Calciopoli

Aperto da calimero, 28 Mar 2020, 22:03

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Citazione di: alex73 il 29 Mar 2020, 12:39
https://youtu.be/Ri2u3GmJd2U

Quando scrissi questo testo non conoscevo l'esistenza delle intercettazioni di Baldini e Pradè, ma il "corpus" di quello che era stato messo a disposizione del pubblico bastava ed avanzava a cogliere lo "strabismo" dell'inchiesta, strabismo che si è ripetuto anche nel 2012 con la storia del calcioscommesse quando gli spunti investigativi relativi a De Rossi, al "capitano della giallorossa" e a Bari-Roma (testimonianza clamorosa di Huseklepp) non ebbero approfondimenti a differenza dei "de relato" di terza mano di Gervasoni.

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Il processo sportivo di primo grado

Il 29 giugno parte il processo. Il presidente Ruperto, travolto da una marea di eccezioni istruttorie aggiorna subito il dibattimento. Alcune eccezioni chiamano in causa la stessa composizione del collegio giudicante e la legittimità della nomina del Commissario Straordinario: sono chiaramente propedeutiche agli eventuali ricorsi al TAR. Approfittando del diktat del CSM che vieta la permanenza nei ruoli sportivi ai magistrati ordinari in attività, Guido Rossi, nomina d'urgenza sei nuovi giudici per integrare l'organico della Commissione d'Appello Federale, anche se in ruolo permarrebbero altri 19 togati tra i quali scegliere il collegio giudicante. Evidentemente però Rossi non si fida dei "vecchi" giudici tanto che a giudicare i reprobi saranno, oltre al Presidente Ruperto, tre magistrati di  nomina commissariale  (l'avv. Mario Zoppellari, il dr. Michele Lo Piano e il dr. Giuseppe Marziale). L'unico superstite, guarda caso è l'ex-Procuratore federale Carlo Porceddu, del quale Palazzi è stato a lungo il vice. Di lui Rossi si fida, del resto ha dichiarato che la nomina del magistrato militare partenopeo al suo posto è stata "una fortuna per il calcio".. Si può affermare senza tema di smentita che il Super-Commissario abbia composto un collegio giudicante "ad hoc" per l'occasione, riducendo al minimo le garanzie per le difese. La CAF non delude le aspettative giustizialiste fin dai primi atti: alla ripresa delle udienze Ruperto respinge quasi tutte le eccezioni difensive .Misteriosamente si dichiara incompetente a giudicare l'ex-designatore Bergamo, che si era dimesso dai ruoli federali prima dell'instaurazione del procedimento (questo fatto apparirà meno misterioso quando lo stesso Bergamo si chiederà come mai non sono agli atti della Procura di Napoli le sue conversazioni, di tenore simile a quelle intrattenute con Luciano Moggi, intercorse con i dirigenti di Inter, Roma, Lecce ed altre squadre: meglio che l'ex-fischietto livornese al processo sportivo non abbia modo di parlare). Nel contempo però Ruperto autorizza la partecipazione al procedimento delle parti terze interessate e non ammette neanche uno dei testimoni "a discarico" richiesti dagli incolpati. In tal modo praticamente non si svolge la parte dibattimentale e il processo, piuttosto irritualmente, si apre con le richieste di pena di Palazzi. Stupisce che un presidente emerito della Corte Costituzionale  contravvenga così palesemente alla lettera della Carta Fondamentale che stabilisce come il processo debba avvenire "in contraddittorio" (art. 111), previsione confermata anche dall'art. 37 del codice di giustizia sportiva (informato, e non potrebbe essere altrimenti, dello spirito della Costituzione), che recita testualmente al comma 6: "Il dibattimento si svolge in contraddittorio tra la Procura federale e le parti, che possono stare in giudizio con il ministero e l'assistenza di un difensore. Al termine del dibattimento il rappresentante della Procura federale formula le proprie richieste. La difesa ed i soggetti deferiti hanno il diritto di intervenire per ultimi." Ruperto inoltre esclude tutte le prove testimoniali, esorbitando anche in questo caso dalle sue facoltà che, secondo l'ultimo capoverso del 5° comma del già citato art. 36 gli consentirebbero di "ridurre le liste testimoniali", non certo di eliminarle "tout court". Cassata anche la richiesta di ascoltare "dal vivo" i file audio delle intercettazioni e di visionare i dvd delle partite sotto indagine. Praticamente alle difese rimangono solo le dichiarazioni spontanee degli incolpati e le arringhe difensive. Le uniche carte a disposizione del collegio giudicante saranno quelle prodotte dall'accusa. Nemmeno i criminali nazisti a Norimberga ebbero meno frecce difensive al proprio arco.
Curiosamente nell'illustrare la posizione della Lazio, tra le prove a carico, Palazzi cita il fatto che Bergamo, in una conversazione con Mazzini, dica che avrebbe ascoltato una telefonata in viva voce tra Lotito e Carraro nella quale il presidente della Lazio chiedeva un intervento del Presidente Federale per la partita Lazio-Brescia, circostanza questa che non è riportata né nella relazione di Borrelli, né nell'atto di deferimento prodotto dallo stesso Procuratore Federale. Il passo della telefonata in questione non è contenuto neanche nelle due informative pubblicate da "L'Espresso", evidentemente Palazzi, alla ricerca spasmodica di elementi accusatori, si è letto tutte le intercettazioni integrali riguardanti Lotito, estrapolando anche quello che non è stato ritenuto probante dall'Ufficiale di P.G. redattore dell'informativa. Un vero segugio, peccato che invece gli sia sfuggita la frase di Carraro "Se il Brescia deve vincere perché è più forte..." che conculca irrimediabilmente la sua tesi accusatoria.
Con la spada di Damocle delle richieste di Palazzi pendente sul capo, sfilano di fronte alla corte gli "incolpati", qualcuno in verità (come Moggi) neanche si presenta, l'avvocato di Bergamo reitera l'istanza (poi accolta) di archiviazione del suo cliente, qualcun altro come Lotito e Della Valle sceglie di parlare, affrontando l'"arguzia" di Ruperto che non manca di dispensare battutine interrompendo le dichiarazioni spontanee: molta ilarità suscita in sala stampa una sua interruzione nei confronti di Lotito, noto per la sua logorrea, al quale il presidente chiede "Quanto ha intenzione di parlare?". Anche questo è indicativo del clima del procedimento e della disposizione d'animo della corte giudicante e della stampa che segue la vicenda.
In realtà, per come si svolge il procedimento, esso non merita una cronaca, l'unico fatto di una certa rilevanza è il clamoroso infortunio dell'avvocato juventino Zaccone che cade in un trappolone tesogli dall'infernale Ruperto. L'infortunio è amplificato dalla stampa che segue il procedimento: le cronache riportano infatti che Zaccone ha chiesto per la Juventus la retrocessione serie B con penalizzazione, in un fac-simile di patteggiamento. In realtà le cose andarono in un'altra maniera, ecco il resoconto testuale del botta e risposta tra Ruperto e Zaccone:

"Ruperto: Che pena ritenete giusta?
Zaccone: Una pena commisurata alle altre che verranno inflitte.
Ruperto: E se la pena fosse la retrocessione in serie B?
Zaccone: Allora potremmo accettare una serie B con qualche punto di penalizzazione.
Ruperto: Le ricordo che in questa sede le non può richiedere e concordare una pena....
Zaccone: Diciamo in questo caso riterremmo congrua una B con penalizzazione di qualche punto."

E' evidente che Zaccone sta parlando della graduazione di responsabilità rispetto alle altre società implicate, ma il messaggio che passa nel tritacarne informativo è quello di una Juventus che ammette le proprie colpe: la società bianconera pagherà a caro prezzo questa leggerezza e il povero Zaccone inutilmente cercherà di chiarire la propria posizione.

