Interessante articolo da
impakter.it (sito specializzato in economia sostenibile).
Non c'è solo la serie A.
Ma che c'entra il calcio con lo sviluppo sostenibile? E perchè è importante salvare il mondo del calcio in Italia per uno sviluppo sostenibile? Partiamo da cosa è la sostenibilità, lo sviluppo sostenibile. La sostenibilità vuol dire salvaguardare i nostri bisogni attuali e quelli delle generazioni future. Tutti i bisogni. La Green Economy ha fissato tre basi fondamentali perchè questo possa realizzarsi: le attività umane devono essere a basso impatto ambientale, provvedere al benessere ed all'equità sociale. I 17 obiettivi dell'Agenda onu 2030 sono indirizzati – in mdi diversi – proprio su queste tre direttrici. E l'economia, le aziende che ne sono il fulcro, si stanno adattando.
Ecco perchè si parla tanto dell'argomento "calcio" anche se non viene spiegato in questi termini ma solo in quelli del tifo di chi vuole vedere la sua squadra vincere lo scudetto o entrare nelle Coppe europee della prossima stagione.Senza sapere o voler sapere che non esiste solo la serie A imbottita di costosissimi brocchi e di altrettanto costosissimi campioni. Non c'è solo la serie A. Ci sono la serie B e le tante, tantissime squadre di appassionati che il calcio logiocano per svago o per il puro piacere di uno sport agonistico.
Il fallimento dell'azienda calcio e di conseguenza del sistema sport in questo Paese va equiparato a quello di un altra qualunque azienda con il carico di disoccupazione ed effetti – anche questi devastanti – sul benessere della popolazione italiana che in grandissima parte trova nel calcio in primis e negli altri sport uno svago.
Tutto questo detto bisogna aggiungere che il salvataggio o il fallimento del calcio e dello sport deve per forza passare per una decisione del governo: nel primo caso per agevolazioni fiscali alle società e per garantire a tutti quelle che sono le categorie di lavoratori dello sport con contratti normali o senza contratto di essere tutelati ed ai consumatori di esserlo allo stesso tempo. Nel secondo caso per impedire una quantità di cause giudiziarie che oltre a protrarsi nel tempo chiuderebbero definitivamente tutto.
Naturalmente la ripresa deve necessariamente avvenire con tutte le garanzie di sicurezza sanitaria possibili per tutti, questo è il primo punto. E se per una volta al Bar Sport si parlasse di queste argomenti e non di tifo, il calcio inizierebbe la sua opera di riforma. Necessariamente urgentissima come per tutti gli altri sport, magari iniziando a far rientrare l'azienda calcio tra le competenze del Ministero dell'Economia viste le dimensioni e le specificità illustrate.
Ed eccoci al calcio italiano del quale bisogna esser capaci di parlare in termini razionali e dunque non di campanilismo o tifo che fa perdere la testa. Nessuno ha finora spiegato quanto dannoso sarebbe per l'Italia il blocco del calcio in termini di economia, di occupazione, di socialità, di benessere. E questi non sono quei concetti di sostenibilità di cui sopra? Ecco la tesi di Impakter Italia.
Il quarto comparto industriale
Con i suoi circa 5 miliardi di euro di fatturato l'azienda calcio è la quarta – qualcuno dice la terza – in Italia. Lo Stato incamera circa 1,2 miliardi di euro di gettito fiscale. Nell'azienda calcio sono impiegate circa 100 mila persone, da Cristiano Ronaldo ai giardinieri degli impianti sportivi, dai dirigenti ai magazzinieri, dai segretari agli addetti alle pulizie.
Sezionando ancora il settore va detto che i calciatori professionisti costituiscono circa il 5% del personale delle società calcistiche, una piccola minoranza. Magazzinieri, guardiani, giardinieri, centralinisti, impiegati, addetti al marketing alle vendite, staff tecnici e via dicendo sono le figure che costituiscono la base diffusa del personale del calcio. Che comprende 12 mila 449 società e 66.492 squadre. Dalla A alle giovanili.