Caro Maurito, Maurito nostro,
Ti scrivo qui quattro righe e poco più, figlie di quel processo umano che ai brutti ricordi sostituisce quelli buoni. Il cuore di tifoso mi fa sempre saltare in mente un giovincello buttato nella mischia contro il Cagliari, che tra difensore e portiere controlla un pallone alto e poi la butta dentro con un pallonetto, un giovincello che a milano si prende palla a metá campo e in contropiede si fa tutto il campo volando per poi seganre un gran goal, un ragazzetto che subisce fallo, non cade e continua a giocare e poi una mattonella esplosiva da cui partivano sempre quei bolidi che accarezzando le mani dei portieri entravano in porta sul secondo palo.
Comunque andrà questa storia, nel cuore resterà questo. Chi ti fischia, Maurito, non fischia te! Chi ti fischia cerca di cancellare quello che non stai più facendo in campo... Hai sempre la faccia triste, l'occhio spento, poco entusiasmo... Mi ricordo col cagliari quel giovanotto: si vedeva lontano un miglio la voglia che aveva. Voglia di convincere, voglia di spaccare il mondo.
Ti stai giocando il futuro in questa squadra, Mauro, e se davvero ci tieni tanto come dici dovresti voler combattere dovresti volere ogni pallone, dovresti fare il movimento nello spazio anche quando sai che la palla non ti arriverà.
La tua gente ti ama, soprattutto chi ti fischia; la tua gente ti aspetta, soffre con te e cerca di spingere le tue gambe col pensiero, cerca di vederti li sulla mattonella a provare il tiro, che se va, va, se non và di corsa a cercar palla ancora una volta.
La Lazio ti chiama, Mauro.
La Lazio ti ama, comunque vada.
Facci vedere quanto sudore puoi dare.
Facci vedere chi sei.
Dacci altri bei ricordi.
Ti aspettiamo e ti vogliamo bene.