Il 7 luglio si chiude il dibattimento e la corte si riunisce in camera di consiglio. L'arzillo Ruperto annuncia che si lavorerà a ritmo continuato per rispettare i tempi che il SuperCommissario gli ha imposto: si farà perfino portare una cyclette perché alla forma fisica non vuole rinunciare. Durante la camera di consiglio il collegio ascolta dal vivo i file audio delle intercettazioni, gli stessi che non aveva voluto ammettere nel giudizio perché non pertinenti. Altra carne al fuoco per gli eventuali ricorsi alla giustizia amministrativa. Volendo emettere insieme alle sentenze anche le motivazioni per dar modo di accelerare anche i tempi del secondo grado di giudizio la camera di consiglio si protrae fino al 14 luglio:Guido Rossi (spalleggiato dal neo-ministro dello Sport Melandri) dopo aver trionfato a Berlino  vuole cogliere un altro successo e per far capire che cosa si aspetta dalle sentenze si presenta il 13 luglio (a camera di consiglio della CAF ancora riunita) davanti alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Nel corso dell'audizione Rossi rivelerà che nel corso del processo "È emerso un quadro del mondo del calcio interessato da illeciti diffusi e gravissimi, che hanno coinvolto i vertici, gli organi di controllo e anche gli arbitri". Nella sua arroganza e prepotenza Guido Rossi non si rende conto che contravviene ad una esplicita norma del Codice di Giustizia Sportiva, segnatamente il 2° comma dell'art. 1 che recita: "Ai soggetti di cui al comma 1 è fatto divieto di dare comunque a terzi notizie o informazioni che riguardano fatti oggetto di procedimenti disciplinari in corso." Essendo i "soggetti di cui al comma 1  tutti coloro " che sono tenuti all'osservanza delle norme federali", evidentemente Rossi si considera "legibus solutus" come un signorotto del Medio Evo e in effetti nella gestione del processo ordalico che ha messo in scena come tale si è comportato. Altro fatto grave che si verifica lo stesso giorno dei verdetti è la loro anticipazione quasi al millimetro, da parte della "Gazzetta dello Sport" evidentemente imbeccata da una gola profonda: basterebbe questo fatto in un paese con un minimo di civiltà giuridica a minare irrimediabilmente la credibilità del procedimento.

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La sentenza

La Gazzetta dello Sport del 15 luglio spara a 9 colonne il titolo "STANGATONA": Ruperto non si è risparmiato e ha soddisfatto il giustizialismo più forcaiolo, forse ha commesso un piccolo errore con il Milan (che perde la Champions' ma potrà partecipare alla Coppa Uefa), ma a 81 anni qualche impaccio con la matematica è perdonabile.
Ecco dunque le sentenze riguardo le società rispetto alle richieste palazziane (per comodità riportate tra parentesi).
Juventus: retrocessione in B e penalizzazione di 30 punti e revoca dei due ultimi scudetti (assegnazione ad un campionato inferiore alla serie B e ulteriore penalizzazione di 3 punti)
Lazio: retrocessione in B e penalizzazione di 6 punti  (retrocessione in B e 15 punti di penalizzazione).
Fiorentina: retrocessione in B e penalizzazione di 9 punti (retrocessione in B e 15 punti di penalizzazione)
Milan: penalizzazione di 44 punti di cui 15 da scontare nel 2006-07 (retrocessione in B e 3 punti di penalizzazione)

A prima vista sembrerebbe che Ruperto abbia accolto sostanzialmente le richieste del Procuratore Federale, anche se ad un più attento esame ci si accorge che in realtà qualche significativa differenza c'è. Vediamo le principali osservazioni che si possono trarre leggendo le motivazioni della decisione della CAF:

1)   Per quanto attiene alla Juventus Ruperto accoglie la tesi (invero piuttosto ardita) che l'attività continuata e reiterata di Moggi e Giraudo tesa al condizionamento della terzietà e imparzialità del settore arbitrale sia tale da assicurare un vantaggio in classifica, per cui tale da rientrare nella sfera disciplinare dell'art. 6, in quanto le condotte poste in essere dai suoi principali dirigenti pongono la Juventus in una posizione "preferenziale" rispetto alle altre società. In definitiva Ruperto traduce in ambito sportivo-disciplinare il reato di "illecita concorrenza" con un'operazione analogica di dubbio fondamento giuridico, non essendo questo tipo di infrazione consacrato in nessuna norma del codice di giustizia sportiva. Più correttamente Ruperto assolve Moggi e De Santis per le ammonizioni "mirate" di Fiorentina-Bologna e derubrica all'art. 1 la partita Juventus-Lazio sancendo che la "richiesta" di due guardalinee non implica di per sé illecito (è evidente che Ruperto conosce e condivide l'impostazione del Procuratore di Torino Maddalena). Tenendo conto del "pentimento" della proprietà bianconera che ha allontanato i reprobi dal suo seno (ma certo non ha elargito in beneficenza i lauti guadagni che l'attività dei due manager aveva generato) e del corretto comportamento processuale del suo collegio difensivo (che avrebbe ammesso la colpa) la Caf attenua la sanzione rispetto alle draconiane richieste di Palazzi, ma la retrocessione con 30 punti appare una pena eccessiva non essendo stata la Procura Federale in grado di  provare l'esistenza di neanche una partita combinata a favore dei bianconeri. Per inciso si rileva che l'abnormità di una decisione è uno dei motivi che consentono il ricorso alla giustizia amministrativa. La Juventus viene privata anche di due scudetti, quello del 2004/05 rimarrà non assegnato, quello del 2005/06 verrà invece conferito all'Inter per decisione dei "saggi" nominati dal suo ex-consigliere d'amministrazione
2)   Nonostante rispetto alla richiesta di Palazzi il dispositivo "sconti" solo 9 punti alla Lazio, che viene comunque spedita in serie B, è di particolare interesse (e fondamentale per gli sviluppi degli appelli successivi nell'ottica del collegio difensivo biancoceleste) il fatto che rispetto ai quattro illeciti contenuti nell'atto di incolpazione Lotito viene riconosciuto responsabile (unitamente all'ex-presidente federale Carraro)  solo di quello relativo a Lazio-Brescia, ritenendo (in un inatteso rigurgito di legalità rupertiana) che le "liasons dangereuses" del presidente laziale con Innocenzo Mazzini, se pur censurabili dal punto di vista della lealtà sportiva, non costituiscono violazione dell'art. 6, nemmeno sotto il profilo del tentativo (con ciò facendo giustizia di molti luoghi comuni propagandati dall'opinione pubblica forcaiola). Indigeribile per l'anziano magistrato deve essere inoltre apparso l'uso di una testimonianza risibile ed imprecisa come quella del giudice Ferri. In definitiva per Ruperto non ha retto al vaglio giuridico l'opinabile interpretazione in senso accusatorio dei fatti offerta dai carabinieri di via in Selci che invece era stata supinamente fatta propria da tutti gli inquirenti (ordinari e sportivi) che si erano fino allora occupati della vicenda. Curiosamente se Ruperto fosse stato il gup chiamato a decidere del rinvio a giudizio di Lotito, avrebbe archiviato la sua posizione visto che la frode sportiva non gli era stata contestata relativamente a Lazio-Brescia. Per quest'ultima partita invece l'illecito si sarebbe consumato, nonostante non sia stato indagato (e nemmeno ascoltato) l'arbitro dell'incontro Tombolini, nonostante non si abbia contezza certa del tenore dell'intervento di Lotito su Carraro, nonostante Carraro pronunci la famosa frase "Se il Brescia deve vincere perché è più forte.." che è stata espunta dall'atto d'accusa e nonostante Carraro avesse, nella sua qualità di Presidente Federale, posto in essere condotte similari in occasione degli incontri del'Inter e della Roma contro la Juventus senza che nerazzurri e giallorossi venissero neanche sfiorati da "Calciopoli". Paradossalmente in presenza di tre condotte simili da parte di Carraro all'Inter viene assegnato lo scudetto, alla Roma viene consentito l'accesso alla Champions' League senza neanche il fastidio dei preliminari mentre la Lazio viene privata del'Europa e retrocessa in serie B. Honni soit qui mal y pense.
3)    La condanna alla società viola è in parte mitigata rispetto alle richieste dell'accusa poiché tra tutti gli illeciti  contestati vengono considerati non provati quelli relativi alle partite con Bologna e Atalanta, mentre rimangono in capo alla Fiorentina gli incontri con il Chievo (per il quale viene condannato l'arbitro Dondarini), con la Lazio (anche per il profilo riguardante la "proposta da bandito" fatta da Diego Della Valle a Lotito) e per la famosa Lecce-Parma, di cui abbiamo parlato diffusamente. Due interessanti notazioni: la prima è che la Fiorentina viene considerata solo "oggettivamente responsabile" per le condotte di Diego Della Valle, presidente onorario e proprietario del club toscano, poiché non è provato che alla carica da lui ricoperta siano connessi poteri di rappresentanza legale. La seconda notazione riguarda la valutazione previsionale dell'illecito sportivo: secondo l'interpretazione della Commissione la fattispecie ipotizzata dall'accusa viene integrata solo quando alle condotte poste in essere dai soggetti incolpati  faccia seguito il "segmento tecnico", ossia atti concretamente idonei al raggiungimento del risultato antigiuridico prefisso, che nel caso di specie sarebbero le opportune "istruzioni" da recapitare all'arbitro designato. In mancanza di questo fondamentale passaggio i comportamenti degli incolpati vengono valutati alla stregua di meri "atti preparatori", tali da sì ricadere nelle previsioni dell'art. 1 (condotta contraria alla lealtà sportiva), ma insufficienti a realizzare la fattispecie disciplinare prevista dall'art. 6 (illecito sportivo). Tale innovativa impostazione della Commissione mi pare non meriti censure.
4)   La relativamente mite sentenza del Milan scatena le proteste dei "giustizialisti" (e anche quelle degli "innocentisti" delle altre squadre coinvolte). Tali proteste sono aggravate dal fatto che i 44 punti comminati per la stagione appena conclusa dovrebbero precludere ai rossoneri la partecipazione alle competizioni continentali, posizionandoli dietro all'Empoli. I dirigenti di quest'ultima società però, non pensando di avere chances europee, non avevano provveduto a richiedere nei termini previsti la "licenza UEFA", prerequisito indispensabile per poter accedere alle manifestazioni organizzate dall'ente calcistico europeo, per cui il Milan potrà partecipare alla Coppa Uefa. In realtà la sentenza non è poi così mite: è vero che Meani viene considerato responsabile di atti concretamente idonei ad integrare l'illecito sportivo in relazione alla gara con il Chievo, però la sua collocazione "marginale" nella pianta organica del Milan e l'occasionalità dei suoi rapporti con Galliani fanno sì che la sua condotta si riverberi sulla società rossonera solamente sotto il profilo della "responsabilità oggettiva" e secondo una giurisprudenza sportiva ormai consolidata tale profilo non viene di norma punito con la retrocessione all'ultimo posto in classifica, come preteso da Palazzi. Al contrario, va rilevato che 59 punti di penalizzazione complessivi costituiscono un precedente nella valutazione disciplinare della "responsabilità oggettiva"

