serate giuste davanti ad un bicchiere di rum agricolo, un sigaro ed un pezzetto di cioccolata fondente.
Non sono d'accordo con nulla di quello che scrivi ma questo non è importante: è bello essere laziali proprio perché ci sono persone come te che hanno la tua stessa fede e che ti danno il piacere di essere della Lazio, a prescindere da Lotito e dalla mediocrità a cui ci ha costretti.
Grazie Roby e Forza Lazio.

Paris jr.

*
Lazionetter
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Citazione di: maumarta il 23 Set 2016, 10:06
Il topic ha toccato un punto delicato ed importantissimo perchè è lo specchio dell'immediato futuro della SS Lazio, la NOSTRA Lazio.
Non limitiamoci ad identificare la mediocrità con quello che vediamo scorrazzare in campo la domenica.
Il campo, la cifra tecnica, è un elemento passeggero, temporaneo.
La stessa squadra che fa un campionato da retrocessione l'anno seguente può lottare per l'Europa, e viceversa.
La mediocrità la si respira ormai in tutto ciò che riguarda il mondo Lazio, quello ufficiale, quello che poi si rivolge al resto del mondo come una vetrina.
Sono un classe '68, questo significa che i mie occhi hanno visto cose che i Laziali di nuova generazione neanche immaginano.
Barletta, Rimini, Campobasso, San Benedetto del Tronto, morti ammazzati o consumati dal male, tradimenti, scommesse, fallimenti evitati all'ultimo secondo utile ma di quelli veri senza Lodi Petrucci o titoli sportivi da ricomprare.
Quindi la domenica spesso non si parlava di mediocrità ma di molto meno.
Però quando ci guardavamo in faccia, quando facevamo outing tra di noi (e non solo) la frase era "QUANDO torneremo grandi" non "SE torneremo grandi".
Ogni stagione che iniziava era una possibilità, poteva essere un nuovo mattone per ricostruire la nostra grandezza come poteva essere solo un granello di sabbia in più ma l'obiettivo era sempre quello di guardare avanti con la testa rivolta in alto, mai in basso.
Un secndo dopo il gol di Fiorini pensavamo già a quello che poi sarebbe stato il gol di Poli ma dentro di noi non potevamo dare un nome a quella sensazione che ci faceva sapere con certezza che sarebbe stato il primo golo della Lazio di Cragnotti.
Oggi no, oggi tutto questo non c'è, forse perchè non c'è nemmeno la paura di poter perdere tutto.
Il calcio è cambiato, la distribuzione dei diritti TV decide in anticipo le gerarchie, non la classifica, ma il livello da cui si parte.
Oggi ci viene riconosciuto dai fatti di essere potenzialmente la sesta "potenza" nazionale.
Ieri dipendeva solo ed esclusivamente dal portafoglio del proprietario, che è il vero bonus per salire di livello.
La storia della SS Lazio ha avuto dei momenti topici che hanno significato un punto di svolta.
Uno è coinciso con la Lazio del '74, con quella banda di matti tenuta insieme dal padre di tutti i Laziali.
Prima di allora eravamo una "provinciale" metropolitana, una nicchia circoscritta nel Lazio, popolana fuori Roma un po più elitaria in città.
In tutto questo il campo aveva un ruolo secondario e si vivacchiava, senza grosse pretese, non solo nel panorama nazionale ma anche a Roma.
Poi è arrivato Giorgione ed ha sbattuto in faccia ai dirimpettai la sua ambizione, il suo non volersi accontentare di essere secondo e questa sfrontatezza è stata la molla per tornare a rivendicare il nostro posto in questa città e se la grandezza a livello nazionale è stata solo un lampo, la dimensione cittadina era cambiata una volta per tutte.
Dopo c'è stata la "cura Cragnotti" con una dimensione di grandezza che è andata oltre i confini, che ci ha fatto conoscere e riconoscere in tutto il mondo.
Una svolta epocale di cui abbiamo beneficiato anche quando l'epopea era finita.
Ricordo bene le prime partecipazioni alle competizioni europee della Lazio di Lotito.
La squadra era quella che era, spesso non all'altezza ma non per colpa della proprietà che aveva veramente ricominciato da zero.
Però in Europa ci andavi da testa di serie!
Il presidente da una parte se ne faceva un vanto e sfruttava quest'onda lunga anche per cose pratiche come sponsorizzazioni importanti mentre dall'altra puntava il dito verso la precedente gestione rimarcandone solo gli errori.
Nel frattempo gli anni passavano e l'opera di ricostruzione ci riportava a quel livello nazionale certificato dalla attuale distribuzione dei diritti TV, sesta/settima forza.
L'effetto Cragnotti era ormai evaporato sia in Europa, dove non eri più testa di serie, che in Italia.
Il progetto di crescita era tutto nelle mani e nelle intenzioni della proprietà che però continuava nella politica del mantenimento, senza investimenti veri sul futuro tecnico ed economico della società.
Il resto del mondo pian piano ha cominciato a dimenticarsi di noi, a rimetterci nell'angoletto da cui eravamo usciti con la Banda Maestrelli, al punto che nella seconda metà dell'era Lotito non si è trovato un marchio disposto ad investire per associare il suo nome alla SS Lazio.
Il processo ormai è quello, una autoghettizzazione stile Espanyol, una assuefazione al galleggiamento che ci porta a vivere con distacco il fatto che sono quasi 4 anni che non solo non vinciamo un derby ma, cosa ancora più grave, li perdiamo quasi regolarmente ed anche in maniera rotonda.
Si ok, abbiamo vinto il Derby dei Derby è vero, e poi?
Poteva e doveva essere una svolta epocale, come Chinaglia, come Cragnotti.
Invece è evaporata come il ranking europeo cragnottiano, come il terzo posto di due anni fa, come la Champions di Vignaroli...
La Serie B, soprattutto in questo panorama nazionale, non la rischi e, coscientemente, si decide di non rischiare nemmeno verso l'alto.
Il risultato è che tiri a campare, senza paura ma anche senza ambizione... e per una società SPORTIVA la mancanza di ambizione è come la mancanza di libido per Rocco Sifferdi... e in questo campo non esiste Viagra.
Questa sorta di "impotenza" indotta ci sta portando lentamente (neanche tanto) ad una andropausa precoce, che a 70 anni è uno stato naturale... a 40 un po' meno.
Si può decidere di non comunicare più, di non dire ufficialmente il numero degli abbonati, di non ufficializzare nemmeno i paganti al botteghino... ma quando alla panoramica dello stadio pensi che manchi ancora un'ora all'inizio mentre le squadre sono già in campo... che te devi comunicà più di quello.
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Lazionetter
* 30.521
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Citazione di: robylele il 23 Set 2016, 12:10
...
A proposito di ossessioni, questo non è un topic sul calcio mercato, perché tu e il mago della Panini non vi spostate su friends? Grazie  :chin: EOT

