Premesso che a me le magliette piacciono sebbene ne preferisca altre perché comunque il marketing impone - credo - un cambiamento anche marcato rispetto all'anno precedente, la foto per la campagna abbonamenti mi lascia di stucco.
Non mi piace l'idea, né come è stata realizzata.
Non mi piace il tentativo, riuscito male, di associare alla Lazio un'immagine aggressiva, usando inoltre un centurione con la faccia da coatto antico. Il centurione ormai è un simbolo kitsch, da cartolina turistica. Magari è solo un mio assillo ma mi fa venire in mente pure quelli che vendono le statue di gesso e i nani da giardino.
L'aquila della maglia bandiera è un esempio sublime di semplicità e stilizzazione. Ed è associabile automaticamente alla Lazio calcio. Un marchio perfetto. Qui di aquile ce ne sono due e ingolfano l'immagine. Così come è pericoloso come correre su un tappeto di biglie l'uso di acronimi e numeri, i quali oltre ad essere criptici ai più, si prestano anche alla parodia. Del resto, e quindi mi sa che è un problema mio, non ho mai apprezzato fino in fondo i latinismi delle coreografie della curva. Se una lingua è morta ci sarà un motivo.
Poi i colori cupi, ambigui, dorati che come dice Chuppy sembrano fatti da loro per loro.
Mi dispiace, perché è la primissima volta che critico un'immagine della Lazio ma non riesco a credere ai miei occhi.