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Le resipiscenze dell'avvocato Coppi

Depositate le sentenze e rese note le motivazioni, qualcuno comincia ad accorgersi che qualcosa non va, e tra le tante voci fuori dal coro (ricordiamo tra gli altri il presidente emerito e senatore a vita Cossiga, gli avvocati Vigna e Pisapia) vale la pena segnalarne una assolutamente non sospetta: quella dell'avv. Franco Coppi, che ha il compito di rappresentare il Coni nel procedimento in corso. Egli, prima dell'instaurazione del collegio giudicante aveva rilasciato la seguente intervista, pubblicata sul quotidiano on-line "Affaritaliani.it" il 13 giugno:

"Il Coni alla fine di questi processi potrebbe costituirsi parte civile. Se ci fossero degli illeciti, rispetto ai quali fosse danneggiato dal reato, lo farà. Intanto sto aspettando di conoscere gli atti e i capi di imputazione finale. Si vedrà". Lo ha ribadito ad Affari  l'avvocato Franco Coppi a proposito dello scandalo di calciopoli, protagonista di diversi processi di primo piano negli ultimi anni e, a livello calcistico, di quello che ha visto coinvolto l'anno scorso il Genoa di Preziosi.
A proposito di questa inchiesta sportiva: Borrelli non ha potuto interrogare alcuni personaggi di spicco dell'inchiesta su calciopoli. Moggi, Mazzini, Maria Grazia Fazi: tanto per fare qualche nome eccellente. Rischia di essere un'inchiesta dimezzata?
"Il fatto che non ci sia un interrogatorio non impedisce la chiusura di un'attività istruttoria. L'indagato ha la facoltà di non rispondere, ma le indagini vanno avanti. Non dico 'peggio per lui', ma la Procura sportiva ha acquisito tutti gli atti del processo penale. Eventualmente le prove le ottengono da lì".
Per quello che sono state le intercettazioni diffuse, quando si dice che la Juventus sarà retrocessa è una cosa possibile oppure provare che ci sia stato un illecito sportivo non è così semplice?
"Queste anticipazioni sono sempre da prendere con beneficio di inventario. Un conto sono i giudizi sommari che si fanno al di fuori del processo, altro è la deliberazione che viene data all'interno di esso".
Lei dall'esterno cosa ne pensa?
"Per farle un esempio, secondo le valutazioni della giustizia sportiva il tentativo viene equiparato all'illecito consumato. In sede penale cose che non avrebbero nessuna rilevanza qui vengono prese in considerazione. Non dico che in questo caso la prova sia meno rigorosa, ma più ampia...".
E' ipotizzabile uno scenario con la Juventus in serie B e un Milan non retrocesso, al massimo penalizzato?
"Non mi sento di azzardare un giudizio, perchè non ho una conoscenza così approfondita per esprimermi. Però le posso dire che la Giustizia Sportiva è molto severa, procede rapidamente e i tempi stessi le fanno capire che i tipi di valutazione, di accertamento e raccolta delle prove sono certamente molto meno formali di quanto avvenga nella giustizia ordinaria".
Tutto ciò cosa comporta?
"Questo indubbiamente comporta spesso dei giudizi più sommari di quello che può essere un giudizio in un processo penale. E' sempre stato così. In sede penale le indagini vanno avanti da mesi, qui invece già si prevede che la sentenza sportiva d'Appello sarà pronunciata entro luglio. In pochi giorni ci sarà primo grado e appello".
La fretta potrebbe portare a sentenze sbagliate?
"Non necessariamente. Sono sentenze che vanno rapportate sempre ad una giustizia sportiva inevitabilmente più sommaria di quella ordinaria. Questo è un ordinamento in cui la prova è più elastica ed ampia".
Si è letto in questi giorni di una guerra tra Procure: Napoli, Torino e Roma vorrebbero l'inchiesta...
"Guerra tra magistrati non dovrebbe esistere. Una cosa è sicura: due o tre giudici non possono occuparsi dello stesso fatto nei confronti dello stesso indagato. Le regole della competenza sono abbastanza rigide e c'è tutta una scaletta di criteri in  base ai quali o i magistrati si mettono d'accordo tra di loro nell'interpretazione di questa situazione. O altrimenti la Procura Generale della Corte di Cassazione stabilirà lei chi dovrà procedere. E la questione si può risolvere abbastanza rapidamente...".
E' possibile che l'inchiesta torni a Torino?
"Se ci fossero gli elementi di competenza territoriale sì. Anche se mi sembra che i magistrati napoletani rivendichino una loro competenza sulla base della priorità delle indagini da loro messe in atto".

