Stangatona, stangatina o colpo di spugna?
La Gazzetta dello Sport, che anche stavolta ha praticamente "anticipato" le sentenze, titola il giorno dopo il pronunciamento della Corte Federale "Stangatina", intendendo che, pur se mitigate rispetto a quelle draconiane di Ruperto, comunque trattasi di condanne durissime che non trovano precedenti per durezza nella giurisprudenza sportiva. Non la pensa così il capo dell'Ufficio Indagini Francesco Saverio Borrelli che la definisce "buonista" in un'intervista concessa a Marco Mensurati di "la Repubblica" altro campione del "giustizialismo" di cui vale la pena riportare qualche stralcio:
Dottor Borrelli, secondo Sandulli avete creato "aspettative immotivate" perché non vi siete accorti che la giustizia sportiva non prevede il reato associativo. Cosa ne pensa?
"Penso che quella di Sandulli è una lezione quanto meno fuori luogo, una cosa che poteva certamente risparmiarsi. Nessuno ha mai detto che il regolamento sportivo prevede il reato associativo. E non doveva certo essere Sandulli a spiegarcelo. La sua è un'ovvietà assoluta. Noi dell'ufficio indagini avevamo notato un clima, un sistema di taciti accordi che indulgeva ai compromessi. Lo abbiamo isolato e descritto in questi termini, specificando per giunta in maniera molto chiara, così come in seguito ha fatto il procuratore federale Palazzi, che era sbagliato parlare di Cupola nella comune accezione mafiosa, ma piuttosto era opportuno riferirsi a una diffusa sensibilità negativa, su cui chiunque all'interno del mondo del calcio poteva contare per raggiungere propri fini illeciti. Abbiamo detto che vigeva nel campionato italiano una reciproca disponibilità a favorire i condizionamenti".
Detta così sembra proprio un'associazione a delinquere.
"Se poi questa disponibilità, questo clima può configurare il reato che nel codice penale è previsto all'articolo 416 (l'associazione a delinquere, appunto, ndr) sarà la procura di Napoli a dirlo. Noi ci siamo limitati a descrivere una situazione che ai tempi di Di Pietro e Davigo, di Mani Pulite, insomma, si era soliti definire corruzione ambientale".
Una corruzione ambientale che però, pare di capire, non è sanzionabile a livello di giustizia sportiva.
"Il punto, semmai, è infatti proprio questo. Perché certamente non era sanzionabile come articolo 6, ma era altrettanto certamente sanzionabile, e anche in maniera significativa, come articolo 1"..
A proposito di sanzioni significative, più di un addetto ai lavori ha qualificato questa sentenza come un "gigantesco colpo di spugna", altri hanno sostenuto che è finito tutto a tarallucci e vino, lei cosa ne pensa?
"Sinceramente non saprei dire se si è trattato di un autentico colpo di spugna. Di certo credo si possa parlare di una sentenza buonista. E credo che una decisione di questo tipo, presa in un momento come questo non faccia certo bene al calcio in generale, e non so quanto giovi all'immagine a livello internazionale".
Pensa che la controversa sentenza con cui l'Uefa ha ammesso il Milan in Champions con riserva possa essere stata influenzata da questa decisione buonista?
"Non saprei dirlo. Certo non è da escludere".
Tralasciando l'opportunità dell'intervento (mutatis mutandis, sarebbe come se un carabiniere che ha comunicato una notizia di reato criticasse la decisione dei magistrati di Corte d'Appello) sembrerebbe anche che Borrelli non abbia letto e confrontate con attenzione le due successive sentenze: l'assenza nell'ordinamento sportivo di previsioni disciplinari analoghe ai reati associativi previsti dal Codice Penale era stata lamentata anche dall'applaudito e venerato Ruperto e comunque le condotte contestate sono state sanzionate proprio in base all'art. 1 dalla Corte Federale con una durezza che, vale la pena ripeterlo, non ha precedenti. Anche il richiamo alla decisione dell'Uefa di ammettere il Milan è quantomeno fuori luogo: la Commissione Uefa chiamata a pronunciarsi sull'ammissibilità dei rossoneri alla Champions' League ha stabilito che non esistendo norme positive che impediscono a club che hanno subito procedimenti disciplinari dalla Federazione d'appartenenza la partecipazione alle competizioni internazionali ha "dovuto" accettare l'iscrizione del Milan, censurando dal punto di vista morale l'operato dei suoi dirigenti e auspicando che venga modificata la legislazione sul punto per impedire in futuro la partecipazione a chi si è dimostrato "[...]". Cosa c'entra questo con la "sentenza buonista"?
