C'è un'analogia tra calciopoli e scommessopoli. Alla base dei due presunti scandali c'è la profonda debolezza del sistema calcio che non dispone di modelli organizzativi tali da evitare che possa autonomamente evitare che dalle sue disfunzioni originino comportamenti illeciti.
Prendiamo il caso di calciopoli: il nocciolo dello scandalo era in due profonde distorsioni della libera concorrenza tra i club, da una parte c'era la Juventus che attraverso Moggi e la Gea controllava completamente il mercato dei calciatori, dall'altro il Milan che attraverso Galliani e gli uomini Mediaset controllava il mercato dei diritti televisivi. Le classifiche praticamente erano determinate dal modo in cui i club si rapportavano a questi due poteri. Miopemente si preferì affrontare il problema non con modifiche regolamentari che avrebbero ovviato a queste distorsioni ripristinando la libera concorrenza (es. distribuzione collettiva dei diritti televisivi, tetto al numero di procure calciatori per singolo soggetto, diversificazione delle entrate per i club attivando forme di lotta al merchandising "tarocco" e costruzione stadi polifunzionali) ed abbattendo le posizioni dominanti di alcuni club. Lo strumento scelto fu poi ridicolo: si decise che la "sudditanza psicologica" di bonipertiana memoria era illecito e si comminarono pene assurde benchè non si fosse trovata neanche una partita in cui l'illecito come classicamente inteso dalla giurisprudenza sportiva (tipo "la valigetta di Preziosi") si fosse realizzato. Si misero al centro del mirino gli arbitri, ma dopo anni non si è trovata prova nemmeno di una "dazione" di denaro nei loro confronti da parte di chicchessia. Cionondimeno Calciopoli è ad oggi considerato il più grande scandalo della storia del calcio.
Si è capito che gli arbitri, allora come oggi e, purtroppo, domani hanno sbagliato, sbagliano e sbaglieranno a favore del potente di turno
Passiamo a scommessopoli: nonostante l'impegno della repubblica delle banane non si è riusciti a provocare la stessa ondata di sdegno popolare necessaria alla celebrazione di processi sommari che si riuscì invece a suscitare per calciopoli. Ad oggi la percezione dello scandalo nell'opinione pubblica può essere riassunta nell'icastica frase di Zamparini "Sono quattro sfigati". Anche ora lo scandalo trova il suo epicentro in una disfunzione interna al sistema calcio, stavolta il problema deriva dalla presenza nei vari campionati di società che non riescono più a far fronte agli impegni finanziari verso i propri calciatori, i quali diventano permeabili alle combine per "integrare" i propri redditi attraverso le scommesse. Questo fenomeno, da sempre endemico nei campionati minori, ha purtroppo infettato in maniera significativa anche la serie B, e ci sono forti sospetti che si sia palesato nel campionato scorso in serie A, soprattutto nelle partite del Bari (io personalmente avrei dei dubbi anche sul Bologna). Anche stavolta si preferisce percorrere la strada delle inchieste clamorose (anche se, abbiamo visto, con minore impatto mediatico, tanto che per i processi, a differenza di quanto avvenuto allora quando si celebrarono a mondiali in corso, si attenderà la fine degli europei) quando forse sarebbe più produttiva l'introduzione di una norma che annullasse tutte le partite di una società non in grado di far fronte con regolarità al pagamento degli stipendi con controlli non solo in fase d'iscrizione, ma soprattutto a campionato in corso. Curioso poi che venga usato anche questa volta (soprattutto come "grimaldello" per cercare di coinvolgere la Lazio) un malcostume storico del calcio italiano. In Calciopoli fu la "sudditanza psicologica", adesso si prendono di mira le "partite balneari" di fine stagione.