Non sono certo opinioni di un pedante garantista: l'avvocato Coppi riconosce l'autonomia della  giustizia sportiva, accetta il fatto che essa sia "inevitabilmente più sommaria di quella ordinaria" e che "la prova è più elastica ed ampia", d'altronde, dice Coppi all'intervistatore "E' sempre stato così". Nonostante le sue convinzioni di partenza ecco quello che dice lo stesso avvocato ad Alvaro Moretti di Tuttosport il 16/7/2006, qualche giorno dopo il verdetto:
" ROMA. Comincia piano, il pro­fessor Franco Coppi, in una pausa del lavoro in difesa del ca­po dei Sismi, Nicola Pollari. E' l'ultimo di una serie di presti­giosi incarichi, con puntate fre­quenti nel diritto sportivo: so­sterrà le tesi del Coni come par­te offesa nei procedimenti pena­li di Calciopoli, ma il suo rap­porto con la giustizia sportiva ­ dopo le polemiche del caso Ge­noa- Venezia, in cui contestò vi­vacemente per l'uso delle inter­cettazioni - resta conflittuale. E il processo Ruperto lo digerisce davvero poco.

Professore, sembra perples­so dopo la sentenza della Caf...
«Sì, qualche perplessità ce l'ho. Da giorni ce l'ho, a partire dalla condanna sportivamente più si­gnificativa, quella di Carraro».

Quattro anni e sei mesi per illecito: le telefonate a Ber­gamo in favore di Lotito.
«Ecco, proprio quello: non mi convince per niente. Non ce lo vedo uno come Franco Carraro che si mette a fare queste cose, la telefonata che gli si addebita. Ripeto: non li vedo proprio que­sti quattro anni e mezzo di pu­nizione per l'ex presidente della Figc».

Andiamo avanti: la B con 30 punti di penalizzazione per la Juve. Se la sono cavata o no i bianconeri?
«Non si è avuto il coraggio di mandare la Juve in C, così la si sanziona due volte, per due an­ni. La Juve giocherà un campio­nato inutile. Falsando la prossi­ma stagione in B dei biancone­ri: corrono per salvarsi. E' come condannare qualcuno a fare due anni la B: con che motivazione scende in campo una squadra che parte da meno 30? Eppoi a sanare quella sanzione devono essere i danneggiati veri: gioca­tori, tifosi. Poi gli azionisti. Tut­ta gente che s'è impegnata one­stamente e onorevolmente e che non c'entra niente».

La Juve aveva praticamente patteggiato la B, rischiando la C: un esempio da seguire in Corte federale?
«Non penso proprio che Della Valle e Lotito siano disposti a patteggiamenti, patteggiare per cosa, poi? Per una B senza pun­ti in meno. Se la vanno a gioca­re tutta, Lazio e Fiorentina».

Sembra che qualcosa di questo processo non le vada proprio giù: ne ha viste tan­te, professore, dal Calcio­scommesse del 1980 a Ge­noa- Venezia.
«Ecco, appunto, visto tutto, non avevo mai visto quello che è ca­pitato all'Olimpico: prima le ri­chieste di condanna, poi l'as­sunzione di prove, poi gli inter­venti a discolpa. Neanche un contraddittorio, le intercettazio­ni ascoltate nel segreto della ca­mera di consiglio, quando sa­rebbe stato giusto e utile farlo in contraddittorio, discutendo. Neanche un teste ammesso. Mi fermo qui, sa, difendo il Coni co­me parte lesa sui casi di Calcio­poli, mah...»

E del Milan salvo per re­sponsabilità e anche per l'Uefa che dice?
«Che per me la responsabilità oggettiva va rivista, ma fin che c'è prevede un trattamento di­verso. Magari che non diventi un esempio sopportare un pro­prio dipendente che fa certe co­se, perché quello di Meani può diventare un precedente perico­loso: sa, c'è chi studia i codici per individuarne le smagliature e infilarci comportamenti non consoni. Sui punti tolti credo non si tratti di qualcosa di vo­lontario. La buona fede è certo fatta salva».

Dall'appello cosa ci dobbia­mo aspettare?
«Non credo che la Corte federa­le accetterà supinamente que­sto verdetto e questa sentenza».

La giustizia sportiva, però...
«La fermo subito: chiamiamo pomposamente Codice di giusti­zia sportiva il nostro punto di ri­ferimento, quando sappiamo che l'esigenza di celerità co­manda il rito. Ma stavolta mi pare di aver visto una giustizia strozzata. C'è un senso di soffo­camento che s'avverte. Magari, con Calciopoli, s'è anche fatta giustizia sostanziale, però, non posso evitare di pensare alle in­tercettazioni ascoltate in came­ra di consiglio, senza spiegazio­ni degli interessati. Un insieme di scorciatoie imboccate per ar­rivare alla fine del percorso ob­bligato da un codice da rivedere profondamente».

Cosa cambierebbe subito del processo sportivo, pro­fessore?
«Chiarire il rapporto tra fonti di prova penali e quelle ottenute nel processo sportivo, una re­sponsabilità oggettiva che non leda gli interessi generali. Se un direttore generale impazzisce e commette reati sportivi a go-go, si deve pensare ad una norma paracadute per atleti, tifosi e azionisti».

Parliamo di riduzioni di pe­na?
«Di atti di clemenza, come la commutazione delle pene, in­fliggendo squalifiche durissime ai dirigenti. Questo processo ha un grande merito: ci ha fatto ca­pire cosa succedeva, ora diamo la possibilità al calcio italiano campione del mondo di voltare pagina». "
Sembra che a parlare non sia la stessa persona. Evidentemente anche per uno come Coppi, assertore dell'autonomia del giudizio sportivo, c'è qualcosa che non va.

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che sofferenza

mi iscrissi a questo forum per sopravvivere in quel periodo da sedicenne.

Quando sento il nome di Guido Rossi mi torna su un rigurgito acido.