Il problema è che i "giustizialisti", dopo aver preteso e ottenuto, che si addivenisse ad un giudizio rapidissimo e sommario, fidando, più che su riscontri e prove, sul clima di indignazione popolare da loro alimentato ad arte, si accorgono adesso che questo clima, dapprima surriscaldato, si è raffreddato, un po' perché la "disattenzione" progressiva del pubblico nei confronti di un "fatto" clamoroso è un fenomeno naturale, molto perché mano mano l'opinione pubblica ha potuto autonomamente formarsi il proprio giudizio attingendo direttamente alle fonti e si è, almeno nella sua parte più informata ed attenta, resa conto delle mistificazioni degli "assetati di sangue".
E adesso?
La sentenza della Corte Federale ("di ultima istanza" secondo quanto stabilito a metà giugno da Guido Rossi) dovrebbe mettere il punto finale della vicenda, almeno dal punto di vista disciplinare, in attesa degli eventuali riverberi sul piano sportivo degli ulteriori e attesi sviluppi delle inchieste penali in corso. Fiorentina e Juventus però paiono decise a percorrere la strada dei ricorsi amministrativi, non esclusi neanche dalla Lazio, mentre il Milan, che, secondo me a torto, si ritiene inconsciamente beneficato, proclama ufficialmente che non uscirà dall'alveo della giustizia sportiva. A Firenze Diego Della Valle è imbufalito, ritiene di non aver commesso infrazioni (allo scoppio dello scandalo aveva fatto confezionare e distribuire ai tifosi viola una t-shirt recante la scritta "male non fare, paura non avere"), si ritrova ad essere l'unico dirigente ritenuto colpevole d'illecito e pare deciso, con il sostegno della città e delle istituzioni municipali, sindaco Domenici in testa, a dichiarare guerra totale al Commissario Rossi (da lui acutamente definito "Argonauta") ricorrendo al TAR. Anche la Juventus pare decisa ad adire il giudice amministrativo: la nuova dirigenza, in persona del suo Presidente Cobolli Gigli, si è resa conto, invero con un certo ritardo, che forse la Juventus non è colpevole di tutto quello che gli si addebita. Christian Rocca del "Foglio", dichiarato tifoso bianconero, ma anche lucido critico della bufala mediatica connessa a "Calciopoli", scrive sul suo giornale: "La condanna era stata già comminata in piazza da una cinquantina di anni. Ci fosse un terzo grado di giudizio – quello che Rossi ha opportunamente provveduto a saltare – finirebbe con la Juve in A più qualche punto di vantaggio a mo' di risarcimento" e ancora, usando una penna acuminata, relativamente all'atteggiamento processuale della dirigenza bianconera: ".potrebbe restare tutto com'è, con la Juventus a fare da capro espiatorio. In questo caso, però, i bianconeri non giocheranno in B a causa di Moggi e Giraudo, ma della comica operazione simpatia lanciata dal nuovo presidente Cobolli Gigli e da tutti i vecchi e nuovi dirigenti dotati di doppio cognome." Il duro giudizio sui nuovi dirigenti è condiviso da gran parte della tifoseria che sospetta anche che, in odio a Moggi e Giraudo, la proprietà Fiat non abbia usato tutte le armi (anche in termini di pressioni politiche e mediatiche) a propria disposizione per limitare i danni sul piano sportivo. Più attendista la posizione della Lazio: Lotito ha portato a casa il risultato al quale teneva di più, avendo evitato la condanna per illecito, ritiene che la condanna per la società sia eccessiva, ma il suo più stretto collaboratore, l'avv. Gentile, è dubbioso sull'intraprendere l'impervio percorso dei ricorsi amministrativi, soppesando i pro e contro di questa scelta.