gentlemen

*
Lazionetter
* 14.511
Registrato
La verità dentro di noi la conosciamo tutti, poi dipende dalla tempra e dal modo in cui viviamo la Fede per la Lazio, e da come l'abbiamo vissuta negli anni.
Le questioni tecniche sono visibili, e per certi versi oggettive, il problema è altro, lo sappiamo, è magari un portiere come Hart, che viene dal City, che magari dopo 30 partite avrà il rendimento di Marchetti, ma che però quando viene ingaggiato ti da la sensazione che si voglia migliorare, ti fa illudere e sognare, mentre lo sconosciuto che magari diverrà poi forte, e magari poi verrà ceduto...., non ti alimenhta queste emozioni, che non sono di secondo piano, perché sono quelle che ti portavano il 12 agosto a comprare e  leggere un quotidiano sportivo o ad andarti a vedere il ritiro o l'amichevole estive....è il pathos che muove tutto, non (solo) il risultato finale; se contasse solo il rendimento effettivo allora parleremmo del calcio come dei movimenti finanziari di borsa, invece il calcio è emozione, e se per i fedelissimi l'emozione della Lazio che gioca, che è in campo, che c'è è cmq sufficiente per continuare a tifare ed anche ad appassionarsi e "stare sul pezzo", per la massa (che non è né dispregiativo né riduttivo) questo non basta più, perché la massa è la maggioranza di una tifoseria, sono coloro che poi danno il misuratore del seguito e dell'appeal che ha una tifoseria, ti da la proiezione che il club ha all'esterno....lo zoccolo duro, i fedelissimi (che non necessariamente sono gli ultras, ce ne sono anche tra quelli di tribuna o da salotto....) ce l'hanno tutti i club, anche la Casertana, il Fano e l'Avellino.....a noi manca non lo scudetto, manca il pathos, o meglio noi lo abbiamo dentro pronto ad agitarsi, ma chi dovrebbe alimentarlo non solo non lo fa, ma ti dice chiaramente in faccia che per lui è una cosa stupida.....ed ecco che tutto può divenire grigio se poi anche l'andamento della squadra in campo è nella media....la percezione che ne abbiamo è di un piattume unico....magari anche esagerato rispetto al tasso tecnico ed agonistico della squadra che poi gioca.
Ultimo inciso: la Tifoseria Laziale, da molti, anche da me spesso, accusata ed additata di essere fredda distaccata tiepida, quando è stata "stimolata" ed alimentata nel suo cuore, quando gli è stato fatto anche minimamente percepire che si voleva almeno tentare di spiccare il volo, ha sempre risposto alla grande.....tifosi all'aeroporto per gli arrivi di Cissè e De Vrij, oppure le nottate postNapoli in coppa e campionato, la folla a Termini partenza per Napoli stessa, Lazio Empoli, Lazio Chievo, Lazio-Inter, il derby....insomma quando si sono fatte le cose che normalmente dovrebbero avvenire in una società come la Lazio lka Tifoseria ha risposto.
Il vero pericolo però non siamo noi di 30-40-50-60 e oltre anni, il pericolo è che le nuove generazioni prendano le distanza dalla Lazio, perché se noi nei momenti di crisi possiamo attingere dal nostro personale carico e bagaglio di amore e fede, per i giovanissimi, anche figli di Laziali, questa quasi totale mancanza di appeal della Lazio attuale è davvero causa di una deriva verso squadre e club dove il fascino viene invece alimentato, a dispetto del piatto realismo da commercialista di Lotito.

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