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L'appello alla Corte Federale
I collegi difensivi dei club coinvolti intanto studiano le motivazioni per preparare l'appello presso la Corte Federale, sperando su un'atmosfera meno ostile da parte dei giudici di secondo grado. Diamo uno sguardo alla composizione di questo organo, che potremmo paragonare ad una sorta di "Tribunale dei Ministri" del mondo pallonaro: sappiamo già che il suo presidente De Lise si è autosospeso per evitare il conflitto d'interesse che deriverebbe dagli eventuali ricorsi alla Giustizia Amministrativa. Guido Rossi stavolta non nomina un Presidente "ad hoc" come nel caso della CAF, ma lascia che a presiedere il giudizio sia (quale membro anziano) l'avvocato Piero Sandulli, già presidente della Lazio Polisportiva e difensore del club biancoceleste. Questo fatto scatena le proteste e i timori dei giustizialisti: gli stessi che non hanno trovato inopportuno che il processo fosse indirizzato (e in qualche misura manipolato) da un ex-consigliere d'amministrazione dell'Inter e che lo stesso abbia consegnato lo scudetto alla società nerazzurra, adesso gridano allo scandalo invocando il conflitto d'interesse incuranti del fatto che Sandulli sia uno stimatissimo esperto di Diritto Amministrativo e uomo di provata fede e onestà. In realtà a preoccupare i forcaioli è il fatto che i componenti la Corte Federale, oltre ad essere entrati in carica sotto la precedente gestione, sono tutti avvocati, quindi, si presume, più attenti alle ragioni della difesa. In realtà, il mero sussistere di queste "preoccupazioni" dimostra che l'impianto accusatorio non è così inattaccabile come l'incessante campagna mediatica ha sempre sostenuto: si teme che una giuria priva di pregiudizi accusatori possa far cadere tutto il castello di carte. Rossi, dopo aver praticamente nominato tutti i giudici di primo grado, non se la sente di integrare la Corte Federale con suoi uomini (e ciò gli verrà rimproverato da molti giustizialisti, tipo Riccardo Luna): il rischio di vedere invalidato l'intero procedimento dal Tar è enorme e non batte ciglio nemmeno quando Pajno e Malinconico lasceranno il collegio in quanto sottosegretari del neo-insediato governo Prodi, per cui a giudicare saranno i membri superstiti, guidati da Sandulli. Del resto la pressione mediatica è enorme, ogni eventuale atto di clemenza sarà dipinto come "colpo di spugna" o "pasticcio all'italiana". Rossi stesso fa balenare la minaccia di dimissioni in caso non vengano confermate le decisioni di Ruperto (una promessa o una minaccia?), si parla anche di pressioni dirette dello stesso Commissario su Sandulli. Marco Mensurati di Repubblica, nelle cronache del processo d'appello verificando l'atmosfera più distesa, rimpiangerà il "clima austero" instaurato da Ruperto nel giudizio di primo grado, evidentemente si è dimenticato le battutine e le prese in giro dell'anziano magistrato agli incolpati ("Lei è il dottor Lolito? Quanto ha intenzione di parlare?") che avevano suscitato l'allegra ilarità della sala stampa. Più che per il clima amichevole però, a preoccupare i forcaioli è il fatto che Sandulli non respinge aprioristicamente tutte le eccezioni preliminari: valore sostanziale per esempio ha l'accoglimento della richiesta del collegio difensivo laziale che chiede l'ammissione della testimonianza di Tombolini, arbitro dell'incontro Lazio-Brescia, il quale ha dichiarato all'Ufficio Indagini di non aver ricevuto alcuna pressione per favorire la squadra biancoceleste da parte dell'ex-designatore Bergamo. Palazzi, opponendosi all'ammissione di tale deposizione, sostiene che essa non è pertinente. Curioso: Palazzi si è appellato contro la decisione di Ruperto di non considerare illecito le "relazioni pericolose" tra Lotito e Mazzini prima di Chievo-Lazio valutando come inoppugnabile la testimonianza del giudice Ferri che esprimeva "sensazioni" e non considera rilevante una testimonianza diretta proveniente da colui che dovrebbe essere lo strumento della "combine". La Fiorentina invece basa la sua difesa sostenendo che i 3 suoi dirigenti coinvolti non siano muniti di rappresentanza legale e che quindi alla società viola va imputata la sola "responsabilità oggettiva" che comporterebbe una sanzione meno grave della retrocessione. Viene acquisita dalla Corte Federale una visura della Camera di Commercio dalla quale verificare l'assetto societario della società toscana. Juventus e Milan ripropongono le tesi difensive già sostenute in primo grado, puntando i bianconeri sull'inesistenza di illeciti sportivi concretamente verificatisi e i  rossoneri sulla sostanziale autonomia dell'iniziativa di Meani rispetto a Galliani.
La sentenza di Sandulli
Leggendo le 117 pagine della sentenza di appello si avverte chiaramente come la Corte Federale, nel giudicare le posizioni di Lazio e Fiorentina abbia cercato di contemperare due esigenze contrapposte: quella prospettata da Guido Rossi che pretende pene severissime e "sconti" irrilevanti rispetto al giudizio della CAF e quella di ripristinare un minimo di equità nella misura delle sanzioni da irrogare in relazione ai fatti accertati senza però criticare troppo apertamente l'operato del venerando Ruperto. Per quanto riguarda la Juventus invece l'adesione al principio interpretativo adottato dalla Caf è totale, anche per Sandulli ai bianconeri va contestato l'art. 6 in relazione alla capacità di Moggi e Giraudo di alterare a loro vantaggio l'intero campionato sfruttando la loro capacità di condizionamento del settore arbitrale tramite gli "inappropriati" rapporti con Bergamo e Pairetto. Non si capisce però come in concreto si sia esplicata concretamente sul campo di gioco questa alterazione anche in considerazione del fatto che nessun arbitro è stato ritenuto colpevole di aver alterato il risultato di una sola partita della squadra torinese: un'impostazione siffatta consacra la "sudditanza psicologica" come illecito sportivo, qualificazione consentita sostanzialmente dalla genericità della formulazione degli artt. 1 e 6 del c.g.s., ma  rischia di essere fatta a pezzi di fronte ad un tribunale ordinario. Per cercare di limitare questo rischio Sandulli riduce la penalizzazione da 30 a 17 punti considerando come attenuante, oltre all'opera di "purificazione" compiuta attraverso l'allontanamento dai quadri dirigenziali dei reprobi anche "l'importante e prestigiosa storia sportiva, di cui ha sempre percepito i frutti anche la prima squadra nazionale". Il mondiale vinto ha fruttato alla Juventus 13 punti di "sconto".
Ben più sostanziale appare la differenza di giudizio rispetto alla sentenza di primo grado nella valutazione delle incolpazioni riguardanti la Lazio: facendo leva sulla deposizione di Tombolini finalmente acquisita, Sandulli ha buon gioco nello smontare anche il residuo "art. 6" rimasto in capo a Lotito e alla Lazio: le argomentazioni relative all'insussistenza dell'illecito sono ineccepibili: pur rimanendo l'illecito sportivo un'infrazione a "consumazione anticipata", in assenza del "segmento tecnico" che prevede la partecipazione dell'arbitro alla condotta fraudolenta non si può parlare neanche di tentativo d'illecito, ma eventualmente solo di generica violazione della lealtà sportiva. Nelle interviste alla stampa Sandulli sarà ancora più esplicito e si chiederà come sia stato possibile valutare in maniera opposta interventi di Carraro sui designatori in situazioni simili riguardanti Lazio, Roma o Inter. In definitiva alla Lazio vengono contestate 4 violazioni dell'art. 1 sanzionate con 41 punti di penalizzazione di cui 11 da scontare nel campionato 2006/07, pena senza precedenti in relazione al tipo di infrazione contestata. Il collegio difensivo della Lazio però comunque esulta, è stata salvata la serie A e per la pesante penalizzazione gli avvocati biancocelesti hanno in serbo un asso nella manica che consentirà di ridurre il pesante fardello evitando di passare attraverso l'impervio percorso della giustizia amministrativa. Ne parleremo più avanti.
L'esigenza di evitare la retrocessione alla Fiorentina senza sconfessare totalmente l'operato rupertiano costringe Sandulli ad acrobazie giuridico-interpretative davvero ammirevoli. Innanzitutto elimina totalmente l'addebito riguardante la "proposta da bandito" di Della Valle a Lotito considerata non suffragata da sufficienti elementi probatori (e qui è percepibile una lieve tiratina d'orecchi a Borrelli che non aveva creduto alla versione del fatto fornita da Lotito che invece Sandulli definisce "insuperata"), poi derubrica ad art. 1 le condotte relative a Lazio-Fiorentina, poiché prive del "segmento tecnico" afferente alla figura dell'arbitro Rosetti , peraltro mai ascoltato né dalla'Ufficio Indagini né dall'Autorità Giudiziaria Ordinaria, per il quale non è mai stata ipotizzata l'adesione alla "combine". Ad analoga conclusione la Corte perviene per Chievo-Fiorentina, che ha visto invece coinvolto e condannato l'arbitro Dondarini. In tal caso la riforma della decisione dei primi giudici fa leva sul fatto che la sua partecipazione all'illecito è ricavata solo da "malevole considerazioni" fatte da terzi (il giornalista Antonello Capone e l'ex-presidente dell'AIA Tullio Lanese): Dondarini viene assolto (se fossimo nel vecchio diritto penale diremmo con "formula piena") e la sua condotta viene addirittura definita "tersa" a differenza degli altri soggetti che vengono comunque perseguiti ex art. 1. Rimane Lecce-Parma ed ecco il capolavoro di Sandulli: per questa partita viene considerata integrata la fattispecie ex art. 6, di qui la condanna per l'arbitro De Santis e Mazzini, ma dei tre soggetti organici alla società viola viene considerato responsabile di illecito solo il patron Diego Della Valle che abbiamo visto considerato sfornito di rappresentanza legale già dai primi giudici, mentre per l'ad Mencucci e per il presidente Andrea Della Valle si prospettano semplici violazioni ex art. 1. Ne consegue che la Fiorentina risponde per illecito in relazione a questo match solo in maniera oggettiva e presunta (l'illecito è stato materialmente commesso da soggetti terzi) consentendo alla Corte di sanzionarla con una pesantissima penalizzazione mantenendola però in serie A. Per quando riguarda il Milan infine la decisione di primo grado viene confermata nella parte motiva ma la sanzione viene ulteriormente addolcita: 30 punti per il 2005/06 e 8 da scontare nel campionato successivo. In tal modo il Milan potrà affrontare i preliminari di Champions' League dando la stura ad ennesime e furibonde polemiche.

