inadeguato perché non si rende conto della spinta sociale e culturale del calcio in Italia. Fermare il calcio mentre nel resto d'Europa si gioca sarebbe l'ennesimo segnale di tristezza e di declino di questi professionisti del populismo e del vedremo, dipende, forse.
A questi poracci qualcuno dovrebbe ricordare di quanto fu importante nel dopoguerra il grande Torino, di quanto diede speranza leggere di bartali che scalava i Pirenei e di come lo sport nei momenti difficili abbia sempre alimentato la voglia di ricominciare, di andare oltre le difficoltà.
Ma questo è un governo fatto di persone insulse, di gente che andava male a scuola e che si ritrova per caso a ricoprire ruoli che neanche la più ottimista delle loro mamme avrebbe immaginato ed a cui il destino ha giocato un tiro beffardo, mettendoli davanti alla più grande sfida per la Nazione dal 1946.
E questi, messi a decidere davanti alla storia, tutto quello che sanno fare è aspettare, spaventare e rimettere la palla di ogni decisione nelle mani di qualcuno così da poter manlevare le loro responsabilità.
Nel calcio come nel resto.
Più che inadeguati, incapaci.