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Citazione di: Tarallo il 29 Mar 2020, 13:14
Riapri vecchie ferite e riaffiora la stessa rabbia. Limortaccivostra.
Limortaccivostra
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Stangatona, stangatina o colpo di spugna?

La Gazzetta dello Sport, che anche stavolta ha praticamente "anticipato" le sentenze, titola il giorno dopo il pronunciamento della Corte Federale "Stangatina", intendendo che, pur se mitigate rispetto a quelle draconiane di Ruperto, comunque trattasi di condanne durissime che non trovano precedenti per durezza nella giurisprudenza sportiva. Non la pensa così il capo dell'Ufficio Indagini Francesco Saverio Borrelli che la definisce "buonista" in un'intervista concessa a Marco Mensurati di "la Repubblica" altro campione del "giustizialismo" di cui vale la pena riportare qualche stralcio:

Dottor Borrelli, secondo Sandulli avete creato "aspettative immotivate" perché non vi siete accorti che la giustizia sportiva non prevede il reato associativo. Cosa ne pensa?
"Penso che quella di Sandulli è una lezione quanto meno fuori luogo, una cosa che poteva certamente risparmiarsi. Nessuno ha mai detto che il regolamento sportivo prevede il reato associativo. E non doveva certo essere Sandulli a spiegarcelo. La sua è un'ovvietà assoluta. Noi dell'ufficio indagini avevamo notato un clima, un sistema di taciti accordi che indulgeva ai compromessi. Lo abbiamo isolato e descritto in questi termini, specificando per giunta in maniera molto chiara, così come in seguito ha fatto il procuratore federale Palazzi, che era sbagliato parlare di Cupola nella comune accezione mafiosa, ma piuttosto era opportuno riferirsi a una diffusa sensibilità negativa, su cui chiunque all'interno del mondo del calcio poteva contare per raggiungere propri fini illeciti. Abbiamo detto che vigeva nel campionato italiano una reciproca disponibilità a favorire i condizionamenti".

Detta così sembra proprio un'associazione a delinquere.
"Se poi questa disponibilità, questo clima può configurare il reato che nel codice penale è previsto all'articolo 416 (l'associazione a delinquere, appunto, ndr) sarà la procura di Napoli a dirlo. Noi ci siamo limitati a descrivere una situazione che ai tempi di Di Pietro e Davigo, di Mani Pulite, insomma, si era soliti definire corruzione ambientale".

Una corruzione ambientale che però, pare di capire, non è sanzionabile a livello di giustizia sportiva.
"Il punto, semmai, è infatti proprio questo. Perché certamente non era sanzionabile come articolo 6, ma era altrettanto certamente sanzionabile, e anche in maniera significativa, come articolo 1"..

A proposito di sanzioni significative, più di un addetto ai lavori ha qualificato questa sentenza come un "gigantesco colpo di spugna", altri hanno sostenuto che è finito tutto a tarallucci e vino, lei cosa ne pensa?
"Sinceramente non saprei dire se si è trattato di un autentico colpo di spugna. Di certo credo si possa parlare di una sentenza buonista. E credo che una decisione di questo tipo, presa in un momento come questo non faccia certo bene al calcio in generale, e non so quanto giovi all'immagine a livello internazionale".

Pensa che la controversa sentenza con cui l'Uefa ha ammesso il Milan in Champions con riserva possa essere stata influenzata da questa decisione buonista?
"Non saprei dirlo. Certo non è da escludere".

Tralasciando l'opportunità dell'intervento (mutatis mutandis, sarebbe come se un carabiniere che ha comunicato una notizia di reato criticasse la decisione dei magistrati di Corte d'Appello) sembrerebbe anche che Borrelli non abbia letto e confrontate con attenzione le due successive sentenze: l'assenza nell'ordinamento sportivo di previsioni disciplinari analoghe ai reati associativi  previsti dal Codice Penale era stata lamentata anche dall'applaudito e venerato Ruperto e comunque le condotte contestate sono state sanzionate proprio in base all'art. 1 dalla Corte Federale con una durezza che, vale la pena ripeterlo, non ha precedenti. Anche il richiamo alla decisione dell'Uefa di ammettere il Milan è quantomeno fuori luogo: la Commissione Uefa chiamata a pronunciarsi sull'ammissibilità dei rossoneri alla Champions' League ha stabilito che non esistendo norme positive che impediscono a club che hanno subito procedimenti disciplinari dalla Federazione d'appartenenza la partecipazione alle competizioni internazionali ha "dovuto" accettare l'iscrizione del Milan, censurando dal punto di vista morale l'operato dei suoi dirigenti e auspicando che venga modificata la legislazione sul punto per impedire in futuro la partecipazione a chi si è dimostrato "[...]". Cosa c'entra questo con la "sentenza buonista"?
Il problema è che i "giustizialisti", dopo aver preteso e ottenuto, che si addivenisse ad un giudizio rapidissimo e sommario, fidando, più che su riscontri e prove, sul clima di indignazione popolare da loro alimentato ad arte, si accorgono adesso che questo clima, dapprima surriscaldato, si è raffreddato, un po' perché la "disattenzione" progressiva del pubblico nei confronti di un "fatto" clamoroso è un fenomeno naturale, molto perché mano mano l'opinione pubblica ha potuto autonomamente formarsi il  proprio giudizio attingendo direttamente alle fonti e si è, almeno nella sua parte più informata ed attenta, resa conto delle mistificazioni degli "assetati di sangue".

E adesso?

La sentenza della Corte Federale ("di ultima istanza" secondo quanto stabilito a metà giugno da Guido Rossi) dovrebbe mettere il punto finale della vicenda, almeno dal punto di vista disciplinare, in attesa degli eventuali riverberi sul piano sportivo degli ulteriori e attesi sviluppi delle inchieste penali in corso. Fiorentina e Juventus però paiono decise a percorrere la strada dei ricorsi amministrativi, non esclusi neanche dalla Lazio, mentre il Milan, che, secondo me a torto, si ritiene inconsciamente beneficato, proclama ufficialmente che non uscirà dall'alveo della giustizia sportiva. A Firenze Diego Della Valle è imbufalito, ritiene di non aver commesso infrazioni (allo scoppio dello scandalo aveva fatto confezionare e distribuire ai tifosi viola una t-shirt recante la scritta "male non fare, paura non avere"), si ritrova ad essere l'unico dirigente ritenuto colpevole d'illecito e pare deciso, con il sostegno della città e delle istituzioni municipali, sindaco Domenici in testa, a dichiarare guerra totale al Commissario Rossi (da lui acutamente definito "Argonauta") ricorrendo al TAR. Anche la Juventus pare decisa ad adire il giudice amministrativo: la nuova dirigenza, in persona del suo Presidente Cobolli Gigli, si è resa conto, invero con un certo ritardo, che forse la Juventus non è colpevole di tutto quello che gli si addebita. Christian Rocca del "Foglio", dichiarato tifoso bianconero, ma anche lucido critico della bufala mediatica connessa a "Calciopoli", scrive sul suo giornale:   "La condanna era stata già comminata in piazza da una cinquantina di anni. Ci fosse un terzo grado di giudizio – quello che Rossi ha opportunamente provveduto a saltare – finirebbe con la Juve in A più qualche punto di vantaggio a mo' di risarcimento" e ancora, usando una penna acuminata,  relativamente all'atteggiamento processuale della dirigenza bianconera: ".potrebbe restare tutto com'è, con la Juventus a fare da capro espiatorio. In questo caso, però, i bianconeri non giocheranno in B a causa di Moggi e Giraudo, ma della comica operazione simpatia lanciata dal nuovo presidente Cobolli Gigli e da tutti i vecchi e nuovi dirigenti dotati di doppio cognome." Il duro giudizio sui nuovi dirigenti è condiviso da gran parte della tifoseria che sospetta anche che, in odio a Moggi e Giraudo, la proprietà Fiat non abbia usato tutte le armi (anche in termini di pressioni politiche e mediatiche) a propria disposizione per limitare i danni sul piano sportivo. Più attendista la posizione della Lazio: Lotito ha portato a casa il risultato al quale teneva di più, avendo evitato la condanna per illecito, ritiene che la condanna per la società sia eccessiva, ma il suo più stretto collaboratore, l'avv. Gentile, è dubbioso sull'intraprendere l'impervio percorso dei ricorsi amministrativi, soppesando i pro e contro di questa scelta.

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La Camera di Conciliazione ed Arbitrato per lo Sport presso il Coni

In realtà però esiste un ultimo organo, ancora interno all'ordinamento sportivo, che potrebbe essere chiamato a giudicare della vicenda: la Camera di Conciliazione ed Arbitrato del Coni (che di seguito indicheremo con l'acronimo CCA). Potrebbe essere questo il luogo dove le società potrebbero venir vedere riconosciute le loro buone ragioni, rinunciando ai ricorsi amministrativi che rappresentano il vero incubo dei dirigenti federali per le imprevedibili conseguenze che potrebbero derivare dalle decisioni eventualmente assunte da giudici che si trovano totalmente al di là delle possibilità di condizionamento da parte del Commissario Straordinario. Nel contempo la FIGC eviterebbe noiosi contenziosi con l'UEFA che non gradisce l'ingerenza dei giudici ordinari nell'ordinamento calcistico. Il fatto che venga prospettata quest'ipotesi è chiaro indice che ci si è resi conto che qualcuno ha abusato del proprio potere, addivenire a questa sorta di "patteggiamento" potrebbe mettere una toppa ad una situazione potenzialmente esplosiva. A parole Guido Rossi proclama intransigenza e afferma che le sentenze di Sandulli non subiranno modifiche, ma la realtà sarà diversa. Ma è possibile il ricorso a questa strada? Per trovare una risposta bisogna leggere il comma 3 dell'art. 27 dello Statuto Federale della FIGC che recita "Le controversie tra i soggetti di cui al comma 1 o tra gli stessi e la Federazione, per le quali non siano previsti o siano esauriti i gradi interni di giustizia federale, possono essere devolute, su istanza della parte interessata, unicamente alla cognizione conciliativa e arbitrale della Camera di Conciliazione e Arbitrato per lo Sport presso il C.O.N.I., secondo quanto disposto dai relativi regolamenti e dalle norme federali. Non sono soggette a procedimento di conciliazione o arbitrato le controversie decise con lodo arbitrale in applicazione delle clausole compromissorie previste dagli accordi collettivi o di categoria e, fermo restando il tentativo obbligatorio di conciliazione ai sensi dell'art. 12 dello Statuto C.O.N.I., non sono soggette a procedimento di arbitrato le controversie di natura tecnico disciplinare decise in via definitiva dagli organi di giustizia federali relative ad omologazioni di risultati sportivi o che abbiano dato luogo a sanzioni soltanto pecuniarie, ovvero a sanzioni comportanti: a) la squalifica o inibizione di tesserati, anche se in aggiunta a sanzioni pecuniarie, inferiore a 120 giorni; b) la squalifica del campo; c) penalizzazioni di classifica."

Secondo il dettato federale perciò, mentre è possibile esperire un tentativo di conciliazione, non sarà possibile per Lazio, Fiorentina e Milan ricorrere all'arbitrato in quanto espressamente vietato dalla norma citata, mentre potrebbe accedervi la Juventus, in quanto retrocessa. Come venirne fuori, considerando il fatto che la FIGC non può "politicamente" accedere ad una sostanziale conciliazione, anche ora che il prof. Rossi è volato a presiedere la Telecom, proclamando che il calcio non vuole rinnovarsi? Il neo-commissario Pancalli, pur adottando un profilo meno arrogante del predecessore, sul punto pare irremovibile: di fronte al tentativo conciliatorio la FIGC non accetterà nemmeno un punto di sconto. Ciononostante tutte e quattro le società condannate esperiscono la procedura conciliativa che apparentemente non porterà benefici. Ufficialmente si dirà che comunque questo tentativo va fatto per evitare il rischio che il TAR rigetti gli eventuali ricorsi con la motivazione che non sono esauriti i gradi disciplinari interni. La realtà è un'altra e si capirà quando, fallito comunque il tentativo conciliatorio perché la FIGC non intende recedere dalla propria posizione, il dispositivo del collegio, stabilisce di investire della questione la  Camera Arbitrale avendo il rappresentante della FIGC espressamente derogato al divieto stabilito dalla norma sopra citata, "considerando positivamente l'intenzione delle società di far rimanere la controversia all'interno dell'ambito sportivo". In questo modo vengono salvati sia la "capra" della Federazione (gli eventuali sconti saranno decisi da un organo a lei esterno contro il proprio parere e comunque non ci saranno i temutissimi ricorsi al TAR) sia i "cavoli" delle società coinvolte (che verranno finalmente giudicati da un giudice in qualche modo "terzo", non dovranno affrontare ulteriori e rischiose battaglie legali dagli esiti comunque imprevedibili e che, sostiene qualche maligno, sicuramente saranno state rassicurate sull'esito del giudizio arbitrale). Il fatto, in sé grave e costituente un pericoloso precedente, che si è, di comune accordo, aggirata una norma federale molto chiara non scandalizza nessuno. Troppo forte è la voglia  di farla finita con questa penosa vicenda con minori danni possibili per tutti, oltretutto stanno per ricominciare i campionati e finalmente si potrà tornare a parlare di calcio giocato. Che dietro all'istituzione di questo nuovo grado di giudizio vi sia un "patteggiamento occulto" è confermato dal fatto che le udienze sono fissate a fine ottobre, dopo che si sono già giocate una decina di partite: la "trattativa" sarà su quanti punti di penalizzazione saranno "abbonati" ai ricorrenti, non sull'eventuale riammissione della Juventus in serie A, evento che all'epoca del giudizio sarà tecnicamente impossibile, come non si potrà restituire l'Europa a Fiorentina e Lazio. Intanto vengono sospese le squalifiche del campo comminate come sanzioni accessorie dalla Corte Federale.

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Il giudizio arbitrale

Nei limiti posti dall'impossibilità di riformare in modo radicale le sentenze emanate dai giudici che li hanno preceduti, va rilevato che i componenti la Camera Arbitrale, presieduti dall'Avv. Pierluigi Ronzani, fanno il possibile per ristabilire almeno un minimo di equità: non potendo agire sulle decisioni relative al campionato precedente che non sono riformabili a meno di non causare un altro terremoto mediatico e di non esporre la FIGC a cause miliardarie per i danni procurati dall'avventatezza del Super Commissario e dei suoi scherani, i giudici investiti dell'ultimo grado di giudizio mettono mano alle sanzioni comminate per il campionato in corso. Apprezzabile anche il fatto che gli arbitri non decidano di fissare una percentuale di "sconto" comune a tutti i ricorrenti ma scelgano giustamente di entrare nel merito dei fatti motivando così in modo specifico per ogni situazione le loro decisioni. Le squadre più beneficiate sono Juventus e Lazio le cui penalizzazioni sono ridotte rispettivamente da 17 a 9 punti e da 11 a 3. Per la Juventus gli arbitri accolgono la ricostruzione della Corte Federale in ordine agli elementi raccolti (compresa purtroppo la discutibile tesi del "vantaggio in classifica" come elemento dirimente per valutare i comportamenti dei responsabili della società configurabili ai sensi dell'art. 6 del c.g.s) ma dispongono comunque la riduzione della penalizzazione nel campionato corrente a 9 punti, misura, secondo gli arbitri, adeguata per  "la sua funzione monitoria in relazione all'andamento "storico" dei campionati di Serie B". Decisiva, ai fini della riduzione della penalizzazione, la considerazione dell'attività della Juventus successiva ai fatti addebitati. Se fossimo in diritto penale potremmo concludere che nella valutazione della sanzione da comminare si sia tenuto conto di "attenuanti generiche" e del "ravvedimento operoso" della società piemontese, in realtà la sensazione è che si sia tentato di riparare, almeno in parte, ad una sanzione eccessiva comminata dai giudici di primo e secondo grado in qualche modo pressati dallo sdegno popolare montato ad arte dai media che hanno trattato lo "scandalo". Anche la Lazio vede la sua penalizzazione sensibilmente ridotta, degli 11 punti da scontarsi nel campionato 2006-07 ne rimangono solo 3, ma a differenza di quanto avvenuto per la Juventus, che vede sostanzialmente confermato il giudizio di merito, la riduzione della pena è sostanziale, scrivono infatti gli arbitri che "l'attivazione di canali anche istituzionali, al fine di ottenere "attenzione", se non esplicitamente "favore", da parte della terna arbitrale, in quanto condotta potenzialmente idonea ad attentare, tanto più in contesti comportamentali e dichiarativi oggettivamente ambigui, all'imparzialità della funzione arbitrale". "La violazione di tali obblighi ha trovato un ambiente giuridico e istituzionale favorevole sia nella mancanza nell'ordinamento federale di adeguati presidi normativi e procedurali a tutela delle funzioni terze e neutrali e nel grave sconfinamento dai compiti amministrativi e dai doveri deontologici degli organi direttivi federali e di designazione arbitrale; sia nell'assenza di modelli organizzativi interni alla società idonei a garantire la assoluta correttezza e trasparenza delle condotte individuali dei tesserati e a prevenire la commissione di illeciti". Va rilevato, in sede di commento di queste motivazioni, che gli arbitri sembrano apprezzare la tesi difensiva biancoceleste che spiega il comportamento di Lotito volto ad ottenere "attenzione", più che "favore" da parte dei direttori di gara, però ritengono comunque che tale comportamento possa essere considerato lesivo dell'art. 1 del c.g.s. ma non tale da comportare una penalizzazione complessiva di 41 punti. A carico della Lazio peserebbe l'assenza di "modelli organizzativi interni alla società idonei a garantire la assoluta correttezza e trasparenza delle condotte individuali dei tesserati e a prevenire la commissione di illeciti", ma a parte ogni considerazione sulla reale efficacia di tali "modelli", non esiste alcuna norma che obblighi una società ad adottare tale tipo di organizzazione (è pur vero che i poveri arbitri devono in qualche modo non esagerare nella sconfessione dei colleghi che li hanno preceduti nel giudizio). Da ultimo è interessante rilevare che l'assenza "nell'ordinamento federale di adeguati presidi normativi e procedurali a tutela delle funzioni terze e neutrali e nel grave sconfinamento dai compiti amministrativi e dai doveri deontologici degli organi direttivi federali e di designazione arbitrale" non può essere posta a carico della Lazio, ma della stessa Federazione che ha promosso il giudizio e che ha preteso, nella persona del Super-Commissario Rossi, delle sentenze di inaudita severità rispetto ai fatti accertati: è ironico scoprire ora che la pretesa gravità di quei fatti era favorita da "colpe" dell'intera organizzazione federale che pretendeva di giudicarli. Di minore entità è la riduzione della penalizzazione (soli 4 punti) a carico della Fiorentina, in capo ai viola rimane in carico l'illecito per Lecce-Parma, ma non ne rispondono più "oggettivamente", ma "presuntivamente" anche se rimane arduo sostenere, come già ampiamente discusso nei capitoli precedenti, che il risultato di pareggio fosse esclusivamente volto a favore dei toscani, quando abbiamo visto che anche altre squadre (come le stesse Lecce e Parma, ma anche il Bologna) traevano un qualche vantaggio dal risultato di parità. Diego Della Valle dal canto suo, incassa il fatto di non essere più considerato responsabile di illecito sportivo, ma solo di grave violazione dei doveri di lealtà sportiva: non è molto, ma è meglio di niente.
A differenza dei casi precedenti al Milan non è concesso alcuno sconto ritenendosi "adeguata" la decisione della Corte Federale, condividendone in questo caso anche le sanzioni comminate.
Leggendo tra le righe delle motivazioni si percepisce in modo abbastanza chiaro che se avessero potuto agire come giudici di prima istanza gli arbitri avrebbero praticamente assolto la Lazio, punito in maniera sensibilmente più blanda Juventus e Fiorentina (forse retrocedendo la prima senza ulteriori penalizzazioni ed escludendo la seconda dalle coppe con una decina di punti di penalizzazione da scontarsi nel 2006-07) e probabilmente non avrebbero consentito al Milan di partecipare alle Coppe Europee, ma purtroppo non lo sapremo mai.


bizio67

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calimero

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Ecco, potete adesso bere fino in fondo l'amaro calice.

Se volete, dando per scontato che so che è un lavoro fatto bene ( :D), almeno nel senso di cercare, pur con gli occhi del tifoso laziale, di essere più obiettivo possibile, fatemi pervenire le vostre osservazioni.

Spero di aver dato un contributo utile per fornire argomentazioni dialettiche contro chi, ogni tanto, vedi l'Ancelotti di giornata, dà delle riletture superficiali di una vicenda intricatissima che ci ha visto vittime incolpevoli.

paolo71

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Uno degli attacchi più feroci mai portati contro la Lazio.
E grazie a lazionet all'epoca molte cose furono smascherate.

BalkanLaziale

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Laurea di Palazzi è bona per pulire il culo.

calimero

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Citazione di: BalkanLaziale il 29 Mar 2020, 16:35
Laurea di Palazzi è bona per pulire il culo.

La descrizione di chi per un breve periodo è stato un idolo, soprattutto degli sciacalli rompici.

Balkan ha in una riga riassunto tutto il mio sproloquio  :)

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pan

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calciopoli lo associo sempre a una definizione, telefonate sbobinate.
anzi... telefonate non sbobinate.
schifosi.

calimero

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Citazione di: pan il 29 Mar 2020, 17:51
calciopoli lo associo sempre a una definizione, telefonate sbobinate.
anzi... telefonate non sbobinate.
schifosi.

La definizione che accomuna calciopoli, scommessopoli, ma anche le fideiussioni false è strabismo investigativo. Oltretutto prima di calciopoli si perse un fascicolo che riguarda Sensi, l'Ina Assitalia (allora sponsor dei cani di) e le polizze vita per gli arbitri con la malleveria del designatore Bergamo colui che la giustizia sportiva si considerò incompetente a giudicare perchè dimissionario. 

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